Tema sulla diversità come ricchezza

Tema argomentativo sulla diversità come ricchezza: esempio di tema svolto sulla diversità e il modo in cui può essere una ricchezza per la società

Tema sulla diversità come ricchezza
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TEMA SULLA DIVERSITÀ

Tema sulla diversità come ricchezza
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Parlando di diversità e di uguaglianza, l’assunto da cui partire è unico: la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, per cui gli uomini sono tutti uguali, cioè hanno tutti gli stessi diritti. Il diritto alla vita, alla salute, al rispetto, alla libertà di realizzarsi secondo i loro desideri, di esprimere le loro opinioni, di scegliere la loro religione: tutti sono diritti imprescindibili non soggetti a differenze. In sostanza, non possono essere messi in discussione.

Se questi sono i principi di base, però, va anche detto che l’unicità dell’individuo, nella pratica quotidiana, va rispettata.
Essere uguali non significa assomigliarsi, pensare, parlare, vestirsi, comportarsi tutti nello stesso modo.
Si può dire, in un certo senso, che esercitare la propria individualità – e dunque la propria unicità rispetto agli altri – sia un diritto come gli altri.

Spesso, però, nel quotidiano, la diversità non viene considerata una ricchezza, ma una forma di inferiorità. Essere diversi significa essere inadeguati, inadatti, infelici, persino. E il diverso, spesso, diventa un nemico.
D’altro canto, ha senso osservare le cose da una duplice prospettiva: se gli altri sono diversi ai nostri occhi, noi siamo diversi agli occhi degli altri.

Lo si può essere per aspetto fisico, carattere, capacità e talento – e questi sono fattori puramente personali – ma anche e soprattutto per strato sociale, per condizioni economiche e per opportunità. Tutti fattori tangibili di diversità, che vanno riconosciuti e compresi perché si possa perseguire l’uguaglianza di diritto anche e soprattutto in questi casi. Per farlo, è necessario evitare di trattare in modo identico persone che in realtà non lo sono, ma riservare un trattamento adeguato alle condizioni di ciascuno, tenendo conto delle reali diversità tra le persone.

DIVERSITÀ E DISCRIMINAZIONE

Parlare di diversità apre anche un altro discorso: quello sulla discriminazione. Discriminare il diverso, soprattutto se in caso di bisogno, è frequente e in qualche modo connaturato alla natura umana, che in caso di paura reagisce negativamente rifiutando quello che percepisce come un pericolo. A chi non è mai capitato di obbedire all’istinto di fuggire, per fastidio e paura, da chi si trova in uno stato di bisogno?

Ma non solo: in caso di lingua, religione, abitudini e mentalità diverse dalle nostre, si intensificano anche le tensioni sociali.

Ad acuire queste tensioni e a fornire il pretesto della discriminazione ci possono essere varie circostanze: trasgressioni più o meno gravi, difficoltà ad adattarsi alle regole della nostra vita civile e, nei casi peggiori, furti e azioni criminali. Il tutto contribuisce ad accentuare lo sdegno, il pregiudizio e la paura.

DIVERSITÀ E RUOLO DEI MEDIA

Su questa paura agiscono anche i media, che per attirare lettori e consensi spesso derogano dalle regole che la deontologia professionale richiederebbe. È il caso di titoli sensazionalistici in cui, ad esempio, nel caso di un incidente stradale, è frequente inserire la provenienza del guidatore che ha provocato lo scontro.

Un dettaglio del tutto irrilevante ai fini della notizia, ma che senz’altro provoca nel lettore uno sdegno e un’attenzione che altrimenti si otterrebbe con molta più difficoltà.

Non solo: se chi ha provocato l’incidente è straniero, l’indicazione della sua provenienza geografica ha la conseguenza di indurre i lettori ad associare un evento tragico o comportamenti illegali o irresponsabili a un particolare gruppo etnico.

DIVERSITÀ E DISABILITÀ

La diversità può essere anche associata a una disabilità di tipo fisico. In questo caso la reazione più frequente in chi non si considera tale è quella di provare disagio di fronte a qualcuno cui la vita ha riservato una sorte che un domani potrebbe riservare a noi o che il fato avrebbe potuto assegnarci.

Ecco perché di fronte ad una diversa abilità fisica o anche mentale si tende a girare lo sguardo, ad evitare il contatto.

Proviamo inoltre paura nei confronti di chi è portatore di una cultura diversa che potrebbe destabilizzare la nostra.

Sono “diversi” e quindi esclusi ed emarginati dalla società gli immigrati, gli omosessuali, i malati di mente, i portatori di handicap, i perdenti in genere, al punto che è frequente tra gli adolescenti considerare diverso in quanto “sfigato” chi non imbroglia, chi non eccede, chi non veste alla moda, chi non entra nella taglia 40, chi non frequenta il giro considerato “giusto”.

Nella storia dell’uomo la diversità è stata spesso trattata con sospetto, ma è da essa che sono nate le maggiori innovazioni culturali e sociali. Possiamo dire, in un certo senso, che la diversità sia parte della storia dell’umanità, anche se spesso si tende a dimenticarlo.

La diversità è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita, necessità. Il primo passo per riuscire ad integrare davvero la diversità nella nostra quotidianità è forse quello di cominciare a considerarla non solo come un elemento da tollerare, ma soprattutto come un bene da tutelare.

La diversità degli uomini può essere occasione di crescita e arricchimento: se fossimo tutti uguali non potremmo cogliere l’occasione di domandarci da cosa derivino le nostre differenze alimentari, i nostri credo religiosi e via dicendo. Con chi potremmo confrontarci altrimenti?

Ma le differenze possono passare anche per questioni più materiali.

Due persone possono percepire lo stesso reddito ma vivere in circostanze tali per cui, a parità di reddito, l’una abbia opportunità diverse dall’altra: con uguali opportunità si potrebbero avere redditi diversi, con uguali redditi ricchezze diverse e con uguali ricchezze differenti felicità.

E questo perché? Perché popolazioni diverse hanno diversi parametri di misura della felicità

Gli esseri umani sono tanti e vari. Le diverse usanze dipendono da fattori ambientali e culturali. Per questa ragione, trattando in modo uguale persone diverse si arriverebbe a conseguenze non egualitarie, e lo Stato deve considerare questo fattore nella costruzione di una società.

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