Ser Ciappelletto: riassunto e commento

Di Redazione Studenti.

Riassunto, personaggi, commento e interpretazione della prima novella della prima giornata del Decameron di Boccaccio, Ser Ciappelletto

SER CIAPPELLETTO

Ser Ciappelletto: riassunto e commento
Ser Ciappelletto: riassunto e commento — Fonte: getty-images

Luogo: La novella è ambientata a Parigi, dove Ser Ciappelletto spesso dimorava, e in Borgogna, dove l'uomo è incaricato da Musciatto di ritirare i crediti degli abitanti della regione.

Tempo: La novella si svolge tra il XIII e il XIV secolo.

Personaggi:

  • Cepparello da Prato, un notaio, è chiamato dai francesi Ciappelletto.
  • Musciatto Franzesi, mercante, affida a Ser Ciappelletto il compito di riscuotere i debiti dei borgognoni.
  • Due fratelli fiorentini, banchieri e usurai, ospitano Ser Ciappelletto durante il suo soggiorno in Borgogna.
  • Un frate, che ascolta le finte confessioni di Ser Ciappelletto.
  • Gli altri frati del convento, che seppelliscono Ser Ciappelletto.
  • La folla dei fedeli, che ascolta il discorso sull'onestà e sulla santità di Ser Ciappelletto pronunciato dal frate in chiesa.

SER CIAPPELLETTO: RIASSUNTO

Il ricco mercante e cavaliere Musciatto Franzesi doveva recarsi in Toscana con Carlo Senzaterra. Avendo ancora alcuni affari in sospeso, decise di affidarli a persone diverse; egli, però, si chiese chi fosse in grado di riscuotere i debiti dei borgognoni, noti per la loro litigiosità e slealtà. Dopo aver riflettuto a lungo, gli venne in mente il suo amico Ser Cepparello, un notaio malvagio e senza scrupoli adatto quindi a farsi rispettare dai debitori. Costui viveva a Parigi ed era chiamato Ciappelletto dai francesi che credevano erroneamente che il suo nome fosse il diminutivo di "chapel". Ser Ciappelletto era un uomo cattivo: preferiva emettere atti falsi e non essere pagato, non si faceva scrupolo di mentire, si ingegnava di commettere azioni crudeli nei confronti di amici e parenti, e più questi soffrivano, più lui gioiva. Frequentava le taverne piuttosto che le chiese, spesso bestemmiava, beveva molto, truccava i dadi ed era omosessuale. Grazie alla sua amicizia con Musciatto, però, egli aveva sempre ricevuto protezione nei confronti di coloro a cui aveva fatto un torto.

Franzesi quindi gli domandò se avesse voluto svolgere alcune commissioni per lui e Ser Ciappelletto si trovò costretto ad accettare: infatti, oltre ad essere a corto di denaro e senza alcuna occupazione, presto il suo protettore sarebbe partito e non avrebbe avuto più nessuno che lo difendesse. Si trasferì dunque in Borgogna, da due fratelli usurai, e sfruttando il fatto che nessuno lì lo conosceva, si comportò in modo giusto. Un giorno, però, si ammalò, e i medici dissero che la morte sarebbe sopraggiunta presto. I due fratelli, preoccupati dalle ripercussioni che la diffusione della notizia della morte di un uomo simile nella loro abitazione senza l'estrema unzione avrebbe comportato, erano indecisi sul da farsi: se lo avessero allontanato da casa improvvisamente sarebbero stati giudicati come uomini di poco senno, ma egli era stato un uomo malvagio e, poiché non si era mai confessato, era destinato ad essere sepolto in una fossa fuori città. Ser Ciappelletto, udita la conversazione, decise di risolvere la situazione e chiese ai due uomini i chiamare il frate più devoto per confessarsi.

Il frate, una volta giunto, gli chiese quando fosse stata l'ultima volta che si era confessato, al che Ser Ciappelletto rispose che, ad eccezione degli ultimi otto giorni nei quali la malattia glielo aveva impedito, era sempre stato solito confessarsi almeno una volta a settimana. L'uomo di chiesa dichiarò dunque che, in tal caso, il suo compito sarebbe stato poco faticoso. Ser Ciappelletto, tuttavia, insistette affinché il frate fosse estremamente preciso nelle sue domande durante la confessione, poiché era sua intenzione confessare i peccati di tutta la sua vita, onde evitare la dannazione eterna. L'infermo si dichiarò del tutto innocente del peccato di lussuria, ma ammise di aver ceduto molte volte al peccato della gola, aggiungendo tuttavia che, oltre ai digiuni prescritti dalla Chiesa, egli aveva sempre digiunato a pane e acqua per almeno tre giorni alla settimana nel corso della sua vita. Soprattutto dopo qualche fatica, aveva gustato l'acqua come i grandi bevitori fanno con il vino. Favorevolmente colpito, il frate interrogò Ser Ciappelletto in merito ad un eventuale peccato di avarizia, e l'uomo lo invitò a non pensare male di lui solo perché si trovava ospite a casa di usurai: era andato lì solo per rimproverarli. Inoltre, avendo ricevuto una ricca eredità da suo padre, egli ne aveva data una gran parte in beneficienza; dopodiché, per sopravvivere, si era visto costretto a dedicarsi agli affari, non trascurando mai, tuttavia, di donare la metà dei suoi profitti ai bisognosi.

Proseguendo nella confessione, Ser Ciappelletto ammise di aver peccato d'ira, non sopportando i comportamenti illeciti o immorali, ma aggiunse anche di non essere mai stato indotto a commettere atti violenti né dannosi per gli altri. Seguirono altre domande, cui il malato rispose di aver parlato male di un vicino perché costui maltrattava la moglie, di aver devoluto in beneficienza quattro denari che un cliente gli aveva erroneamente pagato più del dovuto per delle stoffe che gli aveva venduto. Tutti i peccati confessati sembravano molto veniali al frate, che a questo punto avrebbe certamente concesso l'assoluzione. Ser Ciappelletto, fingendosi addolorato e pentito, cominciò a piangere, ricordando quello che per lui era stato il peccato più grave della sua intera esistenza: l'aver maledetto sua madre da bambino. Anche questa mancanza gli fu perdonata dal frate, che lo benedisse ritenendolo ormai un santissimo uomo. Il moribondo, infine, accettò di essere sepolto nel convento del frate, da bravo cristiano.

L'intera conversazione tra il frate e Ser Ciappelletto era stata udita di nascosto dai due fratelli, i quali, se da un lato si erano meravigliati del fatto che neanche la paura della morte né il timore di Dio avessero impedito all'uomo di mentire, dall'altro si erano sentiti sollevati nell'apprendere che egli sarebbe stato sepolto in terreno consacrato.

Quello stesso giorno Ser Ciappelletto morì. Durante le esequie, il frate che lo aveva confessato tenne un discorso ai fedeli lodando le virtù cristiane del defunto e descrivendolo come l'esempio perfetto del buon cristiano. Ben presto, l'uomo iniziò ad essere considerato e venerato come un santo dalla popolazione locale.

SER CIAPPELLETTO: INTERPRETAZIONE E COMMENTO

Sono state fatte diverse interpretazioni della novella Ser Ciappelletto del Decameron di Boccaccio. Secondo Benedetto Croce, la falsa confessione di Ser Ciappelletto andrebbe letta come un'azione priva di scopo specifico, effettuata per il puro gusto di prendersi gioco degli altri. In tal senso, il protagonista della storia sarebbe quasi il simbolo dell'attore.

Una seconda lettura vede Ciappelletto come l'esponente tipico del mondo dei mercanti e degli usurai italiani in Borgogna: la sua messinscena con il frate sarebbe dettata dallo spirito di solidarietà tra mercanti e dall'intento di aiutare i due mercanti fiorentini, anche a costo della dannazione eterna.

Una terza interpretazione, proposta da Mario Baratto, tende a conciliare le due precedenti, cosicché Ciappelletto agirebbe sia per solidarietà di classe che per piacere personale.

Ѐ probabile che Boccaccio, attraverso il personaggio del protagonista di questa novella, abbia voluto celebrare l'astuzia, l'intelligenza e la capacità di adattamento dell'uomo che gli consentono di adattare il mondo alle proprie esigenze.

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    Domande & Risposte
  • Come termina la novella di Ser Ciappelletto?

    Ser Ciappelletto si ammala e con una falsa confessione inganna un frate, ritraendosi come un santo. Alla sua morte il frate raduna il paese con l’obiettivo di tessere le lodi del defunto.

  • Chi è il narratore della novella Ser Ciappelletto?

    Panfilo.