I sofisti e Protagora: virtù, dialettica e pensiero

I sofisti e Protagora: virtù, dialettica e pensiero A cura di Chiara Colangelo.

Pensiero filosofico e dialettica dei sofisti e di Protagora, loro maggior esponente. Relativismo, virtù e retorica

1I sofisti

La scuola di Atene
La scuola di Atene — Fonte: istock

Il termine sofista indicava nella Grecia arcaica i “sapienti”, ovvero quegli uomini in possesso di una vasta cultura generale. A partire da V secolo a.C. cominciarono ad essere chiamati in questo modo coloro che, dietro compenso, insegnavano ad altri la loro sapienza. 

Fin da subito, i sofisti furono oggetto di aspre critiche da parte dei loro contemporanei, che consideravano scandaloso fare della propria sapienza una professione. Lo storico Senofonte  li apostrofò: “prostituti della cultura”, e successivamente anche Socrate, Platone e Aristotele bollarono i sofisti come “falsi sapienti”, perché insegnavano ad argomentare qualsiasi tesi, usando ragionamenti capziosi che non conducevano necessariamente al “vero”.

A causa della grande influenza di Platone e Aristotele sulla filosofia successiva, i sofisti vennero considerati degli pseudo-filosofi per molti secoli.

Oggi l’opera dei sofisti, pur conservando alcuni aspetti negativi, viene invece considerata un passaggio fondamentale della filosofia classica. In particolare, i sofisti furono protagonisti di una vera e propria rivoluzione culturale che spostò il focus della speculazione filosofica dalla natura all’uomo.

2Sofistica: contesto storico e caratteristiche

Socrate. A lui si deve il "superamento" della sofistica
Socrate. A lui si deve il "superamento" della sofistica — Fonte: ansa

La crisi dell’aristocrazia e l’affermarsi della democrazia nell’Atene del V secolo a.C. rappresentano la premessa per sviluppo della sofistica. Nel nuovo quadro storico-culturale, i cittadini erano chiamati a partecipare alla politica della polis, prendendo parola nelle assemblee e argomentando le proprie opinioni, e i sofisti si offrivano, dietro pagamento, di educarli nell’arte della retorica e dell’eloquenza.

La dissoluzione dell’ordine aristocratico della società ateniese comportò anche la messa in discussione dei valori tradizionali, tra cui la vecchia concezione della virtù (aretè) come qualcosa legato alla nascita. Nel nuovo contesto i sofisti esaltarono il ruolo formativo dell’educazione: era attraverso il sapere acquisito con lo studio che si diventava uomini virtuosi e che si poteva condurre una vita illuminata dall’uso critico della ragione.

Costretti dalla loro professione a viaggiare spesso di città in città, i sofisti allargarono il proprio orizzonte oltre quello limitato della polis, superando il localismo imperante in un’ottica panellenica e cosmopolita, volta a favorire il contatto tra le diverse anime del mondo greco. Inoltre, dovendo confrontarsi di volta in volta con usi e costumi differenti, abbandonarono ogni dogmatismo per abbracciare un relativismo morale e culturale di cui parleremo a breve.

I sofisti, pur condividendo dei principi e un’impostazione di fondo, non possono essere considerati una corrente filosofica omogenea, perché si differenziano tra loro per dottrine e interessi. Per comodità, si tendono a distinguere quattro gruppi diversi di sofisti

  • La generazione dei “grandi maestri”, nella quale si annoverano Protagora, Gorgia, Prodico.
  • Gli eristi, che si concentrarono sugli aspetti formali della retorica perdendo interesse per il contenuto e la morale dell’insegnamento.
  • I sofisti politici, che fecero uso della loro sapienza e della loro eloquenza per dominare il dibattito politico.
  • I sofisti naturalisti, che si interessarono nella loro speculazione filosofica al rapporto uomo-natura.

3Protagora

Platone è autore del Protagora, dialogo sull'insegnabilità della virtù
Platone è autore del Protagora, dialogo sull'insegnabilità della virtù — Fonte: shutterstock

Il primo e il più noto tra i sofisti fu Protagora. Egli nacque ad Abdera, in Tracia, intorno al 490 a.C. e iniziò a girovagare in tutta la Grecia per dedicarsi all’insegnamento e alla sofistica. Soggiornò più volte ad Atene dove riscosse una grande fama ed ebbe l’ammirazione di Pericle. Proprio ad Atene, le sue idee sulla religione, che sovvertivano la morale tradizionale, gli causarono un’accusa di empietà, per la quale dovette lasciare la città. La tradizione vuole che morì nel 411 a.C. nel mar Ionio durante un naufragio

Il concetto centrale del pensiero di Protagora può essere riassunto nell’asserzione: «l’uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono». Con questa massima Protagora intendeva dire che il singolo uomo giudica le cose secondo le proprie esperienze, i propri bisogni e principi della società in cui vive. Negando in questo modo l’esistenza di un sistema di giudizio assoluto e immutabile attraverso il quale l’uomo può distinguere il vero dal falso, Protagora si faceva promotore di quel relativismo culturale e morale che divenne il tratto distintivo della sofistica.

Nella sua opera principale, le Antilogie (di cui abbiamo testimonianze solo indirette), Protagora sostiene che è possibile assumere posizioni sia favorevoli che contrarie rispetto a qualsiasi questione, proprio perché non esiste alcun punto di vista univoco e vero in partenza. Ogni civiltà umana sviluppa una propria cultura e valori differenti, per cui cose che per un popolo sono turpi e disdicevoli possono essere per un altro lecite o addirittura virtuose.

L’assenza di un vero assoluto e quindi anche di valori morali assoluti, non lasciavano però l’uomo del tutto sprovvisto di un criterio di giudizio. Protagora, infatti, credeva che l’uomo dovesse farsi guidare dal principio di utilità. Posto di fronte a due opinioni differenti l’uomo può decidere quale sostenere, non in base a ciò che si ritiene giusto o virtuoso a prescindere, ma individuando ciò che può essere più utile per sé stesso o per la comunità. Per Protagora, quindi, il sapiente era colui che riusciva a conoscere l’utile e che, attraverso l’arte della parola, sapeva convincere gli altri a perseguirlo.

Di tutte le cose misura è l'uomo: di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono, per ciò che non sono.

Protagora