Siria: testo e commento alla poesia di Eugenio Montale

Di Redazione Studenti.

Testo e commento alla poesia Siria di Eugenio Montale, tratta dalla sezione "Flashes e dediche".

SIRIA, TESTO

Testo del componimento Siria di Eugenio Montale che nasce da un ricordo del poeta per un viaggio realizzato in quella terra.

Dicevano gli antichi che la poesia
è scala a Dio. Forse non è così
se mi leggi. Ma il giorno io lo seppi
che ritrovai per te la voce, sciolto
in un gregge di nuvoli e di capre
dirompenti da un greppo a brucar bave
di pruno e di falasco, e i volti scarni
della luna e del sole si fondevano,
il motore era guasto ed una freccia
di sangue su un macigno segnalava
la via di Aleppo.

SIRIA, COMMENTO

Ecco qui un'altra significativa poesia tratta sempre dalla sezione Flashes e dediche. Benché ci sia sempre una chiara attenzione metrico-formale (sono quasi tutti endecasillabi canonici, a parte il primo verso, più lungo, e il secondo, che è un endecasillabo ipermetro) e lessicale (da notare il termine letterario «nuvoli» e quello tecnico-botanico «falasco», che costringono il lettore a soffermarsi, a rallentare la lettura della breve poesia), si riducono gli effetti fonici come le rime o le assonanze, e la poesia si gioca più sul senso esplicito e sulle immagini, come visto nelle due poesie precedenti.

LA POETICA AFFERMATA ATTRAVERSO LA NEGAZIONE

Nei primi due versi Montale afferma la propria poetica attraverso una negazione che è anche una sorta di deminutio, di abbassamento di tono: la poesia serve tradizionalmente a elevare l'animo degli uomini, a trascendere la realtà verso verità più profonde (concezione lirica della poesia) ma, forse, non è così per quella che lui scrive. «Forse non è così / se mi leggi», dice Montale, mettendo amaramente ma anche ironicamente in dubbio, da poeta affermato qual era, che qualcuno potesse avere il desiderio di leggerlo. Da notare quel «se mi leggi» così colloquiale, che contribuisce in modo decisivo a quell'abbassamento di tono di cui si diceva.

LA POESIA E' RILEVANTE?

Da uomo del Novecento, e a differenza degli antichi, l'autore mette in dubbio il potere e la rilevanza della poesia, anche se gli capita di tanto in tanto di trovare “la voce”, cioè la sua vocazione poetica, la speranza di comunicare attraverso la poesia. È nella descrizione del preciso momento in cui trova questa voce che si condensano le immagini, quasi a testimoniare che la poesia deve far affidamento sulla capacità del poeta di creare immagini e analogie, se vuole essere, almeno per una volta, «scala a Dio». Quel momento vede il poeta costretto a scendere dalla macchina per un guasto, che potrebbe essere una metafora visiva per dire che il poeta abbandona per un po' le vesti di uomo occidentale moderno; perdersi quasi tra nuvoli e capre che scendono dai dirupi («sciolto in un gregge»), finalmente libero di essere, privo di briglie, degli abituali vincoli, animale istintivo anche lui; infine, in un momento quasi di estasi mistica («i volti scarni / della luna e del sole si fondevano») o di confusione mentale, notare su un macigno una «freccia di sangue» a segnare la via.

La moschea di Aleppo, Siria
La moschea di Aleppo, Siria — Fonte: istock

È la via di Aleppo (la poesia s'intitola infatti Siria e prende spunto da un frammento di ricordo, dal flash di un viaggio in quel Paese), ma si può intendere metaforicamente come l'indicazione della via per ritrovare «la voce», per uscire da una condizione di aridità interiore e artistica, o solo per ritrovare un senso più profondo nelle cose, rifacendosi all'elemento del sangue, simbolo di ciò che si sente più vero, più carnalmente legato a se stessi. Quest'immagine chiude in modo decisivo il componimento e rafforza ulteriormente l'idea della poesia come necessità esistenziale e comunicativa profonda, che deve attingere appunto al sangue, a ciò che di più istintivo, vitale e profondo caratterizza l'essere umano. In questo componimento, come nei due precedenti, il tramite al raggiungimento dell'importante meta finale è la donna, che diventa anch'essa dantescamente «scala a Dio». «Ritrovai per te la voce», dice Montale al v. 4 di questa poesia. Ciò a dire che, chiunque sia questo interlocutore – qui probabilmente il riferimento è alla Spaziani/Volpe, musa ispiratrice di diversi componimenti della Bufera – l'esigenza della scrittura poetica è un'esigenza profondamente relazionale. Si scrive sempre per qualcuno, sembra dirci l'autore; e si può ritrovare la forza di scrivere per ispirazione di qualcuno, pensando a qualcuno.

LE POESIE DI "OSSI DI SEPPIA": TESTO E COMMENTO

Altre poesie contenute dentro Ossi di seppia e commentate da Marco Nicastro:

Ascolta su Spreaker.

APPROFONDIMENTI SU MONTALE

Gli approfondimenti didattici su Montale che trovi dentro Studenti.it: