Teatro europeo del Seicento: storia, caratteristiche, opere teatrali

Teatro europeo del Seicento:  storia, caratteristiche, opere teatrali A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Teatro barocco italiano, spagnolo, francese e teatro inglese di epoca elisabettiana:i mille volti del teatro europeo del Seicento

1Il teatro del Seicento: caratteristiche generali

Ritratto del "bardo", William Shakespeare. I suoi drammi sono l'emblema del teatro inglese del '600, che prende il nome di Elisabettiano
Ritratto del "bardo", William Shakespeare. I suoi drammi sono l'emblema del teatro inglese del '600, che prende il nome di Elisabettiano — Fonte: getty-images

Il Seicento è noto come il secolo del teatro e non sorprende che esso sia parimenti un periodo di grande agitazione culturale e sociale, poiché «si pongono le basi teoriche del teatro moderno come teatro della rappresentazione, della simulazione, dell’illusione e come luogo di applicazione di nuove tecniche della visione; ma soprattutto come luogo che accoglie ogni fantasia ogni garanzia di un momentaneo sollievo alla precarietà del mondo, alla crisi delle certezze» (Angelini).  

È un periodo di crisi in cui le grandi certezze cosmiche dell’Umanesimo sono annientate dal nuovo che procede, stravolgendo ogni visione consolatoria della realtà; non ci sono regole a cui affidarsi.  

1.1Teatro barocco: temi e protagonisti

Il Barocco, parola dall’etimologia ambivalente e incerta, rimanda a un particolare gusto per la deformità e la meraviglia. La prima, in particolare, è uno dei concetti chiave, dal momento che si è passati dalla lucente linearità cinquecentesca a una realtà «mostruosa» e cangiante. In questo senso il teatro, attraverso l’osservazione dell’immagine riflessa sulla scena, come lo scudo di Teseo, permise agli uomini di quel periodo di guardare la loro Medusa negli occhi senza restarne pietrificati.  

Il teatro poté così esprimere le grandi inquietudini umane e insieme il desiderio di ordine, cercando di arrivare a un momento catartico, purificatorio, come nell’antica concezione greca. Per questo motivo non stupisce che le grandi stagioni teatrali della letteratura occidentale siano state proprio tre momenti di fortissima crisi:    

Anche nel Seicento i grandi eroi tragici nel teatro devono fare i conti con la tracotanza, la sete di potere e tutte le più viscerali passioni umane: ne è un esempio il personaggio di Don Giovanni, ideato da Tirso de Molina. Il Don Giovanni di Molina rappresenta «l’aspirazione al potere, la forza della “Ragion di Stato” (seppure applicata questa volta al sesso e alla figura della donna) che percorrono il secolo» (Luperini). Riflettendo il pubblico come in uno specchio, la scena teatrale permette di osservare da vicino la mostruosità delle vicende umane e il loro incessante affannarsi alla ricerca di un senso.  

1.2Teatro del Seicento: sintesi del Barocco

Tra luci e ombre, finzione e realtà, sogno e incubo, tra specchi e maschere che duplicano o nascondo le chiavi del reale, il teatro sembra proporsi come la forma d’arte che meglio sintetizza il Barocco e la sua inquietudine esistenziale. «Che è la vita? Frenesia. / Che è la vita? Un’illusione, / solo un’ombra, una finzione, e il maggior bene, un bisogno / del nulla, la vita è un sogno, / e i sogni sono». La vita appare inconsistente e tutto procede in un’inesausta, rapidissima fuga. Si contempla una realtà disordinata, deformata, appunto.   

Il fluire del tempo suggerisce di continuo il memento mori, allegorizzato da scheletri, clessidre e rose avvizzite. «Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni», dice enigmatico Prospero ne La Tempesta di William Shakespeare. L’uomo non è che il racconto di sé stesso e svanisce come un sogno al mattino, come nel silenzio svanisce una parola, o come un attore svanisce dietro le quinte. Per un attimo è potente, ma il suo destino è il nulla.    

2Il teatro del 1600 in Italia

La tradizione teatrale italiana subisce una singolare curvatura durante il Seicento, poiché l’attenzione della Chiesa a contrastare con ogni mezzo tematiche licenziose e poco ortodosse frustrò la fioritura del teatro come istituzione statale (come in Francia o in Inghilterra), ma lo favorì altrove. Pochi gli autori teatrali:   

  • Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1646), che scrisse la Tancia (1612) e la Fiera (1618);
  • Giovan Battista Andreini (1576-1654), che divise la sua produzione tra l’ambito religioso e quello comico.

Il punto di svolta non è però la prosecuzione della commedia cinquecentesca (come la Mandragola di Machiavelli), quanto l’affermazione di due nuovi generi teatrali:   

  • la Commedia dell’Arte, basata sull’improvvisazione, con maschere e tipi fissi, con lazzi e gag acrobatiche, affidata alle piazze e ai primi rudimentali teatri
  • il Melodramma o «dramma per musica», fondato dalla Camerata de’ Bardi, che vide il suo massimo splendore con Claudio Monteverdi. Era rivolta ad ambienti più eletti come corti o accademie.

Entrambi i generi furono a loro modo rivoluzionari e trionfarono nelle grandi città come Venezia, Firenze, Roma e Napoli. In particolare il melodramma diede avvio a quella spiccata tendenza tutta italiana all’opera lirica.    

Per ritrovare il teatro di prosa dobbiamo aspettare Carlo Goldoni e la sua riforma teatrale. Tuttavia uno dei più grandi autori teatrali del Seicento italiano è Federico della Valle, riportato all’attenzione della critica da Benedetto Croce nel 1929. Del tragediografo astigiano ci restano tre opere: Iudit (1627), Ester (1627) e La Reina di Scotia (1628), ispirato a Maria Stuarda.    

Successivamente, nella seconda metà del Settecento, sarà Vittorio Alfieri a riproporre la tragedia al pubblico italiano. Sempre sulla scia di tematiche inglesi è da segnalare il Cromuele di Girolamo Graziani (1604-1675), ispirata a Oliver Cromwell.    

3Il teatro spagnolo del 600: caratteristiche del siglo de oro

il drammaturgo spagnolo Pedro Calderon de la Barca, autore de La vita è sogno
il drammaturgo spagnolo Pedro Calderon de la Barca, autore de La vita è sogno — Fonte: getty-images

Pur succube dei dettami controriformistici, il teatro spagnolo era un patrimonio comune a tutti i ceti sociali; il pubblico del teatro era vasto e differenziato: «nel teatro circolava insomma una cultura nazionale ricca e varia, che poteva essere nello stesso tempo popolare, borghese, aristocratica» (Luperini).  

Ai vertici del teatro spagnolo si colloca l’opera di Lope De Vega (1562-1635), la cui ingente produzione drammatica è basata sul forte dinamismo delle trame e degli intrecci: con lui si rompono le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione e cade anche (come in Shakespeare) la netta distinzione tra commedia e tragedia.  

Un altro importante drammaturgo è Tirso de Molina (1579-1648), che, fatte proprie le arditezze strutturali e formali del suo predecessore, cerca tuttavia una maggiore profondità e finezza psicologica, confondendo il piano comico-avventuroso con quello edificante

Il terzo grande autore spagnolo è Pedro Calderón de la Barca, teologo, militare e sacerdote, divenuto in giovinezza drammaturgo di corte e autore di un’imponente produzione drammatica. È ritenuto il più grande drammaturgo del Secolo d’oro [Siglo de oro] spagnolo che propone al pubblico opere più astratte e allegoriche, quasi borgesiane

Geniale e inquietante è la sua opera Il grande teatro del mondo, che si avvicina per significato all’opera sopramenzionata La vita è sogno. In quest’opera si assiste a un audace tentativo di metateatro: l’autore chiede al Mondo di imbastirgli uno spettacolo. Ci sono, sul palco, due porte: la Culla e la Tomba. L’allegorismo è particolarmente esplicito e rimanda al memento mori, al ricordo della fuggevolezza del tempo e all’inconsistenza della vita, osservata solo come rappresentazione. Infatti sette personaggi allegorici entrano dalla Culla e, dopo avere improvvisato come meglio possono, spariscono, entrando nella Tomba. 

4Il teatro del '600 in Francia

Jean-Baptiste Molière è uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi. Nel teatro francese fu autore di commedie di stampo laico e progressista.
Jean-Baptiste Molière è uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi. Nel teatro francese fu autore di commedie di stampo laico e progressista. — Fonte: getty-images

In Francia la tradizione teatrale era meno sviluppata rispetto all’Inghilterra e alla Spagna. C’era un solo teatro a Parigi, l’Hôtel de Bourgogne, fondato nel 1547. Era un luogo frequentato dalle classi subalterne, poiché gli aristocratici attendevano alle rappresentazioni allestite nei palazzi nobiliari. Tuttavia a partire dal 1629, con un forte incoraggiamento della monarchia francese, si crearono le prime compagnie stabili di attori.   

Rapidamente il teatro divenne un’istituzione che coinvolse tutte le classi sociali; con due grandi commediografi quali Mòliere e Racine, durante il regno di Luigi XIV, la letteratura francese cominciò a esercitare un’egemonia straordinaria in tutta Europa.   

Rappresentazione teatrale nel '600
Rappresentazione teatrale nel '600 — Fonte: istock

Il fondatore del teatro francese fu Pierre Corneille (1606-1684), capace di riprendere temi dell’antichità classica come in Medea (1636) o della tradizione medievale europea come il Cid (1636).  

Con Racine (1639-1699), invece, che rompe con la sua formazione giansenista (pur continuando a sentirne la suggestione), arriviamo a una svolta classicistica, sul piano sia formale sia contenutistico. Ad esempio, nella Fedra assistiamo a una castigazione del linguaggio che corrisponde a una frustrazione della passione e del desiderio: ecco il ritorno delle inquietudini. Gli eroi raciniani sono vittime della passione: «Consapevole dei limiti dell’uomo, Racine indaga la violenza e la contraddittorietà delle pulsioni più profonde e proibite» (Luperini).  

Molière, invece, nelle sue commedie esprime posizioni laiche e progressiste e tenta di liberare il pubblico dai condizionamenti di una morale eccessivamente repressiva. Con lui il teatro francese arriva al massimo splendore.  

5Il teatro del '600 in Inghilterra: caratteristiche del teatro elisabettiano o shakespeariano

Il Globe Theatre, ricostruito a Londra nel 1996, ricalca nella forma e nella struttura quello che fu l'antico teatro che ospitava i drammi shakespeariani nel '600.
Il Globe Theatre, ricostruito a Londra nel 1996, ricalca nella forma e nella struttura quello che fu l'antico teatro che ospitava i drammi shakespeariani nel '600. — Fonte: getty-images

In Inghilterra il teatro del Seicento prende il nome di elisabettiano, poiché per tradizione si fa coincidere con il regno di Elisabetta I d’Inghilterra e di Giacomo I (1558-1625). Tuttavia, estendendo la periodizzazione, possiamo arrivare alla più generica dicitura di Teatro rinascimentale inglese e la data salirebbe al 1642, anno in cui si chiusero i teatri, sotto il regno di Carlo I.   

Parliamo di Rinascimento inglese, poiché esso esprime, pur idealizzato, un momento di armonia raggiunto dopo gravi anni di squilibri; ma essendo più tardivo rispetto al Rinascimento italiano, coincidendo invece con il Barocco europeo, esso ha un immaginario incline al chiaroscuro e al macabro.   

Assieme al nome di Elisabetta I fa capolino, imperante, quello di William Shakespeare (1564-1616), massimo autore teatrale inglese di quel periodo nonché uno dei più grandi geni della letteratura di tutti i tempi, che merita un particolare approfondimento. Gli attori si riunivano in compagnie, ponendosi al servizio della nobiltà. Apprezzatissimi nelle corti, potevano addirittura essere merce di scambio o svolgere mansioni tutt’altro che teatrali, come quelle di informatori e di spie.  

A partire dal 1565 si moltiplicarono le costruzioni dei teatri e si affermò pienamente il ruolo dell’impresario teatrale. Lo spazio teatrale, prima piccolo e ristretto, trovava ora un respiro maggiore e un’architettura più funzionale: nel 1567 fu costruito il Red Lion che divenne il prototipo degli altri teatri, quali il Rose (1587), lo Swan (1595), il Globe (1599, teatro shakespeariano per eccellenza) e altri. 

Tra i principali drammaturghi, oltre a Shakespeare, già menzionato, abbiamo Ben Jonson (1572-1637) e Christopher Marlowe (1564-1593), celebre per il Doctor Faustus.  

Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.

William Shakespeare, Il mercante di Venezia