Come sopravvivere alla precarietà lavorativa

Di Dott.ssa Anna Zanon.

Lavoro precario, i consigli dello psicologo per reggere psicologicamente la precarietà lavorativa e le incertezze che comporta

COME SOPRAVVIVERE ALLA PRECARIETÀ LAVORATIVA

C'era una volta il posto fisso. Usiamo il passato, come nelle favole, perché da doversi anni, date le radicali trasformazioni del mercato del lavoro, la flessibilità lavorativa è diventata ormai un in gradiente strutturale della vita professionale di un numero sempre crescente di italiani.

Ma, contrariamente al passato, il lavoro atipico non riguarda soltanto i giovani alla ricerca del primo impiego, ma anche e soprattutto, lavoratori adulti di età compresa fra i 30 e i 40 anni. In altre parole, per molti lavoratori la flessibilità lavorativa non rappresenta più una modalità d'ingresso nel mondo del lavoro ma una condizione professionale permanente. 

FLESSIBILITÀ LAVORATIVA

Per alcune persone la flessibilità lavorativa viene vissuta come un opportunità che permette di sperimentare diverse realtà professionali e di potersi "ritagliare su misura" una condizione lavorativa in armonia con il proprio progetto di vita e le proprie ambizioni professionali.
Tuttavia, tale condizione riguarda un esigua e fortunata minoranza (meno del 10%) dei lavoratori atipici, per la stragrande maggioranza dei lavoratori l'atipicità lavorativa è una scelta obbligata, determinata dal fatto le aziende tendono ad offrire solo contratti atipici.
"Flessibilità" non fa rima con la libertà di autogestire il proprio tempo come meglio si crede, ma per il 77% del campione la flessibilità ha significato meno libertà, meno diritti e peggiori condizioni di lavoro.
La maggior parte dei lavoratori atipici ritiene infatti che la flessibilità lavorativa non generi un maggior controllo sulla propria vita, ma che piuttosto ostacoli la capacità progettuale, minando alla base la possibilità di operare qualsiasi pensiero sul futuro.

IL FUTURO INCERTO - I lavoratori atipici sono spesso molto meno pagati rispetto ai loro colleghi con un regolare contratto di assunzione. In moltissimi casi, i lavoratori atipici, soprattutto quelli di sesso femminile, sono costretti ad accontentarsi di retribuzioni basse e senza una cadenza mensile periodica. In tali condizioni di incertezza lavorativa ed economica, diventa difficile pensare ad un futuro. Aspirazioni normali come sposarsi, comprarsi una casa ma soprattutto mettere al mondo un figlio diventano sogni irraggiungibili per un lavoratore atipico.

Molti lavoratori atipici si trovano così a vivere, anche dopo aver superato la soglia dei trenta/trentacinque anni in una condizione di forzata adolescenza caratterizzata dalla dipendenza economica dai genitori e dalla difficoltà ad avere una propria autonomia. E come gli psicologi ben sanno, l'impossibilità di fare progetti per il futuro è un fattore che può favorire la depressione.

Ulteriori ricerche hanno dimostrato che i lavoratori atipici presentano delle condizioni di salute fisica e psicologica peggiore rispetto ai lavoratori con una situazione professionale più stabile. L'incertezza sul proprio futuro, l'assenza di tutele riguardanti la malattia, la maternità e gli infortuni, la retribuzione spesso scarsa, la difficoltà a reggere continui cambiamenti di lavoro sono fattori che influiscono in modo significativo sulla qualità della vita e sul benessere psicologico. La precarietà lavorativa, quando non è frutto di una libera scelta, comporta un costo piuttosto alto da pagare sul piano psicologico: ansia, paura del futuro, depressione, rabbia, mancanza di autostima e senso di fallimento personale sono sensazioni molto comuni fra i lavoratori atipici.

Inserirsi nel mondo del lavoro può essere difficile ma non bisogna scoraggiarsi: con il tempo, impegno, formazione continua e un pizzico di spirito di sacrificio, si può riuscire ad avere una carriera professionale appagante. Per aiutarvi vi proponiamo qualche consiglio per reggere psicologicamente la precarietà lavorativa.

  • Credete in voi stessi
    Molti lavoratori atipici vivono la loro condizione con un senso di vergogna e con la sensazione di essere degli incapaci e di aver sbagliato tutto nella vita. Certo, è comprensibile: dopo molti colloqui andati male o dopo un contratto che non è stato rinnovato, è normale scoraggiarsi e perdere la fiducia in se stessi.
    Tuttavia, bisogna cercare di considerare la propria situazione lavorativa da una prospettiva più ampia. Le vostre attuali difficoltà lavorative sono comuni a moltissimi altri giovani e dipendono da una serie di fattori, alcuni dei quali fuori dal vostro controllo. Per esempio, se siete donna, con una formazione umanistica e vivete al Sud, avrete già in partenza più difficoltà a trovare lavoro rispetto ad un uomo con una formazione tecnico/scientifica che vive al Nord.
    Ma a prescindere dai fattori anagrafici, dietro ad un contratto non rinnovato ci possono tanti fattori: per esempio la scelta di non rinnovarvi il contratto può dipendere da cause interne all'azienda e non significa necessariamente che voi avete lavorato male.
    Quindi, anche quando un esperienza lavorativa non è andata a buon fine, continuate a credere di avere tutte le qualità necessarie per realizzarvi professionalmente. Certo, sul vostro cammino ci saranno degli ostacoli e farete degli errori, ma se persevererete e continuerete a credere in voi stessi riuscirete a realizzarvi professionalmente.
  • Non scoraggiatevi
    Molti giovani dopo aver visto sfumare ingiustamente delle prospettive lavorative, diventano fatalisti e smettono di fare qualcosa per cercare di migliorare la loro situazione. Per esempio, se sono disoccupati rinunciano a spedire in giro il loro curriculum perché "tanto assumono soltanto i raccomandati". Se hanno un lavoro, sicuri che non verranno riconfermati, fanno il minimo indispensabile o addirittura cercano di imboscarsi durante l'orario di lavoro con giustificazioni del tipo "l'azienda mi sfrutta, perché non devo essere io a sfruttarla?".
    È inutile dire che con una mentalità così negativa difficilmente si riuscirà ad ottenere qualcosa di buono. È invece importante ripetersi che le persone che valgono alla fine hanno successo nel lavoro e nella vita e che questo sarà il vostro caso, se continuerete ad impegnarvi.
    La differenza fra il successo o l'insuccesso può essere costituita da un curriculum non mandato o da una telefonata non fatta.
  • Imparate dai vostri errori
    Per realizzarsi professionalmente non conta tanto non fare errori, ma imparare dai propri errori.
    Imparare dai propri errori può rivelarsi addirittura un'occasione di crescita. E' importante cercare di capire perché certe esperienze non sono andate a buon fine. Per esempio, se avete spedito centinaia di curriculum vitae ma non siete stati chiamati nemmeno per un colloquio, significa che sbagliate qualcosa: forse il vostro cv non è scritto bene oppure il vostro cv non è compatibile con il posto per il quale vi state candidando. Ad ogni modo conoscere i propri punti deboli e impegnarsi per superarli, è la base del successo nel lavoro.
  • Ponetevi degli obiettivi professionali precisi
    Un consiglio: non limitatevi a cercare un lavoro qualsiasi: cercate un lavoro che in qualche modo sia in linea con le vostre aspirazioni e con la vostra formazione.
    Molte persone, colte dallo scoraggiamento, accettano qualsiasi lavoro venga loro offerto, che sia coerente o meno con il loro percorso scolastico e professionale. Quindi passano da un lavoro ad un altro lavoro completamente diverso senza alcun progetto. Per esempio, fanno per sei mesi gli impiegati in un azienda, poi per tre mesi gli animatori turistici, per un anno i baristi in discoteca, per altri sei mesi si dedicano al recupero crediti.
    Il rischio di passare da un lavoro ad un altro senza soluzione di continuità è quello di ritrovarsi a 35 anni senza aver acquisito una vera professionalità e con un curriculum generico e poco spendibile nel mondo del lavoro.
  • Investite nella formazione
    Per riuscire a "cavarsela" in un mercato del lavoro così competitivo, occorre impegnarsi in un costante miglioramento della propria professionalità.
    Questo significa che, anche se avete terminato gli studi, dovete essere disposti ad investire nella vostra formazione.
    Non vi hanno rinnovato il contratto e non riuscite a trovare un altro lavoro? Approfittate di questa momentanea condizione di disoccupazione per acquisire nuove competenze che possono permettervi di migliorare la vostra posizione.
    Questo è il momento migliore per perfezionare il vostro inglese, per apprendere un'altra lingua, per migliorare le vostre conoscenze informatiche e via dicendo.
  • Siate creativi
    Molte persone nella ricerca del lavoro aspirano al classico posto in ufficio o a "sistemarsi" vincendo un concorso. Invece, il consiglio che mi sento di darvi è quello di cercare dei percorsi professionali alternativi che tengono conto dei propri interessi e delle proprie attitudini. Per esempio, lavoricchiate come segretaria, pur odiando di cuore i bilanci e la prima nota, ma avete una segreto talento per la ricostruzione delle unghie? Potreste affiancare la vostra attività segretariale ad un attività di ricostruzione delle unghie in casa vostra durante le ore serali o nel fine settimana con una clientela di amici e conoscenti. E se l'iniziativa ha successo, farne in un secondo tempo un'attività vera e propria.
    Un suggerimento: le abilità manuali costituiscono una risorsa tanto preziosa quanto sottovalutata. E' bene non dimenticare, per esempio, che un idraulico può essere una figura professionale più pagata e più ricercata di un impiegato.

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