Ser Ciappelletto: trama, analisi e personaggi

Ser Ciappelletto: trama, analisi e personaggi A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Trama, analisi e personaggi di Ser Ciappelletto, prima novella del Decameron di Boccaccio. Temi centrali sono l'ipocrisia della borghesia e l'inganno.

1Ser Ciappelletto (Dec. I.1)

Ser Cepparello con una falsa confessione inganna un santo frate e muorsi; e, essendo stato un pessimo uomo in vita, è morto reputato per santo e chiamato san Ciappelletto Ser Ciappelletto (Dec. I.1).

2Introduzione a Ser Ciappelletto

Immagine del Decameron di Boccaccio
Immagine del Decameron di Boccaccio — Fonte: getty-images

È cosa nota che quando un personaggio famoso muore possa accadere una vera e propria idealizzazione di lui fino a dipingerlo come una specie di santo. Il personaggio diventa venerabile e intendiamo questo aggettivo in senso lato: per ognuno la persona venerabile è quella su cui proiettiamo l’idea di perfezione morale che stiamo perseguendo, anche a costo di travisarne la vita o di censurarne gli aspetti più sgradevoli. La vita di San Francesco fu redatta più volte, via via attenuando tutti quei fatti che non facevano onore al santo, solo perché lo rendevano troppo umano. La persona idealizzata può essere chiunque. 

Boccaccio sceglie di cominciare la sua opera con questa novella apparentemente solo spassosa, in realtà molto intrigante e ambigua. I suoi narratori riflettono sul fatto che nel nostro fragile mondo spesso si abbia bisogno di figure intermediarie con Dio e che, tuttavia, queste figure di cui tanto si dice e tanto si parla bene magari erano non erano perfetti e, ponendolo a caso limite, magari erano solo dei lestofanti, come “Ser Ciappelletto”, il protagonista, “il peggior uomo che mai nascesse”. Quasi non serve dire che si tratta di una delle novelle più importanti dell’opera ma vedremo nell’analisi perché. 

3Ser Ciappelletto: trama

Ser Ciappelletto, Decameron di Boccaccio
Ser Ciappelletto, Decameron di Boccaccio — Fonte: getty-images

Ciappelletto è uno spergiuro, imbroglione, falsario, attaccabrighe, assassino, bestemmiatore, traditore della Chiesa e della religione, ladro, ruffiano nei confronti di uomini e donne, accanito bevitore di vino e chi più ne ha più ne metta: “il peggior uomo che mai nascesse”, insomma, e per giunta orgoglioso di esserlo. Proprio per le sue qualità viene assunto da Messer Musciatto Franzesi che gli affida la gestione dei suoi affari in Francia.

In casa di due usurai fiorentini, che lo ospitano, inaspettatamente, si ammala e si aggrava fino ad arrivare alle soglie dell’agonia.

I due usurai cominciano a chiedersi come debbano comportarsi, timorosi delle ripercussioni che la diffusione della notizia della morte di un personaggio simile nella loro abitazione senza l’estrema unzione avrebbe comportato. Si trovano in un dilemma: nessun prete, sapendo quel che Ciappelletto ha commesso in vita, lo assolverebbe; dunque morirebbe senza assoluzione e sarebbe disdicevole. Tuttavia, se non chiamassero un prete per confessarlo, sarebbe disdicevole perché gli avrebbero così negato l’estrema unzione. È un vicolo cieco e non sanno che pesci prendere.

Ciappelletto, pur moribondo, origlia dall’altro lato della stanza e rassicura i suoi ospiti garantendo che ci avrebbe pensato lui. Ordina di far venire al suo capezzale un parroco, il campione della santità locale, l’uomo più venerabile a cui Ciappelletto dice che si confesserà. Comincia il teatro. Il prete fa domande e Ciappelletto risponde dipingendosi come l’uomo più santo che sia mai esistito, senza però vantarsi, ma anzi sentendosi sempre in difetto, manchevole, come non avesse fatto abbastanza: ha onorato il padre e la madre, ha vissuto in castità, ha aiutato i poveri con l’elemosina e confessa peccati che in verità sono eccessi di zelo cristiano.

Il frate, piuttosto credulone, stupito da tanto candore e da una simile purezza, dopo la morte dell’uomo, raduna il paese con il solo obiettivo di tessere le lodi del defunto. I due usurai, intanto, preparano, servendosi dei soldi di Ciappelletto stesso, il suo funerale. Alla straordinaria cerimonia, posteriore ad un altrettanto solenne veglia funebre, partecipa un gran numero di persone che, convinte che ciò che è stato detto riguardo il morto sia del tutto vero, adorano la sua salma proprio come se si trattasse di un individuo degno di essere beatificato ed adorato.

4Temi di Ser Ciappelletto

Mercanti medievali
Mercanti medievali — Fonte: getty-images

Il motivo dominante delle prime tre novelle è quello religioso e quella di Ciappelletto si occupa in particolare dell’ipocrisia della borghesia mercantile che tenta di conciliare ideale cristiano e ragion di mercatura (profitto).

Il tema che conduce la narrazione e che sarà uno dei punti fermi dell’intera opera è l’inganno. Tutta la realtà cambia a seconda del modo in cui le cose vengono raccontate ed è proprio degli artisti (degli affabulatori in questo caso) riuscire a imbrigliare le persone nella propria trama come fa Ciappelletto con il confessore.

Inoltre il Cristianesimo è religione del logos, della parola, ed è qui volutamente parodiata: spesso erano proprio i frati con le loro omelie o con finte reliquie a ingannare i fedeli raccontando storie inventate su santi e diavoli; qui invece è un laico, addirittura un avanzo di galera, ma pieno d’ingegno, a raggirare il frate. Il quale a sua volta, essendo convinto da Cepparello, convince tutti i fedeli a venerare quell’uomo. Non manca il tema dell’ingegno, come sempre.

5Personaggi di Ser Ciappelletto

Musciatto di Messer Guido Franzesi è un personaggio storico, mercante fiorentino che riuscì ad accumulare grandi ricchezze in Francia, dove divenne addirittura consigliere del re Filippo il Bello e fu nominato cavaliere. Viene ricordato come malvagio ed empio, tanto da suggerire al re di falsificare la moneta e di razziare i mercanti italiani. Nel 1301 giunse in Italia al seguito di Carlo di Valois, invitato da papa Bonifacio VIII a Firenze, con il pretesto di dirimere i contrasti fra Guelfi Bianchi e Neri, ma al fine, in realtà, di favorire questi ultimi. Della sua vita ci danno testimonianza la Cronica del Compagni e del Villani. È lui che dà il via alla novella, chiamando in causa Ser Ciappelletto per gestire i suoi loschi traffici.

In base ad alcune ricerche d’archivio pare proprio che un Cepparello da Prato sia davvero esistito, ma forse non era quel tal mascalzone che Boccaccio racconta. È lui l’assoluto protagonista della vicenda, uomo della peggiore risma, e l’autore indugia molto sulla sua descrizione morale e sulle sue malefatte. Si distingue per il suo ingegno e la sua scelta di aiutare i due usurai fiorentini ha destato sospetti perché appare, in un certo senso, immotivata in quanto poteva benissimo divertirsi a loro spese.

Il frate non è un personaggio storico ma funge da contraltare di Ciappelletto: tanto Ciappelletto è immorale, tanto è ingegnoso; tanto è santo il padre, tanto è sciocco. I due usurai fiorentini si trovano da una parte nella condizione dei lettori perché assistono alla beffa sapendo esattamente cosa stanno guardando; dall’altra il loro dubbio etico che nasce dalla difesa della ragion di mercatura (il profitto) crea il busillis, ossia il problema irrisolvibile che il protagonista si diverte a risolvere.

6Ser Ciappelletto: analisi

La novella è racchiusa in due meditazioni sul tema della volontà di Dio e quella degli uomini, mentre il racconto vero e proprio si divide in tre sequenze:

  1. ritratto di Ser Cepparello (Ciappelletto) e descrizione della ragion di mercatura e della vita dei mercanti;
  2. la malattia di Cepparello che dà il via all’azione articolata in due dialoghi: il primo tra gli usurai e poi tra gli usurai e Cepparello, il secondo tra Cepparello e il Frate confessore;
  3. la conclusione della novella con la morte di Cepparello e la sua santificazione.
Giovanni Boccaccio
Giovanni Boccaccio — Fonte: ansa

Al contrario di come fa di solito, Boccaccio si dilunga sulla presentazione del protagonista, dal momento che è una premessa necessaria alla storia e ne acuisce il senso di ironia generale: c’è infatti un andamento antifrastico – al contrario – determinato proprio da quella presentazione e tutto culmina nella gloriosa e assurda beffa finale.

L’avvertimento del contrario (avviene ciò che non dovrebbe accadere), come ci insegna Pirandello, ci permette di cogliere il senso comico di tutta la vicenda. Anche il frate confessore subisce un ironia molto pungente e una progressiva degradazione, inversa a quella di Ciappelletto. Se Ciappelletto, infatti, era stato presentato come mascalzone e diventa santo, così il frate confessore è presentato come sant’uomo e finisce con l’essere non solo un credulone, ma anche un peccatore nei confronti di Ciappelletto, come quando ammette ogni tanto di sputare in Chiesa ed è rimproverato dal protagonista. Si tratta di una doppia climax: migliorativa, quella di Ciappelletto; peggiorativa quella del frate.

Tutta la novella è basata sull’antifrasi soprattutto per quel che riguarda la confessione di Ciappelletto che risulterebbe vera se letta al contrario. Il lettore lo sa e può osservare quanto accade da una posizione privilegiata – simile a quella dei due mercanti usurai – perché conosce la chiave interpretativa.

L’ironia domina incontrastata e permette all’autore di sottolineare quanto il giudizio umano sia fallace e quanto sia pericolosa la narrazione dei fatti: Ciappelletto non è diverso da uno di quei novellatori che nel medioevo si mettevano a imbastire storie in osterie, locande e brigate. Affabulatori, come dicevo, sono anche i frati (si pensi ad esempio a Frate Cipolla) e quindi Boccaccio medita sul rapporto tra parola e verità. Dopotutto si tratta quasi di uno spunto relativistico che parte proprio dal presupposto che Dio possa servirsi di chiunque per giungere al suo scopo, persino di un peccatore

Ciappelletto è il peggiore degli uomini, ma viene dipinto come un santo e la comunità imiterà non lui, ma la sua immagine così come è stata raccontata. Il racconto si delinea come particolarmente ambiguo: dovremmo esecrare il comportamento di Ciappelletto, ma non possiamo non notare la grandezza e l’ingegno di cui dispone; così come dovrebbe dispiacerci per quanto accade nel finale, tuttavia ci sembra in qualche modo un finale positivo.

Il conflitto delle interpretazioni della novella scaturisce da questa ambiguità. Infatti la vera domanda è: perché Ciappelletto sceglie di aiutare i due usurai? Un uomo così spregevole perché commette un’azione benefica nei loro confronti? Che cosa ci guadagna, visto che sta morendo? La domanda è facile da porre, ma la risposta è difficile e la critica ci ha ragionato a lungo: ci sono tre possibilità:

  1. Ciappelletto sceglie l’estrema beffa per sua propria soddisfazione, andandosene dalla vita come un giullare, ridendo, scherzando, dimostrando come sia tutto vano (secondo Croce e Russo).
  2. Ciappelletto sceglie di essere solidale con i due usurai come una sorta di mutuo soccorso di categoria, una specie di “colleganza” (secondo Getto e Branca).
  3. La terza ipotesi è una combinazione delle prime due, sostenuta da Mario Baratto (1970). Essendoci un duplice guadagno con un fine concreto da perseguire in cui può esercitare il suo immorale ingegno e la soddisfazione personale della beffa perpetrata ai danni del frate.
  4. Una eventuale quarta ipotesi che possiamo dedurre dalle prime tre chiama in causa l’autore: davanti alle forzature narrative (come questa, visto che non conosciamo e non potremo mai conoscere le reali motivazioni del protagonista) c’è l’autore con il suo teorema sul relativismo che viene dimostrato dalla novella stessa. Quindi Ciappelletto forse ubbidisce a una logica narrativa imposta dell’autore per dimostrare gli aspetti negativi e disumani dei mercanti capaci di tutto pur di guadagnare. Fa niente, allora, se il comportamento di Ciappelletto risulta ambiguo e problematico; anzi risulta ambiguo proprio perché l’autore lo usa per un fine dimostrativo che in fondo prescinde dalla logica del personaggio.

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