Il Seicento in letteratura: poesia, romanzo e teatro

Il Seicento in letteratura: poesia, romanzo e teatro A cura di Claudia Papaleo.

Il Seicento in letteratura: opere caratteristiche e autori del barocco letterario, la poesia satirica, il teatro ed il romanzo moderno

1Introduzione

Venere e Adone
Venere e Adone — Fonte: getty-images

La produzione letteraria del Seicento, come pure quella artistica e architettonica, risponde, per caratteristiche tematiche e formali, a un termine specifico: barocco. L’aggettivo, che in senso generico indica qualcosa di stravagante, di bizzarro, racconta di una sensibilità che, calata in quel secolo, produce una serie di tecniche espressive volte a spingere il concetto di raffinatezza fino alle conseguenze più estreme, con un risultato di artificiosità dato, in particolar modo, dall’uso costante della metafora. 

Il fulcro dell’arte, in sostanza, non è da riconoscersi più nell’imitazione ma nella finzione. Da una parte, infatti, il Rinascimento ha raggiunto risultati talmente stupefacenti nella rappresentazione della realtà da non lasciare spazio a tentativi che, analoghi, possano dirsi sensati. D’altra, l’insieme dei rinnovamenti politici, e la serie d’interminabili conflitti che coinvolgono molti stati europei, e mettono in difficoltà anche le realtà economiche più solide, rendono il reale talmente tanto complesso da essere, secondo la maggior parte degli intellettuali, irriproducibile

2La poesia barocca

Il barocco, applicato alla poesia, prende il nome di concettismo e si traduce in una concezione del componimento come gioco, ornamento, bella apparenza, bizzarria ed esagerazione nella forma. L’invenzione deve insistere su una costante rottura delle regole per stupire e attirare il pubblico (in particolare le classi colte), proponendo espressioni ricche di metafore, come già detto, di giochi di parole, similitudini esasperate e sfrontato sperimentalismo. 

Tra le altre caratteristiche della lirica barocca si distinguono sia la predilezione per la concretezza rispetto all’astrattezza, e la trattazione di temi e motivi considerati insoliti, come il brutto, il grottesco, il deforme e il macabro

2.1La poesia barocca in Italia

In Italia il concettismo prende la denominazione di marinismo, da Giovan Battista Marino (Napoli 1569 – 1625). L’autore ritiene che il fine del poeta sia la meraviglia, ovvero la capacità di sbalordire il lettore attraverso la ricercatezza, l’uso di parole ardite e accostamenti inconsueti, tipici di un’arte fine a se stessa.  

Particolarmente importante, all’interno della sua produzione, e in tal senso, è l’Adone (1623), un immenso poema epico in venti canti, composto da più di cinquemila ottave. In esso Marino riprende la tradizione del poema italiano innovandolo nei temi. L’opera, infatti, accosta motivi classicheggianti e mitologici e li inserisce in un quadro di riferimento tipico del costume contemporaneo.  

Ritratto di Giovan Battista Marino (1569-1625)
Ritratto di Giovan Battista Marino (1569-1625) — Fonte: ansa

L’intreccio del poema è piuttosto scarno: Adone fa innamorare di sé Venere, suscitando l’ira di Marte che, per vendicarsi, lo fa uccidere da un cinghiale. Costanti digressioni, numerosi incisi e lunghe descrizioni sovvertono tutte le regole formali di equilibrio e consequenzialità degli avvenimenti, ma lo stile della lingua, ricco e raffinato, e sommerso da immagini, luoghi e miti, fa del poema, appunto, una testimonianza fondamentale della lirica barocca

Fra le voci più significative, che nel corso del secolo imitano lo stile del maestro vanno ricordate di certo quelle di Girolamo Preti (1582-1626), Girolamo Fontanella (1610-1644) e Ciro di Pers (1599-1663), autore di un canzoniere i cui temi principali sono il tempo e la morte.

3La poesia satirica e il poema eroicomico

Alessandro Tassoni (1565-1635). Incisione di Bartolomeo Bonvicini, 1738
Alessandro Tassoni (1565-1635). Incisione di Bartolomeo Bonvicini, 1738 — Fonte: getty-images

Nel clima generale della cultura barocca s’inserisce la poesia satirica che vanta, tra i suoi maggiori esponenti, Iacopo Soldani (1579-1641), le cui Satire si scagliano contro i vizi e i difetti della vita comune, Salvator Rosa (1615-1673), che scrive Satire opponendosi alla corruzione e al servilismo, e Francesco Redi (1626-1698) che, scienziato e poeta, immagina il dio impegnato ad assaggiare i vini della regione in Bacco in Toscana

Ad avere un preciso intento dissacratorio e parodistico, è invece il poema eroicomico che, in particolare, ridicolizza i temi tipici del poema cavalleresco. In Italia, a distinguersi per lo spirito polemico e irriverente nei confronti delle autorità e dei modelli tradizionali è Alessandro Tassoni (1565-1635).   

Scrittore modenese poliedrico, e dal campo di interessi assai vasto, esce, nel 1621, con la Secchia rapita, un poema in dodici canti che racconta di una guerra immaginaria tra bolognesi e modenesi scatenata dal furto di una secchia di legno. L’opera, considerata il capolavoro dell’autore, segna il tramonto del genere epico e ci cala nel XIII secolo, mostrandoci una serie di personaggi valorosi a cui se ne accompagnano altri goffi, vili, che meritano il pubblico disprezzo e che contribuiscono a creare effetti satirici e ironici inaspettati.

4Il romanzo moderno: Don Chisciotte della Mancia

All’inizio del Seicento si celebra poi l’atto di nascita del romanzo moderno, con la pubblicazione, tra il 1605 e il 1615 del Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes (1547-.1616). 

L’opera, considerata, inoltre, uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale, esce in due volumi, e rappresenta un’ingegnosa commistione tra gli elementi del genere picaresco e del romanzo epico-cavalleresco. Attraverso di essa l’autore, in un rimpallo tra immaginazione e realtà, si propone di mettere alla berlina i libri di cavalleria e il mondo medievale, mostrando, al contempo, l’inettitudine della nobiltà spagnola del tempo, incapace di rispondere intelligentemente a un’epoca segnata dal tramonto degli ideali e da un ottuso materialismo

Don Chisciotte è un eroe bizzarro e sognatore, ridicolo al punto tale da potersi considerare sublime nella sua cieca osservanza di un codice d’onore ormai desueto, che è, appunto, quello dei cavalieri erranti.  

Cervantes pensa a un vero e proprio repertorio di passi che il protagonista deve compiere per essere un cavaliere errante degno di questo nome e quindi un uomo dotato di uno spirito nobile e disinteressato, che riscatta i torti e corregge le ingiustizie guidato da una sola, ma decisiva, ricompensa: l’amore della donna amata, in nome della quale non esita ad affrontare le più improbabili delle avventure. 

Don Chisciotte e Sancho Panza
Don Chisciotte e Sancho Panza — Fonte: getty-images

Intanto, chi s’imbatte nell’eroe, finisce con lo sposare la sua follia che, figlia delle numerose letture dei libri di cavalleria, spinge Chisciotte a lasciare la sua casa sicura, provvisto di armi improbabili, di fronte allo sconcerto della nipote, della governante, del curato e del barbiere. Inizialmente solo, il protagonista troverà presto una spalla in Sancho Panza, lo scudiero fedele che dà voce alle cose nelle terre della Mancha, che entrambi attraversano a dorso di ronzino e di asino, mentre l’immaginazione trasforma i mulini a vento in giganti. 

5Il teatro nel Seicento

Nell’ambito della produzione letteraria del Seicento un posto privilegiato spetta, in tutta Europa, al teatro, che con Shakesperare (1564-1616), Molière e gli autori spagnoli Calderón de la Barca (1600-1681) e Lope de Vega raggiunge punte elevatissime.  

I generi più fortunati, in tal senso, sono tre:  

- il dramma pastorale, con un accompagnamento musicale discreto e volto a esaltare le doti vocali del cantante;  

- il melodramma, che mette in scena coreografie fastose e intrecci fantasiosi, anticipando il teatro lirico del Settecento e dell’Ottocento;  

Attori della commedia dell'arte, dipinto di Nicolas Lancret
Attori della commedia dell'arte, dipinto di Nicolas Lancret — Fonte: getty-images

- il teatro comico, in cui si distingue soprattutto la commedia dell’arte, dove gli attori improvvisano sulla base di un canovaccio, ossia un intreccio appena accennato che non entra nel dettaglio delle singole scene ma, in qualche modo, ne prevede tempi e modi. Di qui, la bravura dell’attore consiste nell’utilizzare al meglio il materiale a disposizione, aiutandosi anche con la mimica e i movimenti del corpo e innovando il testo base qualora se ne presenti l’occasione. 

In questo contesto l’invenzione di maschere fisse, di cui si prevedono azioni e parole, viene molto apprezzata dal pubblico, che identifica attore e personaggio appassionandosi alle sorti di entrambi. 

5.1GUARDA IL VIDEO SUL BAROCCO