Tema sull'emigrazione oggi. Abbandonare il proprio Paese alla ricerca di opportunità migliori

Di Ilaria Giudice.

Cosa si prova ad abbandonare la propria terra, lasciare il Paese in cui si è nati, la famiglia e gli amici? Riflessioni sull'immigrazione, sul cambiare vita alla ricerca di qualcosa di migliore per se' e i propri cari.

Tema sull'immigrazione in Italia

Riflessioni per un tema sull'immigrazione
Riflessioni per un tema sull'immigrazione

Lasciare il proprio Paese, abbandonare la terra in cui si è nati, cresciuti, in cui sono presenti la propria comunità, i propri affetti, i propri cari. Non deve essere facile, anzi, deve essere il contrario di facile. Eppure in migliaia e migliaia a un certo punto della propria vita hanno deciso di lasciarsi alle spalle una vita difficile e dolorosa per mettersi in viaggio verso posti sconosciuti, che rappresentavano, però, una speranza di miglioramento, di progresso. In una parola: una possibilità.
Perché sì, è la possibilità di un futuro migliore che spinge la gente a muoversi. Non solo a emigrare da un Paese a un altro, ma anche a decidere di buttarsi, a capofitto, all’interno di nuove esperienze, a cambiare scuola, fidanzato, amici, lavoro. A volte l’unica soluzione che rimane è quella di effettuare un taglio netto con il passato e andare avanti, procedere, guardare oltre.

Riflessioni sull'immigrazione

Ma quello dell’immigrazione, proprio per questo motivo, non è un fenomeno che riguarda solo quelli che chiamiamo “loro”, gli “altri”, quelli che arrivano in Italia da un altro Paese.
L’immigrazione non è qualcosa che “subiamo” passivamente solo perché l’Italia si trova al centro dei flussi migratori dell’Africa e del Medioriente. Non esistono un “noi” e un “loro”. Non dimentichiamoci, infatti, che tantissimi giovani si trovano costretti a emigrare dal Nord al Sud Italia in cerca di lavoro perché, è un dato di fatto, esistono due Italie, una più ricca e una più povera, una dove è più facile studiare e trovare lavoro e una dove invece risulta più problematico, se non impossibile. E questa condizione dovrebbe insegnarci a empatizzare con chi, molto più difficilmente, si trasferisce da un altro Paese.

Dovremmo chiederci: se è così difficile e angoscioso lasciare la propria famiglia, la propria città per trasferirsi nel Nord dell’Italia, quanto può esserlo lasciare il proprio Paese senza neppure avere la certezza di poter tornare? Quanta forza, quanta determinazione, quanto coraggio sono necessari per decidere di fare una scelta del genere?

Immigrazione: il concetto di "noi" e "loro"

Chi si mette in viaggio, in condizioni spesso disumane, sa che la possibilità di arrivare dall’altra parte, di attraversare il mare e toccare di nuovo terra non è certa. Lo sanno bene che quella traversata potrebbe concludersi con la peggiore delle tragedie, sanno bene che potrebbero rimanere su una nave a poche centinaia di metri dalla costa in attesa che le autorità decidano il da farsi con le loro vite e i loro destini. Eppure sono costretti: per fame, perché perseguitati, perché senza un soldo.
E lo fanno: infagottano quello che riescono, lasciano il resto, e vanno. E quello che trovano una volta arrivati spesso non è quello che si aspettavano. Perché ancora oggi, nel 2022, siamo immersi in un brodo culturale che alimenta la paura dello straniero, del “diverso”, che fa di tutta l’erba un fascio.

Siamo tutti connessi: ribaltiamo la prospettiva

Eppure viviamo in un mondo globalizzato dove tutti siamo collegati e connessi, dove è possibile conoscere quello che succede dall’altra parte del pianeta in tempo reale, ma in cui, purtroppo, “condividere” è diventata la parola d’ordine solo ed esclusivamente sui social network. Nel mondo reale, invece, c’è divisione, ci sono confini invalicabili, barriere erette dalla discriminazione e dall’indifferenza. Serve sensibilizzare forse? Evitare che argomenti come quello degli sbarchi vengano utilizzati dai politici come strumenti per spaventare la gente e smuovere coscienze? Forse qualcuno dimentica che le migrazioni sono state il moto della nostra storia: lo spostamento dei popoli da un territorio a un altro non hanno fatto altro che arricchire e arricchirci.

Perché allora non ribaltiamo la prospettiva?

Non si tratterebbe di finto buonismo o di politicamente corretto, ma di ragionare mettendo al centro un concetto semplice, l’umanità, che è una condizione che condividiamo tutti quanti, tutti i miliardi di persone che abitano questo pianeta. Eppure così spesso ce lo dimentichiamo, così spesso un senso di superiorità inculcatoci da altri ci fa agire in modo disumano. Siamo tutti cittadini del mondo e tutti dovremmo avere la sensibilità e la disponibilità all’accoglienza e all’inclusione.

Quanto intacca la nostra vita il fenomeno dell'immigrazione?

Certo, è difficile comprendere quanto il fenomeno dell’immigrazione intacchi davvero la nostra vita, la nostra economia, il nostro mondo del lavoro; è troppo facile lasciarsi trascinare da quello che sentiamo dire di sfuggita dagli altri. A chi dobbiamo affidarci per capire il mondo quando risulta sempre più complicato “fidarsi” dei giornali? Troppo spesso una verità data per assodata viene smentita nel giro di pochi minuti. La soluzione che rimane è verificare autonomamente i fatti. Sì, ma come? Con quali strumenti? A volte i dati e i numeri sono gli unici appigli: secondo uno studio dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, per esempio, tra il 2014 e il 2021 in Italia sono sbarcati più di 700.000 migranti, ma l’attenzione mediatica, che è stata altissima, ha reso difficile capire quanto si trattasse davvero di emergenza e quanto no.

E proprio per questo, nonostante la prima cosa che si pensa è che in quegli anni sia aumentano anche il numero di stranieri presenti in Italia, non è così: il numero di stranieri presenti nel Paese è rimasto perlopiù invariato. Come mai? Da una parte quasi 1 milione di persone straniere hanno acquisito la cittadinanza italiana, dall’altro oltre 300mila persone straniere hanno invece lasciato l’Italia.

Dobbiamo dunque fare molta attenzione quando leggiamo le notizie, quando ci capitano davanti agli occhi titoli sensazionalistici, quando ci imbattiamo in alcuni post sui social. Cosa rimane da fare, quindi? Cercare di comporre un’idea che sia nostra soltanto, che non si basi sul sentito dire. E questo vale per ogni cosa, non solo per l’immigrazione.

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