Storia della mafia: "cosa nostra" dalle origini ad oggi

Storia della mafia: "cosa nostra" dalle origini ad oggi A cura di Michele Tommasi.

Storia della mafia, le vicende di "cosa nostra" dalle origini a oggi. Spiegazione e protagonisti del fenomeno mafioso.

1Cos’è la mafia?

Giovanni Falcone
Giovanni Falcone — Fonte: ansa

La mafia è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”: sono parole celebri di Giovanni Falcone, il magistrato che più di tutti in Italia ha contribuito alla lotta alla mafia - fino a diventarne un simbolo - prima di venire barbaramente ucciso in un brutale attentato nel maggio del 1992, che così rispondeva ad un giornalista che gli domandava se fosse possibile per lo Stato italiano sconfiggere definitivamente la potente organizzazione criminale nata in Sicilia e nota con il nome di “Cosa nostra”

Falcone, palermitano d’origine, riteneva che il fenomeno mafioso non fosse qualcosa di “naturale” ma fosse un fenomeno storico, derivato da precise cause e con precise conseguenze: tuttavia per lungo tempo la storia e l’esistenza stessa di Cosa nostra sono state ridimensionate se non addirittura negate, tanto che solo in tempi relativamente recenti, tra gli anni ‘80 e ‘90, lo Stato e l’opinione pubblica hanno preso piena consapevolezza del fenomeno mafioso adottando adeguate strategie di contrasto.  

Oggi si può affermare che, per le sue implicazioni, la storia di Cosa nostra sia parte integrante della storia italiana contemporanea, per il modo in cui la sua evoluzione ha seguito quella più generale del paese, e che dalla storia della mafia siciliana emerga con chiarezza anche la sua più particolare caratteristica, il suo legame costitutivo con parte del potere e della politica, che rappresentano tuttora il lato più controverso e oscuro della sua attività criminale e uno dei principali motivi del suo sviluppo e della sua affermazione nel corso del tempo.

2Le origini di “Cosa Nostra”: dall’Ottocento al fascismo

Due gabellotti di Campobello in Sicilia, 1894
Due gabellotti di Campobello in Sicilia, 1894 — Fonte: getty-images

Le origini di Cosa nostra affondano nelle realtà agricole siciliane dell’800: già prima dell’Unità d’Italia i grandi feudatari siciliani affidavano la totalità o una parte dei propri terreni ai “gabellotti”, che gestivano i fondi agricoli e li amministravano esercitando la propria autorità, anche con la violenza e l’intimidazione, sui contadini.

Questa particolare classe sociale era l’unica a girare a cavallo armata nelle campagne siciliane, e alcuni di questi, crescendo di importanza, erano giunti ad organizzarsi ed affiliarsi per controllare quanto più possibile i terreni e le attività sul territorio per il proprio profitto attraverso l’adozione di metodi illegali e violenti

Dopo l’Unità d’Italia la situazione nelle campagne siciliane era rimasta la stessa: i grandi latifondi avevano resistito al cambiamento così come i soggetti che li controllavano, mentre il neonato Stato Italiano fatica ad estendere la sua autorità su un territorio periferico come quello siciliano.

In questo contesto il termine “mafia” appare in un’inchiesta parlamentare del 1876 dei deputati Sonnino e Franchetti sulle condizioni politiche e sociali dell’isola, che descrive i metodi brutali con cui i gruppi mafiosi mantengono il territorio sotto controllo esercitando il proprio potere e i propri interessi fuori dalla legge dello Stato. 

Membri della mafia palermitana dietro le sbarre. La foto mostra le ultime catture da parte del prefetto Cesare Mori e dei suoi uomini
Membri della mafia palermitana dietro le sbarre. La foto mostra le ultime catture da parte del prefetto Cesare Mori e dei suoi uomini — Fonte: getty-images

Nel 1900 il questore di Palermo Ermanno Sangiorgi compila una serie di rapporti in cui fa un resoconto completo e dettagliato delle attività della mafia di allora: ne delinea la sua divisione in cosche - ovvero in gruppi di famiglie legate gerarchicamente ad un capo - le attività illecite e i metodi violenti - in particolare le estorsioni e i ricatti - e i rapporti che le cosche intrattengono con alcune famiglie della nobiltà siciliana, che si servono della mafia per tenere a freno le rivendicazioni sociali e salariali dei braccianti. Tuttavia il processo che seguirà alle denunce di Sangiorgi si concluderà con un nulla di fatto e nessuna condanna di rilievo.

Nonostante quindi il fenomeno sia già conosciuto per il momento lo Stato italiano fatica a contrastarlo: con l’avvento del fascismo le cose sembrano cambiare quando Mussolini, nel 1924, invia il prefetto Cesare Mori - soprannominato “il prefetto di ferro” - in Sicilia con lo speciale incarico di sradicare definitivamente Cosa nostra dal territorio dell’isola: i ruvidi metodi di Mori, non molto amati dalla popolazione siciliana, ottengono inizialmente dei risultati; con il tempo però l’attività di contrasto si indebolisce mentre lo stesso regime fascista viene sempre più spesso infiltrato da personalità contigue o affiliate al sistema mafioso.

3La Mafia dal dopoguerra agli anni ‘80: la crescita e la trasformazione di “Cosa Nostra”

Portella della Ginestra (Palermo): un contadino rende omaggio alle vittime della strage del 1947
Portella della Ginestra (Palermo): un contadino rende omaggio alle vittime della strage del 1947 — Fonte: getty-images

Nel 1943 le truppe angloamericane sbarcano in Sicilia e il fascismo crolla: Cosa nostra sfrutta abilmente l’occasione e il caos dell’invasione per riacquisire il suo potere, riuscendo a far nominare molti suoi uomini all’interno delle nuove amministrazioni comunali che si insediano al posto di quelle fasciste. 

Nell’immediato dopoguerra la Sicilia vive un momento turbolento e la questione agraria sulla proprietà dei terreni crea forti tensioni sociali: è forse per questo che esponenti mafiosi il 1° maggio 1947 sparano su una folla di contadini, provocando 11 morti in quella che diventerà nota come la Strage di Portella della Ginestra

Con l’inizio degli anni ‘50 e del boom economico, anche a causa della riforma agraria, l’attività mafiosa inizia a spostarsi dalle campagne verso le città. I grandi appalti pubblici per la costruzione di edifici e infrastrutture rappresentano un'ottima occasione di business per Cosa Nostra, che può contare su nuovi rapporti con la politica locale e nazionale

La città di Palermo diverrà il simbolo della speculazione edilizia condotta dalla mafia, in Sicilia e non solo: tra gli anni ‘50 e ‘60 infatti intere zone storiche del capoluogo siciliano verranno demolite per lasciare il posto a una cementificazione selvaggia, speculazione che diventerà nota con l’espressione “Sacco di Palermo”. 

In questo periodo le attività mafiose iniziano a superare la tradizionale dimensione regionale siciliana e si proiettano verso il resto del territorio nazionale e l’estero: oltre che all’edilizia Cosa nostra si interessa sempre più al traffico internazionale degli stupefacenti, un gigantesco affare che frutta quantità enormi di denaro oltre che legami con la criminalità organizzata di mezzo mondo, i cui proventi illeciti vengono riciclati attraverso rapporti con importanti settori dell’economia e della finanza

Con il tempo Cosa Nostra otterrà una quota maggioritaria nel narcotraffico mondiale, che diventerà la principale attività mafiosa tra gli anni ‘70 e ‘80, cambiando definitivamente il profilo dell’organizzazione. 

Pio La Torre: parlamentare del PCI e segreterio regionale del partito in Sicilia in una foto del 1965. La Torre è stato assassinato il 30 aprile 1982
Pio La Torre: parlamentare del PCI e segreterio regionale del partito in Sicilia in una foto del 1965. La Torre è stato assassinato il 30 aprile 1982 — Fonte: ansa

Se Cosa nostra si dimostra capace di cambiare pelle e adeguarsi ai tempi, a non cambiare sono i metodi violenti e spietati con cui l’organizzazione fa valere il suo primato criminale: l’intimidazione e l’omicidio valgono sia per i nemici esterni che ne intralciano l’attività sia all’interno dell’organizzazione, dove non mancano contrasti tra le diverse famiglie che si contendono il suo comando. All’inizio degli anni ‘60 inizia una prima guerra tra clan rivali, che suscita clamore per la brutalità, il numero di vittime e le ritorsioni che si lascia alle spalle.

In questa fase la reazione dello Stato rispetto a questi sviluppi dell’attività mafiosa non è sempre adeguata: nel 1963 si insedia la prima Commissione Parlamentare Antimafia, con il compito di raccogliere dati e notizie e suggerire strategie di contrasto al fenomeno mafioso, ma la cui attività, almeno inizialmente, sarà piuttosto ridotta.

Alla fine degli anni ‘60 si svolgono alcuni importanti processi che vedono alla sbarra importanti capi di Cosa Nostra, ma che si concluderanno con condanne molto lievi o con complete assoluzioni; in questo periodo a livello pubblico, per sottovalutazione del fenomeno, omertà o connivenza, è la stessa esistenza della Mafia ad essere ancora messa in discussione o addirittura negata.

4Gli anni ‘80 e ‘90: la guerra con lo Stato e la strategia stragista

All’inizio degli anni ‘80, mentre Cosa nostra sta diventando un’autentica multinazionale del crimine, si scatena una seconda lotta intestina al suo interno: il clan emergente è quello dei Corleonesi, che al termine di una sanguinosa guerra riesce ad ottenere il controllo dell’organizzazione criminale.

La strategia militare dei Corleonesi è chiara, e mira all’eliminazione fisica dei propri nemici, oltre che interni, esterni: è così che tra il 1979 e il 1982 Cosa Nostra commette una serie di omicidi eccellenti, come quelli del deputato Pio La Torre, del presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; personalità che in diversi modi si erano impegnate nel contrasto all’attività mafiosa.

Il generale dei carabinieri Carlo Alberto della Chiesa, il combattente per la libertà (1978), morto in un attentato da parte di Cosa nostra
Il generale dei carabinieri Carlo Alberto della Chiesa, il combattente per la libertà (1978), morto in un attentato da parte di Cosa nostra — Fonte: getty-images

Questi ultimi efferati delitti scuotono profondamente l’opinione pubblica e lo Stato, che decide di iniziare a reagire contrastando più duramente la mafia: nel 1982 il Parlamento approva l’introduzione nel codice penale dell’articolo 416 bis, che introduce il reato di associazione mafiosa e consente la confisca dei patrimoni mafiosi; 

nel 1983 nasce inoltre il primo “pool antimafia”, che riunisce i magistrati palermitani che si occupano di indagini su Cosa Nostra favorendone il lavoro e la condivisione di informazioni. E’ così che un gruppo di giudici, tra cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, iniziano a collaborare attivamente con l’obiettivo comune di sconfiggere l’organizzazione criminale. 

Tommaso Bruschetta: mafioso pentito a Palermo il 1 marzo 1974
Tommaso Bruschetta: mafioso pentito a Palermo il 1 marzo 1974 — Fonte: getty-images

In questo periodo un ulteriore contributo nella lotta alla Mafia viene dai pentiti, perlopiù provenienti dalla file delle famiglie mafiose sconfitte dai Corleonesi, che decidono di iniziare a collaborare con le istituzioni e raccontare i segreti di Cosa Nostra in cambio di protezione o di condanne più lievi.

Il più conosciuto tra questi è Tommaso Buscetta, che dopo l’arresto nel 1983 deciderà di iniziare a collaborare con i giudici palermitani: le sue testimonianze saranno fondamentali per far luce su molti aspetti dell’organizzazione mafiosa e per l’individuazione di molti responsabili di delitti di mafia, sul cui sfondo rimangono gli oscuri rapporti con la politica e le istituzioni.

Il lavoro dei magistrati palermitani, grazie anche alle confessioni dei pentiti come Buscetta, porterà all’istituzione del “maxiprocesso” di Palermo: nel 1986 saranno oltre 470 i mafiosi alla sbarra accusati dei numerosi crimini di Cosa Nostra. Un enorme processo, molto seguito dalla stampa e dall’opinione pubblica, che si concluderà definitivamente solo diversi anni dopo con una serie di durissime condanne, tra cui 19 ergastoli, inflitte a molti dei maggiori esponenti dell’organizzazione mafiosa. Nonostante questo indubbio risultato tuttavia il “maxiprocesso” non riuscirà a far pienamente luce sui rapporti tra Cosa Nostra e la politica.

Maxiprocesso di Palermo per reati di mafia
Maxiprocesso di Palermo per reati di mafia — Fonte: getty-images

Ancora lontana dall’essere sconfitta Cosa Nostra reagirà alle condanne inaugurando una nuova stagione stragista: a pagare con la vita saranno anzitutto i giudici Falcone e Borsellino, uccisi in due attentati, insieme agli uomini che componevano le loro scorte, tra il maggio e il luglio del 1992, a cui seguiranno diversi altri attentati, fino alla metà del 1993, indirizzati a intimidire le istituzioni e l’opinione pubblica

Attentati che sono ancora oggi oggetto della cronaca, oltre che di indagini giudiziarie, anche per una presunta - e se confermata inquietante -  trattativa segreta tra Cosa Nostra e lo Stato che si sarebbe svolta contestualmente alle stragi con l’obiettivo di porre fine al contrasto tra i due soggetti. 

Nonostante l’arresto di due storici boss legati al clan dei Corleonesi, Totò Riina e Bernardo Provenzano, e l’abbandono della strategia stragista adottata all’inizio degli anni ‘90, Cosa Nostra è a tutt’oggi un’organizzazione criminale viva e attiva in Italia e all’estero, che continua a intessere rapporti con la politica e l’economia e a condizionare la società siciliana e quella italiana. Come evidenziato recentemente dalle Commissioni Antimafia, Cosa Nostra ha preferito negli ultimi anni una “strategia della sommersione”, preferendo agire sottotraccia per realizzare le sue attività criminali senza suscitare allarme e clamore.

5Guarda il video su Peppino Impastato: la storia di un ragazzo che ha sfidato la mafia

    Domande & Risposte
  • Quali sono le origini della mafia?

    La nascita di questo fenomeno è legato al latifondo, la proprietà agricola chiusa che in Sicilia ha prevalso fino agli inizi del 1900. I primi mafiosi erano una sorta di intermediari tra i contadini e la nobiltà terriera.

  • Quanti tipi di mafie esistono?

    Ce ne sono diverse a seconda del territorio in cui operano: la mafia americana, cosa nostra e stidda in Sicilia, la camorra in Campania, la ndrangheta in Calabria, la Sacra corona unita in Puglia.