Sfruttamento del lavoro minorile nel mondo ieri e oggi: cause e conseguenze

Storia, cause e caratteristiche del lavoro minorile nel mondo, dal 700 fino ai giorni nostri.
Sfruttamento del lavoro minorile nel mondo ieri e oggi: cause e conseguenze
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1Introduzione

Giovane contadino togolese
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Si definisco lavoro minorile oppure sfruttamento dei minori tutte quelle attività lavorative svolte dalle persone con un’età inferiore rispetto a quella predisposta per legge, diversa da paese a paese, solitamente fissata a diciotto anni.

Gli effetti negativi sullo sviluppo psico-fisico del lavoro minorile sulle ragazze e sui ragazzi sono innumerevoli: attualmente si stima che siano ancora centinaia di milioni i minori che sono vittime di questa piaga sociale. Le origini storiche di questo fenomeno hanno radici antiche, andandosi poi a conformare nel corso del tempo in maniera sempre più deprecabile.

2Le origini dello sfruttamento minorile

2.1Le società preindustriali

Sebbene non ci siano dei dati certi sull’inizio del lavoro minorile, sono comunque molteplici i rimandi allo sfruttamento di ragazze e ragazzi. Questi sono tendenzialmente legati alla loro condizione di schiavitù oppure perché appartenenti al ceto contadino o di artigiani.

Nelle società preindustriali era considerato normale che le ragazze e i ragazzi, frequentemente all’età di tredici anni circa, venissero impiegati alle attività lavorative degli adulti: ciò era fondamentale perché potessero contribuire alla sussistenza della propria famiglia e, non da sottovalutare, per cercare di sopravvivere.

A causa delle condizioni di vita complicate e faticose, fino all’avvento della Rivoluzione Industriale, il lavoro dei bambini e degli adolescenti non era ritenuto un problema: la maggior parte non aveva l’obbligo scolastico e molte delle competenze lavorative necessarie venivano trasmesse nella propria famiglia o in altri contesti.

2.2La Rivoluzione industriale

Bambini al lavoro in una fabbrica, 1840
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Il contesto in cui nacque il vero e proprio sfruttamento minorile fu nel periodo in cui ci fu una complessiva situazione di benessere dovuta ad un generale innalzamento degli indici, soprattutto di quelli economici, demografici e tecnologici, per non parlare anche di quelli sociali e culturali: ossia il Settecento

Se già per un uomo o per una donna le condizioni di lavoro in fabbrica, in miniera o nei cantieri erano tremendi, questi lo erano altrettanto, se non di più, per i bambini e per gli adolescenti: la Rivoluzione Industriale inaugurò quella stagione di sfruttamento sistematico non solo del lavoro adulto ma anche di quello infantile

3Le caratteristiche del fenomeno

3.1Le motivazioni dello sfruttamento

Quando iniziarono a diffondersi nel Settecento le fabbriche, le miniere e i cantieri edili, gli imprenditori industriali assunsero lavoratori in massa: per poter abbattere i costi di produzione, incoraggiavano gli uomini a coinvolgere anche gli altri componenti del proprio nucleo familiare, così da svilupparsi oltre il lavoro femminile anche quello minorile.

I vantaggi che gli industriali avevano nell’impiegare i minori al lavoro erano per:

  • la retribuzione più bassa, quindi abbattimento dei costi di produzione complessivi;
  • le dimensioni ridotte dei loro corpi, perciò più adatti per alcune mansioni manuali di precisione o ambienti troppo angusti per un adulto;
  • la facilità del loro controllo, quindi nel sedare eventuali rivolte.

3.2Presa di coscienza

Cosette, illustrazione da "I miserabili" di Victor Hugo, 1862. Incisione del XIX secolo
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Dalle stime degli studiosi, si attesta che alla metà del XIX secolo in Francia, circa il 12% dei lavoratori industriali era composto da bambini e da adolescenti. La pratica dello sfruttamento minorile non ebbe particolare eco finché non iniziarono i controlli sui luoghi di lavoro da parte degli ispettori che riscontravano un numero sempre più alto di feriti e di morti in seguito a incidenti.

Si iniziò finalmente a prendere coscienza di questo fenomeno quando passò all’attenzione dell’opinione pubblica, a denunciare lo sfruttamento minorile furono molti letterati come Charles Dickens (1812-1870), Victor Hugo (1802-1885) e Emile Zola (1840-1902) oppure gli intellettuali come Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895).

3.3Verga e lo sfruttamento minorile

Giovanni Verga
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Quello dello sfruttamento minorile è stato un tema di denuncia anche da parte degli intellettuali italiani. Fra questi c’è il siciliano Giovanni Verga con la suo novella “Rosso Malpelo”. La novella narra la storia di Rosso Malpelo, un ragazzo disprezzato e considerato cattivo per via di un pregiudizio, ossia perché ha i capelli rossi, costretto a lavorare in una miniera per aiutare la famiglia a racimolare del denaro per sopravvivere. Nella cava perderanno la vita sia il ragazzo che il padre.
Rosso Malpelo descrive la realtà di povertà e sfruttamento minorile subìto dalle classi disagiate in Sicilia alla fine del XIX secolo, realtà che Verga conosceva ma che emergeva anche dalle inchieste del Regno d'Italia da poco formatosi (1861). L’opera è il ritratto di un adolescente condannato dai pregiudizi popolari all'emarginazione e sfruttato nelle cave di rena siciliane.

4Graduale abolizione in Occidente

4.1Ottocento

Prima che il lavoro minorile venisse abolito, agli inizi dell’Ottocento, nelle società industrializzate si tentò la sua regolamentazione: venivano promulgate leggi con il divieto dell’impiego di bambini al di sotto di una determinata età e la diminuzione delle ore di lavoro. Tuttavia, questi provvedimenti non aiutarono a contrastare il fenomeno a causa della mancanza di controlli.

Il provvedimento che riuscì ad ostacolare lo sfruttamento minorile in Europa fu l’introduzione della scuola dell’obbligo verso la fine del XIX secolo: in questa maniera, grazie ad un’istruzione gratuita per i genitori, nonché l’immissione di assegni familiari, in base alla frequentazione scolastica del proprio figlio, per controbilanciare le perdite economiche date dall’assenza del lavoro, si iniziò a cambiare mentalità.

4.2Novecento

Solo agli inizi del XX secolo si provvide all’abolizione del lavoro minorile nei paesi industrializzati: i primi furono gli Stati Uniti d’America che con diversi comitati statali misero in piedi campagne di sensibilizzazione e movimenti di azione politica di massa.  

I primi veri risultati si ebbero con la politica economica del New Deal, nello specifico la riforma del lavoro del Fair Labor Standards Act del 1938.  

Dalla Prima Guerra Mondiale, passando anche per la Seconda Guerra Mondiale, molti paesi collaborarono per accordarsi su standard lavorativi a livello internazionale: oltre a redarre convenzioni per tutelare il lavoro per gli adulti, gli stati si mossero anche per garantire i diritti dei minori, fondando così nel 1946 l’UNICEF, perché osteggiasse la piaga dello sfruttamento minorile nel mondo.

5Il lavoro minorile oggi

5.1Anni Duemila

Giovani ragazze che trasportano legna. Kenya meridionale
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Sebbene negli anni Duemila nei paesi industrializzati il fenomeno dello sfruttamento minorile è diminuito drasticamente, tale pratica è tuttora diffusa, anche a causa della globalizzazione, in quei cosiddetti paesi in via di sviluppo come Africa, Asia e America del Sud: infatti, secondo le stime, queste regioni ospitano il 90% circa di tutti i minorenni a lavoro del pianeta

I motivi per cui molti minori vengano sfruttati sono dovuti soprattutto per la loro estrazione sociale: infatti, la maggior parte dei bambini a lavoro sono quelli provenienti da famiglie povere, da un ceto sociale basso oppure direttamente dalla strada.

Lo sfruttamento minorile di oggi è un fenomeno che è presente in diversi settori produttivi, in particolare modo nel mondo agricolo, in quello familiare e in quello industriale. Esistono anche in tante altre attività non regolamentate e che quindi sono difficilmente tracciabili. Purtroppo, permangono situazioni in cui i minori sono vittime del lavoro coatto, della schiavitù e addirittura della prostituzione.

5.2Le stime attuali

Bambini a lavoro in un campo di mattoni a Narayanganj, vicino a Dacca (Bangladesh). Foto del 15 gennaio 2021
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Attualmente, lo strumento principale di lotta allo sfruttamento minorile di molti stati del mondo è l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, abbreviato in italiano OIL, agenzia specializzata delle Nazioni Unite che promuove la giustizia sociale e i diritti umani. Nello specifico, l’OIL si impegna a tutelare le condizioni di lavoro e i diritti fondamentali del lavoratore.

In occasione del 12 giugno, giornata mondiale contro il lavoro minorile, il rapporto della Conferenza Globale sul Lavoro Minorile del 2021, ha affermato che per la prima volta in vent’anni i progressi contro il lavoro minorile si sono arrestati: rispetto agli anni 2000 e 2016, dove vi erano circa 94 milioni di minori, ad oggi si è passati a 160 milioni di bambini e adolescenti lavoratori.

Al momento, il motivo preminente per cui le organizzazioni non governative internazionali non riescono a porre fine al lavoro minorile è la crisi economica che contrae il reddito di molte famiglie, quindi costrette a mandare i propri figli a lavorare. Ovviamente la pandemia da COVID-19 ha incalzato ulteriormente questa dinamica.

«Stiamo perdendo terreno nella lotta contro il lavoro minorile e l’ultimo anno non ha reso questa lotta più facile […] In questo secondo anno di confinamento a livello mondiale, con la chiusura delle scuole, l’interruzione delle attività economiche e la riduzione dei bilanci nazionali, le famiglie sono costrette a fare scelte disperate”, Henrietta Fore, Direttrice Generale dell’UNICEF, 2021.

6Guarda il video sullo sfruttamento del lavoro minorile