Tema sul gender gap: cosa succede oggi e iniziative prese per ridurre la disparità di genere

Di Ilaria Giudice.

Cos'è il gender gap e come influisce sulla vita di tutti? Tema svolto sulla disparità di genere, la sperequazione sociale e professionale tra uomini e donne che esiste, ancora oggi, anche nelle società più evolute.

Cos'è il gender gap?

Gli uomini è le donne nel mondo d’oggi hanno le stesse possibilità? La risposta è semplice: no. Si parla infatti sempre più spesso e sempre con maggiore consapevolezza di “gender gap”, ovvero del divario tra uomini e donne che esiste in tutto il mondo negli ambiti più disparati: dall’educazione al lavoro, dalla salute all’accesso alle attività economiche. Si tratta di un fenomeno che impatta fortemente sulla vita quotidiana e che, chiaramente, non può essere ignorato.

Gender gap: la vita difficile delle donne
Gender gap: la vita difficile delle donne — Fonte: getty-images

Ma la domanda più importante è: perché nel 2023, in un mondo globalizzato, così all’avanguardia sotto tanti punti di vista, ci si trascina dietro questo fardello culturale che vede le donne troppo spesso svantaggiate rispetto agli uomini, penalizzate? E pensare che alla fine del 1700 la scrittrice Olympe de Gouges aveva pubblicato la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, un documento che sottolineava la necessità di un’uguaglianza tra uomini e donne dal punto di vista giuridico. Sono passati oltre due secoli dalla pubblicazione di quel documento, due secoli di lotte, battaglie, rivoluzioni, manifestazioni, prese di posizione, eppure la situazione, seppur in parte migliorata, decisamente non si può dire sistemata.

La disparità di genere in Europa

Ma qual è la situazione in Europa? Secondo il Global Gender Gap Report 2022 del World Economic Forum, nel 2022, nove dei 35 paesi dell’Europa hanno migliorato il loro punteggio di almeno 1 punto percentuale. I Paesi migliori sono stati Svezia, Lettonia e Islanda, mentre Macedonia del Nord, Italia e la Bosnia ed Erzegovina sono in fondo alla classifica del continente. Il nostro Paese, infatti, è arrivato venticinquesimo, mentre a livello mondiale si pone al sessantatreesimo posto. Insomma, in Italia c’è ben poco da festeggiare e ci si deve domandare perché siamo ancora così immersi in questa arretratezza culturale, perché per una donna è più difficile ricoprire cariche apicali, perché alle donne spetta la scelta tra la famiglia e il lavoro, mentre nella maggior parte dei casi gli uomini non si trovano mai di fronte a un bivio del genere…

La realtà è che sono soprattutto le donne a riempire tutti i vuoti che il welfare pubblico lascia, spingendole a rinunciare a carichi di lavoro eccessivi, a promozioni o, peggio, a far sì che il datore di lavoro, conoscendo la situazione familiare, preventivamente non ponga le basi per un avanzamento di carriera.

L'occupazione femminile in Italia

In Italia, infatti, possiamo dirci abbastanza soddisfatti per quanto riguarda gli ambiti della sanità e dell’istruzione, ma non quando si parla di lavoro, dove si registra il gap maggiore e dove, dunque, sarebbe più opportuno mettere in campo misure ad hoc per assottigliarlo. Secondo i dati Eurostat, infatti, il nostro Paese non se la cava bene in termini di occupazione femminile. Basti pensare che nell’anno della pandemia, il 2020, meno di una donna su due, tra i 15 e i 64 anni, ha lavorato.

E nel sud Italia la situazione è stata ancora peggiore, con una percentuale di donne occupate che si è aggirata intorno al 32%. E se si prende in considerazione il primo anno dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, possiamo constatare come le più penalizzate, lavorativamente parlando, siano state proprio le donne: la percentuale di donne che ha perso il lavoro nel 2020, infatti, è stata doppia rispetto a quella degli uomini. E dopo il lockdown, delle 67mila persone che avevano perso il posto di lavoro, solo il 42,2% delle donne è riuscita a riottenerlo, ovviamente con più fatica rispetto a un uomo.

Disparità di stipendio tra uomini e donne

C’è poi una grande discrepanza quando si parla di retribuzione e stipendi, una questione ben nota non solo nel nostro Paese perché riecheggia fino alla grande e sfavillante Hollywood dove sono tante le attrici che hanno denunciato di essere pagate meno dei loro colleghi maschi.
È chiaro che il gap non possa essere riempito in tempi rapidi, né tanto meno rimanendo fermi a guardare.

È necessario che la politica intervenga massicciamente con misure specifiche. L’introduzione delle cosiddette “quote rosa”, per esempio, ha contribuito a un incremento della presenza femminile nelle aziende, ma secondo alcuni non si tratterebbe del giusto strumento per appianare il divario. Dopotutto c’è anche un discorso di merito che dovrebbe essere fatto e che le “quote rosa” in parte escludono.

Come intervenire sul gender gap

Ma come si dovrebbe agire, allora? Una prima, banale soluzione potrebbe essere la seguente: guardare a chi fa meglio di noi, emulare i Paesi in cui il gender gap è quasi un ricordo lontano, come quelli del nord Europa, dove possiamo notare una attenzione spiccata a tutto ciò che è welfare, una serie di aiuti statali, economici e non solo, che permettono alle madri e ai padri di affrontare la genitorialità con maggiore serenità, permettendo loro di avere quel supporto necessario a continuare a lavorare. Uno degli strumenti utili in questo senso, infatti, potrebbe essere quello del welfare aziendale per alleggerire il carico sulle famiglie: detrazioni per asili nido, sanità, baby sitting, fino all’assistenza per gli anziani. Visto che, come abbiamo detto, nella stragrande maggioranza dei casi sono le donne a occuparsi, ancora, della famiglia, lo Stato deve farsi carico, in parte, di quel “peso”, alleggerire le donne dalle incombenze, permettendo così loro di potersi dedicare al proprio lavoro, alla propria crescita professionale e personale.

La disparità di genere nella cultura patriarcale

C’è poi un fattore culturale. Finché continueremo a reputare ruoli e professioni prettamente maschili o femminili, finché le  domestiche saranno automaticamente addossate alla donna, finché farà notizia una donna che ricopre un ruolo tradizionalmente appannaggio degli uomini, finché tutti i giornali si sentiranno in dovere di titolare sottolineando che per la prima volta l’Italia ha una premier donna, vorrà dire che il gender gap è ancora tra noi.

Ci vorrà del tempo, ci vorrà tanto lavoro, ci vorrà un profondo impegno da parte della politica, ma anche della scuola che deve educare i giovani, sin da subito, a un modo di guardare il mondo che non divida, che non discrimini, che non etichetti a priori. Di passi avanti ne sono stati fatti tanti, questo è certo, e nessuno può negarlo, così come è evidente il bisogno di continuare a camminare in questa direzione senza permettere a nessuno di ostacolare un cambiamento così importante, così essenziale per tutti: per le donne e anche per gli uomini.

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