Telecamere a scuola contro lo spaccio, Bussetti: favorevole

Di Veronica Adriani.

Sì di Bussetti alle telecamere a scuola. Ma in molti protestano: la vera emergenza non è la droga, ma le strutture fatiscenti

NORMATIVA TELECAMERE A SCUOLA

Telecamere a scuola, Bussetti favorevole. Ma i presidi non la pensano così
Telecamere a scuola, Bussetti favorevole. Ma i presidi non la pensano così — Fonte: istock

Con il progetto Scuole Sicure lanciato dal ministro dell'Interno Salvini, il dibattito sulle telecamere a scuola ha preso un nuovo avvio, al punto che anche il Ministro dell'Istruzione Marco Bussetti, interrogato sul tema, si è detto favorevole. In un'intervista rilasciata all'Agi, Bussetti ha dichiarato:

Quella del ministro Salvini è una proposta che prende le mosse da molte segnalazioni che in questi anni sono arrivate dalle stesse scuole. I genitori e i ragazzi devono sentirsi tutelati. Tanti dirigenti scolastici chiamano e chiedono l'intervento di cani antidroga. Bene anche che si parta con un progetto pilota: come tutte le iniziative si inizia, si vedono i risultati e poi si decide come proseguire.

TELECAMERE NELLE SCUOLE 2018

Ma non tutti i presidi la pensano così. È notizia di qualche giorno fa, come riporta Tecnica della scuola, che il Presidente dell'Anp mario Rusconi si sia detto fortemente contrario alle telecamere nelle scuole: “L’uso delle telecamere all’interno delle scuole si può accettare soltanto su disposizione dell’autorità giudiziaria e dopo fondati sospetti di atti di violenza o di spaccio, come per altro già avviene” ha dichiarato, aggiungendo che “Noi riteniamo opportuno controllare con telecamere e impianti di video sorveglianza le adiacenze delle scuole (strade, cortili e piazze). Tuttavia crediamo che introdurre le telecamere all’interno degli edifici scolastici violerebbe l’assetto e l’azione educativa propri della funzione della scuola”.

TELECAMERE NELLE SCUOLE SUPERIORI

Ma non è solo Rusconi a dirsi contrario: la pensano così anche molti presidi romani, sollecitati dalla giunta Raggi a fornire nomi di scuole particolarmente critiche all'interno delle quali installare sistemi di videosorveglianza nei prossimi giorni. Nomi che non sono mai arrivati, soprattutto su volontà di alcuni municipi cittadini come il III, da cui, come riporta Repubblica, arriva piuttosto una proposta alternativa: "Apriamo le scuole di pomeriggio per arricchire l'offerta educativa e connotare positivamente il territorio, riqualifichiamo le strutture che ne hanno più bisogno, lanciamo percorsi formativi di contrasto alle dipendenze".

E nella scuola il pensiero non è diverso: "I comportamenti lesivi non si eviterebbero, dato che l'ambiente verrebbe militarizzato" sosteneva giorni fa la preside del liceo Mamiani di Roma in un'altra intervista a Repubblica. Ponendo tra l'altro una domanda legittima: "Se ci sono fondi per le telecamere, perché non vengono stanziati per banchi, sedie e lavagne?".