Tancredi e Ghismunda: riassunto della novella del Decameron di Giovanni Boccaccio

Di Redazione Studenti.

Riassunto di Tancredi e Ghismunda, novella del Decameron di Boccaccio raccontata da Fiammetta nel corso delle quarta giornata, con re Filostrato

TANCREDI E GHISMUNDA, RIASSUNTO

La peste a Firenze, il contesto entro cui si sviluppa il Decameron
La peste a Firenze, il contesto entro cui si sviluppa il Decameron — Fonte: getty-images

Tancredi e Ghismunda è la prima novella della quarta giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio, che ha come re Filostrato e come narratrice Fiammetta. Il tema scelto da Filostrato è quello di coloro li cui amori ebbero infelice fine.

La novella racconta la storia di Tancredi, principe di Salerno, e di sua figlia Ghismunda.

Tancredi è un buon sovrano, ma ha nei confronti di sua figlia un amore assoluto, al punto che aspetta a lungo prima di darla in sposa e, quando resta vedova dopo un anno, trovarle un nuovo marito.

Soffrendo per l’isolamento cui il padre la costringe, Ghismunda decide di trovarsi un amante: si innamora di uno dei valletti del padre, di classe inferiore ma di animo nobile: Guiscardo.

I due danno inizio a una storia d’amore intensa e segreta. Un giorno, però, Tancredi entra nella stanza della figlia, e, non trovandola, si addormenta dietro al baldacchino. Ma quando si sveglia, Ghismunda e Guiscardo sono insieme: per evitare scandali e imbarazzi, Tancredi decide di non rivelare la sua presenza. Il giorno dopo, però, fa arrestare Guiscardo e gli chiede il perché di un simile oltraggio. Guiscardo gli risponde con una frase che ricorda quella pronunciata da Francesca nella Divina Commedia: Amor può troppo più che né voi né io possiamo.

Tancredi comunica perciò a sia figlia l’arresto di Guiscardo e le fa sapere che a breve deciderà anche le sue sorti. Ghismunda allora, temendo che Guiscardo sia stato comunque già ucciso, rivela al padre il suo amore, e, quanto alle umili origini del suo amante, sostiene che l’uomo sia ben più nobile d’animo di tutti i nobili che frequentano la corte. Inoltre fa sapere a Tancredi che è sua intenzione togliersi la vita qualora Guiscardo dovesse essere ucciso.

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Tancredi, colmo di rabbia e non credendo alle parole della figlia, uccide l’amante e fa portare a Ghismunda una coppa d’oro con il suo cuore all’interno. Accompagna poi la coppa con una frase di augurio: potersi consolare col cuore di colui che aveva amato di più, proprio come lui si era procurato gioia con il cuore del suo più grande amore, cioè sua figlia.

Ghismunda, che aveva previsto le mosse del padre, gli fa portare i suoi ringraziamenti. Dopodiché versa del veleno che aveva preparato sul cuore dell’amato e si uccide. Quando Tancredi arriva, la trova in punto di morte: le sue ultime parole gli chiedono di non versare lacrime per lei e, se il padre l’avesse davvero amata, di essere sepolta assieme a Guiscardo.

Dopo aver a lungo pianto, Tancredi, con grandi onori, li fa seppellire insieme.