Semiotica e linguistica

Di Redazione Studenti.

Cosa sono e cosa studiano la semiotica e la linguistica? Significato e concetti base di semiotica e linguistica

SEMIOTICA: SIGNIFICATO

Semiotica e linguistica
Semiotica e linguistica — Fonte: istock

La parola semiotica deriva dal greco semeion che significa “segno” ed è la disciplina che studia i segni, le loro caratteristiche e le leggi che ne regolano le funzioni e gli usi. Nell’antichità i primi studi sui segni sono stati portati avanti dai filosofi greci, come Platone e Aristotele; ma la semiotica, intesa come una vera e propria materia di studio, nasce nel II secolo a.C. quando Claudio Galeno la usa per indicare lo studio dei sintomi medici. Nel medioevo l’uso dei segni ha interessato lo studio del mondo e in particolare del linguaggio, ma ha iniziato ad essere un qualcosa di omogeneo solo con i filosofi inglesi e tedeschi, come Locke e Lambert, che hanno parlato di logica. La semiotica come scienza nasce tra l’Ottocento e il Novecento con Saussure e Peirce: Saussure si occupava di semiologia e Peirce di semiosi. La semiotica e stata istituzionalizzata negli anni ‘60 quando in seguito alla pubblicazione di un’opera del semiologo francese Roland Barthes è diventata materia universitaria. Come abbiamo già detto la semiotica è lo studio dei segni e nello specifico Umberto Eco la definisce come una scienza che studia i segni in termini di significazione e di comunicazione. Il segno indica qualcosa che sta per qualcos’altro e la semiotica studia i fenomeni di significazione (relazione tra significante e significato). Quando si usa tale relazione si attiva il processo di comunicazione.

Tripartizione della semiotica nel medioevo:

  • sintattica: lo studio dei segni in relazione ad altri segni;
  • semantica: lo studio dei segni in relazione ad oggetti;
  • pragmatica: lo studio dei segni in relazione ai loro utenti.

Secondo Umberto Eco la semiotica può essere:

  • generale: lo studio dei segni e dei testi;
  • specifica: lo studio della grammatica di un tipo di segni o di testi (il linguaggio dei semafori);
  • applicata: tecniche interpretative e critiche dei testi.

LINGUISTICA: FONETICA E FONOLOGIA

La fonetica è il ramo della linguistica che studia i suoni prodotti dall’apparato fonatorio in base a diversi aspetti:

  • articolaria (o fisiologica): come vengono prodotti i suoni;
  • acustica: descrizione delle caratteristiche fisiche del suono e come si propaga nell’aria;
  • uditiva: come vengono percepiti i suoni dall’apparato uditivo;
  • forense: riconoscimento dei parlanti.

Il suono in base al luogo di articolazione si distingue in:

  • sordo o sonoro. Il suono sordo si ha quando le corde vocali sono separate e l’aria passa liberamente, mentre il suono sonoro nel caso in cui l’aria passando faccia vibrare le corde vocali.
  • bilabiale: ruolo di entrambe le labbra.
  • labiodentale: opposizione del labbro inferiore con gli incisivi superiori.
  • interdentale: spazio fra i denti.
  • dentale: denti superiori.
  • alveolare: alveoli dentari.
  • palatale o alveopalatale: palato.
  • velare: velo palatino o palato molle.
  • uvulare: altezza dell’ugola.
  • glottidale: glottide.
  • laringale: riferito alla laringe.

Il suono in base al modo di articolazione si distingue in:

  • occlusivo: occlusione completa.
  • fricativo: blocco quasi completo.
  • affricativo: breve occlusione.
  • nasale: abbassamento del velo.
  • laterale: chiusura laterale.
  • vibrante o monovibrante: chiusura mediante vibrazione
  • semivocalico: influenza della vocale seguente.

Questo vale per le consonanti, ma un lavoro simile può essere applicato anche alle vocali. Le vocali sono classificate come sonore e, in base al luogo di articolazione, si distinguono in anteriori, posteriori, alte o basse.

La fonologia è un ramo della linguistica che studia i fonemi delle lingue del mondo: stabilisce quali sono i fonemi caratteristici di una lingua, come si combinano tra loro e come cambiano quando si combinano. I fonemi sono considerate come unità minime di una lingua che svolgono tra loro una funzione contrastiva. Sono identificati attraverso la prova di commutazione. Se due suoni posti nella stessa posizione fanno si che cambi il significato della parola allora sono considerati realizzazioni foniche di due diversi fonemi mentre se il significato della parola non cambia allora sono due realizzazioni foniche di uno stessa fonema e prendono il nome di allofoni. I fonemi vengono individuati utilizzando coppie minime o serie minime.

La fonotassi è una branca della fonologia che studia le unità superiori ai fonemi. Si prende in considerazione prima di tutto la sillaba. La sillaba classica è formata da una consonante (attacco sillabico) e da una vocale (rima). Si hanno poi rime più complesse, ad esempio possono iniziare con due consonanti (attacco policonsonantico) o avere rime formate da una vocale (nucleo) e una consonante (coda). La sillaba del tipo CV è detta aperta, quella CVC è detta chiusa. Nel parlare spesso unità foniche diverse si trovano sovrapposte secondo due processi:

  • assimilazione: un’unità fonica prende in prestito, o copia, alcune caratteristiche dall’unità fonica vicina;
  • elisione: omissione di un segmento fonico.

MORFOLOGIA

In linguistica la morfologia studia la struttura grammaticale della parola. Il morfema è l’unità minima dotata di significato o funzione grammaticale di una parola che è identificata per mezzo della segmentazione, ossia con un processo di comparazione all’interno del quale il numero di morfemi individuati dipende dal corpus di parole analizzate. I morfemi possono essere lessicali e grammaticali ed entrambi si dividono in liberi e legati. I morfemi grammaticali liberi sono detti funzionali e sono una classe chiusa di parole: articoli, preposizioni, congiunzioni. I morfemi grammaticali si dividono in:

  • derivazionali: cambia la funzione grammaticale se si usano suffissi, il significato lessicale se si usano prefissi e infissi;
  • flessionale: non cambia né la funzione grammaticale e né il significato lessicale e sono formati per lo più tramite suffissi.

SINTASSI

La sintassi è il ramo della linguistica e della grammatica che studia le regole che ci permettono di capire se un testo è bene o mal formato. Al suo interno si parla di sintagmi (nel caso in cui gli elementi abbiano relazioni unilaterali) e di frasi (nel caso in cui gli elementi abbiano relazioni reciproche). Il sintagma può essere:

  • preposizionale (sintagma nominale + preposizione);
  • nominale (nome + articolo, aggettivo…). L’elemento che può star da solo, cioè gode dalla proprietà dell’enunciabilità in isolamento, è detto testa del sintagma;
  • verbale (verbo + diversi elementi). Il numero degli elementi dipende da valore del verbo.

Le frasi possono essere semplici (SV + SN) o complesse (frasi che hanno al loro interno altre frasi). Inoltre, le frasi sono descritte in diversi modi: diagramma orizzontale; frasi etichettate e diagramma ad albero (è il più usato e permette di evidenziare le regole a struttura sintagmatiche e le regole lessicali).

Caratteristiche della grammatica generativa:

  • la ricorsività: sistema di riscrittura;
  • l’equivalenza di forme diverse: frasi con una struttura superficiale diversa possono avere una struttura profonda uguale (attivo e passivo);
  • l’ambiguità: alcune frasi possono avere una struttura superficiale che si presta a diverse interpretazioni.

SEMANTICA

La semantica è il ramo della linguistica che si occupa del significato dei segni e si basa su due filoni di studio:

  • la teoria filosofico-analitica: i significati delle parole si riferiscono agli oggetti (lingua come nomenclatura) e i significati delle frasi dipendono dalla loro veridicità (ci sono però frasi che non sono né vere né false);
  • la teoria semio-linguistica: il significato è considerato interno al segno e non esterno, e può essere dipendente (associativo) o indipendente (convenzionale) dal contesto.

La semantica si preoccupa di vedere come i significati dei termini sono fra loro relazionati:

  • omofonia: due termini che hanno la stessa pronuncia ma significato diverso (meet – meat);
  • omonimia: due termini che hanno la stessa pronuncia e ortografia ma i significati e l’etimologia sono diversi (pesca – pesca);
  • polisemia o metafora: due termini che hanno significati analoghi (leone);
  • contingenza o metonimia: due termini che hanno significati contingenzi, e proprio la contingenza giustifica lo spostamento del senso (contenitore per contenuto: bere un bicchiere). Un particolare caso è la sineddoche (la parte per il tutto: avere un tetto);
  • iponimia e iperonimia: significati graduali, dal meno generale (iponimo) al più generale (iperonimo). L’affermazione dell’iponimo implica necessariamente l’iperonimo, ma non vale il contrario (uomo – essere vivente);
  • complementarità: due termini che hanno significati opposti in modo non graduale, quindi la negazione dell’uno implica l’affermazione dell’altro (vivo – morto);
  • antonomasia: significati opposti in modo non graduale, quindi la negazione dell’uno non implica l’affermazione dell’altro (bianco – nero);
  • sinonimia: significati simili (via – strada);
  • prototipi: significati dati da tratti comuni.

La semantica si occupa anche di stabile come il significato può essere descritto:

  • ruolo semantico, in caso di verbi che descrivono azioni si ha: agente (soggetto dell’azione, in nominativo), tema (oggetto dell’azione, in accusativo) e strumento (mezzo usato per l’azione, in ablativo); nel caso di verbi che esprimono sentimenti si ha: esperiente (soggetto dell’azione, in nominativo), tema (oggetto dell’azione, in accusativo), locativo (luogo in cui si compie l’azione), fonte (da dove parte l’azione) e meta (dove arriva l’azione).
  • Semantica a tratti: considera le parole come contenitori il cui significato è dato dall’insieme di tratti che contengono. I tratti sono quindi elementi necessari e sufficienti a stabilire il significato di una parola.

PRAGMATICA

La pragmatica è lo studio di come vengono interpretati i significati. Individua nei termini alcune caratteristiche:

  • deissi: alcuni concetti non possono essere capiti indipendentemente dal contesto, espresso dai termini deittici. La deissi può essere: personale, temporale e spaziale.
  • Riferimento: diversamente dalla deissi non è una proprietà della parola, ma del parlante e permette di parlare di qualcosa senza conoscerlo.
  • Anafora e catafora: sono riferimenti interni al testo, a parti precedenti anafora (ana: sopra, fora: da fero, portare) o a parti seguenti catafora (cata: sotto).
  • Presupposizioni: spesso il parlante dà per scontato che il parlante conosca già certe cose e le omette.
  • Atti linguistici: da quando John Austin nel 1960 ha sottolineato come il linguaggio serve non solo a comunicare e significare ma anche a far fare, si sono analizzati gli atti linguistici: diretti (rappresentativi: dare giudizi su uno stato di cose, direttivi: far fare qualcosa a qualcuno, commissivi: impegnarsi a fare qualcosa, espressivi: esprimere lo stato psicologico del parlante e dichiarativi: costruire o modificare una realtà sociale); indiretti: se non è riconosciuta una gerarchia fra i parlanti non si possono dare ordini diretti, si usano quindi quelli indiretti per tenere una forma di cortesia.

Quando un insieme di frasi può essere considerato un testo:

  • coesione sintattica: collegamenti sintatticamente validi tra i termini;
  • coerenza semantica: costruzione semanticamente coerente;
  • intenzionalità: il testo deve contenere le intenzioni dell’autore, perché il semplice fatto di contenerle gli dà un significato;
  • accettabilità: il destinatario deve cooperare con le intenzioni comunicate dall’autore;
  • informatività: il testo deve informare;
  • situazionalità: alcuni testi per non essere ambigui devono essere inseriti nel giusto contesto;
  • intertestualità: a volte è necessario capire i riferimenti testuali interni a un testo per poterlo capire, però non sempre è indispensabile.

Infine la pragmatica tiene conto del lavoro di Paul Grice che, nel 1975, parla del principio di cooperazione che deve legare i partecipanti ad una conversazione, formulando quattro massime:

  • quantità: bisogna dire solo quello che è necessario, né più né meno;
  • qualità: non bisogna riferire informazioni non vere o non verificabili;
  • relazione: bisogna essere pertinenti;
  • modo: bisogna essere concisi.

Per poter mettere in pratica il principio della cooperazione è spesso necessario attivare dei frames, cioè degli schemi basati su inferenze convenzionali. Nelle relazioni vengono messe in atto anche delle implicazioni, che possono essere di due tipi: conversazionali (dipendono dalla situazioni, cambiano sempre a seconda del frame attivato) e convenzionali (sono indipendenti dalle situazioni e non sono mai annullate).