Storiografia: origini, caratteristiche e autori

Storiografia: origini, caratteristiche e autori A cura di Antonello Ruberto.

Cos'è la storiografia? Origini, caratteristiche e autori. Storiografia greca, storiografia romana, storiografia nel medioevo, nell'Illuminismo e la storiografia ottocentesca.

1Cos'è la storiografia?

Lo storico greco Erodoto legge le sue Storie alla grande folla dei greci
Lo storico greco Erodoto legge le sue Storie alla grande folla dei greci — Fonte: getty-images

La storiografia è il processo di scrittura del passato, che viene ricostruito e raccontato attraverso la ricerca, l’uso ed il confronto delle fonti, e un procedimento di tipo razionale e scientifico; in altri termini la storiografia è, letteralmente, la scrittura della storia e pertanto chiedersi cosa sia la storiografia significa chiedersi cosa sia la storia e perché è importante ricostruirla e studiarla: rispondere a una di queste domande comporta anche rispondere a tutte le altre.

Fin dalle epoche più antiche gli uomini hanno guardato al passato per spiegare il presente, per avere esempi di riferimento e provare a capire la società e i tempi in cui essi vivevano, per riconoscere sé stessi nei loro antenati e definirsi come entità sociali e politiche, cioè come popoli e nazioni.

1.1La storiografia in età antica: la Grecia

Nel mondo occidentale i primi esempi di scrittura storica si rintracciano nella Grecia del VI secolo a.C. e specificatamente nelle opere di Erodoto, autore di una grandiosa opera, le Storie, in cui narra della nascita e dell'espansione dell'Impero persiano, delle guerre vittoriose dei vari re persiani, descrivendo lingua, origini e usanze dei vari popoli che erano entrati a far parte di quel vasto impero; passa quindi a descrivere le origini delle città greche, in particolare Sparta e Atene, per poi cominciare ad indagare le ragioni scatenanti delle guerre greco-persiane arrivando alla loro conclusione con le battaglie di Platea e Salamina.

Tucidide scrive La guerra del Peloponneso, in cui ricostruisce le vicende del trentennale conflitto tra Sparta e Atene; entrambi, inoltre, sono accomunati dal fatto di aver vissuto in epoche immediatamente successivi agli eventi narrati, come nel caso di Erodoto, o di esserne testimoni e protagonisti, come per Tucidide.

1.2La storiografia a Roma

Busto di Gaio Sallustio Crispo (86-35 a.C.): storico romano, politico e novus homo di una famiglia dell'antica nobiltà provinciale
Busto di Gaio Sallustio Crispo (86-35 a.C.): storico romano, politico e novus homo di una famiglia dell'antica nobiltà provinciale — Fonte: getty-images

La storiografia romana nasce a ridosso della vittoria nella seconda guerra punica e ha inizialmente uno stile annalistico, cioè ricostruiscono gli eventi basandosi essenzialmente sugli annales dei pontefici romani, documenti in cui le massime autorità religiose della città registravano gli accadimenti più importanti.

La connotazione civica e politica è un tratto specifico della storiografia romana d’età repubblicana, riscontrabile anche in opere come La congiura di Catilina di Sallustio e i Commentarii di Giulio Cesare: entrambi parte della classe senatoria, sono attivi politicamente e raccontano avvenimenti di cui sono testimoni oculari o, come nel caso di Cesare, protagonisti.

È sotto Augusto che viene scritta l’opera forse più importante della storiografia romana, cioè i 142 libri dell’Ab urbe condita in cui Tito Livio racconta la storia di Roma dalla sua fondazione fino ai primi anni del principato augusteo: si tratta di un’opera dal peso immenso che verrà ripresa, studiata ed eletta a modello nel Rinascimento.

La storiografia d’età imperiale è piuttosto abbondante e ruota attorno alle figure degli imperatori e delle loro gesta, a volte rivelando, uno delle opere più importanti in questo senso è Svetonio, autore della Vita dei Cesari.

1.3Approfondimento

Statua di Giulio Cesare a Parigi
Statua di Giulio Cesare a Parigi — Fonte: ansa

Nell’opera di scrittura della storia il tempo e la sua scansione hanno un’importanza fondamentale: quando inizia la storia? Per gli antichi greci il tempo si calcolava a partire dalla prima olimpiade, tra il 776 e il 772 a.C., e le successive olimpiadi, che si disputavano a cadenza quadriennale, erano un elemento di scansione temporale; i romani calcolavano il tempo a partire da quello che, secondo la tradizione, era l’anno di fondazione della città, cioè il 753 a.C. 

Nel medioevo si affermano due differenti modi di calcolare il tempo: quello cristiano tuttora usato in Occidente e che pone nell’anno della nascita di Cristo il suo zero, stabilito da Dionigi il piccolo nel VI secolo; poi c’è quello musulmano che invece conta gli anni a partire dall’egira del profeta Maometto nel 622 d.C. 

Più complessa è la misurazione utilizzata dagli ebrei che, di volta in volta hanno scandito il tempo ponendo come base diversi episodi della loro storia e che, oggi, contano gli anni a partire dalla data della creazione, fissata a 3760 anni prima della nascita di Cristo. 

2Dal medioevo all'illuminismo

Per la storiografia medievale è determinante l'impronta lasciata da Agostino nel suo De civitate Dei (La città di Dio) in cui gli eventi storici vengono posti in un’ottica religiosa e morale.

Per Agostino esistono due città, quella Celeste e quella Terrena, e ciascun uomo vive nell’una o nell’altra in base alla scelta d’inseguire le cose terrene o la vita spirituale: questo schema, che apre a una lettura metafisica della storia, è applicabile all'intera umanità fin dai tempi di Caino e Abele.

Il Civitate Dei propone una lettura complessiva ed escatologica della storia dell'umanità dalle sue origini dividendola in cinque epoche storiche stabilite sulla base dei principali personaggi e avvenimenti narrati dalla Bibbia; la sesta epoca, cominciata con l'incarnazione di Cristo si concluderà solo con il suo ritorno alla fine dei tempi e, quindi, con l'Apocalisse; quest'opera, insieme all'opera di Svetonio, costituisce il modello principale per la maggior parte della storiografia dei secoli centrali del medioevo.

Sant'Agostino d'Ippona, 1460
Sant'Agostino d'Ippona, 1460 — Fonte: getty-images

Nel basso medioevo il tramonto degli ideali universali e il sorgere di realtà municipali favoriscono la nascita di una storiografia che focalizza la sua attenzione sulle vicende Comuni italiani, ne sono un esempio le opere di fiorentini come Dino Compagni e i fratelli Villani.

Compagni scrive una Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi, in cui racconta la storia di Firenze tra il 1280 e il 1312, descrivendo le lotte per la supremazia interne alla città e quelle in cui essa si è trovata nello scenario italiano.

Di respiro decisamente più ampia e ricca è la Nova Cronica scritta dai fratelli Giovanni e Matteo Villani e che racconta in uno stile asciutto e preciso la storia della città nel Trecento.

2.1Il Rinascimento

Il recupero dei classici dell'antichità latina e greca, la loro lettura filologica, la cura per l'affidabilità e la verosimiglianza delle ricostruzioni, la perdita della prospettiva religiosa e della cornice teologica nella ricerca storica sono alcune tra le principali caratteristiche della storiografia rinascimentale.

Caratteristiche che emergono con forza nelle opere di Machiavelli e Guicciardini, che studiano l'opera di Tito Livio per capire gli elementi che, nei secoli, hanno determinato l'ascesa, la crisi e il declino dell'antica Roma, convinti che comprendere a fondo le dinamiche dell’antica Urbe potesse dare utili consigli per comprendere la crisi di Firenze e dei comuni italiani ai tempi delle guerre d’Italia.

2.2L'Illuminismo

Montesquieu
Montesquieu — Fonte: getty-images

Nel Settecento l'ambito della ricerca storica si allarga allo studio della religiosità, delle usanze, delle istituzioni e della giurisprudenza dei diversi paesi, intendendo tutti questi aspetti come espressioni culturali dello spirito delle diverse nazioni, quello spirito che, secondo Montesquieu, con il suo variare determina il loro fiorire o il loro declino.

Importante è anche l'apporto di un altro francese, Voltaire, che pone per la prima volta l’economia come uno dei perni centrali delle sue analisi.

3La storiografia ottocentesca

Ritratto di Alessandro Manzoni
Ritratto di Alessandro Manzoni — Fonte:

L'Ottocento è un secolo segnato dalla nascita dei nazionalismi e dal sorgere del romanticismo, entrambi i fattori che contribuiscono a concentrare la ricerca storica sulle origini dei popoli e delle nazioni che, spesso, vengono rintracciate nel periodo medievale; Manzoni, ad esempio, individua come fase fondativa dell’italianità l’epoca comunale.

Fondamentale, dal punto di vista filosofico, è l’approccio hegeliano alla storiografia. Il filosofo tedesco concepisce un’idea della storia in chiave dialettica: le diverse fasi storiche contengono delle contraddizioni, delle antitesi, che fanno maturare profondissime crisi, queste vengono superate producendo altre fasi storiche che sono la negazione di quella precedente.

3.1L'approccio materialista

Karl Marx e Friedrich Engels, 1850
Karl Marx e Friedrich Engels, 1850 — Fonte: getty-images

Le tesi di Hegel ebbero un peso assoluto nella cultura europea, ma furono anche variamente criticate.

Una delle tesi critiche destinate ad aver maggior successo è quella materialista formulata da Marx ed Engels; in questa particolare prospettiva la storia era vista come dinamica e in evoluzione, in cui le società umane sono determinate da una serie di fattori sociali e religiosi ma, soprattutto, secondo la teoria dei due filosofi tedeschi, era l’organizzazione economica e la gerarchia del lavoro a rivestire un ruolo determinante nello stabilire gli equilibri sociali di ciascuna epoca.

4La storiografia novecentesca e la svolta delle Annales

La storiografia novecentesca continua a vedere l’evoluzione da un lato della corrente idealista di stampo hegeliano, che in Italia si concretizza soprattutto nell’opera di Benedetto Croce dal titolo La storia come pensiero e azione (1938); in quest’opera il filosofo identifica la storiografia come conoscenza della realtà, e il progresso come azione su di essa tramite le quattro forme in cui lo spirito prede vita: il bello, il vero, l’utile e il buono.

Sull’altro lato, invece, si fa più corposa la storiografia di approccio materialista produce risultati interessanti nell’ambito dello studio della storia medievale, ne è un esempio l’opera di Salvemini dal titolo Magnati e popolani nella Firenze dal 1280 al 1295 (1899) in cui la storia delle lotte intestine tra i vari ceti della Firenze duecentesca vengono lette in chiave economica e nell’ottica della lotta di classe.

4.1Les Annales

Gaetano Salvemini (1873-1957): scrittore, storico e politico italiano antifascista, circa 1932
Gaetano Salvemini (1873-1957): scrittore, storico e politico italiano antifascista, circa 1932 — Fonte: getty-images

Nata in Francia, intorno agli anni ‘30 ad opera di Marc Bloch e Lucien Febvre, la nouvelle histoire, conosciuta anche come Scuola delle Annales dal nome della rivista su cui venivano pubblicati studi e articoli, è uno degli esperimenti più importanti e profondamente innovativi della storiografia novecentesca.

Insieme a quelle discipline che da sempre fanno parte dell’armamentario dello storico come la filologia e la geografia, gli esponenti della ‘nuova storia’ cominciano a servirsi delle altre scienze umanistiche come la sociologia e l’antropologia, l’arte e l’archeologia per ricostruire i sistemi di vita delle società antiche, il modo di pensare, il sentimento religioso, la quotidianità.

Una profonda innovazione che ha permesso di superare definitivamente la cosiddetta storia evenemenziale, cioè quella basata sui grandi avvenimenti e i grandi personaggi.