Suffragio universale: cos’è, da quando esiste e in quali paesi è presente lo strumento di elezione diretta

Il suffragio universale dà il diritto di voto al popolo, indipendentemente da credo politico e religioso, sesso e altre categorie di appartenenza

Suffragio universale: cos’è, da quando esiste e in quali paesi è presente lo strumento di elezione diretta
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Suffragio universale: cos’è, da quando esiste e in quali paesi è presente lo strumento di elezione diretta

Donna al voto in Italia: suffragio universale
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In ambito politico e giuridico, quando parliamo di suffragio intendiamo la modalità attraverso la quale il popolo (o corpo elettorale) manifesta la sua volontà nell’ambito di una consultazione elettorale. Si tratta di una caratteristica dello Stato democratico.

Quando la suddetta possibilità di contribuire alla scelta dei rappresentanti nelle istituzioni e di esprimere il proprio parere è estesa a tutti i cittadini senza limiti, allora possiamo parlare di suffragio universale. È una scelta che, dando diritto di voto a tutti i cittadini e non solamente ad alcune categorie (come invece accadeva in passato), rispecchia la volontà dell’ordinamento di coinvolgere tutti, o comunque più soggetti possibile.

Oggi negli Stati democratici il diritto di voto è nelle mani di tutti i soggetti che hanno raggiunto una determinata età anagrafica (in genere maggiorenni) e che hanno la cittadinanza. Qualsiasi limitazione basata su appartenenza politica, sesso, religione e simili è esclusa.

Esistono comunque delle situazioni particolari e personali dell’individuo che consentono (e obbligano) di limitare il diritto di voto a suffragio universale. Se vogliamo fare un esempio, intendiamo soggetti incapaci oppure situazione di indegnità morale.

Al momento l’articolo 48 della Costituzione garantisce il suffragio universale in Italia: tutti i cittadini maggiorenni, uomini e donne, possono votare. Il diritto di voto, secondo lo stesso articolo, non può essere limitato mai, solo nei casi di:

  • indegnità morale;
  • incapacità civile;
  • sentenza penale irrevocabile

decisi dalla legge.

È molto importante segnalare che il suffragio universale oggi non è ancora presente in tutti i Paesi del mondo.

Quello che appare meno scontato di tutti nel mondo, e purtroppo lo sappiamo molto bene (anche in Italia la situazione era la stessa, fortunatamente da molto è cambiata) è il diritto di voto esteso anche alle donne. I primi movimenti politici per garantire la possibilità di votare anche alla popolazione femminile si sono avuti solo nel corso del XIX secolo nel Regno Unito: le suffragette.

Paese che, nonostante l’antica cultura parlamentare, ha visto estendere il diritto di voto alle donne soltanto nei primi anni del Novecento. Il suffragio universale è una vera e proprio conquista, non potremmo definirlo altrimenti. È il risultato di un lungo percorso che ha permesso di eliminare gradualmente tutti i limiti prima imposti a differenti categorie che non potevano avere diritto al voto.

Il suffragio universale in Italia

Il suffragio universale in Italia è arrivato dopo quello esclusivamente maschile, che risale alla legge n. 666 del 30 giugno 1912. In questo caso venne attribuito l'elettorato attivo a tutti i cittadini uomini con almeno 30 anni, venne abolito il requisito del censo. Le donne restarono però escluse dal voto.

Nel 1918, alla fine della Prima Guerra Mondiale, venne esteso ulteriormente il voto maschile, l’età minima infatti fu abbassata da 30 a 21 anni (compresi anche militari mobilitati durante il conflitto se di età inferiore).

Durante il periodo fascista l’Italia fu costretta alla progressiva e radicale compressione del voto democratico, ma in seguito, nel 1945 – con l’introduzione del sistema repubblicano – per la prima volta nella storia del nostro Paese il diritto di voto venne esteso anche alle donne.

È dall’anno successivo infatti (1946) che anche le donne partecipano alle votazioni, la prima volta per le elezioni dell’Assemblea Costituente.

Quando nasce il suffragio universale

Come abbiamo detto, il suffragio universale maschile nasce nel 1912, esteso a tutti gli uomini con almeno 30 anni di età compiuti e senza nessuna limitazione riguardante l’istruzione o il censo.

In quell’anno quindi il corpo elettorale passò da 3.300.000 a 8.443.205, di questi c’erano 2.500.000 persone analfabeta, che rappresentavano il 23,2% della popolazione. La concessione al voto alle donne fu respinta dalla Camera con votazione per appello nominale, con 209 voti contrari, 48 a favore e 6 astenuti.

Con la legge n. 1985 del 16 dicembre 1918, alla fine del primo conflitto mondiale, il suffragio viene esteso a tutti i cittadini maschi con almeno 21 anni di età.

Nel primo dopoguerra acquisisce sempre più consensi l'idea di una riforma del sistema elettorale in senso proporzionale. Le forze politiche d'ispirazione socialista e cattolica erano le protagoniste di questa tendenza, che si organizzavano ai tempi in partiti di massa e che miravano a offrire una rappresentanza più ampia alle classi sociali che avevano sopportato il peso della guerra maggiormente.

Era il 9 agosto del 1918 quando la Camera votò la nuova legge elettorale con 224 voti a favore e 63 contrari, a scrutinio segreto. Gli ex presidenti del Consiglio Antonio Salandra e Giovanni Giolitti decisero di non partecipare alla votazione finale.

L’anno dopo, con la legge n. 1401 del 15 agosto 1919, venne introdotto il sistema proporzionale. Le province diventarono la base dei collegi, ma con un attento riguardo anche alla popolazione, in modo che ad ogni collegio corrispondessero almeno 10 eletti.

Suffragio universale nel mondo

Vediamo in quali Paesi del mondo è presente il suffragio universale, oltra all’Italia, e da quando:

  • in Francia: nel 1792 si ha un breve periodo di suffragio universale maschile, nel 1848 viene istituito il suffragio universale maschile e nel 1946 il vero suffragio universale (maschile e femminile);
  • nel Regno Unito, uno tra i primi Paesi europei ad attuare riforme elettorali tendenti a universalizzare il voto;
  • in Albania dal 1945;
  • in Arabia Saudita dal 2015;
  • in Argentina dal 1947;
  • in Australia dal 1902;
  • in Belgio dal 1948;
  • in Brasile dal 1932;
  • in Canada dal 1920;
  • in Cile dal 1949;
  • in Danimarca dal 1917;
  • in Ecuador dal 1924;
  • negli Emirati Arabi Uniti dal 2006;in Finlandia dal 1906;
  • in Francia dal 1945;
  • in Germania dal 1919;
  • in Giappone dal 1946;
  • in Indonesia dal 1949;
  • in Iran dal 1963;
  • in Irlanda dal 1918;
  • in Israele dal 1948;
  • in Kuwait dal 2005;
  • in Norvegia dal 1913;
  • in Nuova Zelanda dal 1893;
  • in Oman dal 1994;
  • nel Regno Unito dal 1918;
  • in Pakistan dal 1956;
  • in Polonia dal 1918;
  • in Portogallo dal 1931;
  • in Qatar dal 2003;
  • in Russia dal 1917;
  • in Romania dal 1918;
  • in Serbia dal 1946;
  • in Siria dal 1949;
  • in Spagna dal 1931;
  • in Slovacchia dal 1920;
  • in Slovenia dal 1946;
  • in Sudafrica dal 1930;
  • in Svezia dal 1917;
  • in Svizzera dal 1971;
  • in Turchia dal 1923;
  • in Tunisia dal 1959;
  • in Uruguay dal 1917;
  • in USA dal 1965.

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