Studiare letteratura per conoscere sé stessi: come e perché la letteratura può salvarci

La letteratura può salvarci: poesie, romanzi e opere di importanti autori possono aiutarci a conoscere meglio noi stessi, ma anche a vivere molte vite
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1Premessa

Studiare letteratura per conoscere sé stessi: come e perché la letteratura può salvarci
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Alcuni giorni dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin, che ha scosso l’Italia come non mai e ci ha resi sensibili – si spera in modo decisivo – al tema della violenza di genere, durante l’assemblea di istituto nella mia scuola, ha preso parola la Preside che, a seguito di un discorso accalorato, ha detto: «Chissà come sarebbero andate le cose, se quel ragazzo, Tommaso, avesse letto di più; cioè se avesse letto qualche tragedia greca, alcuni romanzi, poesie, racconti che avrebbero potuto fargli capire meglio i suoi sentimenti». Dietro il luogo comune del “leggere fa bene” “leggere ci salva” “leggere è importante” ho sentito che la mia dirigente aveva perfettamente ragione. 

Orlando furioso di Ariosto illustrato da Gustave Dore.
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Mi ha ricordato quando anche io in preda ai deliri d’amore mi sono sentito come l’Orlando furioso di Ariosto, come Emilio Brentani (Senilità, Italo Svevo) o Giovanni Dorigo (Un amore, Dino Buzzati) tre protagonisti che vengono distrutti dall’amore tossico. E conoscere quelle storie mi ha aiutato a vedermi al di fuori di me e per riuscire a prendere le distanze da quel dolore terribile, che mi si era conficcato come una lama nel petto. Vedersi come dei personaggi può essere molto utile e ti spiego perché. 

2Vedersi come personaggi della letteratura

Rappresentazione di Alessandro Magno.
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Tutti abbiamo sognato di essere degli eroi e delle eroine: nelle feste di Carnevale puoi vedere un campionario intero di immaginario eroico dei nostri tempi. Persino i generali romani sognavano di essere come Eracle o come Alessandro Magno e tentavano di imitarlo a tutti i costi. Ci piace proiettare nell’indefinito personaggio la sete di infinito che abbiamo dentro: Leopardi docet

Ma vedersi come personaggi è anche terapeutico perché ci aiuta a creare una narrazione precisa di alcuni fatti che ci riguardano e perché prendiamo le distanze da noi stessi, guardandoci da fuori e questo permette di osservare l’emozione o il sentimento provati da un’altra prospettiva. Dall’altra può aiutarci il confronto. In un aforisma molto illuminante si dice: «La commedia è la tragedia che capita agli altri». 

Leggere le storie può salvarci.
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Ecco cosa può verificarsi quando cambiamo prospettiva: ed è un esercizio molto utile. Per cui, sì, leggere storie, può salvarci. Però attenzione: non è che la letteratura può salvarci in automatico dal commettere delle violenze o dal perdere la ragione; di sicuro però ci dà qualche risorsa in più per comprendere come siamo fatti e come reagiamo (o potremmo reagire) in certe situazioni. A proposito poi dei rapporti interpersonali, tra cui l’amore, l’odio, l’amicizia, diciamo che la letteratura è un serbatoio praticamente inesauribile. 

2.1Qualche domanda per ragionare

  1. Ti sei mai visto come un personaggio letterario? Analizzandone il carattere, cerca di capire perché ti piace così tanto.
  2. Che rapporto hai con la lettura? Cosa cerchi nella letteratura (se cerchi qualcosa)?
  3. Pensi che leggere ti abbia aiutato a trovare quel qualcosa che stai cercando di te stesso?

3 Ma serve o non serve leggere romanzi e poesie?

Attraverso i personaggi di storie e romanzi possiamo vivere tante altre vite.
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Certo che serve perché i libri sono mondi e con i libri, con le storie, vivi molte vite, molte più dei limiti concessi da madre natura (cioè abbiamo una sola vita). Leggere è anzitutto osservare bene quello che ti circonda; è guardare; capire; riflettere; interiorizzare. Leggere richiede tempo e per questo, andando sempre di corsa, non ci soffermiamo a capire davvero. Nei libri trovi tanto materiale che può servirti da esempio per ciò che vedi. Lo diceva già Lucrezio a proposito della mitologia, guarda qui: 

Ma Tizio è per noi qui: è colui che gli uccelli straziano
mentre giace nell’amore e anzi lo consuma una terribile angoscia
o gli affanni lo lacerano per qualunque altra passione.
Anche Sisifo è davanti a noi nella vita reale,
ed è colui che tenta di ottenere dal popolo i fasci e le selvagge scuri
e sempre sconfitto e triste si ritira. 

Due personaggi mitologici come Tizio e Sisifo sono lo specchio di persone reali, che magari conosciamo in carne e ossa. Pensa a quanti amici e amiche hai visto gioire ma anche soffrire per amore, estasiati o lacerati da quel sentimento; pensa a chi, come Sisifo, insegue grandi ambizioni e porta avanti la sua inutile battaglia quotidiana per migliorarsi e deve ricominciare sempre da capo. Abituati ad usare la letteratura per affinare i tuoi strumenti di analisi. 

3.1Per ragionare insieme

  1. Hai visto delle persone assomigliare a personaggi della letteratura (o dei film) per quello che sono e/o che stanno vivendo in quel momento?
  2. Hai mai dato consigli a qualcuno prendendo spunto da libri, film, canzoni? Nel caso, sei consapevole del modo in cui stai usando la letteratura?
  3. Scegli cinque personaggi della letteratura e associali a cinque sentimenti diversi; spiega il perché.

4La letteratura non è la realtà, ma un possibile specchio di una realtà (a sé)

La letteratura non è la realtà, ma un possibile specchio di una realtà.
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Partiamo da un interessante pensiero di Anne Brontë, scrittrice inglese.

«Tutte le storie vere contengono un insegnamento, benché in alcune il tesoro sia difficile da scoprire, e così trascurabile che il nocciolo secco e grinzoso non compensa il disturbo di avere schiacciato il guscio. Se questo si possa dire o no per il mio racconto, non sono in grado di giudicare. Certe volte penso che possa essere utile ad alcuni e interessante per altri, ma la gente deve giudicare da sé. Protetta dalla mia oscurità, dal tempo trascorso e dai nomi fittizi, non temo di intraprendere la narrazione e di presentare candidamente al pubblico quello che non paleserei all'amico più intimo».

Anne Brontë dice che scrivere è per lei comunicare quanto di più profondo ha nel cuore e che tutti i personaggi che lei inventa possono incarnare dei sentimenti, delle emozioni, dei comportamenti che a lei sono intimi. Dunque la letteratura è per lei uno studio dell’umanità a partire dallo studio di sé stessi.

4.1Tutto è finto, ma niente è falso: cos’è la fiction

Tutto è finto, ma niente è falso: cos'è la fiction.
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Non dimentichiamoci che tutta la letteratura è finta (cioè fiction!) Anche quando è biografia; ma, se è buona letteratura, niente di essa è falso e ci può aiutare sia come lettori sia, nel caso di Anne Brontë, autori. Infatti, se rifletti, piangiamo e ci adiriamo davanti ad alcune storie, pur sapendo che non sono vere: il sentimento in noi è vero o no? Direi di sì. Ci emozioniamo perché conosciamo i sentimenti che vengono provati da quei personaggi e, per simpatia, i nostri cuori vibrano con i loro. 

Così, pur nella finzione, pur sapendo che non è vero, o magari sapendo che sono pensieri di altri, capiamo di più e meglio noi stessi conoscendo il modo in cui quei sentimenti risuonano in noi. Dice Pavese: «Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi».  

5Il pericolo della letteratura: confondere il piano narrativo con quello della realtà

Il pericolo della letteratura: confondere il piano narrativo con quello della realtà.
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Nelle novelle antiche c’era sempre lo zotico del villaggio che piangeva per la morte di Achille o di Ettore, pensando che fossero persone vere. Quindi scendiamo bene nel cuore del discorso. C’è anche chi vede nella letteratura un grande pericolo, poiché essa può anche allontanare dalla realtà, essendone una sorta di copia verosimile, più o meno come una statua è una copia verosimile di qualcuno o qualcosa. 

Quindi nasce una domanda: perché appassionarci alle serie televisive o alla storia di Troia e di Achille se sono palesemente inventate? Perché commuoversi per un racconto? La risposta è che la letteratura ci offre la possibilità di immedesimarci in vite che sono anche la nostra (almeno in parte). Ti dico un aneddoto: la mia insegnante di teatro un giorno diede questo consiglio al ragazzo che doveva interpretare Romeo (Romeo e Giulietta di Shakespeare): «Trova il Romeo che è in te, altrimenti tutto risulterà falso». Vide che non capiva e spiegò meglio: «Non devi fare la parte; devi essere vero, impersonare Romeo dandogli la tua vita, il tuo passato, i tuoi ricordi, le tue emozioni di innamorato». Le prove andarono meglio, seguendo quel consiglio. Una storia lontana e inventata diventava vera e autentica perché i sentimenti erano veri. 

6Gli eroi negativi fanno male?

Bella domanda. Allora rispondi a queste domande a bruciapelo prima di iniziare.

  1. Ci hai mai pensato?
  2. Vedere eroi negativi ti influenza o potrebbe farlo?
  3. Cambia il tuo modo di sentire oppure no?
  4. Una rappresentazione positiva del male (i cosiddetti eroi negativi) può diventare la base per rivalutare il Male?

6.1Cerchiamo di capire cosa ci influenza

Gli eroi negativi e il male nella letteratura, nelle serie tv, ci fanno davvero male?
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Come vedi la questione è complessa. C’è sicuramente un lato cool negli eroi negativi. Se siamo consapevoli che si tratta di finzione e che vedere quel Male mi aiuta a capirlo e a studiarlo, allora è un conto. Se però io perdo la consapevolezza che si tratti di finzione e rendo reale quel racconto allora è molto più pericoloso. 

Prova a immaginare cosa succederebbe se imbracciassi un fucile pensando di essere in un videogioco sparatutto e invece sei nella realtà (in America succede fin troppo spesso direi). Ma anche vedere le serie tv è profondamente cambiato: quelle violente finiscono con l’attrarci di più arrivando potenzialmente a qualunque orario e assorbite anche da chi non ha ancora i mezzi critici per comprenderle. 

Infatti in questo trionfo del male rappresentato e degli eroi negativi «si ha, insomma, la progressiva cancellazione, nelle sceneggiature, del concetto di «colpa» e di quello della "responsabilità", legati alla catarsi finale della giustizia riparatrice. Sono stati per un secolo, nel cinema, lo scheletro di storie e conflitti destinati a diventare immagini e a creare anche inconsapevolmente dei modelli» (Mirella Poggialini, Avvenire). Quando leggiamo dobbiamo allora essere consapevoli che esistono piani diversi e che, appunto, la letteratura ha la funzione di paradigma. Anche quando è verosimile. Poi si potrebbe discutere sull’utilità morale della letteratura, ma qui si apre una voragine che neanche l’Inferno dantesco; e non è questa la sede.   

7Catarsi: liberarsi da emozioni negative, comprendere i sentimenti

A differenza di Platone, Aristotele ebbe un’altra posizione nei confronti della letteratura e dell’arte in generale, sostenendo che proprio perché riflesso della realtà – ma anche sublimazione della realtà – essa permette all’uomo di immedesimarsi e di vedersi in azione, di percepirsi e quindi anche di analizzarsi arrivando infine alla catarsi, cioè la liberazione e la purificazione dalle emozioni negative.  

La letteratura permette all'uomo di immedesimarsi e vedersi in azione.
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Antigone, Edipo, Oreste, Ulisse, Clitemnestra sono tutti personaggi inventati così come le loro storie; eppure quelle storie permettono di andare nel profondo dei meccanismi dell’essere, nei sentimenti di uomini e donne, in ciò che sconcerta e attrae, nel modo di agire di ciascuno nel mondo e di metterci davanti alle contraddizioni della realtà. E ogni storia ha una sua evidenza fattuale e simbolica che ci costringe a riflettere e quindi a comprendere quello che proviamo, proprio perché possiamo vederlo in un’ottica esterna. 

8Ma se il senso del mondo manca? (E purtroppo spesso manca)

Si scrive per essere testimoni della mancanza di senso nel mondo e per ricrearlo in qualche modo.  
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Anche se a volte, bisogna dirlo, fatichiamo a trovare il senso delle cose. Davanti a stragi, guerre, odio, violenza, razzismo, femminicidi, stupri e quant’altro fatichiamo a trovare il perché. Non ci capacitiamo del fatto che certe cose possano accadere anche nel terzo millennio. Anche qui la letteratura ha un ruolo prezioso perché testimoniare il non senso del mondo ci educa alla complessità. Secondo alcuni scrittori, si scrive proprio per essere testimoni della mancanza di senso nel mondo e per ricrearlo in qualche modo. 

Infatti, così dice Anton Cechov

«L’artista non dev’essere il giudice dei suoi personaggi né di ciò che essi dicono, ma solamente un testimone spassionato. […] Scegolov-Leont’ev m’incolpa d’aver terminato il racconto con la frase: «A questo mondo non si capisce un bel niente!» Secondo lui, l’artista psicologo deve capire, per il fatto d’essere psicologo. Ma io non concordo con lui. Coloro che scrivono, e gli artisti in particolare, dovrebbero ormai riconoscere che a questo mondo non si capisce nulla, .... La folla crede di sapere e comprendere tutto; e più è sciocca, più sembra vasto il suo orizzonte. […] se l’artista avesse il coraggio d’affermare che non capisce nulla di quel che vede, ciò costituirebbe da solo una grande conoscenza e un gran passo in avanti nel campo del pensiero».   

L’artista a volte non riesce ad arrivare ad una descrizione sintetica della realtà, ma può offrirci solo i suoi dubbi e le sue lacerazioni. Anche in questo caso leggere il mondo attraverso il suo dolore ci aiuta a capire più in profondità come non ci sia niente di dovuto e di scontato nella realtà. Tutt’altro. 

9Conclusione: leggere per conoscere se stessi

«Scriviamo per ragioni varie: una di queste è quella di parlare con noi stessi», ha affermato il grande linguista Prof. Luca Serianni. Così come ascoltiamo musica pur non essendo musicisti, perché troviamo qualcosa di noi in essa, allo stesso modo dovremmo leggere le storie degli altri per capire di più chi siamo o chi potremmo essere o cosa non vogliamo essere o diventare. In particolare vedere nei personaggi alcuni sentimenti particolari può farci vibrare nell’intimità e farci sentire meno soli. 

Jane Eyre: immagine tratta da una scena del film di Robert Stevenson
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Quando ho letto di Orlando furioso per amore, rifiutato e deluso, trafitto dalla gelosia, mi sono sentito meno solo perché mi sono rivisto in lui. Come dice Lucrezio, Orlando furioso lo vedi tutte le volte che un uomo innamorato perde la ragione; Antigone quando vedi una donna orgogliosa che si oppone alle ottuse regole prestabilite; Clitemnestra quando una donna vuole vendicarsi del suo uomo; Jane Eyre è l’innamorata più dolce che sia mai esistita in letteratura… e tanti altri. Vederli in azione mette davanti ad una consapevolezza a volte anche dolorosa, come quella di cui parla W. Szymborska nella poesia Ringraziamento (Leggila qui!) in cui la poetessa ringrazia «coloro che non ama»; vedi, lei lo scrive, e capisce qualcosa di più della natura dei sentimenti e finanche dell’assenza di essi; una consapevolezza preziosa che ci aiuta