Scuole a pezzi, anche i presidi piangono

Di Valeria Roscioni.

Anche i dirigenti scolastici scendono in piazza per protestare. Per loro è la prima volta

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

|Calendario scolastico| Temi di Italiano svolti

Responsabilità molte e soldi pochi. Il tutto senza contare che per le loro scuole, spesso, non possono fare niente. I presidi non sanno più cosa fare e, quindi, per la prima volta hanno deciso di scendere in piazza esattamente come i loro studenti. Così ieri a Montecitorio a sfilare in corteo per protestare non c’erano i ragazzi, ma i dirigenti scolastici, esasperati dalle condizioni in cui sono costretti a lavorare.

Pagati, stando ai calcoli di Orizzonte Scuola, circa la metà dei dirigenti amministrativi di seconda fascia, i presidi svolgono una mansione altrettanto impegnativa pur ritrovandosi di fatto ad essere bistrattati dalla dirigenza pubblica. La frustrazione alla fine è esplosa in una protesta che, ironia della sorte, ha il sapore dell’autunno caldo della scuola a cui più di un docente si è opposto nel corso dei mesi passati.

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La nostra è una categoria bistrattata, siamo il parafulmine del sistema scuola. Abbiamo sempre più responsabilità e siamo appesantiti […] Al Newton, come in altre scuole, ci sono problemi di edilizia e sicurezza. Noi li segnaliamo a Comune e Provincia ma troviamo un muro e gli utenti se la prendono con noi” così Ivana Uras, dirigente scolastica del Newton di Roma, intervistata da Leggo.it ha sintetizzato la sua situazione e quella dei suoi colleghi.

Ascensori rotti, muri pericolanti, acqua nelle classi. Il Comune non ha i fondi e le famiglie non possono sobbarcarsi l’intera spesa. Così i presidi rimangono stretti tra l’incudine e il martello e le scuole cadono a pezzi. Nell’interesse di tutti, quindi, forse è arrivato il momento di unire tutte le voci in un unico coro che non possa essere ignorato.

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