Sulla greve e Argyll Tour: testo e commento alle poesie di Eugenio Montale

Di Redazione Studenti.

Testo e commento ai componimenti Sulla greve e Argyll Tour di Eugenio Montale tratte dalla sezione "Flashes e dediche"

SULLA GREVE: TESTO

Testo del componimento Sulla greve di Eugenio Montale che ha, come tema centrale, il senso di estraneità del poeta rispetto al mondo, l'isolamento e la solitudine rispetto al rumore della vita.

Ora non ceno solo con lo sguardo
come quando al mio fischio ti sporgevi
e ti vedevo appena. Un masso, un solco
a imbuto, il volo nero d’una rondine,
un coperchio sul mondo…
E m’è pane quel boccio di velluto
che s’apre su un glissato di mandolino,
acqua il fruscio scorrente, il tuo profondo
respiro vino.

ARGYLL TOUR: TESTO

Testo del componimento:

I bimbi sotto il cedro, funghi o muffe
vivi dopo l'acquata,
il puledrino in gabbia
con la scritta 'mordace',
nafta a nubi, sospese
sui canali murati,
fumate di gabbiani, odor di sego
e di datteri, il mugghio del barcone,
catene che s'allentano
– ma le tue le ignoravo –,
                    sulla scia
salti di tonni, sonno, lunghe strida
di sorci, oscene risa, anzi che tu
apparissi al tuo schiavo...

SULLA GREVE E ARGYLL TOUR: COMMENTO

Si tratta di due poesie tratte dalla sezione Flashes e dediche, un gruppo di componimenti che per brevità e toni, spesso disincantati o sarcastici, si avvicinano alle poesie della successiva raccolta, Satura (la raccolta della cosiddetta “svolta” stilistica montaliana). Si tratta spesso di poesie dedicate o riferite a donne frequentate da Montale in quegli anni.

SIGNIFICATO E STILE

Nello specifico, le due qui riportate hanno:

    • uno stile nominale
    • versi spesso brevi composti dal solo oggetto nominato
    • enumerazioni di nomi e immagini non sempre chiaramente collegate tra loro da un punto di vista logico-razionale o spazio-temporale (Flashes quindi come “frammenti di ricordi”) che generano spesso un effetto di straniamento in chi legge («Un masso, un solco / a imbuto, il volo nero d'una rondine, / un coperchio sul mondo...”; e poi «I bimbi, funghi o muffe, / nafta a nubi» ecc.).

L'intento del poeta è quello di rimandare al lettore la sua estraneità rispetto al mondo, il suo senso di isolamento e solitudine dinnanzi al rumore della vita (specie nella seconda poesia). Una condizione di obnubilamento, di appannamento della coscienza razionale in cui rimangono impresse immagini, scene, oggetti, che in diversi casi si rimandano, in senso prettamente psicoanalitico, alla dimensione psichica dell'oralità – «ora ceno con lo sguardo», «e m'è pane quel boccio di velluto», «il tuo profondo respiro vino», «scritta mordace», «oscene risa» – alla bocca cioè come quella parte del corpo che costituisce fin dall'infanzia -– e soprattutto nell'infanzia – la porta privilegiata di accesso alla realtà, di conoscenza della realtà, ma anche di piacere.

Il bambino nella prima infanzia infatti si relaziona agli altri attraverso la bocca, conosce gli oggetti, oppure semplicemente prova piacere, a partire dal suo poppare il seno materno. Così è come se in queste poesie si verificasse – ma l'effetto si ripete anche in altre della sezione, così come il fatto di giocare più sul contenuto e l'immagine che sulla sonorità della lingua – una sorta di regressione ad una condizione mentale più primitiva, forse in risposta al dolore causato dal contatto con la vita. Così come tipica delle prime fasi di sviluppo è la presenza di un pensiero concreto, che funziona per semplice contiguità, non ancora logico quindi.

LO STATO DI ALTERAZIONE

L'analogia e l'accostamento insistito di elementi apparentemente non collegati, procedimenti spesso usati da Montale in questa raccolta, sono funzionali a rendere meglio questo stato interiore di alterazione. Dato interessante, in questa condizione psichica emerge potentemente l'immagine di una donna, che in questa sezione e in una successiva (Madrigali privati) non è più la precedente Irma Brandeis (detta Clizia), ma probabilmente Maria Luisa Spaziani (detta Volpe), poetessa italiana con cui Montale ebbe un lungo sodalizio affettivo e intellettuale. Quest'ultima figura femminile però è associata più a significati concreti e carnali che idealizzati-divini come avveniva con la precedente, pur rimanendo sempre una figura salvifica per il poeta.

L'EROTISMO

L'erotismo dei componimenti emerge anch'esso da questo forte richiamo all'oralità: la donna desiderata diventa cibo nella prima poesia (pane, acqua , vino: chiari riferimenti evangelici di salvezza tra l'altro), mentre nella seconda i richiami orali si ritrovano, come detto, nei termini mordace e risa (queste ultime sono «oscene», aggettivo che contiene in sé anche un rimando diretto alla sessualità). Nel secondo componimento però la condizione di dipendenza del poeta viene dichiarata esplicitamente: mentre le «catene» della realtà di allentano, mentre il poeta sente di perdere in quel momento il legame con la realtà consuetudinaria, di estraniarsi, sente più forte il vincolo di dipendenza erotico-affettiva con la donna, un vincolo primitivo che ha le sue radici nell'inconscio, in ciò che di sé non si conosce (infatti il poeta lo capisce all'improvviso: «le tue le ignoravo»). Nello sfaldarsi della realtà, la donna vincola il poeta, lo tiene a terra accendendo in lui delle fantasie sessuali e in questo modo lo salva. Bellissima la rima finale ignoravo/schiavo, che che suggella da un punto di vista sonoro l'aspetto semantico di queste poesie, il loro senso ultimo; quello cioè di una condizione di schiavitù affettiva, prima di allora forse ignorata o ridimensionata, che si nutre di bisogni e fantasie sessuali (di tipo prevalentemente orale e infantile).

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