Storia degli Stati Uniti da Nixon a Reagan

Storia degli Stati Uniti da Nixon a Reagan A cura di Francesco Gallo.

Storia dei Presidenti americani dall'elezione di Richard Nixon a quella di Ronald Reagan. Gli Stati Uniti e l'alternanza democratici - repubblicani

1Da Richard Nixon a Gerald Ford (1969-1977)

Richard Nixon
Richard Nixon — Fonte: ansa

1.1La presidenza di Richard Nixon

Nel 1969, mentre gli Usa sono impegnati in Vietnam, e mentre si è accesa un’aspra diatriba contro la Cina di Mao e della sua Rivoluzione culturale, Richard Nixon succede a Lyndon Johnson. È il trentasettesimo presidente degli Stati Uniti. Già nel 1960, aveva provato a salire alla Casa Bianca sfidando alle presidenziali John Fitzgerald Kennedy, ma perse per pochi voti contro il più giovane e brillante candidato. Il loro dibattito fu il primo ad apparire in televisione, e pare proprio che le migliori doti comunicative di Kennedy, alla fine, influenzarono il voto degli americani.

Durante il dibattito Nixon apparve teso e mal rasato, mentre Kennedy trasmise un’immagine composta e sicura. Il confronto televisivo Kennedy-Nixon è stato ritenuto un punto di svolta nella comunicazione politica: il momento in cui il medium televisione iniziò ad avere un ruolo decisivo ed il modo di presentarsi davanti alle telecamere divenne di capitale importanza per un candidato.

Nixon inizialmente accresce ma poi termina la presenza militare in Vietnam, sigla i primi importanti accordi sul disarmo con l’URSS e nel 1972 apre alla Cina di Mao con un viaggio destinato a cambiare per sempre i rapporti internazionali. Quei giorni presero il nome di Diplomazia del Ping Pong.

Un secondo importante sviluppo in cui si ritrovò Nixon, furono i cambiamenti dell’economia mondiale, che ebbero anche significative ripercussioni sugli Stati Uniti. La crescente forza delle economie di Giappone ed Europa, insieme alle spese per la Guerra in Vietnam, erose la posizione commerciale americana che all’inizio degli anni Settanta andò in rosso. Così Nixon decise di porre fine alla convertibilità in oro del dollaro, che stava anche causando un’emorragia a Fort Knox, il deposito delle riserve monetarie americane. Fu uno shock, soprattutto se si considera che la forza e la stabilità del dollaro, fino a questo momento, erano state anche il principale sostegno del sistema di Bretton Woods

In piena Guerra Fredda, Nixon fu protagonista di una delle più alte punte del periodo della distensione: incontrò Leonid Breznev, il segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Dopo quell’incontro il presidente americano Richard Nixon regalò al collega sovietico una Cadillac Eldorado e, dietro esplicita richiesta dello stesso Breznev, nel 1974 gli fece recapitare una speciale versione personalizzata di Lincoln Continental. Ben nota era la grande passione del leader sovietico per le automobili, con una particolare predilezione per le grandi berline ad alte prestazioni. Si dice che la madre di Breznev alla vista della collezione di autovetture del figlio abbia esclamato: «È tutto molto bello, figlio mio, ma se i bolscevichi tornassero?».

Breznev e Nixon, durante il loro incontro, avevano parlato di una cooperazione in ambiti quali la medicina e la sanità pubblica, l’esplorazione dello spazio, la ricerca scientifica e tecnologica e la protezione ambientale. Nessuno di questi ambiti, però, poteva rappresentare un elemento risolutivo della distensione.

9 agosto 1974: Richard Nixon solleva il pollice dopo aver annunciato le dimissioni per il caso Watergate
9 agosto 1974: Richard Nixon solleva il pollice dopo aver annunciato le dimissioni per il caso Watergate — Fonte: getty-images

Nixon, allora, nel tentativo di ovviare alla crisi economica, alla crisi ideologica interna, alle proteste per la guerra in Vietnam, attuò una serie di sfortunate iniziative politiche per andare incontro a quella che lui chiamò la maggioranza silenziosa. Il suo piano consistette nel tagliare fuori dalle decisioni della Casa Bianca importanti figure del governo come il segretario di Stato e il consigliere per la sicurezza nazionale. Era quella che prese il nome di «presidenza imperiale» che però affondò nello scandalo del Watergate.

1.2Lo scandalo Watergate

Il 17 giugno 1972 cinque uomini furono scoperti e arrestati per essere entrati nel quartier generale del Comitato nazionale democratico, la principale organizzazione per la campagna e la raccolta fondi del Partito democratico. Il fine degli uomini era quello di piazzare alcune cimici telefoniche e scattare delle fotografie. Due reporter del Washington Post, Bob Woodward e il suo collega Carl Bernstein, iniziarono un’investigazione sullo scasso. Molto di quello che pubblicavano era noto all’FBI e ad altri investigatori governativi.

I due registrarono una conversazione tra il presidente Nixon e il Capo di Staff della Casa Bianca H. R. Haldeman mentre discutevano un piano per ostacolare le indagini, facendo in modo che la CIA facesse credere all’FBI che si trattava di una questione di sicurezza nazionale. Mentre continuava a rifiutare di mostrare i nastri originali, Nixon infine acconsentì a rilasciare un gran numero di trascrizioni di essi e quattro giorni dopo rassegnò le dimissioni. Per questo motivo, è diventato negli anni il presidente più discusso e il solo ad essere costretto alle dimissioni per evitare la prigione. Sebbene evitò la condanna, non riuscì però ad evitare il disonore.

1.3La presidenza di Gerald Ford

Gerald Ford giura da presidente degli Stati Uniti
Gerald Ford giura da presidente degli Stati Uniti — Fonte: getty-images

Il suo posto venne preso da Gerald Ford. Arrivato alla Casa Bianca senza essere eletto, successore dell’unico presidente dimissionario della storia americana, senza un grande carisma, per giunta di un partito sconfitto alle elezioni di metà mandato del novembre 1974, quando si era insediato solo da tre mesi, e con l’economia del paese in grossa difficoltà a causa dell’inflazione crescente, Ford fu particolarmente sincero nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione, nel gennaio del 1975, quando disse al Congresso laconicamente: «Lo stato dell’Unione non è buono».

A settembre, poco dopo essersi insediato, Ford prese una decisione estremamente complicata: graziare Nixon. Ford spiegò che essendo stato estromesso dal potere, sarebbe stato inutile per il paese, soprattutto in quella congiuntura economico-politica, affrontare anni di processi e ricorsi a un suo ex presidente. La decisione fu molto contestata ma Ford la difese fino all'ultimo: nel 2001 fece sapere che la grazia fu «l’unico modo per permettermi di concentrarmi al massimo sui problemi del paese, e non su quelli di Nixon».

2Da Jimmy Carter a Ronald Reagan (1977-1989)

2.1La presidenza di Jimmy Carter

Jimmy carter nel 1976
Jimmy carter nel 1976 — Fonte: getty-images

Classe 1924, è stato il trentanovesimo presidente americano, in carica dal 1977 al 1981. Governatore della Georgia dal 1970, nel 1976 ottenne la nomination democratica e subentrò a Richard Nixon dopo che lo scandalo Watergate lo aveva costretto a dimettersi. Fu anche il primo presidente nato in uno Stato del Sud. «Io sono un meridionale», così Carter si presentava alla Nazione in uno degli spot televisivi lanciati durante la sua campagna per la presidenza 1976. Il video era girato mentre Carter passeggiava attraverso la sua fattoria di arachidi a Plains, Georgia. Carter fu ricordato a lungo più per i suoi insuccessi soprattutto in politica estera. I rapporti tra le due Americhe parvero cambiare, però, con l’arrivo alla Casa Bianca di Jimmy Carter nel 1976 che rinverdì la linea politica americana di predicare e favorire la democrazia.

Così Carter basò la sua politica su due elementi chiave: disinnescare i conflitti in atto in America Latina riducendoli alla dimensione reale, e quindi non in ottica internazionale della Guerra Fredda. Inoltre pose a cardine della sua politica quella dei diritti umani, che gli valsero un Premio Nobel per la pace nel 2002. Inizialmente ci fu il timido tentativo di disgelo con Cuba che ebbe il punto più critico con il celebre Esodo di Mariel, ovvero quando nel 1980 - a seguito di una crisi economica a Cuba - oltre 125mila cubani s’imbarcarono dal porto di Mariel con destinazione la Florida.

Altrettanto importante fu poi la firma degli accordi pressi con il presidente panamense Torrijos che prevedevano il ritorno del Canale di Panama alla sovranità latinoamericana, i celebri Trattati Torrijos-Carter

Carter dovette gestire il difficile periodo della rivoluzione iraniana nel 1979, e soprattutto la crisi relativa alla cattura di cinquantadue ostaggi statunitensi nell’ambasciata di Teheran.

2.2La presidenza di Ronald Reagan

Ronald Reagan nel 1983
Ronald Reagan nel 1983 — Fonte: getty-images

Il senso di frustrazione diffusosi nell’opinione pubblica dopo questi spiacevoli episodi, portò alla sconfitta di Carter e all’affermazione di Ronald Reagan, un ex attore. Nel 1980, quando Reagan sconfigge il rivale democratico Jimmy Carter e diventa il quarantesimo presidente degli Stati Uniti, cerca in da subito di risollevare la credibilità internazionale della nazione

All’inizio del suo mandato, Reagan ha un programma ambizioso, che neppure l’attentato subito nel 1981 ferma: riforma dello stato, della tassazione, dei servizi sociali. Una ricetta economica che viene ribattezzata Reaganomics e contribuisce al rilancio dell’America. L’intero decennio degli anni Ottanta, per l’America e per il mondo, sono stati gli anni di Ronald Reagan. Anche molti italiani associano ancora oggi il nome del presidente americano alla fortunata espressione edonismo reaganiano, usata per indicare il cambiamento di costume che c’era stato nell’America dei suoi tempi.

Impregnata di neoliberalismo economico, la politica di Reagan portò il Paese — a metà anni ’80 — a una graduale ripresa economica. Anche per questo motivo, è passato alla storia come il presidente “cowboy”, ma soprattutto come un uomo che ha segnato profondamente gli anni Ottanta dello scorso secolo. Il dollaro tornò ad essere la moneta forte e Reagan, dopo gli interventi di aiuto militare in Afghanistan, nel Golfo e in Iran, si occupò di politica estera anche nel focolaio rivoluzionario che si era acceso in America Latina.

Quel che Reagan imputò alla precedente amministrazione di Jimmy Carter, fu d’essere stata forte con gli amici e debole con i nemici. Di avere cioè imposto sanzioni e fatto pressioni sui regimi alleati denunciandone la violazione dei diritti umani, e di avere viceversa aiutato i regimi nazionalisti come nel caso del Panama a cui si restituì la sovranità sul Canale. Per cui, il criterio su cui si basò da allora la politica reganiana verso l’America Latina fu quello innanzitutto di distinguere i regimi «recuperabili», quelli autoritari, dagli altri «irrecuperabili» ovvero quelli totalitari. La politica verso quelli recuperabili, ovvero verso quelle dittature amiche, censurabili ma passibili d’evolvere verso la democrazia, fu ferma ma amichevole nel tentativo di incoraggiarli alla democratizzazione.

Ronald Reagan a Berlino nel 1987 nel suo famoso discorso davanti alla Porta di Brandeburgo. Per molti quella fu la spallata definitiva all'URSS
Ronald Reagan a Berlino nel 1987 nel suo famoso discorso davanti alla Porta di Brandeburgo. Per molti quella fu la spallata definitiva all'URSS — Fonte: getty-images

Verso gli «irrecuperabili» come Cuba e Nicaragua si procedette verso un totale isolamento. Era un’interpretazione in chiave bipolare, e dunque ideologica, impregnata di guerra fredda che per questo generò reazioni e tensioni con vari Paesi latinoamericani. Molti dei quali, pur avendo buoni o regolari rapporti con Washington, la ritenevano inadeguata e minacciosa poiché legittimava di fatto l’interventismo statunitense.

Ma il punto più alto della sua politica estera fu senza dubbio il suo celebre viaggio a Berlino. Dopo aver avuto la conferma alla presidenza in una delle elezioni americane dal risultato più netto di sempre, accompagnò – e secondo moltissimi storici favorì – il deterioramento finale dell’Unione Sovietica. Si ricorda ancora il famoso Tear down this wall! urlato davanti alla Porta di Brandeburgo, a Berlino.

Reagan fu dunque moltissime cose diverse e più importanti di un semplice leader affascinante e carismatico: tagliò radicalmente le tasse per stimolare l’economia (ottenendo però anche un grosso aumento del debito pubblico), si beccò un proiettile al petto e fu quindi anche il primo presidente in carica a sopravvivere a un tentativo di assassinio. 

Lasciò la presidenza nel 1989 con una popolarità intatta, lasciando così facile spazio al suo vice George Bush.

Il presidente degli Stati Uniti esercita un enorme potere. Dall'usarlo, più o meno bene, più o meno abilmente, dipende la sorte dell'Occidente.

Richard Nixon