Lo sviluppo del bambino: linguaggio, socialità e teorie

Lo sviluppo del bambino: linguaggio, socialità e teorie A cura di Bianca Dematteis.

Teorie dello sviluppo del bambino: teorie dell'apprendimento linguistico, socialità, teoria dell'attaccamento di Bowlby, il linguaggio come sistema di simboli, cognitivismo

1Cos'è il linguaggio?

La foto mostra una madre che legge un libro di fiabe al proprio figlio
La foto mostra una madre che legge un libro di fiabe al proprio figlio — Fonte: istock

Il linguaggio è una facoltà umana che esprime una abilità cognitiva particolarmente complessa. Appresa per imitazione, svolge una pluralità di funzioni fondamentali, tra le quali quella di comunicare, dare e ricevere informazioni, permettere l’interazione tra individui.

2Tappe dello sviluppo del linguaggio

Il linguaggio è appreso dal bambino stando a contatto con persone che parlano.  L’interazione tra il bambino e la figura che si occupa della sua cura, tradizionalmente la madre, svolge un ruolo fondamentale nei processi di acquisizione di tale facoltà, soprattutto nei suoi primi mesi di vita.

Le tappe del percorso di sviluppo del linguaggio connettono età ed abilità.

  • Nei primi due mesi di vita, il bambino è in grado di produrre dei suoni, ad esempio prima del pianto.
  • Tra i 2 e i 6 mesi, il bambino può articolare suoni vocalici.
  • A partire dal sesto mese, il bambino entra nella fase della lallazione, caratterizzata dalla ripetizione, una o più volte, di una coppia di suoni (vocale e consonante); è una abilità prelinguistica fondamentale anche per lo sviluppo senso-motorio del bambino.
  • Dal decimo mese, i bambini producono suoni assimilabili a parole e nell’arco di un paio di mesi sono in grado di pronunciare alcune singole parole. È in questa fase, infatti, che il bambino pronuncia la sua prima parola (tendenzialmente questo avviene quando il bambino può avere tra i dieci e i quindici mesi).
  • A partire dal primo anno di vita e fino ai 18 mesi, il vocabolario di un bambino è costituito da un numero di parole variabile tra le trenta e le cinquanta.
  • Nel periodo tra i 16 e i 18 mesi il bambino fa uso dell’olofrase: una sola parola usata come se fosse una frase intera.
  • Tra i 18 e i 24 mesi il bambino si esprime con brevi enunciati costituiti dalla combinazione di due parole; il vocabolario lessicale conosce un incremento notevole.
  • Tra i 24 e i 36 mesi, il vocabolario si arricchisce ulteriormente: conta ormai circa cento parole. Il bambino può pronunciare frasi, per quanto non complete, articolando più parole.
  • Dai 36 mesi ai 5 anni, il vocabolario si amplia notevolmente e, attorno ai cinque anni, conta più di 6mila parole. Il bambino può articolare frasi complete e grammaticalmente corrette.

3Il linguaggio nei bambini: teorie e modelli

Burrhus Skinner
Burrhus Skinner — Fonte: getty-images

3.1Skinner e il comportamentismo

Il linguaggio è un comportamento e, come tale, è appreso per mezzo dei rinforzi positivi, una sorta di premio o di feedback positivo ricevuto dall’esterno, ed è quindi dipendente dall’ambiente in cui il bambino è immerso.

L’apprendimento del linguaggio rientra nella categoria che Skinner definisce di condizionamento operante, un modello che descrive un’azione messa in atto senza il bisogno di stimoli esterni e volta a ottenere un beneficio (il rinforzo positivo).

3.2L'innatismo di Chomsky

Noam Chomsky nel suo ufficio alla Massachusetts Institute of Technology, Boston. Il 20 ottobre 1987
Noam Chomsky nel suo ufficio alla Massachusetts Institute of Technology, Boston. Il 20 ottobre 1987 — Fonte: getty-images

Chomsky è un esponente tra i più importanti dell’innatismo, una corrente di pensiero che considera il linguaggio espressione di una facoltà innata, facente parte del corredo biologico dell’uomo. Gli uomini possiedono nella propria mente il LAD, Language Acquisition Device, traducibile in italiano come dispositivo di acquisizione o apprendimento del linguaggio che consente di cogliere i principi e la struttura della lingua.

I bambini possono infatti imparare a parlare in tempi brevi anche in un contesto povero di stimoli linguistici. Per Chomsky lo sviluppo del linguaggio non è l’esito di un apprendimento per imitazione, ma un processo attivo del bambino che trae origine dalla sua condizione biologica stessa.

3.3Vygotskij e il linguaggio come sistema di simboli

Secondo Vygotskij, il linguaggio è un sistema di simboli la cui origine è socio-culturale: il suo apprendimento è una interiorizzazione dipendente dagli stimoli che il bambino riceve nel contesto in cui vive e da fattori sociali e culturali, non solo biologici. Il linguaggio permette al bambino di moltiplicare gli stimoli, unendo a quelli che provengono dall’esterno anche quelli che crea egli stesso usando il linguaggio; al tempo stesso, il linguaggio consente al bambino di regolare il proprio pensiero e di dominare il proprio comportamento.

Al linguaggio egocentrico, il parlare dei bambini anche in assenza di ascoltatori e come accompagnamento alle azioni, riconosce un notevole valore cognitivo, perché esso guida e incrementa il ragionamento del bambino. Tra i 7 e i 10 anni, il bambino è in grado di interiorizzare il linguaggio egocentrico. Esso diviene un pensiero verbale: le parole non sono più articolate ad alta voce, come accade invece con il linguaggio sociale, a cui ricorre per comunicare con gli altri.

3.4Piaget e il cognitivismo

Piaget analizza l’apprendimento nel bambino del linguaggio connettendolo all’evolvere del suo sviluppo cognitivo. Piaget è noto per la sua teoria sugli stadi evolutivi dello sviluppo dell’uomo; questa teoria suddivide lo sviluppo in una serie di tappe che fotografano i cambiamenti a cui va incontro il bambino per ciò che concerne le sue interazioni e il modo di apprendere.

Il linguaggio è una delle facoltà che si manifesta sin dal primo stadio individuato da Piaget, quello senso-motorio (riguardante i bambini dalla nascita sino ai due anni). A partire dai primi vocalizzi emessi tra il primo e il quarto mese di vita (nel secondo sotto-stadio dello stadio senso-motorio) il bambino giunge al sesto sotto stadio, che comprende il periodo dai 18 ai 24 mesi, in cui riesce a dominare la funzione simbolica e a ricorrere a rappresentazioni mentali. Il linguaggio si sviluppa notevolmente: il bambino è ora in grado di parlare anche di ciò che è passato, è immaginato, o non è presente.

4La socialità: definizione e significato

Ogni essere umano è un essere sociale, il cui processo di socializzazione ha inizio con la sua nascita. La socializzazione ha una base istintuale ed è al contempo frutto dell’apprendimento. Le analisi dei processi di socializzazione indagano le relazioni che si instaurano tra lo sviluppo del bambino e, rispettivamente, la sua progressiva integrazione all’interno di reti sociali e la sua capacità di applicare regole e modelli di comportamenti che ha conosciuto e poi interiorizzato a partire dal contesto in cui ha vissuto.

Con la socializzazione primaria, che avviene durante la sua infanzia e in particolare in famiglia, il bambino apprende le competenze sociali di base che gli permettono di relazionarsi con gli altri e di instaurare i primi legami. A partire dal raggiungimento dell’età scolastica e poi per tutta la vita, attraverso la socializzazione secondaria apprende invece quelle competenze che risultano necessarie per esercitare i differenti ruoli sociali richiesti dal vivere in società.

Le prime relazioni esperite dal bambino sono asimmetriche, quindi con gli adulti e in particolare con la figura di riferimento che si occupa della sua cura. Le prime relazioni considerabili significative e simmetriche, cioè con i pari, si verificano a partire dai due o dai tre anni.

5Le teorie

Nelle scienze sociali la riflessione sui processi che permettono all’uomo di porsi in relazione con gli altri e di essere parte di una socialità sono molto numerosi. Si riportano qui due teorie, la prima, maggiormente incentrata sui primi anni di vita del bambino e sulla relazione che egli instaura con la figura di riferimento (solitamente la madre); la seconda che considera il processo di socializzazione a partire dalla relazione tra uomo e ambiente

5.1La teoria dell'attaccamento di Bowlby

L’attaccamento, cuore della riflessione psicologica di Bowlby, è un comportamento di adattamento all’ambiente che l’uomo mette in atto per sopravvivere, la socializzazione è infatti un bene primario. Il neonato, per mantenere il contatto con la figura di riferimento, mette in atto alcuni comportamenti (piangere, sorridere, succhiare, seguire, aggrapparsi) che sono istintuali ed innati.

A seconda dell’età, il bambino mette in atto tre comportamenti per ridurre la distanza dalla figura di riferimento (solitamente la madre): 

  1. cerca di sapere dove si trova la madre nello spazio, facendo uso dell’udito e della vista (comportamenti di orientamento);
  2. cerca di attirare l’attenzione con il pianto o con le parole (comportamenti di segnalazione);
  3. cerca di avvicinarsi fisicamente alla madre (comportamenti esecutivi).

Bowlby individua quattro fasi di sviluppo del comportamento di attaccamento. Attraverso tali fasi, il bambino passa dall’avere comportamenti di orientamento e segnalazione indirizzati agli adulti (e poi alla figura di riferimento) ad avere comportamenti esecutivi attraverso i quali è egli stesso a modulare la distanza fisica dalla madre, prevedendone e orientandone i comportamenti. Crescendo, il bambino è in grado di approfondire altri legami e l’attaccamento alla figura di riferimento tende ad allentarsi.

5.2Bronfenbrenner e l'approccio ecologico

Urie Bronfenbrenner: professore di psicologia del Dipartimento dello sviluppo umano e studi sulla famiglia all'Università di Cornell. Il 24 luglio 1979
Urie Bronfenbrenner: professore di psicologia del Dipartimento dello sviluppo umano e studi sulla famiglia all'Università di Cornell. Il 24 luglio 1979 — Fonte: getty-images

Bronfenbrenner ritiene che nel processo di socializzazione entrino in gioco fattori individuali e ambientali. Ha elaborato un modello di sviluppo ecologico: i vari ambiti nei quali si esplicano le relazioni dell’individuo sono rappresentati da una serie di cerchi concentrici (dal più ristretto, il microsistema della famiglia, a quello più ampio, il macrosistema della società, del sistema politico, del contesto culturale e ideologico), ognuno dei quali è espressione di norme, valori, modelli di comportamento. 

La socializzazione è un processo durevole che il bambino prima e l’adulto poi affrontano ponendosi in relazione con gli altri e con l’ambiente, esercitando e subendo influenza, mettendo in atto processi di adattamento, interagendo con gli altri all’interno dei differenti sistemi.