Sintesi della Prima guerra mondiale

Di Redazione Studenti.

Sintesi della Prima guerra mondiale: le vicende che hanno caratterizzato il periodo compreso tra il 1914 e il 1918 e le conseguenze del conflitto.

SINTESI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Sintesi della prima guerra mondiale
Sintesi della prima guerra mondiale — Fonte: getty-images

La scintilla: l’Assassinio a Sarajevo (Serbia) dell’erede al trono degli Asburgo, Francesco Ferdinando, rappresentò la scintilla che il 28 giugno 1914 innescò il grande incendio della Prima guerra mondiale.

Germania: Russia e Austria si contendevano da tempo i territori dell’ex Impero Ottomano e la Germania era l’unica a non essersi appropriata neppure di una piccola fetta del territorio, così i tedeschi penetrarono a Istanbul e cominciarono ad appoggiare l’Austria-Ungheria contro la Serbia, e i turchi contro la Russia. Si scatenò così una guerra: Austria contro Serbia e Russia contro Germania.

Francia e Gran Bretagna: i francesi si allearono immediatamente con i russi rispondendo con un raid aereo su Norimberga alla richiesta di neutralità tedesca. Il potenziamento navale tedesco preoccupava inoltre l’Inghilterra, che chiedeva il rispetto della neutralità del Belgio. I tedeschi però attraversarono con le loro truppe il territorio belga, inimicandosi anche gli inglesi.

Le trincee: tutti inizialmente s’illusero che la guerra sarebbe durata poco; si protrasse invece per ben 4 anni, soprattutto con l’introduzione di nuove armi messe a punto grazie al progresso scientifico. Furono innumerevoli i morti e i feriti. La rete ferroviaria trasportava ovunque soldati e forniture, la radiofonia facilitava enormemente la comunicazione, c’erano poi i sottomarini, le armi chimiche (come gas letali), tuttavia le strategie militari erano rimaste invariate. Nelle battaglie della Marna e di Verdun, le truppe tedesche avanzarono sin quasi a Parigi, ma furono fermate dai francesi che le respinsero e contrattaccarono, il tutto con la perdita di innumerevoli vite umane; nonostante ciò, grosso modo, la battaglia ristagnava in una situazione di stallo, sia in mare che in terra, soprattutto nelle trincee (veri e propri inferni).

La guerra si allarga: i paesi in guerra, i cui soldati erano ormai stremati, si convinsero che l’unico modo per terminare velocemente la guerra era trovare nuovi alleati. Così il Giappone si alleò con l’Inghilterra e la Turchia con la Germania.

L’Italia: era vincolata alla Germania e all’Austria dalla Triplice Alleanza, ma si era dichiarata neutrale e aveva l’obbligo di intervenire solo nel caso in cui uno dei suoi alleati fosse stato aggredito. Il paese in effetti era ancora economicamente inadeguato a sopportare il peso di una guerra. Tuttavia la voglia di rivendicare le terre irredente (Trentino e Venezia-Giulia) e sottrarle all’impero asburgico riunì numerosi italiani in vari schieramenti interventisti (interventisti democratici, liberal-democratici, radicali, socialisti-democratici e riformisti). Per gli interventisti-nazionalisti poi si trattava di un’occasione per elevare l’Italia a “grande potenza”, oltre che di conquista delle “terre irredente” (a essi si unì Benito Mussolini).

Il Patto di Londra: Francia e Gran Bretagna erano interessate all’entrata in guerra dell’Italia, la Germania e l’Austria invece ne temevano la rinuncia alla neutralità. Gli imprenditori italiani vedevano nella guerra una grande fonte di entrare economiche, e Vittorio Emanuele III desiderava passare alla storia come il re che finalmente avrebbe realizzato l’Unità d’Italia, così si stipulò un patto segreto (nel 1915) con Londra: l’Italia si impegnava a scendere in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna, se, in caso di vittoria, gli fossero state concessi Trentino, Venezia-Giulia, Istria e Dalmazia. La maggioranza parlamentare era ancora tuttavia neutralista, Salandra presentava le dimissioni (respinte dal re) e il paese cominciò ad affrontare una crisi politica interna. Alla fine, il 23 maggio 1915, l’Italia dichiara guerra all’Austria.

La guerra: L’esercito italiano era formato in gran parte da contadini svogliati e rassegnati, e anche il conflitto italiano stagnava come gli altri nelle guerre di posizione delle trincee. La situazione peggiore tuttavia si aveva all’interno del paese: nelle città la libera informazione fu censurata, la vita politica democratica fu sospesa, l’amministrazione pubblica crebbe enormemente, furono creati numerosi nuovi uffici e ministeri, molte industri crebbero a dismisura grazie all’aumento della domanda indotta dalla guerra e gli operai nelle fabbriche erano sottoposti alla stessa disciplina ferrea dei soldati. Tuttavia nelle campagne la maggior parte dei contadini venne arruolata e costituì così la massa dei caduti, l’agricoltura venne danneggiata, il bestiame requisito e le terre devastate.

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La battaglia di Caporetto: gli operai scendevano in sciopero, i cittadini assalivano i forni nei villaggi, sul fronte si registravano numerosissimi ammutinamenti, finché un’armata austriaca appoggiata dai tedeschi sfondò le linee di difesa a Caporetto nel 1917; fu fermata solo in Friuli. Fu un disastro, tra morti, feriti e prigionieri.

Si corre ai ripari: Cadorna viene sostituito con Diaz, e si cerca di migliorare le condizioni dei soldati, gli venivano promesse terre gratuite al loro rientro in patria. Vittorio Emanuele Orlando sostituiva Boselli al governo, sempre nel 1917.

La Russia: i russi avevano subito tutta una serie di sconfitte ai confini con la Prussia, avevano perso parte della Polonia, sconfitti dagli austriaci che insieme ai tedeschi cominciavano a penetrare in Russia. Dopo uno sciopero operaio a Pietrogrado in cui anche i soldati cominciarono a fraternizzare coi manifestanti, lo zar Nicola II abdicava e saliva al potere, eletto dalla Duma (il parlamento) L’vov, un liberale che si impegnava a portare avanti la guerra aiutato da Kerenskij, capo dei menscevichi eletto ministro della Guerra. I bolscevichi cominciarono ad istituire nelle grandi città i Soviet (parlamenti proletari), e Lenin, appena rientrato in Russia dopo l’esilio, portò in piazza milioni di operai e soldati armati, tuttavia l’insurrezione fallì e Lenin fuggì.

La rivoluzione: Dopo l’ennesima sconfitta dell’esercito russo contro gli austro-tedeschi i soldati cominciarono a ribellarsi, Kerenskij cominciava a perdere di credibilità e Lenin ne approfittò per rovesciare il governo. Il 7 novembre 1917 fu preso il Palazzo d’Inverno (ex residenza dello zar). A Pietroburgo si riuniva il congresso dei Soviet e si costituiva un governo rivoluzionario, il Consiglio dei commissari del popolo.

La dittatura del proletariato: alle elezioni successive tuttavia i social-rivoluzionari si assicuravano la maggioranza. Lenin, deciso a non cedere il potere, fece assassinare lo zar e la sua famiglia e diede inizio alla dittatura del proletariato. Furono aboliti parlamenti, magistrati, partiti, eserciti e la burocrazia in generale. I bolscevichi furono poi costretti a cedere Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia e Ucraina ai tedeschi, decisi a voler perdere la guerra piuttosto che la rivoluzione.

Gli Stati Uniti: gli USA era decisi a restare neutrali, tuttavia, la flotta sottomarina tedesca cominciò a colpire anche numerose navi mercantili americane e ciò portò alla dichiarazione di guerra alla Germania.

I 14 punti: il contributo americano alla guerra fu decisivo; gli americani non disponevano di forze armata molto rilevanti, tuttavia erano capaci di finanziare e mantenere qualunque tipo di armata grazie al loro inesauribile patrimonio. Sentendosi arbitro del destino della guerra, dunque, Wilson fissò le condizioni sul futuro ordine europeo in “14 punti”, 5 riguardanti le relazioni internazionali, che dovevano ruotare attorno all’autodeterminazione dei popoli, e 8 riguardo specifiche questioni territoriali. Era prevista inoltre una Società delle Nazioni col compito di bloccare tutte le questioni e i potenziali conflitti.

PRIMA GUERRA MONDIALE: LA FINE DEL CONLFITTO E IL DOPOGUERRA

La fine della guerra. I tedeschi irrompevano in Francia raggiungendo la Marna, ma vengono fermati; gli austriaci furono fermati sulle linea del Piave dagli italiani, infine, aiutate dall’apporto degli Stati Uniti, le armate dell’Intesa sconfissero definitivamente ad Amiens i tedeschi. Fu firmato l’armistizio il 3 novembre 1918. La Germania cadeva nel caos, tutta una serie di rivoluzioni si propagavano per il paese dove veniva istituiti i Consigli, sul modello dei Soviet russi. Guglielmo II rinunciava al trono e fuggiva, l’imperatore dell’Austria Carlo I succeduto da Francesco Giuseppe, andò in esilio.

La vendetta dei vincitori: la Germania fu marchiata come la responsabile del conflitto e le furono imposte condizioni durissime. Le furono chieste riparazioni economiche insostenibili, subì ingenti perdite territoriali, e soprattutto le fu vietato il riarmo. Fu occupata poi la Ruhr coi relativi bacini carboniferi da Francia e Belgio.

La fine dell’Impero Ottomano: Scompariva l’Impero asburgico (col trattato di Saint-Germain del 1919) e insieme a lui anche quello ottomano (nel 19120 col Trattato di Sévres). Gran Bretagna e Francia se ne accaparrarono i resti. I militari turchi cominciarono a ribellarsi, instaurando una Repubblica di Turchia guidata da Kemal. Il Trattato di Losanna aboliva quello di Sèvres e rappresentava un accordo con le potenze vincitrici, anche se tuttavia il mondo arabato risultava frantumato in una molteplicità di nuovi Stati.

La Società delle Nazioni: ebbe come sede Ginevra e vi aderirono 42 Stati, anche se gli Stati Uniti abbandonarono Wilson e preferirono un nuovo isolazionismo. Era costituita da un Segretariato generale, da un’Assemblea, da una Corte di Giustizia e un’Organizzazione internazionale del Lavoro. Non fu tuttavia in grado di risolvere, come sperato da Wilson, le controversi che portarono successivamente alla Seconda Guerra Mondiale. Fu sciolta ufficialmente nel 1946.

La “vittoria mutilata” in Italia: Vittorio Emanuele e il primo ministro Sonnino pretendevano il rispetto del Patto di Londra e quindi l’annessione all’Italia di Trentino, Alto Adige, Venezia-Giulia e Istria, invocati però anche dalla neonata Jugoslavia. Un’ondata di manifestazioni si riversò in tutta Italia. Così il celebre poeta d’Annunzio sorvolò Vienna con un aereo, violò il porto di Buccari ed occupò Fiume autoproclamandosene reggente. Giolitti concluse la questione con la Jugoslavia col Trattato di Rapallo che assegnava Zara all’Italia e faceva di Fiume una città libera.

La crisi: con la sola eccezione degli Stati Uniti non c’era una sola nazione che non si trovasse in difficoltà economiche a causa della guerra. Ovunque si verificarono aumento di tasse, inflazione monetaria, debiti con gli USA, disoccupazione.

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