Seconda guerra mondiale: la guerra in Africa e nel Mediterraneo

Seconda guerra mondiale: la guerra in Africa e nel Mediterraneo A cura di Michele Tommasi.

Storia, cronologia e protagonisti della guerra in Africa e nel Mediterraneo durante la Seconda guerra mondiale, uno dei principali teatri del conflitto che ebbe un ruolo determinante nella sconfitta dell'Italia.

1La guerra in Africa e nel Mediterraneo

Truppe statunitensi in Nord Africa, 1943.
Truppe statunitensi in Nord Africa, 1943. — Fonte: getty-images

Nel corso del secondo conflitto mondiale il Mediterraneo, insieme all’Africa fu uno dei principali teatri della guerra; sebbene la sua importanza nel complesso non sia stata pari ad altri fronti - come quello orientale in Europa e nel Pacifico - la guerra nel Mediterraneo ebbe comunque la sua importanza strategica, soprattutto nel determinare la sconfitta dell’Italia, una delle maggiori potenze dell’Asse che proprio nel Mediterraneo ebbe il suo principale impegno bellico. 

A contrastare i disegni di espansione italiana nel Mediterraneo fu anzitutto la Gran Bretagna, che da tempo aveva maturato una posizione strategica nell’area per sostenere il suo imponente impero coloniale; in un secondo momento a intervenire nel Mediterraneo furono anche la Germania nazista, il principale alleato italiano, e gli Stati Uniti, che sostennero militarmente la Gran Bretagna e il cui intervento fu alla lunga decisivo nel determinare l’esito dello scontro in favore degli Alleati angloamericani. La Francia ebbe invece un ruolo minore, uscendo presto di scena dopo la sconfitta militare del 1940. 

A livello militare e operativo la guerra nel Mediterraneo si caratterizzò per due aspetti:

  • una parte delle operazioni e degli scontri si svolse proprio in mare, coinvolgendo le flotte dei diversi paesi impegnati nel conflitto e le aviazioni che le sostennero;
  • un’altra parte, specialmente in Africa del Nord, fu una campagna di terra che vide l’impegno bellico della fanteria e dei mezzi corazzati in un ambiente difficile e ostile come quello desertico.

2Le premesse della guerra nel Mediterraneo: il contrasto tra Italia e Gran Bretagna

Poco prima dell’inizio della guerra il Mediterraneo era già un luogo di tensione tra potenze: i grandi imperi coloniali creati in Africa da Gran Bretagna e Francia, nazioni alleate, necessitavano di costanti approvvigionamenti per il quale era essenziale il controllo del mare e dei principali porti sulle loro rotte. La principale potenza mondiale, la Gran Bretagna, aveva da tempo esteso la sua influenza sul bacino, potendo controllare alcuni fondamentali punti strategici quali il Canale di Suez, lo Stretto di Gibilterra, l’isola di Malta e Cipro, attraverso i quali mantenere vive le linee di collegamento con il suo enorme impero coloniale.

Seconda guerra italo-etiopica (1935-1936). La guerra fu combattuta tra le forze armate del Regno d'Italia e le forze armate dell'Impero d'Etiopia
Seconda guerra italo-etiopica (1935-1936). La guerra fu combattuta tra le forze armate del Regno d'Italia e le forze armate dell'Impero d'Etiopia — Fonte: getty-images

Il maggiore attivismo veniva invece dall’Italia: dopo aver esteso i suoi possedimenti coloniali con la conquista dell’Etiopia nel 1935 la dittatura fascista desiderava continuare un disegno di espansione tanto in Africa che nel Mediterraneo. Le ambizioni del regime di Mussolini erano quelle di ricreare l’egemonia dell’Impero romano sul mare nostrum e di estendere l’influenza italiana tanto sui Balcani che sul Nord Africa per poter dare continuità ai suoi già esistenti domini in Libia e in Africa Orientale. Il principale alleato italiano, la Germania nazista, era invece inizialmente meno interessato alla situazione nel Mediterraneo rispetto al resto dell’Europa continentale.

Le ambizioni italiane dovevano tuttavia scontrarsi con la situazione militare sul campo: difficilmente l’Italia avrebbe potuto sostenere da sola un conflitto con la Gran Bretagna, visto che sia sul piano aeronavale che su quello terrestre le forze armate italiane scontavano la mancanza di equipaggiamenti moderni, mentre a livello industriale la capacità di rimpiazzare eventuali perdite era nettamente inferiore. La stessa marina italiana, l’arma teoricamente più all’avanguardia, non era esente da difetti e da alcune scelte strategiche sbagliate, come la mancanza di portaerei nella flotta e l’assenza di strumenti che si riveleranno fondamentali come i radar.

Le possibilità di vittoria italiane erano dunque riposte in una guerra “veloce”, che sfruttando l’impegno bellico britannico su più fronti portasse a conquiste territoriali nel giro di breve tempo. Per la Gran Bretagna era invece essenziale mantenere il più possibile vive le linee di rifornimento e collegamento dei suoi vasti possedimenti, soprattutto nel caso la guerra con la Germania sul continente europeo si fosse rivelata più difficile e lunga del previsto, potendo contare in questo sulla forza e la preparazione della Royal Navy e sulle notevoli risorse materiali del suo enorme impero globale.

3La prima fase: l’offensiva e le sconfitte militari dell’Italia

Feldmaresciallo generale Erwin Rommel
Feldmaresciallo generale Erwin Rommel — Fonte: getty-images

Il 9 giugno 1940 l’Italia rompeva la neutalità entrando nella Seconda guerra mondiale a fianco della Germania nazista e dichiarando guerra a Francia e Gran Bretagna: l’intervento italiano arrivava in un momento in cui il destino della Francia era ormai segnato, visto che l’offensiva militare tedesca era sul punto di concludersi con la resa francese - 25 giugno 1940 - nonostante il sostegno britannico.

L’entrata in guerra dell’Italia, dettata da ragioni di cinico opportunismo, aprirà un nuovo fronte di guerra nel Mediterraneo e in Africa, mentre la disfatta francese complica i piani della Gran Bretagna, rimasta sola a fronteggiare le potenze fasciste.

Con l’inizio delle ostilità nel Mediterraneo inizia la guerra sul mare: la principale caratteristica è l’assalto ai rispettivi convogli di rifornimento, che attraverso sommergibili, mine ed incursioni aeree e navali venivano costantemente minacciati. Il 9 luglio 1940, si verifica il primo scontro aperto tra la flotta britannica e quella italiana, mentre il 19 luglio, a largo di Creta, la flotta italiana registrò una prima sconfitta.

L’iniziale equilibrio tra i due contendenti sarebbe stato rotto dopo la Notte di Taranto: l’11 e 12 novembre 1940 aerosiluranti inglesi colpiscono duramente la flotta italiana ancorata in città, obbligando la marina italiana ad evitare nuovi scontri e potenziali ulteriori perdite.

Truppe coloniali italiane a cavallo in Libia durante la seconda guerra mondiale, 1943
Truppe coloniali italiane a cavallo in Libia durante la seconda guerra mondiale, 1943 — Fonte: getty-images

Nel frattempo l’Italia aveva avviato il conflitto in Nord Africa: il 13 settembre 1940 le truppe italiane avevano attaccato l’Egitto dalla Libia, con l’obiettivo di arrivare a conquistare Alessandria, principale comando inglese nell’area. L’iniziale avanzata italiana viene però arrestata dalle truppe britanniche, che nel dicembre del 1940 iniziano una controffensiva sfruttando la superiorità numerica dei loro mezzi corazzati nel clima desertico. A gennaio del 1941 le truppe britanniche avevano occupato la Cirenaica in territorio libico, mettendo a rischio il possesso italiano della colonia; pochi mesi più tardi - maggio 1941 - anche i possedimenti italiani in Africa Orientale, rimasti isolati, dovranno cedere all’avanzata britannica.

A dare il definitivo colpo alle ambizioni italiane di una “guerra parallela a quella tedesca è il disastroso esito della campagna di Grecia: nell’ottobre del 1940 Mussolini decide di invadere il paese ellenico per estendere l’influenza italiana nei Balcani e come ulteriore dimostrazione di forza.

La fiera resistenza greca, anche grazie al supporto britannico, aveva però respinto l’invasore costringendolo ad un sanguinoso stallo e ad una tragica guerra difensiva per evitare che anche l’Albania fosse sottratta al controllo italiano. L’ulteriore sconfitta militare poneva una seria ipoteca sulle ambizioni di espansione italiana nel Mediterraneo.

4L’intervento tedesco nel Mediterraneo e il ribaltamento della situazione bellica

Special Air Service, corpo speciale dellʼEsercito Britannico, in Nord Africa durante la seconda guerra mondiale
Special Air Service, corpo speciale dellʼEsercito Britannico, in Nord Africa durante la seconda guerra mondiale — Fonte: getty-images

Nel corso dell’inverno del 1941 la situazione di guerra dell’Italia era ormai compromessa: il Mediterraneo sembrava essere saldamente nelle mani britanniche e le possibilità di rifornire le truppe italiane in Africa e in Grecia sempre più ristrette dalle incursioni alleate, che dalla roccaforte di Malta minacciavano i convogli. E’ a questo punto che, per evitare un definitivo collasso del fronte meridionale dell’Asse, la Germania di Hitler, fino a quel momento riluttante all’idea, decide di intervenire nel teatro di guerra in sostegno dell’alleato italiano, da questo momento sempre più in secondo piano e subalterno rispetto alle decisioni tedesche.

Il primo intervento tedesco nel Mediterraneo avviene in Africa del Nord: nel febbraio del 1941 un contingente tedesco di moderni mezzi corazzati - denominato Afrikakorps - sbarca in Libia con l’obiettivo di respingere i britannici e recuperare le posizioni perdute. L’abilità strategica del generale tedesco Erwin Rommel riesce nell’intento, e tra la fine del 1941 e l’inizio del 1942 le truppe al suo comando riconquistano la Cirenaica e portano l’offensiva nuovamente in territorio egiziano, dove solo nel luglio del 1942 i britannici riescono a fermare l’avanzata italo-tedesca ad El Alamein, a pochi chilometri da Alessandria d’Egitto.

1942 circa: due soldati alleati osservano due veicoli da guerra tedeschi in fiamme dopo la ritirata dell'Afrika-Korps di Rommel nel deserto nordafricano
1942 circa: due soldati alleati osservano due veicoli da guerra tedeschi in fiamme dopo la ritirata dell'Afrika-Korps di Rommel nel deserto nordafricano — Fonte: getty-images

Ad El-Alamein si combatterono due battaglie importanti: la prima nel luglio del 1942 mentre la seconda tra il 23 ottobre e il 3 novembre dello stesso anno. Fu quest’ultima ad essere decisiva perché si concluse a favore dell’Inghilterra che, in questo modo, poneva fine alla minaccia italo-tedesca sul canale di Suez. Ma la sconfitta dell’Asse creava anche il presupposto all’apertura del secondo fronte che si sarebbe concretizzato con il successivo sbarco in Sicilia e la liberazione dell’Italia.  

La seconda battaglia di El-Alamein fu particolarmente cruenta per lo sbilanciamento delle forze in campo e per la quantità di soldati che persero la vita nello scontro: 13.500 inglesi, 17.000 italiani e 9.000 tedeschi. 

Cerimonia di consegna della bandiera dei paracadutisti Folgore alla divisione Nimbus, Firenze
Cerimonia di consegna della bandiera dei paracadutisti Folgore alla divisione Nimbus, Firenze — Fonte: getty-images

Le cronache dell’epoca raccontano che a distinguersi particolarmente furono i paracadutisti della Folgore “i resti della divisione Folgore hanno resistito oltre ogni limite delle possibilità umane. Dobbiamo inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore”. che resistettero per 13 giorni in condizioni terribili. Anche Churchill sembrerebbe aver reso onore al coraggio degli italiani con un messaggio alla BBC l’11 novembre, qualche giorno dopo la fine dello scontro: “I resti della divisione Folgore hanno resistito oltre ogni limite delle possibilità umane. Dobbiamo inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore”.  

Il secondo intervento tedesco è nei Balcani: nell’aprile del 1941 la Wehrmacht lancia una massiccia offensiva in tutta l’area; nel giro di poche settimane Jugoslavia e Grecia si devono arrendere alla schiacciante supremazia militare tedesca nonostante il sostegno britannico e Alleato. L’offensiva tedesca nei Balcani si concluderà con l’occupazione dell’isola di Creta, centro strategico nel Mediterraneo, conquistata al prezzo di pesanti perdite e nonostante il blocco navale britannico dell’isola. Per diversi mesi l’avanzata tedesca nel Mediterraneo sembra aver del tutto ribaltato l’esito della guerra.

Attacco aereo italiano su Malta, 1942. Seconda guerra mondiale in Nordafrica/Mediterraneo
Attacco aereo italiano su Malta, 1942. Seconda guerra mondiale in Nordafrica/Mediterraneo — Fonte: getty-images

L’offensiva tedesca prende di mira anche l’isola di Malta, da sempre uno dei principali, se non il più importante, centro strategico della Gran Bretagna nel Mediterraneo. Nel corso del 1941-1942 i bombardamenti dell’Asse sull’isola si intensificano fino a diventare quotidiani; tuttavia le forze italo-tedesche non riescono a passare alla fase successiva - l’invasione anfibia della roccaforte - e con il tempo le difese inglesi aumentano la propria consistenza; l’isola rimarrà quindi in mani britanniche, restando una autentica spina nel fianco per i convogli e i rifornimenti dell’Asse per il resto del conflitto.

5L’ultima fase della guerra: la vittoria angloamericana e la resa dell’Italia

Battaglia di El Alamein, soldati dell'ottava armata del generale Montgomery, 1942
Battaglia di El Alamein, soldati dell'ottava armata del generale Montgomery, 1942 — Fonte: getty-images

La vera svolta della guerra avviene nell’autunno del 1942: gli Stati Uniti, entrati in guerra nel dicembre del 1941, decidono anch’essi di intervenire nel teatro bellico del Mediterraneo a sostegno della Gran Bretagna. Gli Alleati considerano infatti il fronte meridionale come il punto debole dell’Asse e puntano, come obiettivo strategico, a mettere fuori combattimento l’Italia, considerata la nazione più fragile dello schieramento nemico. Con l’operazione denominata “Torch” le truppe angloamericane sbarcano in Algeria e Marocco nel novembre del 1942, aprendo un ulteriore fronte in Africa del Nord da cui partire per puntare all’invasione dell’Italia.

Nel frattempo le forze italo-tedesche sotto il comando di Rommel subiscono una pesante sconfitta che si rivelerà decisiva: tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1942 le truppe britanniche dell’esperto generale Montgomery passano ad una nuova offensiva di terra in Egitto.

La seconda sanguinosa battaglia nei pressi di El Alamein si conclude, dopo due settimane, con l’esercito dell’Asse obbligato a ritirarsi progressivamente sempre più all’interno del territorio libico. Nel gennaio del 1943 le truppe di Montgomery occupano Tripoli, costringendo Rommel a ritirarsi in un piccolo ridotto in Tunisia, l’ultimo baluardo dell’Asse in Africa del Nord.

Anche sul mare la situazione di guerra dell’Asse, tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, appare compromessa: dopo il fallimento dell’assedio di Malta gli Alleati hanno raggiunto la supremazia aeronavale, grazie alla superiorità di uomini e mezzi, su tutto il settore, fatto che permette ai convogli angloamericani di raggiungere facilmente i fronti di guerra; viceversa per l’Asse è sempre più difficile l'approvvigionamento dei fronti in territorio africano e i rifornimenti sono costantemente sotto la minaccia di incursioni aeree e navali da parte degli Alleati. La vittoria angloamericana sul mare è il preludio alle operazioni che porranno fine alla guerra nel Mediterraneo.

Sbarco alleato in Sicilia nel 1943. A Messina un cittadino accoglie con entusiasmo le truppe Alleate
Sbarco alleato in Sicilia nel 1943. A Messina un cittadino accoglie con entusiasmo le truppe Alleate — Fonte: getty-images

Le ultime resistenze dell’Asse in Africa si spengono nella primavera del 1943, quando le forze italo-tedesche in Tunisia si arrendono definitivamente agli Alleati. Il passo successivo è il programmato attacco all’Italia: nel luglio del 1943 le truppe angloamericane sbarcano in Sicilia - operazione denominata “Husky” - evento che metterà definitivamente in crisi il regime fascista. 

Il successivo 8 settembre l’Italia firmerà la resa agli angloamericani: nonostante occorreranno quasi altri due anni di guerra per la fine del conflitto, con la sconfitta dell’Italia e la vittoria degli Alleati in Africa si può considerare conclusa la guerra nel Mediterraneo, visto che nel periodo successivo le operazioni militari nell’area diminuiranno drasticamente d’intensità.