Stefania Giannini ministro: arrivano le aziende nei consigli di istituto?

Di Tommaso Caldarelli.

Un disegno di legge firmato da lei cambia la governance della scuola

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

|Calendario scolastico| Temi di Italiano svolti

Stefania Giannini è il nuovo ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca. Il segretario di Scelta Civica, partito fondato da Mario Monti, sale al piano più alto di Viale Trastevere. Chi è il nuovo ministro l'abbiamo già spiegato in questo articolo: già rettrice dell'Università Italiana per Stranieri di Perugia, ha alle spalle 20 anni di attività nelle università. Ma cosa pensa concretamente della scuola?

STEFANIA GIANNINI: ECCO CHI E' E QUALI IDEE HA
 

CAMBIO DEI CONSIGLI - "Tra gli slogan della sua campagna elettorale si sono sentite frasi come “esiste una differenza tra diritto alla laurea e diritto allo studio”, “la conoscenza serve a cambiare le coscienze”, “La combinazione della ricerca e della didattica è fondamentale", scrivevamo. Fra gli atti depositati a suo primo nome al Senato ne spicca uno: quello per la riforma profonda del sistema di governance scolastica. Ovvero del sistema dei consigli di Istituto.

IL CONSIGLIO DELL'ECONOMIA - Nella proposta di legge del neo-ministro, ancora nemmeno discussa dal parlamento, il Consiglio di Istituto viene sostituito dal "Consiglio dell'Autonomia", formato da "un numero di membri compreso fra nove e tredici" e in cui "la rappresentanza eletta dai genitori e dagli studenti, in numero pari per ciascuna delle due componenti, è complessivamente paritetica con quella eletta dai docenti", e dunque ci sono metà rappresentanti degli studenti rispetto a quelli dei docenti. In pratica la vera novità è che la singola scuola può modificare il numero dei componenti del Consiglio dell'Autonomia, mentre ora il Consiglio di Istituto ha una composizione stabilità dalla legge.

 

IL SONDAGGIO: CARROZZA O GIANNINI?

 

I PRIVATI - Nel Consiglio dell'Autonomia della nuova scuola potranno trovare spazio senza diritto di voto esponenti delle istituzioni (Regioni e Comuni) e anche di realtà economiche e produttive (le aziende). Questo darà molto da pensare a chi pensa che nelle scuole pubbliche non debba esserci alcuna presenza di soggetti di tipo privato. Proprio in questo senso la Giannini scrive che le scuole possono entrare in "reti, associazioni e organizzazioni senza scopo di lucro" e "possono altresì ricevere da fondazioni contributi finalizzati al sostegno economico della loro attività, per il raggiungimento degli obiettivi strategici indicati nel piano dell’offerta formativa".

LE POLEMICHE - C'è dunque da aspettarsi polemiche da parte di associazioni studentesche di sinistra e i firmatari della petizione che chiedeva a Renzi di non mettere al ministero dell'Istruzione un esponente di Scelta Civica.