Stendhal: biografia, pensiero, opere

Stendhal: biografia, pensiero, opere A cura di Laurène Suau.

Biografia, pensiero e opere di Henri Beyle detto Stendhal, lo scrittore francese autore di La certosa di Parma, Il rosso e il nero e Cronache italiane

1Stendhal, l’Italiano

Henri Beyle detto Stendhal
Henri Beyle detto Stendhal — Fonte: getty-images

Nell’immaginario di Henri Beyle, conosciuto come Stendhal (pseudonimo letterario, Stendhal è il nome di una città tedesca), l’Italia occupa un posto molto importante. Scopre questo paese che adora e ammira a 17 anni, quando si ritrova al seguito dell’esercito napoleonico. Stendhal ci tornerà spesso in qualità di diplomatico. È per lui il paese della bellezza, del piacere di vivere, dell’amore.

Preparerà il proprio epitaffio scrivendo in italiano: “Arrigo Beyle, Milanese”.  

Fondatore del realismo moderno, il suo genio sarà riconosciuto molto più tardi, come egli stesso aveva previsto: Je mets un billet à la loterie dont le gros lot se réduit à ceci: être lu en 1935.  

2Vita di Stendhal

2.1I primi anni della vita di Stendhal (1783-1799)

Napoleone Bonaparte: la sua epopea fu di grande ispirazione per Stendhal
Napoleone Bonaparte: la sua epopea fu di grande ispirazione per Stendhal — Fonte: ansa

Henri Beyle Stendhal nacque a Grenoble il 23 gennaio 1783 da una famiglia borghese. Ebbe un’infanzia triste. Orfano di madre a 7 anni, fu educato dal padre autoritario -“Un uomo estremamente poco amabile”  - e dalla zia Séraphie - il suo “cattivo genio durante tutta l’infanzia” (citazioni dall’autobiografia Vita di Henri Brulard). Soffrì sotto la tirannia del precettore, l’abate Raillane.

A salvarlo fu il suo amore per la matematica: la Scuola Centrale segnò il suo primo incontro con la libertà. Nel 1799 si recò a Parigi per passare il concorso dell’École polytechnique, poco dopo il colpo di stato di Napoleone. Scriveva: “Al mio arrivo a Parigi due grandi oggetti di desideri costanti e appassionati caddero di colpo nel nulla. Avevo adorato Parigi e la matematica. Parigi senza montagne mi ispirò un disgusto così profondo […] Ero deciso a non sostenere l’esame”. 

Disilluso dal suo futuro da matematico e grazie al cugino intendente generale della “Grande Armée” (la Grande Armata), nel 1800 raggiunse l’armata napoleonica in Italia.

2.2Stendhal nell'esercito (1800-1814)

Arrivò a Milano con Bonaparte. L’Italia lo incantò ma l’esercito lo annoiava e dopo aver dato le sue dimissioni, tornò a Parigi, frequentò gli artisti, lesse molto e iniziò a scrivere. A 23 anni intraprese una carriera diplomatica e viaggiò in Germania, Austria e Russia fino alla caduta dell’imperatore.

2.3Stendhal a Milano (1814-1821)

Con la speranza di iniziare una nuova vita lontana dalla Francia sotto la Restaurazione, Beyle si stanziò a Milano. Dissertò sulla musica e sulla pittura e il saggio Roma, Napoli e Firenze (1817) fu firmato per la prima volta con il pseudonimo Stendhal. Si innamorò di Matilde Viscontini Dembowski, un’amica di Foscolo e fu proprio il suo amore non corrisposto per questa signora dall’idealismo liberale e patriottico a ispirare la sua prima opera, Dell’amore.     

Frequentò gli ambienti liberali italiani ma, sospettato di rapporti con la carboneria milanese dalla polizia austriaca, dovette tornare in Francia.     

2.4Stendhal a Parigi (1821-1830)

A Parigi frequentò i circoli letterari in pieno sviluppo romantico. Sempre sensibile alle donne e all’amore, nonostante le delusioni, fece pubblicare il trattato Dell’amore nel 1822. L’opera non ebbe successo, e neppure le due successive: 

  • Il saggio sul teatro Racine e Shakespeare (1823-1825)
  • Il primo romanzo pubblicato sotto il nome Stendhal Armance

Dopo la pubblicazione del secondo romanzo considerato oggi come un capolavoro, Il rosso e il nero, nel 1830 fu nominato console a Trieste ma gli austriaci si opposero. Si ritrovò esiliato a Civitavecchia, città in cui scrisse diversi racconti delle future Cronache italiane (1837-1839). 

1830, illustrazione di Alfred De Musset che raffigura Stendhal che balla in una locanda al Pont-Saint-Esprit
1830, illustrazione di Alfred De Musset che raffigura Stendhal che balla in una locanda al Pont-Saint-Esprit — Fonte: getty-images

2.5Il ritorno in Italia (1831-1841)

Nello stato pontificio Stendhal si annoiava e per evitare lo spleen (umore cupo, malinconia e noia rappresentato dagli scrittori romantici), se ne allontanò spesso: per andare a Roma, o per ritrovare l’amante senese Giulia Rinieri. I viaggi, gli scavi archeologici ma  soprattutto la scrittura gli permisero di sopravvivere in questo “buco opprimente”.

Intraprese la stesura di alcuni grandi libri che rimasero incompiuti

  • Due opere a carattere autobiografico: Ricordi di egotismo (1832) e Vita di Henry Brulard (1835-36)
  • Tre romanzi: Lucien Leuwen, Il Rosa e il Verde, Lamiel (1888, postumo)

Nel 1838 scrisse in soli 52 giorni l’altro suo grande capolavoro della maturità, La Certosa di Parma, pubblicato nel 1839.   

Ottenuto nel 1841 un congedo per ragioni di salute, tornò a Parigi e qui, un anno dopo morì improvvisamente a causa di un attacco apoplettico il 23 marzo 1842 a 58 anni

3Opere di Stendhal

 Renée Faure e Lucien Coëdel sul set de La Chartreuse de Parme, film del 1948
Renée Faure e Lucien Coëdel sul set de La Chartreuse de Parme, film del 1948 — Fonte: getty-images

3.1I saggi critici e polemici

Dalle lettere polemiche di Racine e Shakespeare, primo manifesto romantico, al lungo studio Dell’amore, la sua opera preferita, fino alle 900 pagine di Memorie di un turista Stendhal trasforma il saggio in un esercizio di libertà. Usando aneddoti, riflessioni, appunti di lettura, lo scrittore tratta tutti gli argomenti che lo appassionano: la politica, l’amore, l’arte

3.2I romanzi della conquista della felicità

Vicino ai suoi personaggi ma sapendo anche sorriderne, Stendhal rinnova l’arte del romanzo: questo diventa uno strumento di analisi acuto della realtà ed è anche lo spazio di creazione di un universo immaginario che invita alla felicità.

3.3L’eroe stendhaliano

L’autore sembra sempre fare la guerra a nemici vili e sornioni e porta il lettore dalla parte dei suoi eroi. Pieno di energia, all’eroe stendhaliano non importano le convenienze, le opinioni ipocrite, le morali soffocanti. Non rinunciando mai a quello che desidera, egli dimostra in ogni situazione una grande forza. Ma è spesso costretto ad avanzare mascherato in un mondo pieno di ipocriti, può essere sé stesso in compagnia di poche persone e conoscere la felicità

  • Spirituale delle conversazioni amichevoli
  • Sacra degli incontri amorosi
  • Travolgente dei momenti di tenerezza

3.4Il rosso e il nero: trama e analisi

La storia narrata nel romanzo fu ispirata da due fatti di cronaca:

  • L’affare Lafargue, un uomo che aveva ammazzato la sua amante
  • Nel 1827, un giovane seminarista, Berthet, fu giudicato e condannato a morte per aver tentato di assassinare in una chiesa la sua ex amante

Ѐ la prima volta che un romanziere del XIX secolo usa aneddoti di cronaca. L’autore vi legge la manifestazione di una energia popolare che la società conservatrice della Restaurazione rintuzza e reprime (l’opera fu pubblicata col sottotitolo Cronaca del 1830). 

Il romanzo racconta l’ascesa sociale di Julien Sorel, giovane di umili origini che aspira a qualcosa di più in virtù della sua precoce intelligenza. Inizialmente affascinato dalle guerre napoleoniche, si avvicina alla vita militare (da qui il “rosso” della divisa), ma il curato del suo villaggio gli prospetta una via diversa per fare carriera: entrare in seminario (ed ecco il “nero” della tonaca). Ѐ infatti questa la via giusta per la scalata sociale nell’epoca della Restaurazione.

Questo primo capolavoro rappresenta bene l’ideologia di Stendhal nella tradizione del Bildungsroman (romanzo di formazione): l’evoluzione individuale di un giovane ambizioso in conflitto perpetuo tra opportunismo e sensibilità. L’autore propone inoltre un’analisi della società dell’epoca: ostile di fronte a quelli che non hanno la fortuna di essere nati di “buona famiglia”. 

3.5 La Certosa di Parma: trama e analisi

Un particolare dell'interno della basilica di Santa Croce a Firenze, "responsabile" della sindrome che colpì Stendhal nel 1817 durante il suo Grand Tour
Un particolare dell'interno della basilica di Santa Croce a Firenze, "responsabile" della sindrome che colpì Stendhal nel 1817 durante il suo Grand Tour — Fonte: getty-images

La trama è presa da un’anonima cronaca romana del Cinquecento ma gli eventi del Rinascimento romano sono trasposti a Parma, poco dopo la caduta di Napoleone. L’ambiente morale riflette quello degli stati italiani dopo l’impero. L’autore inventa la realtà fisica di una città in cui la dinastia Farnese è estinta da più di un secolo, non è mai esistita una certosa, e la prigione in cui è rinchiuso il personaggio principale Fabrizio assomiglia molto a Castel Sant’Angelo.

Le avventure del giovane e sensibile Fabrizio del Dongo si svolgono in una serie di incontri e peripezie al termine dei quali si trova il luogo dell’isolamento e della rinuncia: la Certosa di Parma.   

Scritto in poco più di un mese e mezzo, questo romanzo storico e d’amore venne accolto da Balzac con grande entusiasmo.  

4Gli scritti autobiografici

Nel suo Journal  iniziato da giovane, nei suoi Ricordi d’egotismo o nella Vita di Henry Brulard, Stendhal non ha mai smesso di interrogarsi sulla sua vita, le sue scelte, i suoi amori. Ma odia l’egoismo compiacente degli scrittori che fanno belle frasi per mettersi in valore. Rivendica quello che chiama “egotismo, quella ricerca sincera della verità, che “è un modo di dipingere il cuore umano”. 

Stendhal usa la stessa tecnica di scrittura, uno stile fondato sulla spontaneità. I sentimenti sono analizzati a partire dalle sensazione immediati, esprimendo così sincerità.

Le parole sono sempre una forza che si cerca fuori di sé.

Stendhal