Stéphane Mallarmé: biografia, poetica e stile

Stéphane Mallarmé: biografia, poetica e stile A cura di Laurène Suau.

Biografia, poesie e stile di Stéphane Mallarmé, poeta simbolista, scrittore e drammaturgo francese autore di raccolte come Un colpo di dadi mai abolirà il caso e maestro dei poeti maledetti

1Vita di Mallarmé

Il poeta francese Stéphane Mallarmé (1842-1898), leader del movimento simbolista, nel 1885 circa
Il poeta francese Stéphane Mallarmé (1842-1898), leader del movimento simbolista, nel 1885 circa — Fonte: getty-images

Nato a Parigi nel 1842, Stéphane Mallarmé perde la madre a soli cinque anni. Il padre si risposa nel 1848 (e avrà altri quattro figli) e il giovane Stéphane cresce con i nonni materni. Perde la sorella Maria nel 1857 e questa perdita influenza i suoi primi scritti di natura romantica. Sognatore e solitario, scopre e si entusiasma per Baudelaire nel 1861 e inizia allora la sua carriera di poeta

Dopo l’esame di maturità parte per l’Inghilterra dove si sposa nel 1863 a Londra con la governante tedesca Cristina Maria Gherard. Inizia una carriera di professore d’inglese e insegna a Tournon, Besançon (1866) e Avignone (1867) e di notte si ritira nel suo ufficio per scrivere. 

Nel 1871 Mallarmé viene nominato insegnante a Parigi. Esce allora dal suo isolamento, stringe amicizia con Manet e Zola, frequenta Verlaine e lo scrittore decadente Villiers de l’Isle-Adam. Oltre all’insegnamento porta avanti diverse collaborazioni:  

  • Collabora al Parnasse Contemporain e inizia un dramma lirico Hérodiade.
  • Crea una rivista La Dernière Mode (L’Ultima Moda) nel 1874.
  • Compone Il pomeriggio di un fauno nel 1876
  • Traduce dall’inglese i poemi di Edgar Allan Poe.

Nel 1884 il saggio di Verlaine I poeti maledetti e il romanzo di Huysmans Controcorrente evidenziano il talento di Mallarmé. Il suo domicilio in via Roma diventa un salotto letterario dove riceve ogni martedì personaggi come Oscar Wilde e discepoli appassionati come André Gide, Paul Valéry e Paul Claudel. Mallarmé esercita su di loro un’influenza considerevole. Debussy mette in musica alcuni dei suoi versi.  

Nel 1896 Mallarmé viene eletto dai suoi pariprincipe dei poeti” ed un anno dopo viene pubblicata la sua opera più originale: Un colpo di dadi mai abolirà il caso. Mallarmé non avrà il tempo di elaborare la sua “grande opera” che sogna da tanto tempo, il libro che racchiuderebbe tutta la sua esperienza poetica. 

Supporta il suo amico Zola nell’affare Dreyfus del 1898, pochi mesi prima di morire all’improvviso per soffocamento nella sua casa di campagna sulla Senna a Valvins, lasciando l’opera Hérodiade incompiuta. 

2Mallarmé: pensiero e poetica

Ritratto di Stéphane Mallarmé. Olio su tela di Edouard Manet
Ritratto di Stéphane Mallarmé. Olio su tela di Edouard Manet — Fonte: ansa

Mallarmé viene influenzato dal Parnassianesimo e da Baudelaire. È convinto che l’unico strumento che possa accedere all’assoluto è la poesia pura, un’avventura spirituale della quale il poeta è un grande sacerdote e la letteratura non ha altro scopo che creare un mondo ideale. Lo scrittore non deve riprodurre quello che l’uomo già conosce, non deve neanche raccontare il mistero ma semplicemente evocarlo in un linguaggio poetico, che non abbia niente a che vedere con il linguaggio quotidiano. Mallarmé vuole: 

  • captare i legami segreti che uniscono le cose tra di loro, con la tecnica della suggestione (“dipingere non la cosa ma l’effetto che produce”);
  • cancellare progressivamente la realtà per lasciare posto all’assoluto.

Il testo poetico non può quindi essere né chiaro né lineare: l’ermetismo è indispensabile e crea la struttura stessa della poesia. La difficoltà della creazione, il blocco di fronte alla pagina bianca, davanti all’accesso al mistero, provoca nel poeta un malessere profondo, esistenziale, lo spleen (depressione, angoscia… lo spleen è una forma di disagio esistenziale). Questo è il principale soggetto dei versi di Mallarmé.  

Mallarmé è il più baudelairiano dei simbolisti. A vent’anni la lettura dei Fiori del Male gli apre nuovi orizzonti e gli fanno vedere il dramma del poeta, diviso tra le costrizioni di una realtà abominevole e il sogno di un ideale inaccessibile. I suoi primi versi (1862-1864) si ispirano quindi ai temi baudelairiani. Ma la presenza di simboli e di un lessico prolifico li rendono tanto affascinanti come scuri.  È sempre sotto l’impulso di Baudelaire che Mallarmé elabora la stesura di sette poemi in prosa nel 1864 e traduce Edgar Allan Poe.

La notorietà arriva tardi per un poeta così complesso. L’importanza dei versi di Mallarmé salta agli occhi di tutti i suoi contemporanei. Verlaine e Rimbaud passano per iniziatori del movimento simbolista mentre Mallarmé viene considerato il capo scuola. Verlaine è d’altronde il primo a farlo conoscere in I Poeti maledetti e Huysmans gli accorda un capitolo nel suo libro Controcorrente

Illustrazione per il "Pomeriggio di un fauno" di Stéphane Mallarmé. Litografia di René Demeurisse
Illustrazione per il "Pomeriggio di un fauno" di Stéphane Mallarmé. Litografia di René Demeurisse — Fonte: ansa

Una composizione abbastanza immediata e relativamente poco complessa come il Pomeriggio di un fauno sveglia l’interesse del musicista Claude Debussy il quale, nel 1894, si ispira proprio a Mallarmé per il suo preludio al pomeriggio di un fauno. A Parigi nel 1912 il ballerino russo Nijinski crea una coreografia di questo insieme: poema e musica. Mallarmé ha così aperto la via alla poesia moderna.  

Mallarmé accorda un’importanza estrema alla lingua. I suoi versi sono pieni di termini rari o desueti che non usa generalmente con il loro senso corrente ma per i quali riprende il significato etimologico legato a quello che queste parole avevano in greco, in latino, in sanscrito e in altre lingue morte. Questo vocabolo eccentrico, la sintassi disarticolata, la disposizione stessa del testo sulla pagina non rispettano nessuna tradizione e obbligano il lettore a mettersi sulle tracce di un messaggio che ha perso ogni evidenzia, ogni caratteristica immediata. 

Il ricorso sistematico al simbolo, dove ogni termine carico di significati multipli diventa poesia, ha contribuito a orientare gli studi linguistici dei secoli successivi

3Un colpo di dadi mai abolirà il caso: significato e analisi

3.1Un poema originale

Vero testamento spirituale del poeta, Un colpo di dadi mai abolirà il caso (1897) è composto da un’unica e immensa frase che si stende su venti pagine e che mimetizza tipograficamente il gesto del lancio dei dadi. È l’esperienza più estrema del simbolismo e più probabilmente di tutta la poesia del Novecento. Mallarmé crea un oggetto poetico ideale destinato a tradurre, per gli occhi come per le orecchie, lo sforzo di pensiero alle prese con il disordine universale. 

Stéphane Mallarmé in una fotografia di Nadar
Stéphane Mallarmé in una fotografia di Nadar — Fonte: getty-images

In realtà, dal 1866, Mallarmé ha pensato di realizzare non solo una semplice raccolta di versi come tante altre, ma “ILlibro, una sintesi impersonale di tutti i libri possibili che possa esprimere la significazione del mondo, in modo definitivo e totale. Non è riuscito a farlo ma questo progetto è rimasto l’obiettivo finale della missione quasi sovraumana che attribuisce alla poesia. 

Le ultime righe di Un colpo di dadi mai abolirà il caso esplicitano il rapporto tra il lancio dei dadi e la brevità folgorante del pensiero: “che veglia dubita rotola brilla e medita prima di arrestarsi a qualche punto ultimo che lo consacra Ogni Pensiero emette un Tratto di [una Giocata a] Dadi”. 

3.2Storia e influenza dell’opera

Jacques-Emile Blache (1861-1942), Paul Morand (1888-1976), Stéphane Mallarmé (1842-1898)
Jacques-Emile Blache (1861-1942), Paul Morand (1888-1976), Stéphane Mallarmé (1842-1898) — Fonte: ansa

Pubblicato in edizione preoriginale nella rivista Cosmopolis nel 1897 sotto una forma rimasta costretta dalle norme di una rivista (cioè la disposizione del testo sulla pagina semplice e non sulla doppia pagina), Un colpo di dadi doveva essere pubblicato insieme alle illustrazioni di Odilon Redon ma il progetto rimase incompiuto alla morte di Mallarmé e l’edizione originale fu pubblicata solo nel 1914, senza le illustrazioni.  

Frammento della grande opera sognata o semplice esercizio di stile, questo poema che elevava secondo Valéry “una pagina alla potenza di un cielo stellato” (Variété II), ha aperto la via ai Caligrammi di Guillaume Apollinaire e a tutta una parte della modernità poetica al testo-oggetto destinato allo spazio chiuso della pagina bianca.