Prima prova maturità 2019: simulazione tema d'attualità svolta

Di Redazione Studenti.

Maturità 2019, simulazione: traccia svolta da un nostro tutor della traccia del tema d'attualità della prima prova

MATURITÀ 2019, PRIMA PROVA

Maturità 2019, prima prova: traccia svolta tema d'attualità
Maturità 2019, prima prova: traccia svolta tema d'attualità — Fonte: istock

Con la nuova maturità 2019 cambia anche la prima prova che da quest'anno sarà composta da tre tipologie di tracce diverse, tra cui la tipologia C, il tema d'attualità che negli intenti del Ministero dovrebbe approfondire temi vicini agli studenti. Per aiutare i maturandi a entrare in confidenza con le nuove tracce del primo scritto il Miur ha pubblicato a novembre delle simulazioni delle tracce che il 19 giugno tutti i maturandi d'Italia affronteranno nel primo step del nuovo esame di Stato.

SIMULAZIONE PRIMA PROVA 2019

La simulazione della traccia del tema d'attualità della prima prova propone un tema effettivamente molto caro agli studenti: la fruizione del tempo libero nella società contemporanea. La traccia proposta dal Miur chiede al candidato di riflettere sulle tematiche introdotte la brano L'utopia del tempo libero di D. Mothé, articolare la struttura della riflessione in paragrafi opportunatamente titolati e presentare la trattazione con un titolo complessivo che ne esprima in una sintesi coerente il contenuto.

TRACCIA SVOLTA SIMULAZIONE PRIMA PROVA MATURITÀ 2019

Di seguito puoi trovare il possibile svolgimento della simulazione del Miur svolta da un nostro tutor. Alla fine di ogni paragrafo della traccia svolta troverai "Un consiglio in più" con i suggerimenti del tutor per lo svolgimento della tipologia C alla prima prova 2019.

PRIMA PROVA 2019, SVOLGIMENTO

Marketing e Leopardi: una sorta di introduzione.

Un’automobile, fiammante, iper-tecnologica, corre su strade disegnate in panorami ameni, lasciando a sognare e vagheggiare una libertà e un piacere infiniti. I profumi sono la seduzione tra donne e uomini di una bellezza degna dei serragli delle Mille e una notte. Gli aerei presentano solo i loro posti in prima classe, invitanti, tra hostess che ammiccano mentre i sedili si reclinano, confortevoli. Ogni paese mette le sue piume di pavone, “Incredible India”, “Egitto, terra da scoprire”, esotismi di ogni tipo, promesse di vacanze, avventure, piaceri, esperienze. Si può proseguire pressoché all’infinito. Ogni pubblicità suggerisce come impiegare il tempo, meritato premio dei nostri quotidiani sforzi, lasciandoci proiettare il nostro desiderio su mete lontane e obiettivi non ancora raggiunti. Lo sforzo dei giorni feriali acquisisce allora una ferrea direzione verso una felicità sfuggente: la libertà. E allora eccoci costretti a super turni di lavoro, a straordinari a essere vittime dell’ansia del fare qualcosa, di produrre, di essere utili, eccoci costretti a essere sempre connessi col mondo, reperibili in ogni momento. Consumare tempo per avere altro tempo? È uno strano modo di essere imprenditori di se stessi: guadagnare di più per poter spendere di più a favore del nostro tempo magari in termini di qualità (una vacanza, magari). La vittoria dell’avere è schiacciante. Allora il tempo è davvero moneta di scambio preziosissima. I Un tempo felice, immaginiamo. Dunque, aveva ragione Leopardi che parlava di sabato del villaggio, cioè di felicità come attesa? Aveva ragione Leopardi quando ci diceva che l’uomo ha una sete di piacere infinita ma che dispone solo di piaceri finiti, rapidi a consumarsi? Questo è il marketing: sostituire piacere a piacere, progetto a progetto, conquista a conquista. D’altronde il sogno della modernità (e non solo, forse) coniuga proprio questi due aspetti: vivere in piena libertà di tempo e disporre di tutte le risorse necessarie, come il Conte di Montecristo. Ma è un sogno appunto. Una proiezione. Un’illusione. Perché intanto il tempo passa senza che l’uomo capisca, sacrificandosi in obiettivi futili che compongono un ingranaggio ferale. E abbiamo bisogno di cose e se non le abbiamo dobbiamo averle. Una soluzione è fare come il Belluca di Pirandello che sente il treno fischiare e se ne infischia di tutto e di tutti e scopre la felicità, pingue, immensa, dentro se stesso, senza bisogno d’altro…

La tirannia dell’eterna giovinezza

Se potessimo impiegare il tempo come desideriamo, che cosa faremmo? La risposta potrebbe anche essere: lavorare. Sarebbe una scelta, non un obbligo. Saremmo pienamente protagonisti. Invece siamo costretti ad attendere il tempo giusto, l’occasione. Viene in mente il finale de “Il deserto dei Tartari”: spesa l’intera vita ad aspettare la grande occasione, Drogo, ammalatosi, deve abbandonare la fortezza. Nel film di Paolo Villaggio “Fantozzi va in pensione”, alla fine i pensionati chiedono di poter rientrare al lavoro, pur di non sentirsi inutili: sono ormai diventati rotelle di un ingranaggio diabolico e non sanno che altro fare della loro vita. Si tratta, però, di una visione che forse può suonare anacronistica: per le generazioni che si affacciano oggi al mondo del lavoro, la pensione risulta raggiungibile talmente tardi da vanificare qualunque progetto sul tempo libero. Si ha la netta sensazione che rimarrà troppo poco tempo da viversi dopo il lavoro. Allora l’unica soluzione è sospenderlo, il tempo: mai come oggi l’ideale di vita collettivo mira all’eterna giovinezza, a riprova del fatto che il paganesimo è sempre attuale. Come gli dei dell’Olimpo, gli uomini e le donne di oggi cercano di estenderla più che possono: vogliono cioè conquistarla il prima possibile (adolescenza precoce) e abbandonarla il più tardi possibile (rifiuto della vecchiaia). Intanto siamo in un tempo sospeso, pronti a evadere con il pensiero. Non mi stupisce: dal momento che saremo costretti a lavorare per quasi tutta la vita, è bene che ci illudiamo di essere sempre giovani e in forze e che facciamo di tutto per esserlo. Poi magari possiamo pure sognare di avere ancora tempo.

3. Trasformare il tempo libero in lavoro: apoteosi degli influencer

Gli influencer sono i personaggi più invidiati di oggi. Hanno letteralmente trasformato il tempo libero in lavoro. I loro hobby e le loro passioni sono diventati lavoro vero che si traduce in moneta sonante e non in chiacchiere e strette di mano. Prendiamo il caso di Cicciogamer89 che è uno degli influencer più importanti al mondo per quel che riguarda il mondo dei giochi al computer. Lui per guadagnare deve giocare e fare video in cui si mostra impegnato a giocare, sponsorizzare e promuovere le novità del settore: tutte attività per cui viene pagato profumatamente. E, beninteso, molto più di qualunque laureato. Come è possibile vivere una simile contraddizione? Semplicemente siamo usciti dal paradigma che qui designerò come “sindrome del gioco degli scacchi” (mia definizione). Nel gioco degli scacchi occorre sacrificare delle proprie pedine per giungere al risultato. Ossia: più mi sforzo nella vita, più fatica faccio, più cose otterrò (guadagno, esperienza, gratificazione… anche il tempo, in fondo, in termini però di qualità e non di quantità). Gli influencer hanno contraddetto tutto ciò, in apparenza. Partono quasi dal nulla, con mezzi di fortuna, credendo in un’idea che si basa sul fatto di lavorare in modo diverso, sfruttando una passione che occupa il loro tempo libero. Se superano una soglia critica di followers sui social, diventano virali e a quel punto sono sempre lì, 24 ore su 24, immortalati nei video, nelle foto, nei post. Però, trasformando il tempo libero in lavoro hanno reso il lavoro un aspetto onnipresente della loro vita: fatico a immaginarmi cicciogamer89 che per lavoro gioca e nel tempo libero gioca. Certo i guadagni sono incredibili ma viene in mente il mito di Re Mida… se tutto è oro, niente lo è più. Si perdono le coordinate esistenziali. Però vorrei prima provare anch’io, magari. Qualche idea per un blog?

Conclusioni

Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo ed è appunto il bene che più spesso dobbiamo sacrificare per raggiungere i nostri obiettivi. È vero che lusinga l’idea di averlo libero dal lavoro, ma il lavoro ci consente anche di conoscere la bellezza della fatica, la gioia di costruire e la soddisfazione di raggiungere un obiettivo, per quanto provvisorio. Bisogna diffidare questa tirannia che costringe l’uomo di oggi a sacrificare con tanta leggerezza il proprio tempo a favore del guadagno. Il tempo della nostra vita non può essere trattato in questo modo.

Basta solo esserne coscienti e non permettere – in primo luogo nella nostra anima – che la nostra vita assomigli alla rotella di un ingranaggio. È vero che tutto il sistema sembra essere studiato in modo da crearci una costante penuria di tempo e voglia di evasione dalla quotidianità, ma è un meccanismo che può in qualche modo essere spezzato dalla voglia di vivere pienamente. In una famosa puntata dei Simpson’s, Homer, dopo aver rischiato la vita a causa di un pesce palla tagliato male, giura che da quel momento in poi vivrà in pienezza la propria vita. Nella scena successiva lo ritroviamo sul divano a guardare la televisione, mentre sgranocchia un pacchetto di patatine. In fondo sappiamo che non tutto il tempo che abbiamo può essere vissuto in pienezza, anche se è sempre tempo della nostra vita. Siamo obbligati ad avere del tempo di scarto. È un sacrificio necessario, a quanto pare, che bisogna fare con consapevolezza perché è proprio questa consapevolezza a renderci capaci di riconoscere le nostre reali necessità e di vedere opportunità in momenti in apparenza grigi e in occasioni nascoste. Così, anche in tempi che ci sembrano morti, possiamo scoprire una ricchezza senza fine. I greci lo chiamavano kairòs, tempo opportuno, occasione. Se siamo capaci di aprire questa speciale stanza della vita, davvero il discorso sull’accesso ai beni e ai servizi passa in secondo piano perché il tempo sarebbe davvero nostro.

PRIMA PROVA 2019, SIMULAZIONI SVOLTE

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