Scuole superiori innovative: viaggio nella scuola del futuro

Di Maria Carola Pisano.

Viaggio nelle scuole innovative in cui tutti vorrebbero studiare: valori e caratteristiche degli istituti superiori changemaker

SCUOLE SUPERIORI INNOVATIVE

C'è un modo per sostituire la cara e vecchia lezione frontale con qualcosa di più interattivo che preveda la partecipazione degli studenti? Ci sono programmi ad hoc che formano i nativi digitali a sfruttare al massimo gli strumenti di cui disponiamo? Quali istituti possono formare i cittadini del mondo del futuro? Quali sono le sfide del futuro e quali sono invece le scuole che le hanno accolte? Ne abbiamo parlato con due delle scuole superiori innovative che Ashoka nel 2017, la più grande rete internazionale di imprenditori sociali innovativi, ha premiato come scuole changemaker italiane: istituti che guidano il cambiamento e guardano al futuro, senza paura

L'ISTITUTO MAJORANA DI BRINDISI

Una di queste è l'IISS Majorana di Brindisi, scuola superiore che non ha bisogno di grandi presentazioni: qui i banchi sono mobili, le cattedre un lontano ricordo e i materiali scolastici sono scritti dagli stessi docenti. Ma non è finita qui. Una delle tante e prime innovazioni partite dalla scuola è Book In Progress: nato come una realizzazione di contenuti didattici fino a diventare un nuovo modello didattico che coinvolge attivamente anche gli studenti. Il materiale didattico è multimediale, accessibile online e offline, contiene mappe virtuali, videolezioni dei docenti, elementi di realtà aumentata e altri materiali che agevolano l'apprendimento degli studenti. 

Una classe dell'IISS Majorana: innovativa, dinamica, flessibile e collaborativa
Una classe dell'IISS Majorana: innovativa, dinamica, flessibile e collaborativa — Fonte: redazione

Le classi, dicevamo, all'IISS Majorana di Brindisi si sono disfatte di cattedra e banchi per lasciare spazio a un ambiente di apprendimento flessibile, dinamico e collaborativo. La funzione del docente, lasciata la cattedra, diventa quella di un facilitatore, un tutor e un coach che rende protagonisti gli studenti. L'ambiente include, non esclude. 

LEZIONI IN STREAMING

Le potenzialità della rete sono sfruttate al meglio dall'IISS Majorana anche per quanto riguarda le assenze scolastiche: gli studenti da casa possono seguire le lezioni in tempo reale ma, se volessero, potrebbero seguirle anche in streaming, poiché i docenti registrano le video lezioni e le allegano alle classi virtuali. 

L'ingresso dell'Istituto Majorana
L'ingresso dell'Istituto Majorana — Fonte: redazione

A SCUOLA CON GLI OCULUS RIFT

L'IISS Majorana scommette anche sulla realtà virtuale: grazie agli Oculus Rift - che favoriscono l'immersione e l'esplorazione di luoghi nuovi - si integrano attività come le visite ai musei e i viaggi di istruzione. Insomma: l'IISS Majorana ha fatto dell'innovazione la propria bandiera, il mezzo attraverso cui si può cambiare il modo di fare scuola. 

COLLEGIO DEL MONDO UNITO DELL'ADRIATICO

Il Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico accoglie studenti da più di 80 paesi diversi
Il Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico accoglie studenti da più di 80 paesi diversi — Fonte: redazione

Tra le scuole changemaker italiane proclamate da Ashoka nel 2017 c'è anche il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, frequentato ogni anno da più di 180 studenti provenienti da almeno 80 paesi diversi. Un ambiente che offre ai ragazzi e alle ragazze una straordinaria diversità sotto il profilo culturale, linguistico, religioso. Ma non solo: non acquisiscono solo le competenze e conoscenze previste dal programma del Diploma di Baccellierato Internazionale, ma imparano continuamente gli uni dagli altri, come prevede il modello educativo degli United World Colleges. Basta poco per capire che siamo lontani dai tradizionali metodi di apprendimento

I VALORI DEL COLLEGIO DEL MONDO UNITO DELL'ADRIATICO

Al primo posto, sempre, gli studenti ai quali il Collegio fornisce pieno ascolto. Tra i tanti valori del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico - tra gli altri la valorizzazione delle differenze, la comprensione internazionale e interculturale e il rispetto per l'ambiente - c'è l’importanza di comprendere e rispettare le persone di ogni nazionalità, cultura, credo religioso e background socio-economico. Questo era tanto necessario all'epoca della sua fondazione, in piena Guerra Fredda nel 1982, quanto ora. "Sono convinto del fatto che l’istruzione e l’esperienza che i nostri studenti acquisiscono al Collegio" sostiene il rettore Michael Antony Price "siano il modo migliore per fare sì che diventino in futuro degli innovatori e dei portatori di un cambiamento positivo nella società, proprio perché per due anni particolarmente formativi della loro giovinezza vengono incoraggiati ad avere una forte apertura mentale, a essere empatici nei confronti dei loro interlocutori, a essere rigorosi nel valutare ogni tesi o “fatto” e coerenti nel formulare e comunicare le proprie idee."

L'apprendimento passa proprio anche attraverso la diversità e i punti di vista diversi che vengono tutti ugualmente rispettati. Inoltre tra docenti e studenti c'è un rapporto meno gerarchico che consente di tener aperto un dialogo fra tutte le parti. Il confronto, ecco la chiave: "Ogni supposizione viene condivisa, contestata, ricostruita oppure validata. Si tratta di un procedimento fondamentale per un processo di apprendimento flessibile e duraturo", assicura il rettore Michael Antony Price.

APPRENDIMENTO E CRESCITA PERSONALE

L'offerta formativa è in linea con i valori dell'istituto: dalle discipline più tradizionali a corsi come Global Politics e World Art and Cultures, in cui si esplorano rispettivamente una serie di concetti politici fondamentali e in cui gli studenti sviluppano conoscenze e competenze che permettono loro di comprendere le diverse culture a partire dall'analisi delle opere artigianali delle stesse. "Anche al di là del programma di studi, tuttavia, offriamo diverse attività ed esperienze ai nostri studenti che non sono normalmente presenti nelle scuole più tradizionali: l’attività di discussione sull’attualità, oppure quella di ricerca antropologica, la scrittura creativa e il volontariato con i rifugiati o presso un hospice. Sono tutte autentiche occasioni di apprendimento e di crescita personale, anche se non sono formalmente inquadrate come corsi e materie di studio."

Lo sport all'UWC Adriatic non ha carattere competitivo
Lo sport all'UWC Adriatic non ha carattere competitivo — Fonte: redazione

Al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico gli studenti e i docenti vivono insieme in una scuola diffusa e, durante la settimana, c'è spazio anche per almeno un’attività creativa, una sportiva e una di volontariato (il cosiddetto CAS: Creative, Action, Service). "Lo sport non è di carattere competitivo: si punta soprattutto sul lavoro di squadra o sull’apprendere a sfidare sé stessi e a uscire dalla propria comfort zone". C'è spazio anche per la musica: il Collegio ha una propria scuola che favorisce lìesplorazione di generi musicali che provengono da tutto il mondo. Gli studenti, inoltre, svolgono attività di sostegno per i propri colleghi e, ogni settimana, si svolge un'ora dedicata alla collettività, come la sorveglianza in biblioteca. 

PREPARARE GLI STUDENTI A GESTIRE IL CAMBIAMENTO

Secondo il rettore Michael Antony Price è essenziale preparare i propri studenti al cambiamento: "Come educatore credo sia un grande errore cercare di insegnare ai giovani degli skill specifici per affrontare il mondo del lavoro del futuro: l’unica cosa che sappiamo con certezza del futuro è che è incerto. Questo è tanto più vero nel nostro tempo, caratterizzato da una realtà complessa, globalizzata e interconnessa. Gli studenti che educhiamo oggi al Collegio andranno in pensione nel 2080: chi può immaginare quali professioni esisteranno nel 2080? D’altro canto, se oggi è possibile immaginare le professioni che esisteranno da qui a cinque anni, quando i nostri studenti entreranno nel mondo del lavoro, siamo sicuri che ha davvero senso educarli a sviluppare degli specifici skill in quella direzione? Non è piuttosto meglio prepararli a gestire il cambiamento? Credo che i giovani debbano sicuramente imparare a essere flessibili, resilienti, duttili, aperti, razionali, capaci di intraprendere azioni positive e di carattere etico e in grado di recepire le idee altrui e a considerarle ugualmente valide delle proprie. Solo così saranno pronti per l’incertezza che si troveranno di fronte e saranno in grado di fare progressi in un mondo in costante evoluzione di cui dovranno farsi carico."

GLI STUDENTI DELL'UWC ADRIATIC: LA TESTIMONIANZA DI ANDREA

L'esperienza di Andrea Bertozzi, al secondo anno del Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico: 

"Arrivai al Collegio in una calda e umida giornata di agosto. A Fiumicino avevo incontrato già un mio compagno, Tim da Hong Kong. Pochi sguardi erano bastati a capire che stavamo aspettando quel volo per la stessa ragione. Arrivati a Trieste, una ragazza sorridente mi tese la mano, e con forte accento tedesco si presentò in Italiano. Avrei scoperto solo in seguito che era una studentessa del secondo anno dalla Germania. Accanto a me, le mie due “co-anno” Norvegesi. Stavano parlando una lingua per me incomprensibile e che non avevo mai sentito. La trovai molto interessante, con forti cambiamenti di tono tra una parola e l’altra. Parlando con una di loro di lì a qualche giorno avrei scoperto che questo modo di parlare è tipico di quella lingua. Quello stesso giorno scoprii anche che il norvegese si scrive in due modi diversi. Quella mattina avevo lasciato casa mia. Mi sentivo bene, ma ero anche un po’ spaventato. Avevo lasciato una vita che mi era familiare ed ero partito da Cagliari sapendo che non ci sarei tornato per un bel po’.

Sono passati 19 mesi da quel giorno, tante cose sono cambiate, tante amicizie sono nate. La ragazza tedesca sempre sorridente non c’è più, così come tutti gli altri studenti del secondo anno di allora. Si sono diplomati, e sono partiti per provare a cambiare un po’ il mondo in cui viviamo, portando la loro esperienza e i valori del movimento UWC con loro, per trasmetterli ad altre persone. Al loro posto, altri novanta studenti sono arrivati a Duino, per iniziare un’esperienza che cambierà la loro vita, così come ha cambiato la mia.

Penso ogni giorno a quello che il movimento UWC mi ha dato. In Collegio ho trovato i fratelli e le sorelle che non ho mai avuto, persone che mi hanno spiegato i miei errori, persone che sono state al mio fianco nei momenti di festa e in quelli di frustrazione, personale e scolastica. Ora non posso immaginare la mia vita senza di loro. Tra pochi mesi lasceremo Duino, portando questo piccolo paese nel nostro cuore. Sarà molto difficile lasciarlo, ma siamo tutti pronti ad iniziare una nuova esperienza, e saremo sempre pronti ad aiutarci ogni giorno della nostra vita, così come ci siamo aiutati in questi due bellissimi anni della nostra gioventù.

Nella mia mente passano in continuazione immagini che si sono formate durante questi due anni. Vedo un ragazzo e una ragazza infreddoliti, che si confidano le proprie emozioni, seduti uno di fronte all’altro sul gradino di una scala di emergenza di una delle residenze studentesche. Il ragazzo sono io, ma un io diverso, più giovane, in età ed esperienze. Penso sia per questa ragione che spesso, in questi flashback mi vedo in terza persona, come se comprendessi quanto il Collegio mi ha cambiato. Tante alte scene sono rimaste impresse nella mia memoria. Senza il Collegio, probabilmente non avrei mai saputo nulla né sulla lingua norvegese, né sulle altre numerosissime culture rappresentate qui a Duino. Sembrano piccole cose, ma hanno cambiato il mio modo di vivere e di pensare. In questi due anni sono cresciuto tanto, sono diventato un adulto, ho ascoltato storie difficili raccontate da persone che hanno vissuto gli orrori che sentiamo ogni giorno al telegiornale, ho imparato a riflettere sul mondo. Sono orgoglioso di far parte del movimento degli United World Colleges, che riunisce giovani da ogni parte del mondo per rendere l’educazione una forza per unire popoli, nazioni e culture per la pace e per un futuro sostenibile."

GLI STUDENTI DELL'UWC ADRIATIC: LA TESTIMONIANZA DI LUCIA

Anche Lucia Vita Robinia è alla fine dei suoi studi, ed è così che racconta la sua esperienza al Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico:

"La scuola uccide la creatività è il titolo del TED Talk in cui l’educatore britannico Ken Robinson accusa il sistema educativo moderno di privare gli studenti della loro più grande forza, ovvero la sbalorditiva creatività che caratterizza i bambini. “Sì, è così nella maggior parte dei casi, ma per fortuna ci sono delle eccezioni”, mi viene da rispondere alla fine della mia esperienza al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico di Duino. Mancano due mesi alla mia maturità, e posso dire con certezza che in questo posto la mia capacità di creare e immaginare è stata stimolata più che mai. Innanzitutto, lo vivo durante le lezioni perché i professori mi hanno insegnato che ciò che conta nello studio è la mia abilità di valutare, sfidare e criticare la conoscenza che acquisisco, includendo le mie idee nell’interpretazione delle nozioni, in un percorso guidato dal mio interesse verso le materie che ho scelto. Inoltre, siccome la maggior parte delle attività extrascolastiche, come il “Sustainability Council” e la “Philosophy Discussion”, sono basate sull’iniziativa degli studenti, anche in campo non accademico l’inventiva, come la capacità di immaginare una configurazione nuova per le attività che portiamo avanti, diventa essenziale per rendere viva la comunità di 188 studenti in cui vivo.

Una grande differenza rispetto alla mia esperienza scolastica passata è costituita dal mio rapporto con gli insegnanti. Ci si chiama per nome e la relazione è molto personale; gli insegnanti non perdono occasione per sottolineare il valore limitato del voto rispetto a quello immenso della curiosità, della passione e della voglia di indagare nella materia studiata. Pertanto, considero i miei professori delle guide in grado di fornirmi un metodo per esplorare le materie che mi interessano, piuttosto che temerli o considerare i loro interessi come opposti ai miei.

La grande libertà di opinione ed espressione in Collegio è, a mio avviso, ciò che più di tutto permette agli studenti di sviluppare la propria personalità, individualità e coscienza critica in ambito sociale e personale. Il metodo educativo del Collegio si basa in gran parte sull’affidamento delle responsabilità comunitarie e accademiche, dal servizio di pulizia delle residenze all’organizzazione di progetti, al singolo studente, in modo da trasmettere la centralità del ruolo che l’individuo copre, e coprirà sempre di più una volta terminato il liceo, nel proprio sviluppo personale. Anche le gite sono in mano nostra: ogni anno la scuola dedica una settimana chiamata “Project Week” alla realizzazione di progetti in ambito sociale, sportivo o creativo. L’unico requisito è che siano interamente frutto di idee degli studenti, i quali per sette giorni si spargono, divisi in piccoli gruppi, in diverse parti d’Italia e anche all’estero. Spesso si tratta di progetti di volontariato con bambini, anziani o persone svantaggiate. Ad esempio, la mia compagna di stanza, insieme ad altri sei studenti, quest’anno ha deciso di passare la settimana in Toscana in una comunità di rifugiati. Io invece sentivo il bisogno di coltivare la parte più spirituale della mia personalità, perciò, insieme a due miei amici dal Giappone e dalla Repubblica Ceca, ho organizzato un soggiorno in Francia al monastero di Taizé. Hanno scelto di aderire al progetto studenti da Palestina, Siria, Olanda, Libano, Tanzania, Marocco e Pakistan. Alcuni di loro sono atei, altri di fede musulmana, poi c’è un buddista e io sono cristiana. Questa grande eterogeneità ci ha permesso di confrontarci sulla nostra idea di fede e le nostre esperienze in campo religioso, arricchendo il bagaglio personale di ogni membro del gruppo. Come dimostrato dall’esistenza della “Project Week”, la struttura stessa del Collegio mira a valorizzare le idee degli studenti e ricompensarle con tanta fiducia, il che ci permette di credere nelle nostre capacità e di realizzare i nostri progetti.

Considero il grande valore umano della comunità in cui vivo essere il più grande pregio dell’esperienza che sto vivendo in Collegio. Nel mio primo anno condividevano la camera con me una ragazza marocchina e una finlandese; quest’anno vivo con una mia coetanea spagnola, da cui posso dire di aver imparato molto, perché la convivenza ci insegna a osservarci con gli occhi degli altri, capacità essenziale per lo sviluppo della nostra personalità in relazione agli altri. L’ambiente all’interno della comunità di studenti è così fertile di idee perché ogni iniziativa, che sia l’organizzazione di una mezza maratona o di una commemorazione delle vittime della Mafia, è fortemente sostenuta dagli insegnanti e dagli altri membri dello staff. Inoltre, la rete di supporto che noi studenti tendiamo a stabilire l’uno con l’altro ci permette di credere nelle nostre stesse idee e abilità, e questa fiducia finora mi ha permesso di trovare il coraggio per concretizzare il mio sistema di valori tramite attività che lo riflettano. Ad esempio, credo che aver introdotto un orto curato dagli studenti rispecchi il mio interesse per la sostenibilità e il valore che do all’iniziativa e all’esempio personale, ma credo anche che questo non sarebbe stato possibile senza il sostegno dei miei coetanei. Se la mia esperienza UWC mi ha permesso di coltivare la mia voglia di cambiare ciò che mi circonda, è proprio perché mi ha dimostrato che tanti altri giovani hanno un desiderio altrettanto forte di sfidare lo stato attuale delle cose e mettere in atto la propria creatività per migliorare la realtà.

Sono sbalordita dalla trasformazione che questo posto mi ha permesso di vivere, sfidandomi duramente in termini personali, accademici e di relazioni sociali. Tramite l’esperienza al Collegio, sto acquisendo una maggiore consapevolezza dei miei limiti e dei miei valori, e una concezione più definita della mia individualità. Quando dovrò salutare il posto che, accompagnandomi per due anni, mi ha accolto bambina e lasciata adulta, porterò con me un grande bisogno di restituzione per tutto ciò che l’UWC mi ha permesso di vivere. Siccome a Duino ho imparato a riconoscere il potenziale in ognuna delle persone che mi stanno accanto, cercherò di esprimere la mia gratitudine trasmettendo fiducia a chi mi sta attorno, e incentivando me stessa e gli altri ad applicare le proprie qualità per implementare un cambiamento positivo all’interno della propria comunità."