Studenti e covid: gli effetti psicologici post pandemia sui giovani

Di Redazione Studenti.

Si può tornare alla normalità senza tener conto degli effetti di pandemia, quarantene e dad sugli studenti in termini di socialità e prestazioni?

Studenti e Covid: gli effetti della pandemia sui giovani

Quali effetti ha avuto la pandemia sui ragazzi?
Quali effetti ha avuto la pandemia sui ragazzi? — Fonte: getty-images

Proprio mentre il ministro Bianchi annuncia un ritorno graduale alla normalità attraverso una maturità tradizionale - o quasi - in Italia scoppiano le polemiche: com'è possibile pensare a un ritorno alla normalità quando si è ancora in piena pandemia? Come chiedere ai ragazzi di affrontare un esame completo senza tenere conto della DAD, delle performance scolastiche e della quasi totale mancanza di socialità di questi anni?

Non è un caso che gli studenti abbiano già iniziato a mobilitarsi contro l'esame, annunciando battaglia. E che sul fronte medico si siano mobilitati anche gli psicologi, che già da tempo segnalano un disagio importante, di cui bisignerebbe tenere conto nelle valutazioni complessive, comprese quelle che riguardano gli esami di Stato.

Ma quali sono stati gli effetti reali della pandemia sui ragazzi? Quali studi provano il disagio dei quasi due anni trascorsi finora alle prese con le restrizioni del Covid e la didattica a distanza? Facciamo chiarezza.

Salute psichica dei ragazzi

Secondo la Fondazione Giovanni Veronesi, gli effetti della pandemia su adulti e ragazzi sono stati estremamente evidenti sotto diversi fronti. Volendo concentrarci solo sui più giovani, possiamo rifarci a uno studio citato dalla Fondazione, quello del Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University, che riporta come il 70% degli studenti abbia dichiarato un sensibile calo della concentrazione nello studio.

Ma qual è la motivazione di questo deficit di attenzione?

Nel 55° rapporto sulla situazione sociale del paese del Censis, si riporta un dato importante: l'81,0% dei 572 dirigenti scolastici di scuola secondaria di secondo grado, intervistati per valutare la situazione psicologica degli alunni, segnala che tra gli studenti sono sempre più diffuse forme di depressione e disagio esistenziale, ma aggiunge anche che la DAD non può essere ritenuta l'unica responsabile.

Mancanza di socialità durante la pandemia

La principale causa di depressione fra i ragazzi è proprio la mancanza totale di socialità durante l'emergenza Covid.

Una mancanza data non solo dalla didattica a distanza, forzata negli ultimi due anni, ma anche dalla riduzione estrema delle attività extrascolastiche - fortemente ridotte - e dalla limitazione fisica negli spostamenti.

Secondo il Censis, inoltre, Il 76,8% dei dirigenti sottolinea che gli studenti vivono in una fase di sospensione, senza disporre di prospettive chiare per i loro progetti di vita. I ragazzi si ritrovano continuamente sollecitati e stimolati, eppure in alcuni momenti si dimostrano apatici e indifferenti a tutto ciò che li circonda.

Disturbi alimentari

Uno dei principali disturbi che ha colpito i ragazzi durante la pandemia riguarda l'alimentazione. In Italia si stima che soffrano di disturbi alimentari tre milioni di persone, per il 70% adolescenti.

Un censimento realizzato dall'ISS, la Guida ai servizi territoriali per la cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, mostra il lavoro dei servizi del SSN nell'ultimo periodo pandemico. Nel 2020 hanno effettuato una prima visita circa 4700 pazienti, con un'utenza prevalentemente di genere femminile (il 90% rispetto al 10% di maschi). Altri dati rilevanti:

  • Il 59% degli utenti hanno tra i 13 e 25 anni di età;
  • Il 6% hanno meno di 12 anni;
  • Rispetto alle più frequenti diagnosi, l’anoressia nervosa è rappresentata nel 42,3% dei casi;
  • La bulimia nervosa investe il 18,2% dei casi
  • Il binge eating investe il 14,6% dei casi.

Didattica e performance scolastica

A marzo 2021, quindi a un anno esatto dall'inizio della pandemia, Save the Children ha pubblicato un rapporto sulle conseguenze della pandemia sull'istruzione in Italia e nel mondo.  

La prima cosa che il report evidenzia è una diversa velocità dell'Italia in base alle zone geografiche:

[da settembre 2020 a fine febbraio 2021] Gli studenti delle scuole medie a Napoli sono andati a scuola 42 giorni su 97, mentre quelli di Roma sono stati in presenza per tutti i 108 giorni previsti. Per quanto riguarda le scuole superiori, i ragazzi e le ragazze di Reggio Calabria hanno potuto partecipare di persona alle lezioni in aula per 35,5 giorni contro i 97 del calendario, i loro coetanei di Firenze sono andati a scuola 75,1 giorni su 106.

Non solo: il report aggiunge che:

Diversi studi internazionali hanno rilevato la gravità della perdita di apprendimento causata dalla chiusura delle scuole e il rischio concreto, in assenza di interventi mirati, di una perdita secca di 0,6 anni di scuola e di un aumento fino al 25% della quota di bambini della scuola secondaria inferiore al di sotto del livello minimo competenze. Le perdite sono maggiori tra gli studenti provenienti da famiglie meno istruite, a conferma delle preoccupazioni per l’iniquità dell’impatto della pandemia sui bambini e sulle famiglie.

I risultati delle prove Invalsi 2021

Secondo i risultati pubblicati da Invalsi relativamente alle prove Invalsi 2021:

  • Due quattordicenni su cinque dopo l’estate sono entrati alle superiori con competenze da quinta elementare.
  • Quasi un maturando su due ha concluso percorso con un livello di competenze da terza media, al massimo da prima superiore.

Che la didattica a distanza sia responsabile del cattivo andamento delle prove non è dimostrabile. Certo è che le lacune sono sempre più vaste, e non paragonabili a quelle del periodo pre-pandemico.

Didattica a distanza: pro e contro

Attraverso il rapporto Censis citato in apertura possiamo valutare l'impatto della DAD sulle performance degli studenti, in base alla percezione dei dirigenti scolastici. Qualche dato:

  • Il 75,6% degli oltre 1.700 dirigenti scolastici consultati è molto (29,6%) o abbastanza (46,0%) d'accordo sul fatto che la Dad «abbia solo accentuato le difficoltà della scuola nel contrastare gli effetti negativi di bassi status socio-economici e culturali dello studente»;
  • Secondo molti il peggioramento delle performance deriva da un uso della Dad basato sulla mera trasposizione online della tradizionale lezione frontale, senza una reale innovazione didattica (il 65,4% è molto o abbastanza d'accordo);
  • Il 62,0% lamenta un più generale deterioramento delle competenze, che è stato solo peggiorato dalla necessità di fare ricorso alla Dad;
  • Il 65,3% segnala che con la Dad non si è riusciti a instaurare una valida relazione educativa;
  • Il 59,5% crede che la Dad non sia responsabile in sé, ma lo sia stato il suo utilizzo in un periodo come quello della pandemia.

Com'è cambiata la vita degli adolescenti in pandemia

In occasione del lancio della seconda edizione di Fattore J - il programma per accrescere nei giovani la fiducia nella scienza promosso da Fondazione Mondo Digitale in collaborazione con Janssen Italia - sono stati presentati i risultati della ricerca condotta dall’Università di Siena sui comportamenti e gli stili di vita della generazione Z in tempo di pandemia.

I punti salienti che emergono dall'indagine:

  • Il 40% dei giovani dichiara infatti di uscire molto meno rispetto a prima del Covid;
  • Più del 40% afferma di non praticare più, o meno frequentemente, i propri hobby o attività sportive;
  • il 74% che cerca notizie di attualità in misura pari o superiore rispetto a prima;
  • La stragrande maggioranza ha dimostrato una forte fiducia nella scienza scegliendo di vaccinarsi (oltre il 90% degli intervistati), per evitare di diffondere il virus ad altri, ma soprattutto per tornare il prima possibile alla normalità.

Tutela della salute mentale

Ma cosa si è fatto per cercare di tutelare la salute mentale dei ragazzi? Molto poco, in realtà. Se tante scuole hanno attivato uno psicologo interno a disposizione degli studenti, il governo non è stato ugualmente pronto ad aiutare economicamente le categorie più disagiate, negando nei fatti il bonus psicologo all'interno della legge di Bilancio.

Mentre il Decreto Milleproroghe compensa in minima parte questa mancanza con una generica assistenza post-Covid, alcune regioni, come la Regione Lazio, hanno deciso di attivarlo in autonomia: sono 2,5 i milioni di euro che verranno stanziati a tale proposito.

Alcune fondazioni, come la Fondazione Soleterre, ha attivato invece un sostegno psicologico gratuito per i ragazzi che hanno subito danni a causa della pandemia: il supporto è online e in persona, grazie a un fondo nazionale istituito fra enti e fondazioni.

La Fondazione ha istituito 250 sessioni psicologiche di gruppo, svolte a partire dal mese di settembre 2020, venendo incontro a 1.400 studenti, 168 genitori e 288 docenti.

Un altro aiuto concreto viene dalla rete Psicoterapia aperta, formata da psicologi che vanno incontro a chi ha bisogno di sostegno psicologico ma non può permettersi l'accesso alle cure. le tariffe sono agevolate e vanno dai 25 ai 40 euro, e da marzo 2020 a marzo 2021 la rete ha avuto un aumento delle richieste di almeno il 30%. Le richieste? Aiuto su insonnia, depressione, ansia, perdita di qualsiasi interesse e in generale disturbi da stress post traumatico.

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