Simulazione prima prova 26 marzo, soluzione analisi del testo su Il fu Mattia Pascal svolta

Di Maria Carola Pisano.

Soluzioni simulazione prima prova: leggi lo svolgimento dell'analisi del testo di Luigi Pirandello da Il fu Mattia Pascal

SOLUZIONI SIMULAZIONE PRIMA PROVA 26 MARZO 2019

Simulazioni prima prova 26 marzo: analisi del testo Il fu Mattia Pascal svolta
Simulazioni prima prova 26 marzo: analisi del testo Il fu Mattia Pascal svolta — Fonte: ansa

Una delle due tracce di analisi del testo delle simulazioni della prima prova è su Luigi Pirandello e un suo brano de Il fu Mattia Pascal. Nel suo capolavoro l'autore siciliano affronta i temi che sono a lui più cari come quello dell'identità e della maschera. 

ANALISI DEL TESTO SVOLTA IL FU MATTIA PASCAL

Scopri svolgimento e soluzione della traccia di analisi del testo del brano di Luigi Pirandello: 

Nel XV capitolo de Il fu Mattia Pascal,  durante una delle frequenti sedute spiritiche organizzate in casa Paleari, Adriano Meis alias Mattia Pascal, viene derubato. Non può denunciare il furto perché ci troviamo nel punto del romanzo in cui Mattia Pascal ha rinunciato alla sua identità per assumere quella di Adriano Meis, sprovvisto di stato civile, inesistente e quindi impossibilitato a procedere con la denuncia.

Affranto comincia a vagare per le vie di Roma, riflettendo su come si senta escluso dalla vita, un uomo isolato che guarda le esistenze degli altri scorrere senza potervisi inserire, rintanato nel suo cantuccio-prigione che lui stesso a contribuito a crearsi, con la paura di ricadere “nei lacci della vita”, intricati, disordinati, lacci che sacrificano, piegano, intrappolano. Adriano Meis si ritrova in una sorta di ulteriore fuga, costretto, a malincuore, ad allontanarsi di nuovo da una casa, da un luogo che sembrava essere diventato un “nido”, una cuccia, un rifugio. Vaga per le strade di Roma, si ritrova nella via Flaminia, vicino a Ponte Molle. Adriano Meis non si riconosce più, non sa più chi è, quale sia la sua essenza, la sua vita, cosa sia reale e cosa non lo sia.

Si sente solo (“solo, solo, affatto solo, diffidente, ombroso”), si sente folle (“Uscii di casa, come un matto”).

Adriano Meis è perso, non ha un’identità e senza identità non esiste. Ad un tratto vede la sua ombra proiettata per terra e si chiede: “Chi era più ombra di noi due? io o lei?”. In queste parole si racchiude tutta la sua inquietudine, tutto il suo affanno, tutto il suo tormento. Chi è Mattia Pascal? Chi è Adriano Meis? Un nome indica chi siamo? Un nome serve a delineare la nostra vita? Per Mattia Pascal sì. Cambiare nome, per lui, significa tentare una nuova strada, prendersi gioco delle scelte, del destino. Cambiare nome, per lui, significa imbrogliare, raggirare. Ma il suo escamotage si rigira contro di lui, lo attacca e lo annienta.

Le frasi brevi con cui viene raccontato questo episodio sembrano ricalcare la fatica e l’angoscia di Mattia Pascal, come se corresse per le strade di Roma e avesse il fiato corto, mozzato dalla stanchezza. Le contraddizioni, i termini contrapposti altro non sono che lo specchio dello stato d’animo di Mattia Pascal, indeciso, spaventato, titubante sul da farsi. Da una parte ha una nuova identità, dall’altra ha rinunciato a tutto quello che aveva. Ogni scelta, implica una rinuncia e questo Mattia Pascal lo sa molto bene!

Quando alla fine di questo estratto l’autore scrive: “ma aveva un cuore, quell’ombra, e non poteva amare; aveva denari, quell’ombra, e ciascuno poteva rubarglieli; aveva una testa, ma per pensare e comprendere ch’era la testa di un’ombra, e non l’ombra d’una testa. Proprio così!”, si vuole sottolineare l’umanità di Mattia Pascal, la sua buona fede nel voler cambiare vita per aspirare a qualcosa di migliore, di più degno, di più opportuno. Quell’ombra è Mattia Pascal, quell’ombra, infatti ha un cuore per amare. L’uomo che si mette davanti alla luce e crea quell’ombra è, invece, Adriano Meis che non può amare (non può sposare Adriana di cui è innamorato), che non può utilizzare i suoi soldi (perché non può denunciarne il furto). Mattia Pascal è diventato l’ombra di se stesso e in questo passaggio ne prende piena consapevolezza.

Il Mattia Pascal, che vaga per le strade di Roma, è il simbolo dell’uomo alienato, deformato dalla società che lo circonda, dalla trappola del mondo che lo vuole in un certo modo, tutti uguali, tutti omologati. La vincita a Montecarlo lo fa addentrare ancora di più dentro questa trappola, lo affossa definitivamente: si incastra negli schemi sociali e familiari e non sa uscirne. Mattia Pascal potrebbe facilmente essere uno dei personaggi dipinti da George Grosz in “Metropolis”, in cui tutti corrono impazziti per la città, ignari di ciò che passa loro accanto, alienati, folli, irriconoscibili anche a loro stessi. Mattia Pascal è l’uomo moderno che deve imparare a convivere con se stesso anche se non si riconosce, anche se la società lo schiaccia, lo stringe, lo calpesta.

SOLUZIONI SIMULAZIONE MATURITÀ 26 MARZO

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Vediamo quali sono le altre tracce uscite nella simulazione di prima prova:

Analisi del testo

Tema argomentativo

Tema di attualità