Sigarette a scuola, ecco cosa succede se fumi

Di Tommaso Caldarelli.

Sanzioni che arrivano fino a 250 euro: vigileranno i professori

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

|Calendario scolastico| Temi di Italiano svolti

SIgarette a scuola, ormai è noto: con il decreto dello scorso 9 settembre è entrato in vigore ufficialmente il divieto totale del fumo nelle aree scolastiche; in tutte le aree scolastiche, giardini e cortili compresi. Il Corriere della Sera ci ricorda quali sono le sanzioni per gli studenti pizzicati a fumare a scuola e chi sarà incaricato della vigilanza: ovviamente, tutto questo succederà soltanto nelle scuole che siano in grado di adeguarsi prontamente alla normativa. E secondo il Corriere in molti istituti questo non accade.

MULTE SALATE - Innanzitutto le sanzioni. Gli studenti pizzicati a fumare a scuola, come abbiamo detto anche nelle zone esterne, dovranno pagare una multa di tipo pecuniario.

 

Le sanzioni, sulla carta, saranno salate: 55 euro (che possono arrivare fino a 250) a mozzicone.

 

Ogni sigaretta fumata a scuola vale 55 euro di multa. A vigilare dovranno essere professori specificatamente individuati dalle scuole: insegnanti di educazione fisica o di scienze, immagina il Corriere, perché "affini" per materia. Ma anche di altre materie: basta che dimostrino uno spiccato senso ecologista e ambientalista. Secondo il quotidiano, però, sono ancora molte le scuole che tardano ad adeguarsi alla nuova normativa.

I DATI - In alcuni istituti sarebbero girate circolari inaugurali che ricordano che il fumo è permesso "solo nei cortili scolastici", il che non è più vero. Secondo un'indagine di Cittadinanza attiva sarebbe fumatore il 30% degli studenti del liceo e il 4% delle medie - e il 70% degli studenti intervistati dichiara che la zona fumo prediletta è, appunto, il cortile. Secondo Beatrice Lorenzin, ministro della Sanità, l'intento è quello di rendere la scuola una no-smoke area: ma in alcuni istituti già si pensa ad aree apposite da destinare ai fumatori. Anche perché, sottolinea il Corriere, sono i "professori", molto spesso, a dare "il cattivo esempio".