Simulazione prima prova testo argomentativo: traccia svolta sull'intelligenza artificiale

Di Maria Carola Pisano.

Simulazione prima prova 26 marzo 2019: traccia svolta del testo argomentativo sulla tecnologia, una delle tracce della tipologia B

SIMULAZIONE PRIMA PROVA 26 MARZO 2019

Traccia svolta sull'intelligenza artificiale delle simulazioni prima prova
Traccia svolta sull'intelligenza artificiale delle simulazioni prima prova — Fonte: istock

Gli studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori il 26 marzo sono impegnati con lo svolgimento delle simulazioni della prima prova, ultimo appuntamento del Miur per famigliarizzare con le tracce della maturità 2019. Tra le simulazioni proposte dal Miur per la tipologia B, la new entry di quest'anno, c'è una traccia sulla tecnologia, precisamente su domotica e intelligenza artificiale. 

Vuoi esercitarti? Ecco tutte le simulazioni pubblicate dal MIUR per la prima prova

TRACCIA SVOLTA TIPOLOGIA B: TESTO ARGOMENTATIVO SULLA TECNOLOGIA

La traccia partiva da un articolo di Guido Castellano e Marco Morello su Panorama, titolato "Vita domotica. Basta la parola". Agli studenti veniva richiesta la comprensione e l'analisi del testo e la produzione di un testo argomentativo sulla diffusione dell'intelligenza artificiale nella gestione della vita quotidiana. Noi abbiamo chiesto alla nostra tutor di svolgere la traccia: di seguito trovate lo svolgimento della simulazione sulla tecnologia, passo dopo passo. 

La tecnologia, si sa, ormai è parte integrante della vita di ognuno. La usiamo senza accorgercene, quasi, perché oggigiorno le nostre azioni sono legate in maniera praticamente indissolubile a tutto ciò che viene costruito, implementato, migliorato e che, in gran parte dei casi, perfeziona e semplifica il nostro stile di vita.

Come scrivono Guido Castellano e Marco Morello nell’articolo “Vita domestica. Basta la parola” uscito su Panorama il 14 novembre del 2018, la tecnologia è stata per molto tempo simile a una lingua straniera. Per capirla e usarla, bisognava studiarla, mentre oggi, sembra accadere il contrario: è la tecnologia che ci studia e che ci viene incontro, è lei che ha imparato a parlare la nostra lingua. Basta dire “ok Google”, oppure “Hey Siri” che subito l’intelligenza artificiale si attiva e risponde alle nostre esigenze.

Se un tempo tutto questo poteva sembrare fantascienza o frutto di un’immaginazione fortemente sviluppata, oggi assistiamo a una vera e propria trasformazione del modo di vivere attraverso strumenti che fino a pochi anni fa non ci saremmo neanche immaginati. Ormai basta maneggiare un unico telecomando per spegnere la luce, accendere il televisore, attivare l’aria condizionata o abbassare le persiane. Surreale? No, è solo lo sviluppo delle tecnologie che si fa sempre più rapido, è la creazione di novità che avviene a una velocità esponenziale. Nessuno, probabilmente, potrebbe anticiparci ciò che verrà inventato tra dieci, venti o cinquanta anni.

Un punto da sottolineare è che, anni fa, la tecnologia era qualcosa che riguardava solo una parte della popolazione: chi lavorava con i computer, per esempio, o gli esperti.

Oggi, invece, la tecnologia è utilizzata da tutti: è nelle case di ognuno, anche dei più anziani, è nei nostri dispositivi telefonici, nei nostri computer, nei nostri televisori, nei nostri elettrodomestici.

La vita senza tecnologia non esiste più. Se da una parte tutto questo, come abbiamo già evidenziato, permette un cambiamento positivo dello stile di vita di ognuno di noi, dall’altra c’è chi si allarma. Un recente articolo uscito su “Forbes” sottolinea come ad essere in pericolo sia la nostra privacy. I diretti interessati negano questa eventualità, ma il pensiero resta ed è possibile, se non sicuro, che i dispositivi che comunemente utilizziamo captino i nostri discorsi, le nostre chiacchiere per convertirle in informazioni da riutilizzare per diversi scopi. La paura principale è che ognuno di noi possa essere esposto e, in qualche modo, controllato.

 

Quando nell’articolo Castellano e Morello scrivono che “la grande novità è la colonizzazione delle case, più in generale la loro perdita di virtualità, il loro legame reale con le cose” intendono dire che la tecnologia ormai non è più qualcosa di aleatorio che vive sopra le nostre teste o che è lontano da noi; la tecnologia influisce sulle nostre vite, sulle nostre scelte, sul nostro modo di muoverci nel mondo.

Nell’articolo viene sottolineato il concetto di “vulnerabilità”. Siamo vulnerabili? La tecnologia ci rende indifesi? Forse. Perché se da una parte l’obiettivo è semplificare le nostre esistenze, dall’altra dobbiamo rimanere vigili e attenti senza lasciarci mai trascinare completamente dalle novità. C’è una cosa che bisognerebbe fare, conoscere in maniera approfondita tutto ciò che utilizziamo, tutte le sue potenzialità. Solo in questo modo potremo usufruire di quegli oggetti in maniera consapevole e cosciente. Pam Dixon, direttore esecutivo di World privacy forum, società di analisi americana specializzata nella protezione dei dati, è dell’idea che la tecnologia vada utilizzata solo fino a un certo punto evitando di affidare la nostra sicurezza e la nostra vita a un assistente domestico. Pam Dixon parla di buon senso ed è forse proprio il buon senso l’antidoto per non essere inghiottiti dalla tecnologia. Perché lo sviluppo, lo sappiamo, porta aspetti positivi e aspetti negativi.

Dobbiamo capire una cosa, però: la paura non deve frenare lo sviluppo. I nostri timori non devono mettere un freno all’evoluzione. All’inizio del XIX secolo gli operai inglesi protestarono perché erano contrari ai processi industriali; per loro la rivoluzione industriale non era un beneficio, ma una minaccia.

Il cambiamento spaventa e intimorisce perché non si conosce, perché ci si deve rimettere in gioco imparando cose nuove. Il cambiamento, però, è anche ciò che fa procedere la razza umana, è ciò che la distingue dal resto delle creature viventi. L’uomo ha delle idee, crea, inventa, produce.

 

Sarebbe inutile cercare di frenare questo processo. Le cose si evolvono dall’inizio dei tempi e sarà sempre così. Oggi l’intelligenza artificiale è nelle nostre case, nelle nostre tasche. Il grande Stephen Hawking, scomparso appena un anno fa, credeva che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale capace di avvicinare la macchina all’uomo potesse costituire la fine della razza umana. Non è l’unico a pensarla così. In molti hanno intravisto scenari apocalittici in cui l’uomo sarebbe stato annientato da ciò che lui stesso aveva prodotto. E quindi che si fa? Ci si ferma? Si smette di studiare e di fare ricerca? Impossibile. L’uomo non esiste senza sviluppo.

Allora l’unica cosa da fare è tenere gli occhi aperti, non crogiolarsi nell’uso delle tecnologie sviluppate o farlo solo quando si è pienamente consapevoli delle loro potenzialità.

L’umanità sarà sempre divisa in due: da una parte chi vuole andare lontano il più veloce possibile, dall’altro chi vuole conservare ciò che ha, senza cambiare nulla per paura che il nuovo sia peggio del vecchio. I “luddisti” ci saranno in ogni secolo, soltanto che le loro paure saranno focalizzate altrove.

Vediamo quali sono le altre tracce uscite nella simulazione di prima prova:

Analisi del testo

Tema argomentativo

Tema di attualità