Storia dell’America Latina: battaglie e protagonisti nella lotta per l'indipendenza

Storia dell’America Latina: battaglie e protagonisti nella lotta per l'indipendenza A cura di Federico Goddi.

Storia dell'America Latina: le battaglie e i protagonisti delle lotte per l'indipendenza.

1Indipendenza per l’America latina

Ritratto del generale argentino Jose de San Martin
Ritratto del generale argentino Jose de San Martin — Fonte: getty-images

Nell’Ottocento la lotta fra i fautori della conservazione e coloro che lottavano per gli ideali nazionali non fu combattuta solo nel vecchio continente. Mentre l’Europa si avviava verso la Restaurazione, l’America Latina completava il proprio percorso d’indipendenza, sferrando un colpo mortale agli imperi coloniali ed in parte incidendo sul nuovo assetto europeo successivo al congresso di Vienna. Nei progetti di molti fra i protagonisti, la lotta di liberazione avrebbe dato vita ad una creatura statale non distante dalla grande unione federale delle colonie inglesi del Nord America.  

Tuttavia, la realtà latinoamericana era ben diversa, ed è quindi necessario puntualizzare due aspetti peculiari:  

  • La dominazione delle monarchie iberiche aveva allargato la forbice tra ricchezza e povertà.
  • Esistevano differenze geografiche che avevano inciso sullo sviluppo delle società.

Negli anni in cui gli Stati Uniti si affacciavano sulla scena del mondo, anche grazie al rafforzamento del vincolo unitario, l’America Latina si presentava politicamente divisa nonché oberata da questioni che allontanavano l’ipotesi di un possibile ruolo da protagonista sulla scena. 

Eppure, alla fine del Settecento, quel continente aveva recitato un ruolo importante nell’economia globale: metalli preziosi e prodotti agricoli avevano mutato le strategie dei consumi europei assieme alle abitudini delle classi dominanti. Avevano allora rivestito grande importanza le grandi aziende agricole, brasiliane o cubane, che, sfruttando il lavoro schiavistico, impiegavano lavoratori indigeni o schiavi neri catturati in Africa.  

In questo senso, è da rilevare una geometria razziale nella stratificazione sociale: al vertice stavano i creoli, poco meno di quattro milioni e mezzo della popolazione ed alla base della piramide c’erano gli oltre otto milioni di indios che avevano una condizione sociale variabile che andava da una meramente servile a quelle di contadino povero o salariato. 

La popolazione indigena era in forte ripresa demografica dopo la caduta dovuta alle politiche europee di sterminio, ma restava inserita in un quadro sociale fatto di diseguaglianze, sfruttamento e indicibili sofferenze.  

I neri (più di quattro milioni) erano relegati nella marginalità sociale, mentre i meticci - poco più di sei milioni – erano impiegati nel piccolo commercio e nelle aziende agricole alle dipendenze dei proprietari creoli.  

Le istanze indipendentistiche non vennero però dagli strati bassi della popolazione, bensì dalla classe possidente dei creoli che mal tollerava le interferenze dei funzionari governativi europei. I fermenti liberali si estesero grazie ad una fitta rete di logge massoniche, che diffondevano il verbo illuminista operando un proselitismo attivo. 

2I momenti chiave delle lotte per l’indipendenza dell’America Latina

L’invasione della Spagna ad opera di Napoleone fu certamente l’evento che innescò l’effetto domino. Dal 1808, le colonie spagnole erano governate da giunte composte da elementi creoli, a cui la prossimità al potere relativo iniziava però a stare stretta. Le élites creole occuparono un vuoto di potere cogliendo l’occasione per cambiare radicalmente la strategia comunicativa: le istituzioni divennero un megafono delle istanze indipendentiste. 

Francisco Miranda (1750-1816): il patriota che proclamò l'indipendenza venezuelana il 5 luglio 1811
Francisco Miranda (1750-1816): il patriota che proclamò l'indipendenza venezuelana il 5 luglio 1811 — Fonte: getty-images

Nel 1810, a seguito della cacciata in Spagna dei Borboni ad opera francese, nelle vecchie colonie spagnole vennero deposti i rappresentanti della monarchia. A quel punto, i rappresentanti delle giunte proclamarono l’indipendenza, come nel caso di Francisco Miranda, che a Caracas dichiarò la nascita della Repubblica del Venezuela.  

Il cuore della prima fase, tra il 1811 e il 1816, fu caratterizzato dai contrasti tra gli stessi movimenti creoli, che avevano spesso trovato appoggio tra le popolazioni indigene. A questo schema fa eccezione la situazione messicana, dove le popolazioni indie furono alla testa di una rivolta sociale guidata dai sacerdoti Miguel Hidalgo e José Maria Morelos che sarà processato dall’inquisizione ed in seguito fucilato dall’esercito spagnolo.  

Dopo i primi successi, la lotta di liberazione subì una pesante battuta d’arresto quando, tra 1814-1815, fu restaurata sul suolo europeo la monarchia spagnola, con il prevedibile e conseguente invio di truppe nei possedimenti oltreoceano. Come spesso accade nella storia dell’imperialismo europeo, fu un terzo agente a sovvertire un ordine che sembrava tornato stabile: la Gran Bretagna, che aspirava a divenire un solido partner commerciale dei giovani paesi indipendenti. Londra chiuse la strada alla proposta di una coalizione di volenterosi europei che restaurasse il controllo economico di Madrid. 

Simon Bolivar in onore della bandiera dopo la battaglia di Carabobo, 24 giugno 1821. Dipinto di Arturo Michelena
Simon Bolivar in onore della bandiera dopo la battaglia di Carabobo, 24 giugno 1821. Dipinto di Arturo Michelena — Fonte: getty-images

Nella seconda fase i principali centri di rivolta furono in Venezuela e in Nuova Granada, l’attuale Colombia, dove l’artefice del cambiamento di rotta rispondeva al nome di Simon Bolivar, un militare d’indiscusse capacità – si veda il geniale operato nella battaglia di Carabobo, che gli spianò la strada verso Caracas - sorrette da un fine acume politico.  

Altro centro d’attività ribelle era situato a sud del Rio de la Plata (l’attuale Argentina), dove era attivo José de San Martin, un ufficiale spagnolo che aveva fatto causa comune con i rivoltosi. Nel 1816 fu proclamata l’indipendenza da parte dei patrioti argentini

L’anno seguente fu liberato il Cile e contemporaneamente Bolivar sconfisse gli spagnoli più a nord, dando vita alla Repubblica di Gran Colombia, nel 1819. 

James Monroe (1758-1831): 5° Presidente degli Stati Uniti d'America
James Monroe (1758-1831): 5° Presidente degli Stati Uniti d'America — Fonte: getty-images

La terza e ultima fase iniziò nel 1820, sotto l’ala protettrice britannica, che garantiva sostegno economico e supporto logistico unitamente all’impegno diplomatico da parte statunitense: la presidenza Monroe fu infatti decisa nel respingere le ingerenze europee sul suolo americano. Gli interessi del vecchio continente venivano considerati un attentato alla sicurezza nazionale statunitense: chiaramente, la dottrina Monroe, sottendeva le premesse dell’egemonia americana sul centro e sud America.  

L’appendice di questa fase è rappresentata dalla cacciata degli spagnoli dai territori tra Ecuador e Perù (1822-24), dalla costituzione in impero del Messico (1821) e dalla riunione dei paesi dell’America centrale in una Federazione delle province unite (1823). Discorso a parte per il Brasile, la cui uscita dal dominio coloniale portoghese fu sostanzialmente “morbida”: fu lo stesso viceré portoghese, Pedro I, ad indossare la corona offertagli dagli indipendentisti creoli. 

3Squilibri sociali e instabilità istituzionale in America Latina: gli ostacoli del nuovo inizio

Ritratto di Miguel Hidalgo, sacerdote e rivoluzionario messicano
Ritratto di Miguel Hidalgo, sacerdote e rivoluzionario messicano — Fonte: getty-images

Nella storia le aspirazioni di cambiamento o di rivoluzione fanno spesso i conti con una realtà fatta di falsi ideali e piccoli o grandi opportunismi. Per qual che riguarda la storia delle indipendenze dell’America Latina, il quadro descrittivo delle delusioni che seguirono gli anni delle libertà conquistate è stato fornito proprio da uno dei principali protagonisti, Simon Bolivar, che prima di prendere la via dell’esilio denunciava: ‹‹Non vi è onestà in America né tra le sue nazioni››. Ma cosa aveva portato l’ufficiale creolo ad una così amara considerazione? 

Come prima cosa, l’utopia di unire gli stati in una confederazione si era scontrato con le rivalità politiche che legittimavano i reclami confinari dell’una o altra fazione creola. Il rischio della frammentazione divenne sempre più concreto, fino ad essere considerato inevitabile nel congresso panamericano di Panama, nel 1826. 

L’esempio migliore è fornito dalle vicende della Gran Colombia che presto si frammentò in tre realtà statali non solo indipendenti, ma spesso contrapposte: Venezuela, Nuova Granada (successivamente Colombia) ed Ecuador.  

L’Alto Perù divenne Bolivia nel 1825, mentre Brasile e Argentina lottarono a lungo per aggiudicarsi l’Uruguay, che divenne infine indipendente nel 1828.  

Simon Bolivar libera gli schiavi nel 1816. Acquarello su carta di Cancino Fernandez Luis
Simon Bolivar libera gli schiavi nel 1816. Acquarello su carta di Cancino Fernandez Luis — Fonte: getty-images

Il Paraguay, inizialmente inserito nei territori argentini, divenne nazione nel 1813. Ulteriore scissione avvenne tra le fila della Federazione centroamericana: Guatemala, Salvador, Honduras, Nicaragua e Costarica scelsero di tradire l’originaria comunità d’intenti. 

D’altra parte, tre secoli di sfruttamento europeo – che includeva le ricchezze del sottosuolo - avevano fortemente penalizzato uno sviluppo del mercato interno, riversando tutta l’esportazione in Europa, di fatto costruendo un intero sistema economico in funzione dell’arricchimento del vecchio continente.  

Mancavano, inoltre, una crescita di una borghesia locale e dei programmi d’emancipazione per la popolazione india, che era da tempo condannata all’analfabetismo. Le arretratezze culturali furono solo in parte mitigate dall’abolizione della schiavitù, negli anni successivi alle indipendenze, anche perché si accentuarono i poteri dei capi militari che delineavano i contorni foschi – nonché liberticidi – d’istituzioni costantemente soggette a svolte autoritarie sino a buona parte del XX secolo.  

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