Tema sull'inclusione scolastica e l'inclusione sociale

Tema sull'inclusione scolastica e l'inclusione sociale A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema sull'inclusione: cos'è, come si sviluppa. Qui ti spieghiamo il concetto di inclusione, cos'è l'inclusione scolastica e cos'è l'inclusione sociale. Troverai spunti, riflessioni e materiale per poter sviluppare il tuo elaborato.

1Introduzione

Come fare un tema sull'inclusività
Come fare un tema sull'inclusività — Fonte: getty-images

Partiamo da una citazione della sociolinguista Vera Gheno

Cos’è l’inclusione? “Inclusività” è indubbiamente una delle buzzword, o parole d’ordine, del momento; sembra quasi che debba comparire obbligatoriamente in qualsiasi documento pubblico o aziendale per far sì che quest’ultimo appaia sufficientemente aggiornato. Questo, sia chiaro, non significa che tutte le persone che la impiegano siano in cattiva fede, o la usino a vanvera ma, piuttosto, che si corre il rischio di sprecarla abusandone: le parole, si sa, tendono a “plastificarsi” velocemente, diventando quasi moleste, così come è successo negli ultimi anni a “resilienza” (Vera Gheno, La lingua non deve essere un museo). 

Tutti parlano di inclusione: guai a non includere qualcuno, a dimenticarsi di qualcuno, la polemica è dietro l’angolo e l’accusa è quella di essere dei beceri razzisti e discriminatori. 

Sono tempi difficili, di transizione, di nuovi valori che emergono e quindi anche di una società in forte cambiamento, densa di contraddizioni. Ma il vecchio mondo sembra radicato alle sue poche certezze e, anzi, sembra quasi voler fare guerra a tutto e a tutti

2Inclusione, 17 obiettivi dell’Onu: inclusione al centro

I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dall’Onu e da raggiungere entro il 2030 hanno messo al centro obiettivi come il diritto alla salute, sconfiggere la povertà e la fame, raggiungere la parità di genere.

Si tratta di obiettivi che a ben vedere hanno un minimo comune denominatore: mettono al centro l’inclusione sociale e culturale da cui dipende molto del nostro futuro, perché l’inclusione sociale è la premessa di una società giusta, equa e sostenibile.

C’è il rischio che molto sembri astratto e concretamente non si capisce bene cosa si debba fare: tuttavia non è solo una questione politica, che viene dall’alto. L’inclusione è un impegno che nasce dalla consapevolezza di chi siamo – di cosa sia l’umanità nel mondo, di quali siano i suoi punti deboli e i punti di forza.

Siamo pur sempre ospiti su questo pianeta così bello e, come dice Leopardi, dovremmo preoccuparci di costruire «una social catena» (ne parla ne La ginestra) che veda tutti gli uomini tra loro confederati, pronti ad abbracciare il dolore di ciascuno, il senso di inadeguatezza.

Certamente non è facile includere qualcuno e non serve scomodare handicap o differenze sociali o linguistiche: accogliere l’altro, per quello che è, senza costringerlo a essere diverso da com’è, non è mai facile.

Se per esempio un nostro amico ci vuole parlare e noi non abbiamo voglia di ascoltarlo, lo stiamo escludendo dal nostro mondo. Se a tavola abbiamo un o una ospite che non parla la nostra lingua, ma non facciamo lo sforzo di parlare nella sua o comunque di aiutarla a capire quello che si sta dicendo, stiamo escludendo quella persona. E così via.

Se pensiamo all’inclusione più nel particolare ci accorgiamo di come le società e, ancora più nello specifico, le scuole che sono uno specchio della società possano essere più o meno inclusive con chi ha delle caratteristiche sociali, fisiche, psicologiche, linguistiche e culturali diverse dalla maggioranza delle persone (dalla cosiddetta e in fondo molto illusoria normalità). E così la lingua che usiamo può discriminare e ferire.

In un mondo globalizzato è lecito pensare che queste differenze vadano lentamente a scomparire, ma il paradosso della globalizzazione è proprio mantenere permanenti alcune differenze – ed è per questo che combatterle non è mai facile.

3Tema sull’inclusione: le domande che devi porti

Le domande iniziali possono come sempre aiutarci a capire meglio cosa già sappiamo e quali risposte invece mancano.  

  1. Che cos’è per te l’inclusione?
  2. Ne hai mai fatto esperienza diretta?
  3. Credi che la società sia per niente, poco o molto inclusiva? In quali aspetti in particolare?
  4. Provi paura o sospetto davanti a persone straniere (con diverso colore della pelle, diversa lingua, etc.)?
  5. Sei poco, per niente o molto incluso? Ci sono aspetti di te, del tuo carattere, della tua cultura che ti aiutano o magari sono un ostacolo?
  6. Come vedi i possibili sviluppi di questo concetto? Su quali campi bisognerebbe ulteriormente lavorare? (Confronta con i 17 obiettivi).
  7. Come vivi l’abilità o la disabilità (tua o di altri)? È una domanda difficile, mi rendo conto, ma l’inclusione tocca questi aspetti molto profondi.
  8. Hai mai escluso volutamente o non volutamente una persona e nei sei stato consapevole?
  9. Hai mai pienamente incluso qualcuno volutamente o non volutamente una persona e nei sei stato consapevole?

Rileggi le tue risposte e comincia a creare degli schemi. Intanto proseguiamo.

4Inclusione sociale

In ambito sociale, inclusione significa appartenere a qualcosa, sia esso un gruppo di persone o un’istituzione, e sentirsi accolti. È quindi facile capire da cosa derivi la necessità dell’inclusione sociale: tra gli individui possono esserci delle differenze a causa delle quali una persona o un gruppo sono “esclusi” dalla società.

I motivi che possono portare all’esclusione sociale sono diversi:

  • razza;
  • sesso;
  • cultura;
  • religione;
  • disabilità.
Ambiente di lavoro inclusivo
Ambiente di lavoro inclusivo — Fonte: getty-images

La discriminazione per uno di questi motivi può avere luogo in ambito lavorativo (decisione di licenziare/non assumere), politico (s’impedisce a un gruppo di persone si essere adeguatamente rappresentate nelle sedi istituzionali), sociale (i diritti fondamentali e i servizi necessari non sono riconosciuti a tutti per ragioni discriminatorie).

In sostanza, l’inclusione sociale ha l’obiettivo di eliminare qualunque forma di discriminazione all’interno di una società, ma sempre nel rispetto della diversità. La discriminazione genera infatti povertà, mentre l’inclusione genera opportunità e ricchezza (non solo economica, ma anche e soprattutto umana).

Il Reddito di cittadinanza, il Reddito di inclusione e il Sostegno per l’inclusione Attiva, ma anche l’Assegno di disoccupazione sono state alcune delle misure nel tempo adottate per garantire equità e pari opportunità . Questo per quanto riguarda l’aspetto economico rivolto al diritto allo studio, ma pensa anche al diritto alla salute che dovrebbe essere di tutti – dovrebbe cioè includere tutti.

Come vedrai da alcune serie televisive americane, il sistema sanitario degli USA non è molto inclusivo, sebbene negli ultimi anni abbia cominciato ad operare un cambiamento. Resta però l’idea che gli americani vedano la povertà come una colpa personale perché sono strenui difensori del «volere – potere». Su questo puoi documentarti e riflettere.

Puoi tenere conto anche dell’inclusività architettonica: pensa a una città fatta di ponti come Venezia, che si gira quasi tutta a piedi. Ecco, nel tempo, Venezia ha dovuto ripensare i suoi ponti, forzare in qualche modo la tradizione e adeguarli alle esigenze delle persone con difficoltà deambulatorie.

Questo è solo un esempio di quanto il problema inclusione – una vera e propria buzzword – copra ogni ambito.

5Inclusione scolastica

Il concetto di inclusione scolastica
Il concetto di inclusione scolastica — Fonte: getty-images

L’inclusione scolastica si può definire come il tentativo di rispettare le necessità e/o le esigenze di tutti.

Significa tenere conto delle diversità e delle peculiarità di ciascuno superando il concetto di semplice integrazione e andando invece a progettare e a organizzare gli ambienti di apprendimento e le attività, in modo da permettere a ciascuno di partecipare alla vita di classe e al dialogo educativo, nella maniera più piena, attiva, autonoma ed utile possibile.

Il concetto di inclusione scolastica entra nel dibattito pedagogico italiano negli anni ’90. Successivamente, si concretizza il passaggio da un approccio basato sull’integrazione degli alunni con disabilità a un modello di didattica inclusiva orientato al pieno sviluppo formativo di tutto il gruppo classe.

Il Decreto Inclusione rappresenta solamente l’ultima tappa di questa rivoluzione educativa che mette al centro il valore della diversità come occasione di crescita per tutti gli alunni

Dunque nell’integrazione i destinatari sono principalmente gli alunni disabili con il loro deficit, o alunni con bisogni educativi speciali. Nell’inclusione tutti vengono coinvolti con le loro peculiarità. L’integrazione viene così superata dall’inclusione. 

Quando si interviene con un processo di integrazione si opera nelle condizioni deficitarie dell’alunno. Nell’inclusione, invece, ci si preoccupa di sfruttare nell’insieme le abilità differenti attraverso cui i bambini si presentano e nell’attenzione rivolta al contesto per individuare e rimuovere ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione.  

Certamente tutti siamo consapevoli di quanto l’inclusione scolastica sia difficile e che spesso venga attuata solo di nome ma non di fatto. Purtroppo le difficoltà non mancano mai e sembra che a volte includere tutti sia un miraggio. Su questo aspetto devi riflettere, anche e soprattutto in base alla tua esperienza.

6Il linguaggio inclusivo

Tullio De Mauro, un grande linguista italiano, affermò che «Senza linguaggio niente polis, niente possibilità per gli umani di essere la specie vivente “più aggregata”: perché lo sia, perché possa edificare la vita comune, alla specie umana la physis ha dato il logos, la capacità di parlare».

Le parole sono importanti, come affermava Nanni Moretti, anzi potremmo ormai dire importantissime, e dunque anche il modo di usare il linguaggio deve cambiare se vogliamo creare una società più accogliente ed inclusiva.

Per linguaggio inclusivo si intende non utilizzare parole, frasi, immagini e toni che perpetrano stereotipi di genere o discriminazioni verso specifici gruppi di persone a causa del loro sesso, orientamento sessuale, identità di genere, età, etnia, aspetto fisico, stato sociale.

Purtroppo modi dire, battute, barzellette, aforismi fanno spesso leva su questi stereotipi socio-culturali che rendono spesso assai difficile l’utilizzo convinto e consapevole di un linguaggio inclusivo.

Ci sono poi anche i limiti insiti nella lingua stessa. Se l’Inglese non ha problemi a usare un linguaggio inclusivo (perché non è una lingua flessiva) in Italiano abbiamo molti più problemi e il dibattito su schwa e asterischi é ancora molto acceso.

A non voler cambiare è la maggioranza di persone che rientrano in un canone (aleatorio, ma pur sempre canone) di normalità. Questo li rende senza caratteristiche specifiche: normali. Ma diventano quindi nominanti della normalità e dell’anormalità altrui.

7Inclusione: il pensiero di Vera Gheno

Vera Gheno. Diversity Media Awards 2022 al Teatro Franco Parenti, 24 maggio a Milano
Vera Gheno. Diversity Media Awards 2022 al Teatro Franco Parenti, 24 maggio a Milano — Fonte: getty-images

A questo proposito è molto interessante un passo tratto da un articolo della socio-linguista Vera Gheno, con cui possiamo concludere la panoramica sull’inclusione:   

In una azienda che ho avuto modo di visitare recentemente per parlare di diversità e inclusione, ho sentito citare una frase di Vernā Myers: «Diversity is being invited to the party; Inclusion is being asked to dance», ossia «Diversità significa essere invitati alla festa; inclusione significa essere invitati a ballare»; a mio avviso, questa citazione, fortemente suggestiva, nasconde un problema: non supera l’idea che ci sia qualcuno titolato a decidere chi può stare in pista. E chi altri, se non gli innominati di cui parla Gümüşay? Sono loro che, ancora una volta, sembrano poter scegliere chi invitare sulla pista e chi, invece, lasciare a sedere. Per quanto possano essere generosi, dunque, non fanno altro che spostare i confini del gruppo di chi rimane escluso dalle danze. Così come, dunque, non basta aprire le teche per risolvere le disparità di trattamento all’interno della nostra società, non è sufficiente nemmeno invitare a ballare la diversità: bisogna distruggere l’idea delle teche assieme a quella che ci siano persone titolate a scegliere chi far ballare accanto a sé. In una discussione su Linkedin, sul profilo di Daniel Juday, scaturita dalla medesima citazione, un commento notava che forse essa potrebbe venire riscritta in questo modo: «Diversity is going to a party; Inclusion is being a member of the party-planning committee», cioè «Diversità significa andare a una festa; inclusione significa essere membro del comitato organizzativo»” (Vera Gheno, La lingua non deve essere un museo).   

Ad Ancona c’è un museo per persone ipovedenti – il Museo Omero – in cui si può vedere solo attraverso le mani: è un museo aperto a tutti, anche ai vedenti. Non è anche questa una forma bellissima di inclusione? In cui tutti siamo nel “comitato organizzativo”?   

8Conclusione: le difficoltà di includere

È difficile includere tutti, ma è uno sforzo che deve essere attuato costantemente, prevedendo cadute e ricadute. Ci vuole ostinazione perché i cambiamenti culturali sono in fondo i più difficili da attuare perché è necessario uno sforzo maggiore, personale, consapevole. 

Al tempo stesso si rischia di creare la cosiddetta cancel-culture in cui sembra che non si possa dire più niente e, anzi, occorre cancellare il passato, come è accaduto con la rimozione di statue, capitoli di storia, celebrazioni. Nessun cambiamento culturale può avvenire senza aver capito le cause e le ragioni di alcuni comportamenti discriminatori e non inclusivi. 

Riprendendo in mano appunti e tue impressioni, devi adesso cercare di fare il punto della situazione e capire dove sta andando il mondo

Cerca sempre di tenere vivo il dialogo con il lettore: non escluderlo, accoglilo nelle sue resistenze (che potrai immaginare), tieni conto della complessità di quanto sta accadendo. 

Dividi in punti essenziali il tuo lavoro e cerca – e te lo auguro – di dare fiducia al cambiamento nell’ottica di un mondo più giusto e inclusivo

9Ascolta il podcast su come si scrive un tema

Ascolta su Spreaker.

10Le guide per svolgere gli altri temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: