Storia degli Stati Uniti d'America: lotte sociali e politica estera

Di Redazione Studenti.

Breve storia degli Stati Uniti d'America: i conflitti sociali tra contadini e operai, la formazione del Partito Populista e la politica estera americana alla fine del 1800

STORIA DEGLI STATI UNITI D'AMERICA: IL PARTITO POPULISTA

William McKinley: il 25° presidente degli Stati Uniti d'America, dal 1897 al 1901.
William McKinley: il 25° presidente degli Stati Uniti d'America, dal 1897 al 1901. — Fonte: getty-images

I ritmi accelerati dell'industrializzazione e la rapida diffusione del capitalismo finanziario e industriale, furono all'origine di conflitti sociali che videro protagonisti i contadini e gli operai. Nelle campagne dell'Ovest la pressione a cui erano sottoposti i piccoli coltivatori indipendenti (farmers) dall'espansione delle grandi società capitalistiche scatenò una serie di proteste anche violente, dalle quali derivò la formazione del People's Party. Si trattava di un partito che voleva tutelare gli interessi dei farmers, ma che al tempo stesso sapeva accogliere rivendicazioni e speranze della classe operaia, alleandosi all'American Federation of Labour, la grande confederazione sindacale fondata nel 1886. Il momento di massima influenza del Partito Populista si registrò alle elezioni del 1896, nelle quali il candidato William Jennings Bryan si alleò ai democratici sulla base di un programma che mirava alla riduzione del monopolio fondiario, a una rigorosa legislazione "antitrust" e a una maggiore equità fiscale.
La sconfitta subita a opera del repubblicano William McKinley segnò la crisi del movimento populista e il trionfo dei valori del capitalismo

STORIA DELL'AMERICA IN BREVE: LA POLITICA ESTERA

Dalla dirompente crescita della produzione e dai processi di concentrazione capitalistica scaturirono spinte imperialistiche analoghe a quelle che giustificavano la contemporanea colonizzazione dell'Africa, operata dalle potenze europee. Tuttavia l'imperialismo americano, a differenza di quello europeo, non si orientò all'occupazione militare di spazi extranazionali né al loro controllo diretto, basandosi piuttosto su forme indirette di condizionamento. Fu la presidenza McKinley a inaugurare una politica estera coerente con queste premesse: nel 1898, dopo l'affondamento di una corazzata americana all'Avana, gli Stati Uniti mossero guerra alla Spagna appoggiando un movimento cubano anticoloniale. La rapida sconfitta della Spagna consentì a Cuba di rendersi indipendente e agli Stati Uniti di rafforzare la loro presenza sull'isola. Avendo contemporaneamente ottenuto Puerto Rico e le Filippine e annesso le isole Hawaii, gli americani si ritagliarono in brevissimo tempo un grande spazio di egemonia, candidandosi a esercitare un ruolo di potenza mondiale.

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