Tema sull'immaginazione: riflessioni sull'importanza della fantasia

Tema sull'immaginazione: riflessioni sull'importanza della fantasia A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Che importanza hanno l'immaginazione e la fantasia? Spunti e riflessioni per un tema argomentativo incentrato su questa preziosa risorsa.

1Introduzione

Robin Williams nel ruolo di Peter Pan per il film Hook - Capitan Uncino
Robin Williams nel ruolo di Peter Pan per il film Hook - Capitan Uncino — Fonte: getty-images

Se dovessi dire quale scena di un film mi fa pensare di più all’immaginazione e al suo potere, sceglierei senza dubbio la cena dei Bimbi Sperduti e di un miscredente Peter Pan, interpretato da Robin Williams (Hook – Capitan Uncino, diretto da Steven Spielberg, 1991 – l’opera teatrale originale è di James Matthew Barrie, a cui è stato dedicato il film “Finding Neverland”, diretto da Marc Forster, del 2004, con Johnny Depp e Kate Winslet).

Nella scena Peter Pan ha perso l’immaginazione e la fantasia tipiche dei fanciulli e quindi davanti a sé vede solo piatti vuoti; ed ha un gran fame! Si accorge che gli altri, i Bimbi Sperduti, invece mangiano voracemente quella che a lui sembra solo aria. Com’è possibile?

Leopardi risponderebbe divertito: «I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto».

Peter Pan, senza immaginazione, è solo un adulto che ha rinnegato il sentire e il vedere dei fanciulli capaci di inventare mondi e universi con un solo “moto del pensiero”.

Quando Peter si ricorda come si immagina, come si trasfigura la realtà, ecco che allora la tavola diventa imbandita di ogni ben di Dio. È tornato finalmente nell’Isola che non c’è e i Bimbi Sperduti gioiscono di questo ritorno.

Dunque l’immaginazione, dal greco antico eikasia, implica la capacità di pensare, indipendentemente da ogni precisa elaborazione logica, oltrepassando la mera esperienza sensoriale, come l’adulto Peter Pan davanti alla cena che prima non vede e poi, immaginando, giocando, vede.

2Tema sull’immaginazione: da dove partire

L’immaginazione appartiene soprattutto all’infanzia. È vero. Appartiene, e moltissimo, all’arte di ogni genere, ai poeti che sanno creare, plasmare, muovere il mondo. Dante attribuisce a Dio la facoltà di muovere tutto l’Universo e quindi di creare. Con un soffio nel fango Dio ha immaginato e creato Adamo, il primo uomo.

Gli artisti conservano qualcosa di divino, sono i grandi pionieri dell’immaginazione insieme ai bambini, avendo il dono di trasfigurare la realtà, di modificarla e plasmarla come se stessero giocando a un’eterna creazione.

3Tema sulla fantasia: le domande preliminari che devi porti

Lanciamoci come sempre in alcune domande preliminari giusto per mettere a fuoco alcuni aspetti dell’immaginazione che magari ti sono vicini e che ancora non riconosci.

  1. Quante volte sogni ad occhi aperti e che cosa sogni?
  2. Che cos’è la realtà per te?
  3. Che cos’è l’immaginazione per te?
  4. I pro e contro della realtà e dell’immaginazione, secondo il tuo modesto parere.
  5. Quando guardi un quadro, ascolti musica, leggi una poesia, riesci a immedesimarti nell’immaginazione dell’autore?
  6. Ti piacciono i giochi di ruolo, i film e le avventure fantasy? Cosa ti piace o non ti piace esattamente?
  7. Hai mai usato la tua immaginazione per risolvere un problema?
  8. Quando ricordi qualcosa stai immaginando. Giusto o sbagliato?

4Il gioco e l’immaginazione

La foto ritrae una bambina che fa finta di essere un robot
La foto ritrae una bambina che fa finta di essere un robot — Fonte: getty-images

«Facciamo finta che tu sei un pirata e io ti devo sfidare a duello»; «Facciamo finta che tu sei il padre, io la madre e lei la figlia». Sono frasi che – pur con qualche variante ambientale (soldati, gendarmi, principi, re, principesse, dame, draghi, ladri, indiani, cowboy etc.) – abbiamo tutti pronunciato da bambini.

Abbiamo giocato inventando un mondo, calandoci interamente in esso senza preoccuparci di eventuali incoerenze.

Nella versione adulta, si chiamano Giochi di ruolo e sono diventati un vero e proprio mondo parallelo in cui si cerca di immaginare e di evadere dal proprio presente per divertimento.

Io stesso da vero e proprio nerd ho giocato a D&D – Dungeons & Dragons. Impersonavo un bardo e mi divertivo tantissimo, perché mi vedevo proiettato in una dimensione familiare eppure “vaga e indefinita” (per dirla sempre con Leopardi). Immaginiamo spesso ciò che non saremo mai ed è proprio questo il bello: giocare con l’immaginazione.

Ma se gli adulti hanno in qualche modo regolamentato il gioco, inventando regole su regole, modificando e sperimentando, i bambini imparano da subito, come se avessero una qualità innata, senza che nessuno abbia insegnato loro come si gioca e perché si gioca; così anche gli animali giocano con regole che sembrano assai precise e non ne conosciamo il vero motivo.

Il gioco è quindi strettamente legato all’immaginazione ed è uno dei modi più interessanti, «sopralogici», di declinare la realtà. 

5L’immaginazione secondo il linguista olandese Huizinga

Johan Huizinga (07.12.1872 - 01.02.1945)
Johan Huizinga (07.12.1872 - 01.02.1945) — Fonte: getty-images

«La realtà "gioco", percettibile da ognuno, si estende sopra il mondo animale e umano insieme. Perciò non può essere fondata su un rapporto razionale, poiché il fatto che sia basata sulla ragione la limiterebbe al mondo umano.

L'esistenza del gioco non è legata a nessun grado di civiltà, a nessuna concezione di vita. Ogni essere pensante può immediatamente rappresentarsi quella realtà: gioco, giocare, come qualcosa di specifico, di indipendente, anche se il suo idioma non avesse per esso un'espressione generale.

Il gioco è innegabile. Si possono negare quasi tutte le astrazioni: la giustizia, la bellezza, la verità, la bontà, lo spirito, Dio. Si può negare la serietà. Ma non il gioco.

Insieme al gioco però si riconosce anche, volere o no, lo spirito. Perché il gioco, qualunque sia la sua essenza, non è materia. Oltrepassa già nel mondo animale i limiti dell'esistenza fisica.

Riguardo a un mondo di immagini come determinato da un mero rapporto di forze, il gioco sarebbe una sovrabbondanza nel senso proprio della parola. Solo per l'influenza dello spirito, che abolisce l'assoluta determinatezza, l'esistenza del gioco diventa possibile, immaginabile, comprensibile.

L'esistenza del gioco conferma senza tregua, e in senso superiore, il carattere sopralogico della nostra situazione nel cosmo. Gli animali sanno giocare, dunque sono già qualche cosa di più che meccanismi.

Noi giochiamo e sappiamo di giocare, dunque siamo qualche cosa di più che esseri puramente raziocinanti, perché il gioco è irrazionale».

6Leopardi: «io nel pensier mi fingo». Pensieri sull’immaginazione

Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi — Fonte: getty-images

L’infinito di Leopardi è una poesia che ha al centro proprio il tema dell’immaginazione: il verbo chiave è infatti fingere – fare finta – nel pensiero: «io nel pensier mi fingo». Leopardi, sul suo amato colle, al riparo della siepe, si mette nella condizione di avere un limite (la siepe) e con questo limite riesce a immaginare cosa possa esserci al di là, superando i limiti a cui la nuda materia ci relega.

Leopardi ci suggerisce che nel pensiero possiamo fingere mondi lontanissimi e sentirli vicini; anzi, adattandoli ad un dato materiale, essi diventano tangibili e consentono all’uomo di percepirsi insieme a loro nell’immensità dello spazio e del tempo; questa immensità può essere percepita fisicamente solo con uno sforzo immaginativo.

Vedi quanto è importante immaginare? Riflettici bene perché di sicuro ti rendi conto di quanto essa lavori anche in te.

Prendiamo adesso un pensiero di Leopardi proprio questo proposito:

«Veniamo alla inclinazione dell’uomo all’infinito. Indipendentemente dal desiderio del piacere, esiste nell’uomo una facoltà immaginativa, la quale può concepire le cose che non sono, e in un modo in cui le cose reali non sono. Considerando la tendenza innata dell’uomo al piacere, è naturale che la facoltà immaginativa faccia una delle sue principali occupazioni della immaginazione del piacere. E stante la detta proprietà di questa forza immaginativa, ella può figurarsi dei piaceri che non esistano, e figurarseli infiniti; 1°, in numero; 2°, in durata; 3°, in estensione. Il piacere infinito, che non si può trovare nella realtà, si trova cosí nella immaginazione, dalla quale derivano la speranza, le illusioni ec. Perciò non è maraviglia: 1°, che la speranza sia sempre maggior del bene; 2.°, che la felicità umana non possa consistere se non se nella immaginazione e nelle illusioni» (Leopardi, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura).

7La felicità secondo Leopardi

Ripetiamo quest’ultimo concetto: Leopardi sostiene «che la felicità umana non possa consistere se non nella immaginazione e nelle illusioni». Sei d’accordo? Ti è chiaro il concetto? Riflettici sopra.

Anche il ricordo, spiega sempre Leopardi, è pieno di poesia perché permette (data la distanza temporale e in fondo anche spaziale) di guardare da una lontananza.

E nella lontananza dobbiamo sopperire con elementi immaginari in modo che del ricordo non ci arrivi altro che un sapore leggero, un’atmosfera trasognata e lievemente malinconica. I ricordi non sono mai esatti perché l’immaginazione li cambia di volta in volta.

Inoltre, ricordati che è proprio grazie all’immaginazione che possiamo modificare la realtà: ma, nota bene, questo può essere un bene o un male

8Poeti e artisti: il fanciullino di Pascoli

Ritratto di Giovanni Pascoli
Ritratto di Giovanni Pascoli — Fonte: ansa

Di lui avrai sentito parlare tantissimo, anche perché si ricollega a Peter Pan – che è il fanciullino antico e sempre nuovo, il bambino eterno capace di vedere attraverso la realtà, anzi di trasfigurarla a suo piacimento con gerarchie tutte sue che sono imperscrutabili agli occhi della ragione. Ci colleghiamo così anche ad Huizinga e a Leopardi, citati prima.

Leggiamone un bello stralcio per farci un’idea precisa di quale sia il rapporto tra Fanciullino e immaginazione.

«Egli è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l’ombra di fantasmi e il cielo di dei. Egli è quello che piange e ride senza perché, di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione. Egli è quello che nella morte degli esseri amati esce a dire quel particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime, e ci salva».

Pascoli parla soprattutto di un fanciullo che sta dentro le persone e che pretende di essere ascoltato e accolto (in un certo senso, capito). L’immaginazione resta sempre e ha la voce di questo bambino che non sparisce mai. Questo fanciullino chiama a sé la poesia del mondo: i tramonti, le stelle, le farfalle, un aquilone nel cielo, un cane che corre nel prato.

I poeti e gli artisti conservano più a lungo il dialogo con questo fanciullino e per questo riescono a essere creativi: perché mantengono viva l’immaginazione. Andiamo avanti.

«Egli ci fa perdere il tempo, quando noi andiamo per i fatti nostri, ché ora vuol vedere la cinciallegra che canta, ora vuol cogliere il fiore che odora, ora vuol toccare la selce che riluce. E ciarla intanto, senza chetarsi mai; e, senza lui, non solo non vedremmo tante cose a cui non badiamo per solito, ma non potremmo nemmeno pensarle e ridirle, perché egli è l’Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente».

Quindi: come Adamo, il fanciullino è in grado di inventare cose nuove, di dare nuovi nomi a cose vecchie. Così, perché no, il cielo diventa un enorme pollaio dove le stelle sono come galline. E il cielo e la terra si sono confusi insieme, come per incanto.

«Egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni più ingegnose. Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola, e al contrario. E a ciò lo spinge meglio stupore che ignoranza, e curiosità meglio che loquacità: impicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare. Nè il suo linguaggio è imperfetto come di chi non dica la cosa se non a mezzo, ma prodigo anzi, come di chi due pensieri dia per una parola . E a ogni modo dà un segno, un suono, un colore, a cui riconoscere sempre ciò che vide una volta» (Giovanni Pascoli, Il fanciullino).

Dunque, il fanciullino è la sintesi del potere dell’immaginazione e di come l’uomo si trovi a usarla nel bene (soprattutto), ma come abbiamo visto l’immaginazione può dare vita a scenari inquietanti.

9Immaginazione e fantasia in Dino Buzzati

Dino Buzzati nel 1960
Dino Buzzati nel 1960 — Fonte: getty-images

C’è un racconto meraviglioso di Dino Buzzati «Il borghese stregato» in cui il piano fisico e quello dell’immaginazione si confondono.

Il protagonista Giuseppe Gaspari, annoiato nella sua vacanza da piccolo borghese, schiavo delle sue abitudini piccolo borghesi, fa un giro nel bosco vicino alla pensione di montagna dove sta con la sua famiglia.

Si imbatte in alcuni bambini che stanno giocando agli indiani (con fortino, fucili e frecce immaginarie). Comincia a giocare anche lui e a un certo punto, durante l’assalto, viene colpito da una freccia immaginaria. Ma la ferita sembra vera. Gaspari capisce che sta per morire. Leggi bene.

«Dunque l'ora di Giuseppe Gaspari era giunta, con poetica magnificenza; e crudele. Probabilmente - egli pensò - gli toccava morire. Eppure che vendetta contro la vita, la gente, i discorsi, le facce, mediocri, che l'avevano sempre contornato. Che stupenda vendetta. Oh, lui adesso non tornava certo dal valloncello domestico a pochi minuti dall'albergo Corona. Bensì tornava da remotissima terra, sottratta alle irriverenze umane, regno di sortilegi, pura; e per arrivarci gli altri (non lui) avevano bisogno di attraversare gli oceani e poi avanzare lungo tratto per le inospitali solitudini, contro la natura nemica e le debolezze dell'uomo; e poi non era ancora detto che sarebbero giunti. Mentre lui invece… Sì, lui, quarantenne, si era messo a giocare coi bambini, credendoci come loro; solo che nei bambini c'è una specie di angelica leggerezza; mentre lui ci aveva creduto sul serio, con una fede pesante e rabbiosa, covata, chissà, per tanti anni ignavi senza saperlo. Così forte fede che tutto si era fatto vero, il vallone, i selvaggi, il sangue. Egli era entrato nel mondo non più suo delle favole, oltre il confine che a una certa stagione della vita non si può impunemente tentare. Aveva detto a una segreta porta apriti, credendo quasi di scherzare, ma la porta si era aperta veramente. Aveva detto selvaggi e così era stato. Freccia, per gioco, e vera freccia lo faceva morire. Pagava dunque l'arduo incantesimo, il riscatto; era andato troppo lontano per poter ritornare; ma in compenso che vendetta per lui. Oh, lo aspettassero per pranzo moglie, figlie, compagni d'albergo, lo aspettassero per il bridge della sera! La pastina in brodo, il manzo lesso, il giornale radio: c'era da ridere. Lui, uscito dai tenebrosi recessi del mondo!» (Dino Buzzati, da Il borghese stregato).

E nel finale Buzzati sottolinea la vittoria dell’immaginazione sulla realtà che diventa un segreto personale del protagonista, finalmente libero dal fardello di una società triste e priva di immaginazione. Eccolo di nuovo libero spiritualmente superiore alle necessità della realtà (il mondo) che lo avevano confinato in una vita anonima e insignificante.

10Tema sull’immaginazione: conclusione

L’immaginazione è uno strumento, potremmo dire, che ci permette di cambiare la realtà fuori e dentro di noi.

Rimettendo insieme tutti gli appunti (le prime domande, gli spunti che ti ho dato, altri che avrai trovato facendo le tue ricerche) cerca di capire in che modo puoi fare un bilancio.

Puoi appoggiarti di più al piano della fantasia, alla puerilità, al Peter Pan, magari spiegando quanto l’immaginazione sia necessaria agli artisti; puoi dare un taglio più filosofico, e magari usare molto Leopardi.

Oppure anche un taglio più scientifico o politico e ragionare sulle invenzioni, sulle nuove tecnologie nate perché qualcuno ha immaginato.

Ma anche sulle atrocità che sono state immaginate e realizzate da persone terribili.

C’è tanto materiale. Buona scrittura!

«L’immaginazione è il primo fonte della felicità umana» (Giacomo Leopardi)

11Ascolta il podcast su come si scrive un tema

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12Le guide per svolgere gli altri temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: