Sintesi capitolo 28 promessi sposi: spiegazione e commento

Di Redazione Studenti.

Sintesi capitolo 28 promessi sposi: spiegazione e commento del capitolo dedicato alla discesa dei Lanzichenecchi in Lombardia

CAPITOLO 28 PROMESSI SPOSI

Capitolo 28 promessi sposi: sintesi
Capitolo 28 promessi sposi: sintesi — Fonte: redazione

All'interno del capitolo 28 de I Promessi Sposi l'autore Alessandro Manzoni (scarica qui se vuoi il riassunto dettagliato) inserisce una digressione interessante sulla natura umana:

“Non crediate però che non ci fosse qualche fastidiuccio anche lí. L'uomo (dice il nostro anonimo: e già sapete per prova che aveva un gusto un po' strano in fatto di similitudini; ma passategli anche questa, che avrebbe a esser l'ultima), l'uomo, fin che sta in questo mondo, è un infermo che si trova sur un letto scomodo piú o meno, e vede intorno a sé altri letti, ben rifatti al di fuori, piani, a livello: e si figura che ci si deve star benone. Ma se gli riesce di cambiare, appena s'è accomodato nel nuovo, comincia, pigiando, a sentire qui una lisca che lo punge, lí un bernoccolo che lo preme: siamo in somma, a un di presso, alla storia di prima. E per questo, soggiunge l'anonimo, si dovrebbe pensare piú a far bene, che a star bene: e cosí si finirebbe anche a star meglio".

Il racconto prosegue sulla stessa linea ideologica:

"…È tirata un po' con gli argani, e proprio da secentista; ma in fondo ha ragione. Per altro, prosegue, dolori e imbrogli della qualità e della forza di quelli che abbiam raccontati, non ce ne furon piú per la nostra buona gente: fu, da quel punto in poi, una vita delle piú tranquille, delle piú felici, delle piú invidiabili; di maniera che, se ve l'avessi a raccontare, vi seccherebbe a morte…"

Manzoni elabora in questo paragrafo una sintesi che spiega la sua concezione poetica: l'opera letteraria ha "l'utile per iscopo, il vero per oggetto e l'interessante per mezzo". Ovvero, deve esistere una letteratura che sappia educare attraverso la narrazione di vicende realistiche e proprio per loro stessa natura, interessanti.

Lo scopo della storia è esemplificato molto bene attraverso l’uso di una metafora: gli uomini non sono capaci di accontentarsi di ciò che hanno e desiderano sempre di più. Questo, nonostante le durezze della vita abbiano insegnato loro che a volte sarebbe meglio  accettare ciò che la Provvidenza divina manda, invece di agitarsi nell’inutile tentativo di accumulare beni materiali.

Lo scrittore paragona gli uomini a dei poveri infermi, che si illudono che solo il prossimo abbia una vita più soddisfacente e fortunata, ma che non si rendono conto di porsi in contrasto con la dottrina cristiana, per cui il regno di Dio non è possibile sulla terra. Manzoni si preoccupa della formazione individuale del lettore, esigenza cui i Promessi Sposi rispondono perfettamente (basti riflettere sull’evoluzione della personalità di Renzo e sui numerosi propositi che si propone di insegnare ai propri figli). Ma non dimentica che ciascun uomo con la sua libertà e individualità, è parte di un ambiente sociale al quale ognuno porta un contributo nella misura in cui è onesto, laborioso e umile nella propria umanità.

Un tale stile narrativo oggi risulterebbe forse un po' troppo retorico, ma tra i suoi contemporanei Manzoni fu un innovatore. Uno degli elementi che rende peculiari e originali i suoi testi è il ricorso ad un artificio letterario oggi abbastanza comune: inventa un suo doppio, il narratore onnisciente, che conosce i personaggi e le loro vicende, interviene con commenti, digressioni o appelli al lettore. Gli interventi non interrompono però la dinamica del racconto, ma permettono un approfondimento psicologico, storico, morale e religioso. Questo artificio permette a Manzoni di prendere moralmente le distanze dall’ambiente socio-politico del suo tempo. Mescola spesso il punto di vista del personaggio a quello del narratore, ovvero quello soggettivo e quello oggettivo.

La voce del narratore mostra ironia, un’ironia non spregiudicata e distruttiva, ma capace di mediare tra soggettività e oggettività.

ALESSANDRO MANZONI E IL ROMANTICISMO

Per comprendere il suo stile letterario è necessario fare attenzione al contesto storico e politico che porta alla nascita del romanzo: Manzoni vive appieno il Romanticismo e aderisce all’idea di un'arte diretta ad un ampio pubblico borghese, che miri a raccontare i problemi degli uomini, calati nella realtà e che si proponga la funzione di educare le menti e i cuori.

Per comprendere il suo stile letterario è necessario fare attenzione al contesto storico e politico  che porta alla nascita del romanzo: Manzoni vive in pieno il Romanticismo e aderisce quindi all’idea di un'arte diretta ad un ampio pubblico borghese, che miri a raccontare i problemi degli uomini, calati nella realtà e che si proponga la funzione di educare le menti e i cuori.

Manzoni aderisce con entusiasmo al Romanticismo. Conosciamo le sue idee grazie alla lettera Sul Romanticismo, inviata al marchese Cesare D'azeglio nel 1823 e pubblicata senza il suo consenso nel 1846. Manzoni ritiene assurdo l'uso della mitologia, perché crea una letteratura d'evasione. Parla di felicità e infelicità degli uomini, ma mai come Giacomo Leopardi.

Come Manzoni, Leopardi partecipa alla polemica fra classicisti e romantici sul valore della poesia moderna: sia i promessi Sposi che Le Operette Morali servono a demistificare la falsità del loro tempo e a dissacrare gli eccessivi ottimismi del Diciannovesimo secolo.

In questo modo entrambi i poeti possono porsi come educatori degli uomini assumendo il ruolo di guida (il cosiddetto poeta-vate leopardiano). Entrambi manifestano un atteggiamento disincantato e disilluso, e per questo accettano con rassegnazione la condizione umana.

Il romanzo si chiude con un lieto fine, ma è comunque necessaria qualche riflessione: esso non può essere ristretto nell’ambito di una piccola vicenda di un matrimonio impedito e poi concluso. Uomini e cose sembrano riconciliarsi dopo il passaggio livellatore della peste, ma il seguito della storia porta a pensare che il lieto fine non sia poi così lieto.

Questo richiama alla concreta realtà della vita di tutti i giorni, carica di difficoltà e desideri disillusi. Il romanzo è un continuo riferimento a questa concezione dualistica: negatività e ottimismo si alternano e spesso sfumano l’una nell’altro. Rappresentando la negatività della storia, si rivela facilmente la sua concezione pessimistica. Ma al di sopra di questo pessimismo si erge l’ottimismo dato dalla fede che spingeall’impegno e al sacrificio.

AUDIO LEZIONE SUL CAPITOLO 28 DEI PROMESSI SPOSI

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