Lo sfruttamento delle donne: tema svolto

Di Redazione Studenti.

Lo sfruttamento delle donne: tema svolto per la scuola sulla condizione delle donne nei paesi in via di sviluppo

SFRUTTAMENTO DELLE DONNE

Operaie al lavoro in una fabbrica in Asia
Operaie al lavoro in una fabbrica in Asia — Fonte: getty-images

Il problema dell’emancipazione della donna nei confronti degli uomini è uno dei problemi più sentiti: le donne non in tutti i paesi del mondo hanno gli stessi diritti degli uomini, e, anche dove questo in parte avviene, ciò significa per la donna doversi sobbarcare maggiori responsabilità: il lavoro, le faccende domestiche, e i figli, perché molti uomini in casa contribuiscono poco o addirittura per niente.

La condizione di inferiorità della donna è più evidente nei paesi in via di sviluppo. In Afghanistan, sotto il regime dei Talebani, le donne sono state a lungo costrette a indossare il burqa, non potevano andare a scuola o essere curate da medici di sesso maschile. Ora, col ritorno dei Talebani dopo un periodo politico diverso, le donne stanno progressivamente tornando a perdere diritti.

Negli altri paesi islamici le donne indossano il velo, o chador, perché per la loro religione è essenziale che non si lasci del tutto scoperto il viso o che per lo meno sia coperto il capo.

In questi paesi la donna occupa un ruolo di inferiorità anche nel mondo del lavoro: sono pochissime quelle che operano nel settore terziario o dell’industria, quasi inesistenti quelle che si danno alla politica. Le donne si occupano quasi esclusivamente della casa e dei figli.

Nei paesi islamici non vengono giudicate alla stessa maniera le azioni compiute dalle donne e quelle compiute dagli uomini. Da ricordare, a proposito di questo, l’episodio delle due donne africane che hanno avuto un figlio fuori dal matrimonio, perché violentate. Il governo dei loro paesi, di tendenza islamica, aveva deciso di punirle con la lapidazione. Gli uomini che hanno violentato le due donne sono stati scagionati e sono ora liberi.

Ben più grave diventa però la situazione quando non è la religione ad imporlo, ma una vera e propria mentalità di sfruttamento della donna da parte dell’uomo.

In Africa la donna con il suo lavoro contribuisce ai 2/3 dello sviluppo agricolo del suo paese e ai 3/5 del commercio. La maggior parte del suo lavoro, tuttavia, viene perso perché questo si basa tuttora su metodi arretrati.

In india alcune donne in sei ore trasportano l’acqua necessaria per la famiglia, portando sul fianco, sul capo o sulla schiena, recipienti che contengono dai 10 ai 15 litri d’acqua. Preparano il cibo per la famiglia, usando come combustibile lo sterco di bue essiccato, che emana un fumo altamente tossico. Gli uomini svolgono i compiti come l’aratura, la semina, la guida dei carri.

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In Cina, nella società, la donna ha un ruolo subordinato all’uomo. Per questo nelle campagne è stata a lungo in uso la pratica dell’infanticidio delle bambine nei casi in cui il primogenito fosse di sesso femminile. Questa usanza è determinata dal fatto che il governo cinese ha posto il limite di un figlio per coppia, allo scopo di limitare il numero delle nascite. Per cercare di attenuare questa pratica barbara, il regime si è visto costretto nel 1988 a consentire la nascita di un secondo e ultimo figlio alle coppie il cui primogenito è una femmina.

Nei Paesi occidentali più sviluppati la situazione della donna è migliore, comunque questa nella maggior parte dei casi è costretta oltre che a lavorare, anche a dedicarsi alla casa e ai figli. Le retribuzioni sono spesso inferiori a quelle degli uomini, a parità di impiego e livello, ed è molto difficile l'accesso a cariche dirigenziali e politiche, molto più di frequente riservateagli uomini.

Per risolvere il problema della differenza di impegno in ambito casalingo tra uomini e donne, in Norvegia per un certo periodo fu lanciata un’iniziativa chiamata “divisione coniugale dei compiti”, che consisteva nel trovare un lavoro agli uomini che li impiegasse solo metà giornata, e che quindi permettesse loro di rimanere il pomeriggio accanto alla moglie e ai figli.

L’iniziativa riscontrò, però, poco successo: su 25 famiglie a cui venne proposta la divisione coniugale dei compiti, solo 16 aderirono, perché per un uomo lavorare mezza giornata significava spesso non poter fare carriera.

I divorzi sono spesso il risultato di una divisione dei compiti ineguale, dove le donne devono rinunciare a indipendenza e guadagni per occuparsi della casa al posto dei mariti.

TEMA SVOLTO SULLO SFRUTTAMENTO DELLE DONNE

Negli ultimi anni sono in calo anche i matrimoni. Aumentano i rapporti di convivenza e le donne scelgono di mettere al mondo figli sempre più tardi.

Il ruolo delle donne è quindi subordinato a quello degli uomini anche nei Paesi più sviluppati (anche se in forma minore rispetto ai Paesi in via di sviluppo). Questo, però, non è giusto: gli uomini e le donne devono avere pari diritti e pari doveri. Lo afferma la nostra Costituzione, che aegli articoli 3, 37 e 51 dice che la donna lavoratrice deve avere gli stessi diritti, e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore maschio. Tutti i cittadini, senza distinzioni di sesso, possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.

Io penso che nessuno possa dire che sia giusto che la donna sia emarginata rispetto all’uomo. Nonostante tutto, molti uomini, anche se non lo dicono lo pensano, e sfruttano la donna senza tenere conto di quello che dice la Costituzione o qualsiasi associazione che difende i diritti della donna.

Secondo me è bene che gli uomini inizino a prendere consapevolezza delle loro responsabilità, perché un Paese non è civile se tutti i cittadini, indipendentemente dal sesso, non hanno gli stessi diritti.

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