Gli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale e il Piano Marshall

Di Redazione Studenti.

L'entrata in guerra degli Stati Uniti d'America nella Seconda guerra mondiale e il Piano Marshall, il piano statunitense per la ricostruzione dell'Europa

Gli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale: l'attacco di Pearl Harbor (7 dicembre 1941)
Gli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale: l'attacco di Pearl Harbor (7 dicembre 1941) — Fonte: getty-images

GLI STATI UNITI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE: RIASSUNTO

In politica estera gli Stati Uniti d'America, pur vigilando sulle proprie aree d'influenza, avevano ripreso posizioni isolazioniste che le leggi di neutralità del 1935-1937 ribadirono. Allo scoppio della seconda guerra mondiale Roosevelt e il suo segretario di stato Cordell Hunt si impegnarono per convincere Congresso e opinione pubblica della necessità di fornire aiuti agli stati aggrediti da Adolf Hitler. Dopo la terza elezione a presidente, Roosevelt rinsaldò i legami con le democrazie occidentali firmando con Winston Churchill la Carta atlantica (1941), che riaffermava alcuni principi del programma di Wilson (autodeterminazione dei popoli, collaborazione pacifica, ricerca della pace tramite organismi internazionali) e che sarebbe divenuta di lì a poco la piattaforma politica dell'ingresso in guerra degli Stati Uniti.

ENTRATA IN GUERRA DEGLI STATI UNITI, 1941

Questa decisione fu adottata il 6 dicembre 1941, il giorno dopo l'attacco sferrato dai giapponesi alla base americana di Pearl Harbor, nelle Hawaii: la dichiarazione di guerra al Giappone fece scattare il meccanismo delle alleanze internazionali, per cui Germania e Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti (11 dicembre). Il grande sforzo bellico permise agli Stati Uniti di superare lo svantaggio che inizialmente avevano con il Giappone e di inserirsi nel fronte europeo e africano con un contributo decisivo di uomini e di mezzi. Alle operazioni di guerra si correlò un'intensa attività diplomatica, condotta da Roosevelt di concerto con Churchill (ma talvolta con dissensi anche profondi da parte del primo ministro inglese), e sfociata nelle Conferenze del Cairo, di Teheran e di Jalta, che ebbero effetti risolutivi sia per le sorti della guerra sia per la sistemazione geopolitica del dopoguerra.

IL PIANO MARSHALL

La guerra segnò di fatto l'espansione planetaria degli Stati Uniti, la cui influenza nel dopoguerra si esercitò, in forme e con intensità differenti, in America latina, in Giappone, nelle Filippine, nel Pacifico, in diversi paesi dell'Africa e dell'Asia, in tutte le democrazie occidentali dell'Europa. L'egemonia americana si consolidò con azioni di intervento diretto o, più spesso, indiretto nella vita politica degli stati, nelle relazioni internazionali, nelle scelte economiche. In Europa con il piano Marshall (1946) furono erogati ingenti aiuti finanziari e materiali, necessari a rimettere in sesto l'economia postbellica. Si trattava di una necessità prioritaria per gli stessi Stati Uniti perché un'Europa in ripresa avrebbe potuto divenire un mercato per l'economia americana. Il programma di assistenza presentava anche un risvolto politico, essendo finalizzato a rafforzare i legami di fedeltà con i paesi dell'Europa occidentale, in primo luogo con quelli nei quali i partiti comunisti avevano ottenuto alte percentuali di voti alle prime elezioni del dopoguerra (Italia e Francia).

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