Seconda guerra mondiale e Piano Marshall: cos’è e cosa prevedeva

Seconda guerra mondiale e Piano Marshall: cos’è e cosa prevedeva A cura di Bianca Dematteis.

Cosa è stato il Piano Marshall alla fine della Seconda Guerra mondiale, a cosa è servito e cosa prevedeva? Storia e conseguenze del piano di interventi U.S.A. che rimise in piedi l'Europa Occidentale

1La situazione dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale

Il generale dell'esercito degli Stati Uniti George Catlett Marshall (1880-1959), capo di stato maggiore americano e Segretario di Stato a cui è stato assegnato il premio Nobel per la pace nel 1953
Il generale dell'esercito degli Stati Uniti George Catlett Marshall (1880-1959), capo di stato maggiore americano e Segretario di Stato a cui è stato assegnato il premio Nobel per la pace nel 1953 — Fonte: getty-images

La Seconda Guerra Mondiale fu uno degli eventi più tragici conosciuti dall’uomo. Le vittime totali furono tra i quaranta e i cinquanta milioni. I suoi lasciti furono numerosi e i loro effetti si misurarono anche sul lungo periodo, a livello politico, economico, culturale. Accanto ai numeri altissimi di perdite umane, l’Europa era stata segnata da anni di battaglie e bombardamenti.

Lutti, disoccupazione, industrie e infrastrutture danneggiate o distrutte, crollo della produzione agricola, miseria – in molti Paesi la popolazione aveva scarsità di beni di prima necessità ed era costretta a vivere in condizioni assolutamente precarie - contrassegnavano, seppur non in modo omogeneo, l’Europa nella primavera del 1945, all’indomani della fine del conflitto. La situazione più gravosa era vissuta dai Paesi dell’Europa centrale e orientale.

2La situazione in Italia nel 1945

Durante la Seconda Guerra Mondiale, erano morti circa 400mila italiani. A guerra conclusa, nel 1945, il settore economico e produttivo versava in una situazione estremamente complessa. L’8% degli impianti industriali era andato perduto. A un dato che dimostra come le industrie fossero state solo in parte distrutte, corrispondeva però un crollo di circa un terzo delle capacità produttive rispetto al 1938.

Il settore agricolo aveva risentito pesantemente del conflitto: la produzione si era ridotta di oltre la metà rispetto a quella dell’anteguerra, con pesanti conseguenze sulla capacità di rispondere alle esigenze, anche alimentari, della popolazione italiana.

Le infrastrutture – strade, ferrovie, ponti, porti – erano state enormemente danneggiate, rendendo estremamente difficoltosi gli spostamenti e i trasporti.

Aumento dei prezzi, disoccupazione, salari ridotti aggravavano ulteriormente il quadro socio-economico dell’Italia dell’immediato dopoguerra. 

3Gli Stati Uniti, il Piano Marshall e la reazione dell’Unione Sovietica

George Marshall (seduto, al centro) con il suo staff
George Marshall (seduto, al centro) con il suo staff — Fonte: getty-images

A fronte della situazione europea, gli Stati Uniti decisero di mettere in atto un progetto estremamente ambizioso di ricostruzione. Gli obiettivi che il governo statunitense si prefisse erano molteplici: al sostegno economico per i paesi impoveriti dal conflitto, si associavano fini di tipo prettamente politico: per gli Stati Uniti era fondamentale rafforzare i propri legami con l’Europa e contenere nel Vecchio Continente l’avanzata del comunismo, frenandone il consenso e orientando l’opinione pubblica

Il 5 giugno 1947 il Segretario di Stato statunitense George Marshall pronunciò nella prestigiosa università di Harvard un discorso con cui annunciava la realizzazione di un piano economico rivolto all’Europa, che sarebbe poi stato indicato con il suo cognome: il Piano Marshall. Nel suo discorso egli sottolineava come gli obiettivi principali fossero quelli di contrastare la fame e la povertà diffuse in Europa e di sostenerla nel suo percorso di ricostruzione e di ripresa economica. 

L’Unione Sovietica e i Paesi dell’Europa orientale erano essi stessi coinvolti come potenziali beneficiari del sostegno economico, ma ben presto l’aiuto venne indirizzato esclusivamente ai Paesi dell’Europa occidentale e alla Germania occidentale.

L’Unione Sovietica, infatti, non accettò alcun finanziamento o sostegno economico da parte degli Stati Uniti. Questo diniego fu rivolto agli Stati Uniti anche da parte dei Paesi sotto l’influenza sovietica. L’Urss riteneva che l’accettare il denaro avrebbe implicato una ingerenza degli Stati Uniti nella vita politica del Paese beneficiario. Questo rifiuto fu una tappa fondamentale nella creazione dei blocchi di Paesi contrapposti che avrebbero segnato lo scenario geopolitico della guerra fredda.

Nel 1947, su iniziativa dell’Unione Sovietica, venne creato l’Ufficio d’informazione dei partiti comunisti (Cominform) che riuniva i partiti comunisti di vari Paesi, anche dell’Europa occidentale.

4L’attuazione del Piano Marshall

Harry Spencer Truman e George Marshall. Washington, 29 maggio 1947
Harry Spencer Truman e George Marshall. Washington, 29 maggio 1947 — Fonte: getty-images

Strumenti per la realizzazione del Piano Marshall furono l’Economic Cooperation Administration (Eca) e l’European Recovery Program (Erp) istituiti dal presidente Truman nell’aprile del 1948. Questi due organismi erano finalizzati a organizzare e a gestire i finanziamenti destinati ai diversi Paesi europei che beneficiavano del Piano Marshall. 

Tra il 1948, quando concretamente iniziarono i finanziamenti, fino al 1952, gli Stati Uniti sostennero la ripresa economica europea con 17 miliardi di dollari. Il denaro servì: 

  • per l’acquisto di macchinari, combustibili, derrate agricole e materie prime;
  • per incentivare la produzione agricola e industriale;
  • per la concessione di prestiti a fondo perduto.

Gli obiettivi in campo economico miravano a:

  • fornire quegli strumenti funzionali a consentire un aumento della produzione in Europa. Tale obiettivo venne raggiunto: sia nel settore industriale, sia in quello agricolo, già nei primi anni Cinquanta i livelli di produzione furono maggiori rispetto a quelli raggiunti nel 1938. L’aumento di produzione era la premessa necessaria affinché l’Europa riprendesse a far parte di un’economia di scambi. Era ritenuto fondamentale che l’Europa riprendesse a importare e a esportare sia al suo interno, tra i vari Paesi, sia verso gli Stati Uniti che divennero il modello economico a cui aspirare e conformarsi.
  • Gettare le basi per un processo di integrazione economica tra i Paesi europei. Venne così creato un organismo a cui era demandata l’organizzazione e la gestione dei finanziamenti in Europa: l’Oece (Organizzazione Europea di Cooperazione Economica). Tale istituto, a cui parteciparono in origine sedici paesi europei, mirava a gestire i fondi statunitensi affinché migliorassero le condizioni di produzione e di scambio in Europa permettendo così di espandere il mercato e migliorare le condizioni di vita della popolazione europea.

5Le conseguenze culturali e politiche del Piano Marshall

Il piano Marshall fu ampiamente propagandato in tutta Europa e i paesi che ne beneficiarono maggiormente furono la Germania Occidentale, la Francia, l’Inghilterra e l’Italia. L’Europa si mosse nella direzione della creazione di una società dei consumi e del benessere, volta a riprodurre modelli di consumo statunitense che impressero un forte segno anche a livello culturale.

Rafforzare l’Europa e istituire legami più stretti tra il Vecchio Continente e gli Stati Uniti divenne uno strumento ritenuto fondamentale dall’America del Nord per contenere il comunismo e per limitare il consenso manifestato nei Paesi europei verso i Partiti comunisti dei singoli Stati. Diffondere il benessere economico era infatti ritenuto necessario per contenere i conflitti sociali e ridurre l’influenza che i diversi Partiti comunisti esercitavano sulle classi lavoratrici.

6Il Piano Marshall In Italia

La situazione italiana era estremamente monitorata dagli Stati Uniti, poiché in questo Paese esisteva un Partito comunista forte e radicato che aveva raggiunto i due milioni di iscritti e che alle elezioni per l’Assemblea Costituente aveva ottenuto il 18,93% dei voti. Dall’aprile 1944 i comunisti avevano preso parte ai governi di unità nazionale, costituendone una delle forze più rappresentative insieme ai socialisti e ai democristiani.

Il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi era stato negli Stati Uniti già nei primi mesi del 1947 e aveva ottenuto un prestito per l’Italia di 100 milioni di dollari. Nel maggio dello stesso anno socialisti e comunisti furono estromessi dal governo.

Alcide De Gasperi
Alcide De Gasperi — Fonte: ansa

La pressione statunitense sull’Italia aumentò notevolmente l’anno successivo, in vista delle elezioni politiche del 18 aprile 1948. A contrapporsi erano principalmente la Democrazia cristiana, filoamericana e i partiti di sinistra – Partito Comunista e Partito Socialista – filosovietici e riuniti nel Fronte democratico popolare.

Gli aiuti da parte degli Stati Uniti furono vincolati alla vittoria della Democrazia cristiana e alla sconfitta del Fronte, come Marshall stesso aveva ribadita nel marzo del 1948, poco prima del voto. Le elezioni furono molto combattute e la campagna elettorale fu condotta trasferendo i motivi di tensione internazionale all’interno del Paese. Le elezioni furono vinte dalla Democrazia cristiana che ottenne il 48,5% dei voti; il Fronte democratico popolare si fermò al 31%. Alla luce della vittoria schiacciante delle forze anticomuniste, l’Italia entrò nel novero dei Paesi beneficiari del denaro proveniente dagli Stati Uniti.

In base al Piano Marshall, all’Italia furono destinati un miliardo e 500 milioni di dollari. A godere di questi finanziamenti fu in particolare l’industria, in primis quella meccanica e quella siderurgica.

La ripresa economica non fu omogenea in tutto il Paese: ad aree nelle quali la produzione e il tenore di vita miglioravano si associavano regioni nelle quali la popolazione viveva in condizioni di miseria. La povertà era diffusa in prevalenza nel Sud Italia, dove esistevano ampie sacche di disoccupazione e scarso sviluppo industriale.

7Guarda il video sulla seconda guerra mondiale

    Domande & Risposte
  • Quali sono i paesi europei che rifiutarono il Piano Marshall?

    L’Unione Sovietica e i Paesi sotto l’influenza sovietica.

  • Perché alcuni paesi rifiutarono il Piano Marshall?

    L’Unione Sovietica riteneva che l’accettare il denaro avrebbe implicato una ingerenza degli Stati Uniti nella vita politica del Paese beneficiario.

  • A quanto ammontavano gli aiuti del Piano Marshall?

    17 miliardi di dollari.