Cos'è il Sionismo: cultura, fede religiosa e guerre

Di Carlotta Ricci.

Cos'è il Sionismo? Approfondimento a cura di Studenti.it sul movimento sionista fondato da Theodor Herzl: cultura, fede religiosa e guerre

SIONISMO: ETIMOLOGIA E ORIGINI

Il secondo congresso sionista a Basilea di Theodor Herzl
Il secondo congresso sionista a Basilea di Theodor Herzl — Fonte: getty-images

Il termine Sionismo deriva da "Sion", collina di Gerusalemme e simbolo della Terra promessa, nella quale è forse sepolto re Davide, e dove ogni fedele si augura di tornare. E’ la dottrina e/o movimento che mira a riunire gli ebrei in Palestina nel loro Stato, il sionismo ha trovato la sua prima espressione politica nel 1896 nello "Stato degli ebrei" di Theodor Herzl, la sua prima coerente traduzione nel 1897 con il Congresso mondiale sionista a Basilea e la sua prima storica vittoria il 15 maggio 1948, quando nacque lo Stato di Israele.

SIONISMO: HERZL

Fondamento originale del sionismo è evidentemente il legame che, secondo i suoi sostenitori, unisce gli ebrei alla Terra Santa. Il ricordo della "patria perduta" e il desiderio di ritornarvi sono conservati per lungo tempo e quattro ipotesi sono alla base dell’edificio costruito da Herzl: l’esistenza di un popolo ebraico, l’impossibilità della sua assimilazione da parte della società nella quale si è velocemente disperso, il suo diritto alla "Terra promessa" e l’inesistenza su questa terra di un altro popolo che abbia i propri diritti.

Herzl immaginò di creare uno stato-nazione ebraico che avrebbe posto fine a tutte le persecuzioni sofferte dagli ebrei in Europa dai pogrom russi fino al celebre "affaire Dreyfus" francese. Tuttavia i "sionisti", come furono chiamati i seguaci di Herzl, non presero in considerazione il fatto che su quella collina viveva mezzo milione di arabi, che avevano radici e tradizioni millenarie.

Il sionismo applicò con coerenza una politica che implicava l’alleanza con le grandi potenze capitalistiche, ma che negava al popolo palestinese il diritto a quell’identità nazionale rivendicato per il popolo ebraico. Questa gestazione di matrice eurocentrica (la stessa di Cecil Rhodes, di Jules Ferry o del cancelliere Bismarck) lasciò un’impronta dalla quale fino a oggi il sionismo non è riuscito a staccarsi, nonostante sia sempre esistita al suo interno una "componente di sinistra" e persino settori che si autodefinivano socialisti.

SIONISMO: SIGNIFICATO

Il sionismo considerava gli ebrei degli esuli e organizzò il "rimpatrio" da tutti gli angoli della terra. Agli inizi di questo secolo vivevano in Palestina mezzo milione di arabi e 50.000 ebrei, che salirono a 300.000 nel decennio 1930-1940. La persecuzione antisemita nella Germania nazista fece aumentare l’immigrazione al di sopra delle "quote" permesse dalla legge. Gli inglesi si allarmarono perché videro insidiata la propria egemonia in Palestina.

Nel 1939 Londra dichiarò che il suo obiettivo non era di fondare uno stato ebraico, bensì uno stato palestinese indipendente "in cui entrambi i popoli prendessero parte al governo" mediante raccolte di fondi tra gli ebrei di tutto il mondo - dai banchieri alle masse affamate - i sionisti acquistarono terre arabe dai ricchi proprietari che vivevano a Beirut o a Parigi, ai quali poco importava la sorte dei propri affittuari, i fellahin (contadini) palestinesi.

IL MOVIMENTO SIONISTA

Da allora gli ebrei arrivarono con titoli di proprietà, scacciarono le famiglie contadine e instaurarono colonie agricole (i kibbutzim), difese militarmente da milizie sioniste contro un ambiente che consideravano, a ragione, ostile agli intrusi. Davanti all’intensificazione degli attacchi anti-britannici, Londra sottopose il problema palestinese alle Nazioni Unite, nel febbraio del 1947.

Un Comitato speciale raccomandò la ripartizione del territorio in due stati indipendenti, uno arabo e uno ebraico. Gerusalemme avrebbe dovuto restare sotto l’autorità internazionale. Distinguere tra il movimento sionista e lo stato di Israele, da esso creato, da un lato, e la maggioranza degli ebrei che hanno scelto, anche dopo la nascita di quello stato di restare in altri paesi dei cinque continenti dove hanno sempre vissuto, dall’altro, è divenuto tanto più importante nel momento in cui la politica di aperta e brutale sopraffazione condotta da Israele contro i palestinesi, in nome di una visione distorta dell’ebraismo, rischia di alimentare nel resto del mondo, insieme con una legittima condanna, fenomeni di antisemitismo.

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