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Sintesi e analisi capitolo 22 Promessi sposi

Di Redazione Studenti.

Sintesi del capitolo 22 dei Promessi sposi di Manzoni. Analisi del testo e interpretazione del capitolo sull'Innominato e il cardinal Borromeo

CAPITOLO 22 PROMESSI SPOSI

capitolo 22 Promessi sposi: sintesi e analisi
capitolo 22 Promessi sposi: sintesi e analisi — Fonte: getty-images

Il capitolo 22 de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (scarica qui se vuoi il riassunto dettagliato del capitolo 22) racconta dei momenti che precedono l'incontro fra l'Innominato e il cardinal Borromeo, e della vita di quest'ultimo.

Vediamo nel dettaglio la trama del capitolo, prima di passare a un'analisi più dettagliata.

TRAMA CAPITOLO 22 PROMESSI SPOSI

Il tempo della storia si riferisce con ogni probabilità alla mattina del 10 novembre 1628.

Il capitolo è suddiviso in due parti:

  1. Racconto dell’Innominato che dal castello scende al paese per incontrare il cardinale Borromeo (in visita pastorale)
    L’innominato, venuto a sapere della vita del cardinale, decide di andare al paese per incontrarlo per ottenere per sé un po’ della serenità che hanno le persone che ha visto andare da lui.
    Prima di andare incontra la vecchia a cui ha affidato Lucia e chiede di rassicurarla.
    Arrivato al paese, va in chiesa, dove incontra un prete che non sa cosa fare, e chiede consiglio al cardinale.
  2. Descrizione della vita del cardinale
    Si tratta di una vera e proprias agiografia. Manzoni racconta tutti i fatti salienti della sua vita, poi parla delle qualità del cardinale (carità verso i poveri, dote alla ragazze monacate per forza, semplicità nel vestire e nel vivere, mancanza di ambizione).
    Si accenna anche a lati oscuri della sua vita, come la caccia alla streghe o agli indemoniati, ma in modo vago e rapido.

ANALISI DEL TESTO CAPITOLO 22 PROMESSI SPOSI

La figura più importante in questo capitolo è quella del Cardinale Borromeo. Si tratta di un personaggio storico vissuto intorno alla metà del 1600.

Il cardinale viene descritto in modo assolutamente positivo, con una metafora che lo definisce come un ruscello (tranquillo, coerente e non travagliato). Segue le orme del cugino, legge il vangelo fin da piccolo, pensa che la vita sia un impegno di cui bisogna render conto a Dio. Accoglie chiunque ne ha bisogno e segue la parola del vangelo.

Di lui Manzoni sottintende che l'apparenza coincida con la sostanza. A Borromeo viene offerta la carica di arcivescovo. Inizialmente rifiuta, poi però è costretto ad accettarla per ordine del papa: “Diventerà così bravo da non far rimpiangere il cugino morto”.

Manzoni di lui dice che non ha ambizione: fa la carità, aiuta i poveri, accetta solo una piccola rendita, manifesta costantemente sobrietà e ha una fede autentica. Dice che ha doti civili ed umanistiche per la comunità e scrive lui stesso dei libri per le biblioteche.

Manzoni allude solamente ai processi a cui ha preso parte per condannare delle donne considerate streghe. Lo assolve, in qualche modo, dicendo di lui che è “figlio del suo tempo”. Manzoni è quindi privo di coerenza in questo caso: accusa i rivoltosi di non avere “responsabilità personale”, ma dice di Borromeo che è “figlio del suo tempo”.

AUDIO LEZIONE SUL CAPITOLO 22 DEI PROMESSI SPOSI

Ascolta l'audiolezione del nostro podcast dedicata al capitolo 22 dei Promessi sposi di Manzoni:

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VIDEO LEZIONE SUL CAPITOLO 22 DEI PROMESSI SPOSI

Se preferisci il video, qui trovi una lezione per immagini sul capitolo 22 dei promessi sposi.