Tema sull’arresto di Messina Denaro. Perché è importante? Riflessioni sulla mafia

Di Ilaria Giudice.

Tema sull’arresto di Messina Denaro il boss sanguinario di Cosa Nostra, superlatitante dall’estate del 1993. Messina Denaro era l’unico boss rimasto in libertà a conoscere tutti i segreti delle stragi di Falcone e Borsellino. Riflessioni sul fenomenodella mafia.

L'arresto di Matteo Messina Denaro

L'arresto
L'arresto — Fonte: getty-images

Lunedì 16 gennaio 2023, nel centro di Palermo, mentre era in day hospital alla clinica Maddalena, è stato arrestato Matteo Messina Denaro, soprannominato Diabolik, il boss sanguinario di Cosa Nostra, superlatitante dall’estate del 1993 (quando venne emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti) ovvero da ben trent’anni. Per tre decenni il capomafia è sfuggito alla giustizia, ma ora finalmente è stata messa la parola fine alla sua latitanza da record, quasi eguagliata da Totò Riina, il Capo dei Capi, arrestato dopo 23 anni di fuga, e vicina a quella di Bernardo Provenzano che riuscì a non farsi “beccare” per ben 43 anni. Ma perché la cattura di Matteo Messina Denaro è così importante?

Chi è Matteo Messina Denaro?

La notizia ha fatto il giro del mondo ed è stata tra le più lette sui giornali internazionali. Se ne è parlato in America, in Francia, in Inghilterra; addirittura il Bangkok Post le ha dedicato un lungo articolo.

Matteo Messina Denaro com'è oggi
Matteo Messina Denaro com'è oggi — Fonte: getty-images

Insomma, si tratta chiaramente di una notizia storica che interessa tutti anche perché Messina Denaro era l’unico boss rimasto in libertà a conoscere tutti i segreti delle stragi del 1992, quelle in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino - conosciute come Strage di Capaci e Strage di Via Amelio - e delle quali fu uno dei mandanti. Falcone e Borsellino, ben consapevoli dei rischi che stavano correndo, si dedicarono anima e corpo alla lotta contro la mafia, sacrificando tutto, anche la loro vita, in nome della libertà e della giustizia.

Messina Denaro è ritenuto responsabile poi anche delle stragi avvenute nel 1993:

  • a Firenze, nella notte tra il 26 e 27 maggio, quella di via dei Gergofigli, nella quale persero la vita cinque persone;
  • a Milano il 27 luglio, in via Palestro, quando un’autobomba esplose davanti al Padiglione di arte contemporanea provocando la morte di cinque persone e il ferimento di altre dodici;
  • a Roma, dove sempre il 27 luglio a 40 minuti di distanza dall’esplosione a Milano, scoppiarono due ordigni di Cosa Nostra, uno davanti alla Basilica di San Giovanni e l’altro nei pressi del Campidoglio e dei Fori Imperiali, all’esterno della chiesa di San Giorgio al Velabro.

Le esplosioni nella Capitale non fecero vittime, ma ci furono feriti. Messina Denaro si è inoltre macchiato le mani di sangue con decine di omicidi, compreso quello del giovanissimo Giuseppe Di Matteo, figlio di un ex mafioso e collaboratore di giustizia, che venne rapito nel tentativo di dissuadere il padre a parlare, e poi ucciso, scioltonell’acido. Messina Denaro stesso, come riportano alcune testate giornalistiche, si sarebbe vantato di aver “riempito un cimitero da solo”.

Il simbolo della vittoria dello Stato

L’arresto di Messina Denaro, dunque, rappresenta il simbolo della vittoria dello Stato - intesto come popolo italiano - contro le mafie, contro l’omertà. Il 16 gennaio 2023 la legalità e la giustizia hanno trionfato, mentre quel sistema violento è stato messo a tacere. C’è un video del giorno della cattura in cui si vedono i cittadini esultare e ringraziare i Carabinieri responsabili dell’arresto, in un clima di pura gratitudine verso coloro che non si sono mai arresi, che hanno combattuto giorno dopo giorno, per anni, affinché giustizia venisse fatta. Il popolo ha tirato un sospiro di sollievo, ha avuto il sentore di essere protetto, di potersi fidare dello Stato. I cittadini hanno avuto la prova che la mafia può essere sconfitta, che il clima in cui operava trent’anni fa oggi è, in parte, cambiato. È importante che le persone provino queste sensazioni perché la criminalità organizzata di stampo mafioso si combatte così, insieme, senza avere paura, con il coraggio di denunciare, senza girare lo  sguardo altrove. Loro, i mafiosi, sono pochi, noi, invece, siamo tantissimi e siamo più forti.

Una cattura storica

Per comprendere la storicità di questa giornata basti questo: Pino Maniaci, editore di Telejato, la tv siciliana famosa per aver portato avanti coraggiosissime inchieste sulla mafia, aveva promesso che il giorno in cui sarebbe stato arrestato Messina Denaro, si sarebbe tagliato i folti baffi, che portava da cinquant’anni.

Così ha fatto, in diretta, svelando un volto sconosciuto anche a lui stesso, evidentemente commosso. Il simbolo, questo, di una Sicilia che ha vissuto e vive tuttora in modo intimo e personale uno dei fenomeni più odiosi e striscianti di questo mondo: la mafia.

Pino Maniaci, direttore di Telejato
Pino Maniaci, direttore di Telejato — Fonte: getty-images

La cattura di uno dei più importanti responsabili delle stragi di mafia è certamente una notizia storica, che fa esultare. Ma c’è il tempo dei festeggiamenti e quello della riflessione. La gente, giustamente, vuole di più. Alcuni palermitani, infatti, un paio di giorni dopo l’arresto, si sono ritrovati davanti al comando della Legione Carabinieri di Sicilia, per dimostrare vicinanza e sostegno alle forze dell’ordine impegnate, ma anche manifestando la volontà di vederci ancora più chiaro. La speranza di tanti di loro è che Messina Denaro adesso parli, collabori con la giustizia e sveli tutti quelle verità che per decenni sono state taciute. I cittadini onesti vogliono sapere. Sono emozionati, dicono sia un momento toccante, ma affermano anche di pretendere e di meritare di più.
Sanno che la battaglia non finisce qui, sanno che il boss è stato coperto dall’alto e vogliono che si indaghi su questo.

La protezione del potere pubblico

Della stessa idea sono in effetti anche Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo e il magistrato Sebastiano Ardita, che sono certi che Messina Denaro abbia goduto della protezione del potere pubblico. Non si spiegherebbe altrimenti come abbia fatto a vivere per trent’anni a Palermo, riuscendo addirittura, come hanno dichiarato alcuni pentiti, ad assistere a una partita allo stadio, come niente fosse. Adesso le indagini, da quello che si apprende, punteranno proprio a questo, a capire chi ha fatto parte di questa incredibile rete di contatti che hanno permesso al superlatitante di farla franca per trent’anni.

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