Tamara de Lempicka: vita, opere e stile

Biografia, opere e stile di Tamara de Lempicka, pittrice polacca appartenente alla corrente dell'Art Déco, famosa per i suoi ritratti eleganti e sensuali e per aver condotto una vita anticonformista.
Tamara de Lempicka: vita, opere e stile
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1Chi è Tamara de Lempicka?

Tamara de Lempicka
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Tamara de Lempicka, nata Maria Gurwik-Górska (1898-1980), fu una delle artiste donne più importanti dei primi anni del Novecento in Europa. Oltre ad essere considerata una delle esponenti dell’Art Déco, Lempicka realizzò delle opere che rispecchiavano il gusto borghese del Primo Dopoguerra.       

L’arte della pittrice, ossia sensuale, raffinata e inconfondibile, e il suo stile di vita, cioè anticonformista, lussuoso e libertino, resero la figura di Lempicka l’icona femminile della Parigi sfavillante degli Anni Venti.       

2Biografia

2.1Giovinezza

Tamara de Lempicka con un cappello disegnato da Rose Descat, Parigi. Fotografia del 1932
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Nonostante dichiarasse di esser nata a Varsavia, Maria Gurwik-Górska nacque il 16 maggio 1898 a Mosca, figlia di  Malvina Decler, una polacca di nazionalità russa, e di Boris Gurwik-Górski, un ricco ebreo russo. Quest’ultimo abbandonò la famiglia quando Maria era ancora piccola.

La giovanissima Lempicka studiò prima tra la Svizzera e la Polonia. Successivamente nel 1907, nel viaggio tra l’Italia e la Francia con l’amata nonna Clementine, Lempicka si appassionò alla pittura, impadronendosi della tecnica degli acquerelli.

Lempicka tornando in Russia conobbe a San Pietroburgo il giovane avvocato di nobile famiglia Tadeusz Lempicki (1889-1950), con cui si sposò nel 1916. Nello stesso anno nacque loro figlia Kizette de Lempicka-Foxhall (1916-2001), spesso protagonista in diversi quadri della madre.

2.2Esordi

A causa della Rivoluzione Russa, la famiglia Lempicki, come tanti altri russi, fu costretta a lasciare la madrepatria. I Lempicki si stabilirono a Parigi nel 1918 da esuli e senza soldi. Nonostante le difficoltà del periodo, Lempicka si prefissò di affermarsi come artista professionista.

Per mantenersi inizialmente Lempicka lavorò come disegnatrice di cappelli e contestualmente seguì dei corsi di pittura. La svolta della futura artista avvenne quando iniziò a frequentare gli atelier di Maurice Denis (1870-1943) e di André Lhote (1885-1962).  

Sotto la guida e l’influenza dei suoi maestri Lempicka sviluppò uno stile così ricco, ricercato e personale che riuscì ad esporre al Salon d’Automne del 1922, la sua prima mostra in assoluto.

2.3Fama e successo

Due opere di Tamara de Lempicka: Ritratto della duchessa de la Salle (al centro) e Portrait de Marjorie Ferry (a destra)
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Partecipando a una mostra dopo l’altra, Lempicka divenne sempre più celebre affermandosi soprattutto come ritrattista. I soggetti principali delle sue opere erano le donne parigine moderne e borghesi. Nel 1928 si tenne la sua prima mostra personale presso la galleria Bottega di Poesia a Milano.  

Parallelamente alla vita artistica, Lempicka si introdusse nei salotti parigini, organizzando e partecipando a feste sontuose, sempre abbigliata fastosamente e alla moda. La pittrice fu soprannominatala baronessa con il pennello”, proprio per i suoi atteggiamenti aristocratici.

Lempicka si costruì e alimentò il proprio personaggio nel segno della mondanità e dalla vita sfrenata: al di là dello stile di vita lussuoso, la pittrice aveva molti amanti di entrambi i sessi e faceva uso di stupefacenti. Nel 1928 Lempicka divorziò dal marito per poi legarsi e risposarsi nel 1933 col barone Raoul Kuffner de Diószegh (1886-1961).

2.4Ultimi anni

Tamara de Lempicka, in a dress di Marcel Rochas. Parigi, 1931 circa. Foto di D'Ora
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Dopo molti viaggi in Europa, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1939, Lempicka e il suo secondo marito si trasferirono negli Stati Uniti: prima a Beverly Hills, poi a New York dove continuò a dipingere per poi spostarsi nel 1961, a seguito della morte del barone, a Houston

Dalle opere degli anni americani si nota come la forza ispiratrice di Lempicka si va pian piano affievolendo: anche le sue sperimentazioni astratto-espressioniste furono respinte dalla critica. Lempicka si ritirò dall’attività artistica trasferendosi a Cuernevaca, in Messico, per poi morire nel 18 marzo 1980

3Stile

3.1Modelli

Tamara de Lempicka
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La giovane allieva Lempicka assimilò dal suo maestro Maurice Denis l’esigenza di Stile e di decorazione, al fine di raggiungere l’istanza superiore della grandiosità e della perfezione dell’immagine.

Mentre Lempicka apprese la lezione dell’intelligenza plastica dal maestro André Lhote prestando attenzione a due elementi: la linea, adottando una costruzione scultorea, e la gamma cromatica, utilizzando al massimo tre colori e le loro sfumature, rivestite da una esteriorità raffinata e da espressioni e gesti severi e ricercati.

I molti viaggi in Italia contribuirono al bagaglio visivo di Lempicka: in particolare l’artista polacca desunse dalle opere del pittore rinascimentale Pontormo (1494-1557) le pose. Anche l’artista francese Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867) fu un modello d’ispirazione significativo.

3.2Caratteristiche

Donna in abito giallo di Tamara de Lempicka, 1929
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Lempicka non è solamente aggiornata sulle novità delle principali avanguardie pittoriche degli inizi del Novecento, ritraendo le forme sintetiche dal Cubismo, l’estetica dal Futurismo, il costruttivismo russo, e il decorativismo dal Fauvismo; ella attinse anche dalla tradizione manieristica cinquecentesca e da quella neoclassica.     

Nonostante riprenda diversi stilemi pittorici Lempicka elaborò un linguaggio del tutto originale. Le caratteristiche formali degli anni Venti e Trenta sono una pittura levigata e cristallina, composizioni e modellati prepotenti e icastici che si contrappongono con l’effimeratezza sentimentale e psicologica delle figure.  

3.3Soggetti

Ragazza con guanti di Tamara de Lempicka
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I dipinti di Lempicka ritraevano l’universo dell’alta società borghese: le donne riccamente abbigliate e gli eleganti uomini in giacca e cravatta, gli skyline dei grattacieli di New York o i paesaggi esclusivi delle montagne innevate di Saint Moritz. L’artista si dedicò anche tematiche erotiche

La produzione artistica di Lempicka era così in linea con l’estetica e con la cultura del tempo che i suoi dipinti erano riprodotti sulle copertine delle riviste di settore, quali Harper's Bazaar e Die Dame: su quest’ultima appariva il suo celebre Autoritratto sulla Bugatti (1929). Questo perché le opere della pittrice polacca apparivano come le fotografie di moda dell’epoca. 

4Autoritratto sulla Bugatti

4.1Analisi

L'arrivo di Tamara de Lempicka a New York
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Autoritratto sulla Bugatti (1929) è un dipinto su tavola di piccole dimensioni realizzata da Tamara de Lempicka. Apparsa anche come copertina della rivista tedesca Die Dame, l’Autoritratto fu già all’epoca considerata l’icona dell’emancipazione femminile. Ad oggi l’opera è in una collezione privata in Svizzera.

Lempicka si ritrae al volante di un modello di auto da corsa della Bugatti, truccata in maniera impeccabile e con indosso un caschetto da pilota, una svolazzante sciarpa grigia e guanti di pelle di daino. Lo sguardo sfuggevole, freddo e determinato della donna ribadisce il suo vigore caratteriale e il suo status sociale.

Nonostante le linee delle forme siano spigolose e nette il modellato rimane comunque elegante: i colori vividi, il segno risoluto, i volumi solidi e l’inquadratura stretta, come in un film di Hollywood, infondono all’opera una prepotenza visiva e sensuale.

4.2Interpretazioni

Le Telephone II di Tamara de Lempicka del 1930
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L’opera fu commissionata dalla Die Dame nel 1929, quando la direttrice della rivista incontrò l’artista a Monte Carlo, nel periodo in cui stava divorziando dal primo marito. L’obiettivo era quello di affermare una nuova immagine di donna che fosse al passo con la modernità.

A cavallo tra gli anni Venti e Trenta si insisteva molto sulla estetica della donna moderna. Il simbolo dell’epoca era proprio l’automobile, considerato l’elemento di emancipazione e di indipendenza femminile, andando a completare l’immagine della diva: ricca, potente e affascinante.