Storia da Diocleziano a Costantino: riassunto

Di Redazione Studenti.

Riassunto della storia da Diocleziano a Costantino: riforme militari e fiscali, la tetrarchia, la persecuzione dei cristiani, il diritto di culto

Diocleziano

L'imperatore Diocleziano
L'imperatore Diocleziano — Fonte: getty-images

Diocleziano divenne imperatore nel 284 d.C. dopo i 50 anni del periodo di anarchia.

Riuscì a ripristinare l’ordine nell’impero e a difenderne i confini attraverso una serie di riforme che rinnovarono lo stato romano.

Rafforzamento del potere dell'imperatore

Per la stabilità dello stato, Diocleziano capì che l’imperatore non poteva essere ostaggio degli eserciti, come era stato nei decenni precedenti. Decise di rafforzare quindi il potere imperiale facendo diventare la corte dell’imperatore il centro di ogni decisione.

L’imperatore, nella sua qualità di dominus (signore) dell’impero, promulgava le leggi e gli editti senza rendere conto a nessuno, disponeva di un suo esercito e di funzionari fidati che dipendevano direttamente da lui.

Riforma dell'esercito

Per evitare ribellioni militari Diocleziano riformò l’esercito. Diminuì il numero dei soldati assegnati ad ogni legione per limitare il potere dei comandanti ed aumentò il numero delle legioni. Divise poi l’esercito in due parti:

  • Le truppe di frontiera – i limitanei – che risiedevano oltre il limes e difendevano i confini
  • Le truppe di combattimentocomitati – che, sotto il diretto controllo dell’imperatore, erano stanziate nelle retrovie, pronte ad intervenire ogni volta che si rendesse necessario.

Con questo sistema l’esercito, composto da oltre 600.000 uomini, divenne più efficiente ma furono necessarie molte più risorse finanziarie per il suo mantenimento tenuto conto che tutti i componenti dell’esercito erano economicamente non produttivi.

La tetrarchia

Con la riforma del potere imperiale, l’impero venne ripartito in 12 diocesi che raggruppavano più province: così l’Italia perse ogni privilegio e divenne al pari alle altri parti dell’impero.

Le diocesi vennero raggruppate in quattro regioni più ampie, ognuna governata da un personaggio di dignità imperiale.

Diocleziano infatti, una volta accortosi dell’impossibilità di difendere da solo i confini di un impero così vasto, divise il potere con altre tre persone di sua fiducia, dando vita ad un nuovo tipo di governo chiamato tetrarchia, cioè governo dei quattro.

Diocleziano assunse il titolo di augusto e scelse come collega Massimiano II. I due augusti nominarono a loro volta due cesari, Galerio e Costanzo Cloro.

Ognuno dei quattro regnava su una parte dell’impero, anche se l’autorità suprema apparteneva a Diocleziano.

Come venne regolata la successione al regno? In caso di morte o di abdicazione di un augusto, il rispettivo cesare diventava augusto e nominava un nuovo cesare come proprio successore.

Per ragioni militari le quattro capitali furono poste nelle vicinanze dei confini:

  • Treviri, sul Reno
  • Milano
  • Sirmio, sul Danubio, nell’attuale Serbia
  • Nicomedia, sul mar di Marmara, residenza di Diocleziano.

Roma a quel punto perse ogni importanza politica.

Fonte: redazione

La riforma fiscale

Per far funzionare lo stato erano necessarie molte risorse finanziarie, e per questa ragione la riforma più importante di Diocleziano fu quella fiscale. Fino ad allora lo stato non aveva avuto dei bilanci regolari e le tasse variavano di anno in anno.

Accadeva quindi che alcuni imperatori, durante la loro amministrazione, accumulassero riserve di denaro e che gli imperatori successivi, es. Caligola o Commodo, la sperperassero del tutto.

Lo stato secondo Diocleziano doveva quindi contare su risorse certe e programmate.

Per ogni provincia fu calcolata la quantità di terra coltivabile: ad ogni parte di terra, chiamata iugum, doveva corrispondere un cittadino da tassare.

In città gli abitanti liberi detti “curiali” erano responsabili del pagamento delle imposte calcolate dai funzionari dell’imperatore.

Economia e società sotto Diocleziano

Le riforme di Diocleziano tese a raggiungere l’obiettivo di avere redditi certi ogni anno, portarono ad una società imbalsamata.

Per evitare la diminuzione dei tributi, fu impedito ai contadini di abbandonare il proprio podere e agli artigiani di lasciare la propria città.

Fu vietato, sia ai coloni che ai curiali, di cambiare residenza e si fece in modo che alla morte di un contribuente ne subentrasse un altro con gli stessi doveri fiscali, soprattutto nel caso dei figli. Le professioni quindi presto divennero ereditarie.

Tale situazione causò il malcontento generale, poiché i privilegiati erano sempre solo una ristretta minoranza: i grandi proprietari terrieri, i funzionari della corte imperiale ed i comandanti militari.

La crisi economica

Per mantenere l’apparato statale servivano enormi risorse finanziarie.

I sudditi, oltre a pagare i tributi allo stato, dovevano rifornire gli eserciti con viveri e contributi in natura (annona militaris).

L’inflazione continuava a crescere, così nel 301 d.C. Diocleziano decise di imporre un calmiere dei prezzi (ovvero un prezzo massimo – stabilito con l'edictum de pretiis) su circa 1000 prodotti.

La conseguenza fu che le merci calmierate scomparirono dai mercati e nacque il mercato di contrabbando, con prezzi più alti.

Per questa ragione il provvedimento venne abolito.

La persecuzione dei cristiani

Il cristianesimo era sempre più diffuso e rappresentava una minaccia per Diocleziano, che voleva controllare tutti gli aspetti della vita politica, economica, sociale e religiosa. Avviò dunque una campagna di persecuzioni dei cristiani.

Nel 303-304 d.C. emanò due editti, coi quali ordinò:

  • la distruzione delle chiese
  • il divieto di celebrare i riti
  • l’esclusione dei cristiani dalle cariche pubbliche
  • il sequestro dei libri sacri, da bruciare pubblicamente
  • la revoca dei privilegi di legge ai cittadini più importanti di religione cristiana, gli honestiores.

Tutti questi provvedimenti, ai quali si aggiunse anche una serie di arresti e condanne a morte, non riuscirono comunque ad impedire la diffusione del cristianesimo.

L'impero sotto Costantino

Costantino
Costantino — Fonte: getty-images

Il meccanismo di successione al titolo di imperatore progettata da Diocleziano con la tetrarchia si inceppò dopo l’abdicazione di Diocleziano stesso e di Massimiano, nel 305 d.C.

Con una serie di ribellioni militari, per rivendicare il titolo, sembrò di ritornare all’epoca dell’anarchia militare.

Alla fine prevalsero:

  • ad Occidente il figlio del cesare Costanzo Cloro Costantino che, dopo aver sconfitto il rivale Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio a Roma nel 312 d.C., divenne imperatore
  • ad Oriente Licinio.

A partire dal 324 d.C. però Costantino riunì tutto il potere nelle sue mani dando inizio ad una nuova dinastia. Fu in effetti l’ultimo grande imperatore della storia romana.

Convinto della necessità di uno “stato forte”, lavorò per riorganizzare la società in questa direzione attraverso quattro elementi:

  • un esercito efficiente
  • un forte potere centrale
  • la fine dei conflitti religiosi
  • la creazione di una nuova classe dirigente favorevole alla monarchia

Diritto di culto

Costantino decise di puntare sui cristiani che, sebbene fossero una minoranza, erano ben organizzati, potenti finanziariamente e distribuiti nei vari strati della popolazione.

Con l’editto di Milano del 313 d.C., concesse loro la libertà di culto e promulgò una serie di leggi in loro favore.

Alla fine, lui stesso si convertì al cristianesimo, l’impero e la Chiesa divennero alleati e, pian piano, la direzione dell’esercito, dell’amministrazione pubblica e della corte fu affidata a comandanti e funzionari cristiani.

Potere temporale della chiesa

Costantino agì in un primo momento come massima autorità religiosa, cioè come pontifex maximus, ma presto la chiesa, che aveva basi ben solide, rivendicò la sua autonomia dal potere imperiale.

Due episodi mostrano l'evoluzione dei rapporti tra chiesa e impero nel IV secolo d.C.:

  • Nel 325 d.C. l’imperatore Costantino, seduto sul trono e vestito di porpora, inaugurò il Concilio di Nicea, l’assemblea delle più alte cariche religiose ed ecumenico, cioè universale. Costantino intervenne nella discussione facendo pesare la propria opinione. La dottrina ariana, che sostiene la natura umana di Cristo, di conseguenza, venne dichiarata eretica.
  • Nel 390 d.C. un successore di Costantino fu costretto ad umiliarsi davanti al Vescovo di Milano, Ambrogio, che gli vietò di entrare in chiesa e lo obbligò ad una pubblica penitenza per aver soffocato nel sangue la ribellione di Tessalonica.

Costantinopoli, nuova capitale

Durante il suo regno Costantino fondò la “Nuova Roma”, cioè Costantinopoli, una nuova capitale imperiale, cristiana, proiettata verso oriente, affacciata sul Bosforo.

La nuova capitale fu abbellita con meravigliosi edifici e opere d’arte provenienti da Roma e dalle città greche.

Costantinopoli resisterà fino al 1453, sopravvivendo al crollo dell’impero romano d’occidente, alle invasioni dei goti, degli arabi, degli slavi, e cadrà per mano dei turchi.

Arruolamento dei barbari

Costantino, come Diocleziano, riorganizzò l’esercito.

Il nucleo principale divenne la guardia del corpo dell’imperatore, il comitatus, cioè il seguito che aumentò di numero e, che, viste le difficoltà a reperire i soldati, era formato quasi esclusivamente da barbari.

L’organismo più importante dello stato si barbarizzò già nel IV secolo d.C., mentre aumentavano sempre più gli ufficiali e i generali di origine germanica e diminuiva l’importanza delle truppe di origine romana.

Dopo Costantino

Alla morte di Costantino, il potere passò ai figli Costantino II, Costante e Costanzo.

La necessità di controllare i confini settentrionali dalle invasioni barbariche aveva fatto perdere importanza a Roma, dove venne mantenuto il senato, mentre gli imperatori si trasferirono a Milano e Costantinopoli, che diventarono le vere capitali una della pars occidentalis, l’altra della pars orientalis.

I contrasti che nacquero tra i tre fratelli portarono all’uccisione di Costantino II e alla spartizione dell’impero tra Costante e Costanzo.

Quando Costante rimase vittima di una ribellione, Costanzo scelse come suo successore un cugino, Giuliano, un abile generale che sconfisse gli alamanni a Strasburgo nel 357 d.C. e venne proclamato imperatore dalle sue truppe. Pochi anni dopo, alla morte di Costanzo, divenne l’unico imperatore (361 d.C.).

Giuliano, imperatore filosofo

Giuliano, oltre ad essere un uomo d’azione, era un intellettuale di formazione filosofica e ultimo imperatore ad imitare l’esempio di Marco Aurelio.

Durante il suo regno ci fu un tentativo di restaurazione della religione pagana. Lui, educato nella fede cristiana, la abbandonò per ritornare alla religione pagana ed alla filosofia greca. I cristiani lo denominarono l’Apostata, cioè il Disertore.

Giuliano non utilizzò forme violente, ma escluse dal potere la classe dirigente cristiana, si circondò di filosofi ed intellettuali pagani e scrisse un’opera contro il cristianesimo: Contro i galilei, cioè i cristiani.

Fece una guerra contro i sasanidi arrivando fino a Ctesifonte, capitale persiana dove, costretto a ritirarsi, fu ucciso da una lancia dopo solo due anni di regno.

I suoi successori abolirono le leggi contro i cristiani.

Il sacco di Roma del 410: ascolta l'audiolezione

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