Tema di Scienze Umane Liceo Scienze umane seconda prova maturità 2017

Di Marta Ferrucci.

Tema e quesiti svolti di Scienze umane per la seconda prova della maturità 2017 per il Liceo delle Scienze umane

SPECIALE MATURITA' 2018

|Date maturità 2018| Tesine | Gruppo Fb maturità 2018 |

Tema di Scienze Umane: La definizione della cultura nella società di massa

Fonte: istock

Vi state preparando per l'appuntamento previsto a giugno con la seconda prova dell'Esame di Maturità? Allora noi vi consigliamo di esercitarvi con le tracce degli scorsi anni proposte dal Miur per il vostro indirizzo di studi. Oggi ci esercitiamo con la traccia e il tema svolto (che trovate di seguito) della seconda prova dell'anno scorso per il Liceo delle Scienze Umane.

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Traccia ufficiale - Tema svolto

Nella traccia si chiede che il candidato, avvalendosi anche della lettura e analisi dei documenti riportati, illustri le sue considerazioni sul concetto di cultura nella società di massa e ne colga le implicazioni pedagogiche.

Nel corso del 900 le trasformazioni apportate dallo sviluppo industriale e dalla organizzazione scientifica del lavoro produssero trasformazioni rilevanti sulla cultura e sul modo in cui essa viene concepita. A cadere è innanzitutto la distinzione tra cultura di élite e cultura popolare. Se nel secolo precedente, infatti, la fruizione di beni culturali (arte, spettacoli, letteratura, ecc.) era appannaggio esclusivo dei ceti benestanti (borghesia e aristocrazia), nel XX secolo anche il quarto stato e i nascenti ceti medi, la cui composizione sociale riflette le trasforma produttive del capitalismo e il conseguente sviluppo degli apparati statali, cominciano a poco a poco ad accedere alla fruizione della cultura.
Ciò grazie da una parte allo sviluppo delle forze produttive che determina un accrescimento della ricchezza generale e la sua redistribuzione anche tra i ceti operai e popolari, un tempo esclusi e incapaci di porsi come consumatori di beni culturali. In secondo luogo, lo sviluppo degli Stati nazionali e degli apparati amministrativi accresce la domanda di una burocrazia statale e di funzionari in grado di guidare i processi di trasformazione e di modernizzazione.
Lo stesso accade nel mondo industriale, attraverso la nascente organizzazione scientifica del lavoro e la divisione tra management e mansioni esecutive. Tutte cose, come si diceva, che concorrono al sorgere di un nuovo ceto medio, più o meno benestante e i grado di accedere al mercato dei beni e servizi culturali. Infine, non in ultimo, i processi di trasformazione produttiva (produzione in serie grazie alla catena di montaggio fordista, sviluppo di ruoli manageriali, sviluppo della grande impresa e del terziario) producono dei mutamenti nella stessa possibilità di creazione e diffusione di un bene culturale.
Benjamin, nel suo l’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, mostra come il fatto che l’opera artistica possa essere riprodotta i serie, attraverso le nuove tecnologie industriali, e essere messa sul mercato produca non solo un allargamento delle possibilità di accesso alla fruizione e (o meglio, al consumo) dell’opera stessa da parte della popolazione, ma rivoluzioni la stessa concezione dell’arte e della cultura, che vanno sempre più ad assomigliare a beni industriali destinati al consumo. Altri autori della scuola di Francoforte (ad es. Horkheimer e Adorno) giungeranno a conclusioni simili, contestando i processi di massificazione e degradazione dell’arte e della cultura a feticcio mercificato come esito della nascente società di massa. Il cinema prima, la televisione poi rappresentano esempi significativi di come lo sviluppo delle moderne tecnologie di comunicazione di massa degradino la cultura a elemento di consumo e/o di propaganda (si pensi ad esempio all’uso che del cinema e della radio è stato fatto dai regimi fascisti).
Di fronte a queste trasformazioni, è la stessa idea di cultura di élite a. cadere sotto i colpi di un a diffusione di massa e, quindi, della sua popolarizzazione. Attorno ai primi anni del XX secolo cominciano a nascere anche le avanguardie artistiche come elemento di reazione a questo processo di degradazione e massificazione consumistica dell’arte e della cultura, ma il loro ruolo di provocazione e di contestazione sarà destinato a esaurirsi nella seconda metà del secolo, con la diffusione e il successo della pop art.
Se come dissero Beals e Hoijer “tra i prodotti della cultura troviamo tanto i giornali a fumetti e le canzonette, quanto l’arte di Leonardo da Vinci e la musica di Bach” non è tanto perché la cultura, in senso antropologico, è qualcosa che inserisce l’intera società, con le sue norme e l’organizzazione dei ruoli, delle relazioni e della socialità, quanto perché è proprio questa, cioè la cultura popolare (che si identifica con la popolazione abitante un terriotrio nazionale e con una comunità che condivide lo stesso ethos, gli stessi gusti e le stesse norme) ad essere divenuta nella società di massa Cultura, facendo cadere il significato di arte “colta”.
A partire da questo processo, si sono avuti nel corso del Novecento (specie dal dopoguerra) due tipi di reazioni, ben illustrati da Umberto Eco: gli apocalittici, per i quali la “cultura di massa è l’anticultura”, perché “il solo pensiero di una cultura condivisa da tutti, prodotta in modo che si adatti a tutti e elaborata sulla misura di tutti, è un mostruoso controsenso” e i cosiddetti “integrati”. Per questi ultimi, a prescidnere dal fatto che “questa cultura salga dal basso o sia confezionata dall’alto per consumatori indifesi” il fatto che vi sia un allargamento dell’area culturale e si favorisca la circolazione di un’arte e di una cultura “popolare” è di per sé un fatto positivo.

Soluzione quesito 1 | seconda parte traccia Scienze Umane Liceo Scienze Umane

La scuola come istituzione sociale e agenzia di socializzazione viene investita dagli stessi processi di trasformazione inerenti la diffusione di massa della cultura e la nascita di una società di massa.
L’organizzazione della scuola italiana, prima della Riforma Gentile, era ancora profondamente classista e elitaria, così come diffusissima ancora era l’analfabetismo: la formazione scolastica era appannaggio delle classi aristocratiche e borghesi. Parallelamente ai processi di inclusione democratica dei ceti popolari (suffragio universale maschile) e alla loro partecipazione ai dividendi della ricchezza sociale prodotta, anche la scuola subisce un lento processo di democratizzazione, finalizzato alla creazione da una parte di quel ceto medio impiegatizio necessario alla nuova economia industriale e alla crescita della tecnocrazia degli apparati amministrativi nazionali, dall’altra di una specializzazione delle mansioni operaie qualificate sempre più richieste nella grande industria. La riforma Gentile innova profondamente il mondo della scuola creando da un lato le condizioni per un processo di scolarizzazione di massa, dall’altro le condizioni per la creazione di una classe dirigente, indispensabile per i processi di modernizzazione dell’Italia di quegl anni. La separazione tra formazione tecnico-industriale e professionale e formazione umanistico-filosofica è frutto della riforma gentiliana della scuola.
L’organizzazione classista e autoritaria della scuola si scontra con la critica contestatrice e modernizzatrice degli anni Sessanta (prima del ’68, la critica di Don Milani al classismo e agli effetti omologanti dell’educazione scolastica ebbe un grande seguito): si critica da un lato la separazione tra percorsi di avviamento al lavoro (destinati alla riproduzione della classe operaia ) e percorsi “colti” (destinati alla riproduzione della classe dirigente), dall’altro l’autoritarismo dell’educazione scolastica, organizzata in funzione della formazione del “cittadino medio”, lavoratore con competenze tecnocratiche e consumatore di beni di massa e poco orientata alla valorizzazione delle competenze e delle attitudini individuali.

Soluzione quesito 2 | seconda parte traccia Scienze Umane Liceo Scienze Umane

Fonte: istock

Dewey riconosce alla democrazia il merito di essere la forma sociale di governo più avanzata, perché fondata sull'educazione impartita a tutto il popolo e sull'azione pedagogica dei governi interessati alla formazione di un popolo mediamente istruito, dotato di capacità critica e fondamentalmente libero di esercitare delle scelte. Condizione fondamentale per la realizzazione della democrazia è lo sviluppo di un processo educativo libero e condiviso. Scrive Dewey: “un governo che dipende dal suffragio popolare non può prosperare se coloro che eleggono e seguono i loro governanti non sono educati.
Poiché una società democratica ripudia il principio dell’autorità esterna, deve trovarle un surrogato nelle disposizioni e nell’interesse volontari; e questi possono essere creati solamente dall’educazione. Ma vi è una spiegazione più profonda. La democrazia è qualcosa di più di una forma di governo. È prima di tutto un tipo di vita associata, di esperienza continuamente comunicata. L’estensione nello spazio del numero di individui che partecipano a un interesse in tal guisa che ognuno deve riferire la sua azione a quella degli altri e considerare l’azione degli altri per dare un motivo e una direzione alla sua equivale all’abbattimento di quelle barriere di classe, di razza e di territorio nazionale che impedivano agli uomini di cogliere il pieno significato della loro attività. [...] È evidente che una società alla quale sarebbe fatale la stratificazione in classi separate, deve provvedere a che le opportunità intellettuali siano accessibili a tutti e a condizioni eque e facili. Una società distinta in classi deve prestar attenzione speciale soltanto all’educazione dei suoi elementi dirigenti. Una società mobile, ricca di canali distributori dei cambiamenti dovunque essi si verifichino, deve provvedere a che i suoi membri siano educati all’iniziativa personale e all’adattabilità. Altrimenti essi sarebbero sopraffatti dai cambiamenti nei quali si trovassero coinvolti e di cui non capissero il significato e la connessione. Ne seguirebbe una confusione nella quale un piccolo numero di persone si impadronirebbe dei risultati delle attività altrui cieche e dirette dall’esterno.” L'educazione, dunque, per Dewey non solo non deve essere appannaggio della classe dirigente, ma deve costituire una risorsa per tutta la popolazione, perché solo attraverso l'acquisizione di strumenti di lettura e comprensione del mondo che è possibile da parte di una comunità far fronte agli imprevisti che è costretta ad affrontare, evitando così la deriva autoritaria, ovvero l'eterodirezione della popolazione da parte di un'oligarchia esterna, che insorgerebbe approfittando dell'ignoranza o dell'incapacità della comunità nel far fronte al problema.

Soluzione quesito 3 | seconda parte traccia Scienze Umane Liceo Scienze Umane

Sono prevalentemente due le accezioni del concetto "cultura" nelle scienze umane. Un'accezione è strettamente sociologica e antropologica: "la cultura (...) è quell'insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro della società (Tylor) e una concezione positivist/pragmatista secondo cui al concetto corripsonde il significato di formazione individuale, ovvero di acquiszione di conoscenze pratiche e saperi che determinanol la possibilità di un essere umano di essere più o meno "colto". questa accezione di cultura come erudizione è alla base del significato di senso comune del termine "cultura".

Soluzione quesito 4 | seconda parte traccia Scienze Umane Liceo Scienze Umane

Ne La galassia Gutenberg McLuhan sottolinea l'importanza dei media nella storia umana, analizzando lo sviluppo e l'influenza in particolare della stampa sulla cultura occidentale.
Con l'avvento della stampa a caratteri mobili si compie definitivamente il passaggio dalla cultura orale alla cultura alfabetica.
La stampa è la tecnologia che ha dato il via ed ha permesso la modernizzazione. In Mc Luhan prevale un forte determinismo tecnologico, cioè l'idea che in una società la struttura mentale delle persone e la cultura siano influenzate dal tipo di tecnologia di cui tale società dispone.
Nel libro Gli strumenti del Comunicare McLuhan afferma che è importante studiare i media non tanto in base ai contenuti che essi veicolano, ma in base ai criteri strutturali con cui organizzano la comunicazione:"il medium per Mc Luahn corrisponde al messaggio, per cui il contenuto della comunicazione è mwno importante dell'autorevolezza di chi sta comunicando.
Ogni medium va quindi studiato in base ai “criteri strutturali” in base ai quali organizza la comunicazione; è proprio la particolare struttura comunicativa di ogni medium che lo rende non neutrale, perchè essa suscita negli utenti-spettatori determinati comportamenti e modi di pensare e porta alla formazione di una certa forma mentis.
McLuhan inoltre classifica come "freddi" i medium che hanno una “bassa definizione” e che quindi richiedono una “alta partecipazione” dell'utente, in modo che egli possa "riempire" e "completare" le informazioni non trasmesse; i media "caldi" sono invece quelli caratterizzati da un'alta definizione e da una scarsa partecipazione.
McLuhan definisce medium freddi (cioè a bassa definizione) la TV, il telefono, i film, i cartoni animati, la conversazione; viceversa definisce come caldi medium come la radio e la fotografia. Quella del "villaggio globale" è una metafora adottata da McLuhan per indicare come, con l'evoluzione dei mezzi di comunicazione, tramite l'avvento del satellite che ha permesso comunicazioni in tempo reale a grande distanza, il mondo sia diventato “piccolo” e abbia assunto di conseguenza i comportamenti tipici di un villaggio. Le distanze siderali che in passato separavano le varie parti del mondo si sono ridotte e il mondo stesso ha smarrito il suo carattere di infinuta grandezza per assumere quello di un villaggio.