Tema su bullismo e su cyberbullismo

Tema su bullismo e su cyberbullismo A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Tema sul bullismo e sul cyberbullismo: la guida con tante riflessioni e spunti per scrivere un testo argomentativo o un saggio breve su questo argomento

1Fase 0 – Riflessione iniziale

Tema su bullismo e cyberbullismo
Tema su bullismo e cyberbullismo — Fonte: istock

Il bullismo a scuola è senza dubbio un fenomeno di vecchia data. Il fatto che alcuni ragazzi siano frequentemente e ripetutamente molestati da altri è stato descritto in film, serie tv, e romanzi oltre che in numerosi articoli di giornale, e molti adulti lo hanno sperimentato direttamente, come emerge dai loro ricordi dei giorni in cui frequentavano la scuola. Sebbene molti siano a conoscenza del problema del bullismo, solo agli inizi degli anni Settanta ci si è impegnati in uno studio sistematico di tale fenomeno. È rimasto spesso nascosto, o è stato sottovalutato, per via del fatto che accade in spazi lasciati colpevolmente incustoditi o perché le vittime spesso non riescono a denunciare quanto subiscono. Molti, inoltre, restano a guardare e non aiutano il compagno in difficoltà a denunciare l’accaduto. La scuola, piccola grande comunità di ragazzi, è il palcoscenico ideale. Essendo difficile capire quale sia il confine tra un brutto scherzo e un’autentica azione violenta, solo negli ultimi decenni gli studiosi hanno affrontato con attenzione il problema. Prima di cominciare a scrivere, alcune domande.  

  1. Che cosa sai del bullismo?
  2. Quali possono essere le cause di questo fenomeno?
  3. A quali fenomeni o eventi associo il bullismo?
  4. Qual è il confine tra un brutto scherzo e un vero episodio di bullismo?
  5. Hai mai assistito a episodi che puoi ritenere di bullismo?

Adesso proseguiamo con la ricerca del materiale per scrivere un tema interessante sull’argomento. Le tue risposte serviranno per un confronto con il materiale che emergerà dopo le ricerche e un’analisi più approfondita.  

2Fase 1 – La storia, i documenti, alcuni spunti di riflessione

2.1Il fenomeno del bullismo

Il termine inglese “bullying” (di cui l’italiano “bullismo” è la traduzione letterale) è il più usato nella letteratura internazionale sull’argomento; il bullismo è un fenomeno affine al mobbing in ambito lavorativo e al nonnismo nell’esercito: fenomeni, pur distinti, estremamente simili. In termini generali, Dan Olweus definisce in questo modo il bullismo: «uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni». (D. Olweus, Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti, pp. 11-12), dove per “azioni offensive” s’intendono le situazioni in cui una persona infligge intenzionalmente o tenta d’infliggere un’offesa o un disagio a un’altra persona. Le azioni offensive possono essere perpetrate attraverso l’uso delle parole (per esempio minacciando, rimproverando, prendendo in giro o ingiuriando), sia ricorrendo alla forza o al contatto fisico, per esempio picchiando, spingendo, prendendo a calci, tormentando o dominando un altro. 

Talvolta, le azioni offensive possono essere perpetrate anche senza l’uso delle parole o del contatto fisico: beffeggiando qualcuno, con smorfie o gesti sconci, escludendolo intenzionalmente dal gruppo o rifiutando di esaudire le sue richieste (sempre Olweus, 1996). Il bullismo può essere perpetrato da un singolo individuo, il bullo, o da un gruppo; allo stesso modo le vittime possono essere individui o gruppi. In ambito scolastico è comunque in genere uno studente che si trova, magari suo malgrado, a vivere una condizione di isolamento dovuto a vari fattori: intelligenza, aspetto fisico, condizione sociale, cultura, religione e altri. È opportuno inoltre distinguere tra bullismo diretto, che si manifesta in attacchi aperti nei confronti della vittima, e bullismo indiretto, che consiste in una forma di isolamento sociale e in una intenzionale esclusione dal gruppo (Olweus, 1996). Nella definizione proposta da Olweus il bullismo risulta caratterizzato da tre dimensioni fondamentali:

  1. l’intenzionalità;
  2. la persistenza nel tempo;
  3. la dimensione del potere esercitato sulla vittima.
Il manifesto della campagna del fotografo Oliviero Toscani contro il bullismo
Il manifesto della campagna del fotografo Oliviero Toscani contro il bullismo — Fonte: ansa

In Italia l’inasprimento della violenza e delle attività criminose tra i giovani è uno dei fenomeni di maggior rilievo degli ultimi anni. Le ricerche sul bullismo nascono nel Novanta ad opera di Fonzi, ordinario di Psicologia dello sviluppo (Università di Firenze), e dei suoi collaboratori. Si è partiti dal presupposto che anche nel nostro paese, come negli altri paesi industrializzati, il fenomeno del bullismo sia presente e con discreta consistenza. La ricerca è partita nel maggio 1993 nelle città di Firenze e Cosenza, e da lì si è proseguito con studi sistematici. La ricerca condotta a Firenze e a Cosenza su 1.379 alunni delle ultime tre classi della scuola elementare e media sul fenomeno del bullismo ha dimostrato che i bambini e i ragazzi italiani sono peggiori di quelli europei ed extraeuropei. Gli studi successivi hanno poi dimostrato che nelle scuole elementari il numero di bambini vittime di regolari prepotenze, una o più volte alla settimana, oscilla dal 13% al 19%, nella scuola media attorno al 10-11%. Quel che accade è raccapricciante, sintomo di un’atmosfera dominata dalla violenza: Manuel, ragazzo disabile, viene usato come posacenere umano; a Piacenza un episodio di bullismo al femminile, più difficile da scovare, rispetto a quello maschile, ma ugualmente grave. Senza continuare all’infinito, leggiamo quanto riportato sul sito del Telefono Azzurro

Il fenomeno del bullismo è in crescita: secondo i dati raccolti da Telefono Azzurro nel biennio 2013-2014, a fronte di un totale di 3.333 consulenze su problematiche inerenti la salute e la tutela di bambini e adolescenti, le situazioni di bullismo e cyberbullismo riferite sono state 485, il 14,6% del totale. Analizzando l'andamento annuale degli interventi dell'associazione che riguardano questi episodi, si osserva che si è passati dall'8,4% del 2012, al 13,1% del 2013, per arrivare al 16,5% del 2014. I bambini e gli adolescenti coinvolti sono principalmente di sesso femminile e di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, anche se è presente un'alta percentuale di adolescenti. Il 10,2% dei bambini e adolescenti coinvolti è di nazionalità straniera. Secondo l’indagine “Osservatorio adolescenti” presentata da Telefono Azzurro e DoxaKids nel mese di novembre 2014, condotta su oltre 1500 studenti di scuole italiane di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, il 34,7% dei ragazzi ammette di aver assistito o di essere stato vittima di episodi di bullismo (alle medie ne è vittima il 30,3%, alle superiori la percentuale sale al 38,3%). La scuola risulta essere il luogo prevalente in cui è presente il bullismo (il 34,3% dei ragazzi intervistati, infatti, vorrebbe che la scuola offrisse più protezione da violenza o bullismo), ma non è l’unico: se, infatti, per il 67,9% degli intervistati gli episodi di bullismo si sono verificati nel contesto scolastico, il 10% del campione intervistato ha invece dichiarato di essere stato vittima di bullismo nell’ambiente sportivo (13,3% dei maschi vs 6% delle femmine).  

Il fenomeno viene continuamente studiato e la letteratura in proposito si avvale di contributi sempre più preziosi; sono numerosi i siti che danno consigli in proposito e che compiono ricerche importanti per lavorare anche alla prevenzione. Il fenomeno è crescente, ma crescente è anche l’attenzione degli istituti scolastici: a Torino, ad esempio, un caso di bullismo finisce dritto nelle mani dei Carabinieri. Le cose possono cambiare purché ci sia la volontà di farlo.

2.2Il cyber-bullismo, nuova frontiera del bullismo

Riflessioni per scrivere un tema sul cyberbullismo
Riflessioni per scrivere un tema sul cyberbullismo — Fonte: istock

L’era di internet e degli smartphone, dei social network e dei forum digitali, ha dato ulteriori armi in mano ai bulli, pronti a intuire le risorse della rete, come un luogo virtuale, ma concretissimo, dove compiere atti violenti. Per gli adolescenti delle società tecnologicamente avanzate, Internet rappresenta infatti un contesto di esperienze e socializzazione irrinunciabile. Tuttavia le nuove tecnologie nascondono lati oscuri, come ad esempio l’uso distorto e improprio che ne viene fatto per colpire intenzionalmente persone indifese e arrecare danno alla loro reputazione, facilitato dall’anonimato e dalla potenziale diffusione planetaria delle offese. A questo proposito, è stato coniato il termine “bullismo elettronico”  o “cyberbullismo” (cyberbullying nella letteratura anglofona) per definire un atto aggressivo, intenzionale, condotto da un individuo o un gruppo di individui usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel tempo contro una vittima. Il bullo può agire, ad esempio, pubblicando fotografie, video o informazioni private della vittima, divulgando maldicenze attraverso messaggi di testo con il cellulare o con la posta elettronica, oppure mettendo in atto minacce ripetute tramite il cellulare o gli strumenti elettronici. Nancy Willard ha proposto una distinzione tra vari tipi di cyberbullismo

  • Flaming: messaggi online violenti e volgari, spesso all’interno di un forum.
  • Molestie ("harassment"): invio ripetuto di messaggi di insulto.
  • Denigrazione: "sparlare" di qualcuno tramite pettegolezzi o voci per danneggiare la sua reputazione.
  • Sostituzione di persona ("impersonation"): farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi che compromettano la reputazione della vittima o le sue amicizie.
  • Rivelazioni ("exposure"): pubblicare informazioni o immagini private e/o imbarazzanti su un’altra persona.
  • Inganno: ("trickery"); pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate in segreto.
  • Esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per ferirla.
  • "Cyber-persecuzione" ("cyberstalking"): molestie e denigrazioni ripetute e minacciose.

Inoltre, analogamente al bullismo tradizionale, anche in quello elettronico si possono distinguere due forme: il bullismo elettronico diretto e il bullismo elettronico indiretto. La sua forma diretta riguarda una serie di atti aggressivi perpetrati dal bullo nei confronti della vittima senza l’uso di intermediari, mentre la forma indiretta si riferisce a quegli atti perpetrati “alle spalle” di qualcuno, attraverso la diffusione ad un vasto pubblico di informazioni ingiuste e spesso false, allo scopo di screditare la vittima. In questo senso sta prendendo piede, tristemente, il fenomeno che può essere definito “stupro virtuale”: accade quando vengono sottratte foto di ragazze dai loro profili Facebook e vengono condivise su chat private, dove si dà libero sfogo a qualunque tipo di offesa. Ci troviamo di fronte a cyber-bulli e cyber-vittime che presentano caratteristiche diverse dai bulli e dalle vittime off-line, poiché spesso la rete può diventare il luogo ideale dove compiere le proprie vendette. Dopotutto, una risorsa del cyberbullismo è costituita dall’anonimato, garantito e reso possibile dai nuovi media. Il secondo elemento di novità è la possibilità di svincolare il contenuto della comunicazione dalla dimensione corporea e dall’apparenza fisica. La terza novità risiede nel fatto che gli individui hanno la possibilità di esercitare un maggiore controllo sul tempo e luogo dell’interazione, estendendo la possibilità di scambi ben al di là della presenza fisica. Il quarto aspetto di novità, infine, è determinato dall’impossibilità di ottenere indici relativi all’interazione sociale, quali il contatto oculare o il tono della voce. 

Inoltre vi sono novità anche per quanto riguardano i ruoli di bullo e di vittima. Il mezzo elettronico non necessita di un potere mediato, ad esempio, dalla forza fisica, né di una intimidazione psicologica che deriva da una supremazia numerica o psicologica nei confronti della vittima. Infatti, anche una sola persona, nel chiuso della propria stanza e senza particolari doti fisiche, può compiere atti di bullismo su un numero illimitato di vittime con poche operazioni telematiche. Anche il contesto in cui si verifica il bullismo è differente: il bullismo tradizionale è stato ampiamente studiato e definito in contesto scolastico, in cui le relazioni sono quotidiane, faccia a faccia e determinano un forte stress per la vittima. In Internet, le relazioni sono sia con persone conosciute che con estranei e le molestie possono essere attuate ripetutamente o essere isolate e non determinare un forte stress nella vittima. Anche il tempo è differente: il bullismo tradizionale avviene principalmente nelle ore scolastiche, mentre nel bullismo elettronico le aggressioni continuano anche a casa e nei week-end. Infine, per quanto riguarda l’aspetto di intenzionalità legato all’atto aggressivo, se nel bullismo tradizionale è relativamente immediato leggere l’intenzionalità nelle azioni del bullo, nel bullismo elettronico la responsabilità può essere estesa e condivisa anche a chi semplicemente visiona un video e decide di inoltrarlo ad altri. Nelle scuole il problema sta cominciando a farsi sentire con sempre maggiore urgenza, data anche la difficoltà nel rilevarlo perché le vittime non denunciano la violenza subita.

2.3Idee e strategie per la prevenzione del bullismo e del cyber-bullismo

Il manifesto vincitore del concorso per la migliore campagna di comunicazione contro il bullismo realizzato dall'Istituto Professionale Statale A.Steiner di Torino
Il manifesto vincitore del concorso per la migliore campagna di comunicazione contro il bullismo realizzato dall'Istituto Professionale Statale A.Steiner di Torino — Fonte: ansa

I percorsi educativi per combattere il bullismo a scuola devono partire dalla riflessione di chi lavora sul campo, dall’iniziativa e dal coinvolgimento attivo del gruppo docenti. La legge sull’autonomia scolastica (DPR n. 275/1999) e il suo regolamento attuativo hanno decentrato alle singole scuole l’elaborazione del piano dell’offerta formativa (POF) come elemento costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche; l’autonomia si sostanzia di interventi “mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo” (art. 1). Il pericolo è però che il POF si trasformi in un assemblaggio dei diversi progetti o in vane parole. Per questo è importante muoversi per gradi, formare un gruppo di lavoro sul progetto, fare una prima rilevazione del fenomeno e consultare le diverse componenti della scuola, individuare i bisogni e le risorse disponibili, per costruire progressivamente un accordo di intenti che coinvolga a diversi livelli chi lavora, vive e partecipa alla comunità scolastica. La cultura della scuola si esplicita anche nell’organizzazione degli spazi. Vi sono luoghi dell’edificio che se vengono lasciati a se stessi, possono diventare teatro di istinti aggressivi e conflittuali. La maggior parte delle azioni di bullismo, infatti, si verifica in specifici ambienti condivisi come, per esempio, i bagni e le zone appartate del giardino della scuola. In questi spazi, è necessaria una supervisione particolarmente attenta. Un ruolo importante in questo campo potrebbe svolgerlo il personale ATA, che spesso si trova ad assistere agli episodi. Proprio per questo sarebbe utile una formazione comune e una collaborazione tra insegnanti e ausiliari per favorire uno scambio di informazioni e concordare finalità educative comuni. In ultimo, occorre una collaborazione tra scuola e famiglia, un dialogo costruttivo che crei le condizioni di ritrovare la serenità e l’accoglienza quando questa viene minacciata da gesti di violenza.

Soluzioni per risolvere il problema del bullismo
Soluzioni per risolvere il problema del bullismo — Fonte: istock

Per quanto riguarda il cyber-bullismo, il primo obiettivo da perseguire per la prevenzione, è aumentare la consapevolezza del problema tra gli adulti (insegnanti e genitori), che sono frequentemente poco a conoscenza del coinvolgimento dei ragazzi in questo fenomeno e delle sue possibili conseguenze negative. Ad un’aumentata coscienza della gravità di tale fenomeno dovrebbe accompagnarsi una maggior conoscenza e padronanza dei nuovi mezzi di comunicazione, che spesso risulta più carente negli adulti/educatori rispetto ai ragazzi, creando un divario generazionale nell’uso delle metodologie di comunicazione digitali. Un altro passo importante è includere esplicitamente il cyber-bullismo nelle politiche scolastiche anti-bullismo e nelle specifiche attività svolte nell’ambiente scolastico. Prevenire il bullismo elettronico a scuola significa prevedere attività mirate alla conoscenza e discussione sul problema del tutto analoghe a quelle utilizzate per il bullismo tradizionale. Inoltre, un contributo a un uso più adeguato delle tecnologie della comunicazione deriverebbe da un loro utilizzo più sistematico e guidato in aula come strumento di insegnamento e apprendimento, in modo da rendere i ragazzi consapevoli sia delle enormi potenzialità che dei potenziali rischi implicati nell’uso di ambienti virtuali come il World Wide Web.

3Fase 2 – La scaletta

Trattandosi, come abbiamo visto, di un argomento vasto e complesso, ti consiglio di fare una scaletta molto dettagliata.

  1. Introduzione.
  2. Presentazione dell’argomento: se stai svolgendo un saggio breve (testo argomentativo), devi presentare la tua tesi insieme all’argomento, in modo da indirizzare il lettore.
  3. Elaborazione dell’argomento, discussione degli articoli, discussione delle statistiche. Questo particolare punto puoi suddividerlo ulteriormente per argomenti.
  4. Proposte e conclusioni.

4Fase 3 – La stesura

4.1Introduzione

Come strutturare un tema su bullismo e cyberbullismo
Come strutturare un tema su bullismo e cyberbullismo — Fonte: istock

Cattura l’attenzione del lettore, invoglialo a leggere. Devi scegliere se utilizzare un’affermazione brusca, un dato statistico molto rilevante, un’immagine o un particolare fatto di cronaca. Dopo queste prime righe, presenta l’argomento in modo definitivo. Diciamo che il punto 1 e 2 (Introduzione-Presentazione dell’argomento) sono estremamente collegati

4.2Presentazione dell'argomento

Adesso presenta l’argomento, predisponendo tutti gli elementi di cui parlerai; cerca di far capire al lettore nel modo più chiaro possibile quale tesi vuoi dimostrare. Diciamo che questo è il momento di passaggio in cui sta chiudendo la fase introduttiva per poter poi scendere nell’elaborazione vera e propria del tema.

4.3Elaborazione dell’argomento

Beninteso, sei libero di esprimere tutte le idee che vuoi, ma devi sempre appoggiarti a dati statistici e ad articoli: devi evitare il sì perché sì e il no perché no. Comincia a sviscerare le cause del fenomeno che stai esaminando servendoti di tutti gli articoli e delle statistiche che hai trovato. Negli spunti che ti ho dato, negli articoli che trovi nei link, puoi trovare tante strade per interpretare il fenomeno: ricordati di citarli e di renderli problematici. Non copiare senza capire. Una volta che avrai inquadrato il fenomeno da tanti punti di vista, proponi delle soluzioni che abbiamo buon senso, che siano cioè attuabili.

4.4Conclusioni

Sei adesso alle conclusioni. Rileggi bene il tuo testo. Quali soluzioni hai proposto per incidere positivamente su questo fenomeno? In gran parte le conclusioni e le soluzioni coincidono. Quindi poi chiudere indicando una strada da seguire per tutti e per te stesso.

5Le guide per svolgere i temi

Devi svolgere altri temi? Di seguito trovi le guide di Studenti.it con tutti i consigli per sviluppare un elaborato che stupisca i professori: