Scuola di Francoforte: pensiero filosofico ed esponenti

Scuola di Francoforte: pensiero filosofico ed esponenti A cura di Chiara Colangelo.

Storia, caratteristiche e pensiero filosofico della Scuola di Francoforte, scuola sociologico-filosofica i cui esponenti furono Adorno, Marcuse, Benjamin e Horkheimer

1La Scuola di Francoforte e la teoria critica

Max Horkheimer, 1960
Max Horkheimer, 1960 — Fonte: ansa

La cosiddetta “Scuola di Francoforteraggruppò una serie di studiosi che, a partire dal 1923, si raccolsero intorno all’ “Istituto per la ricerca sociale”, creato a Francoforte sul Meno, in Germania. Quello che caratterizzò l’originalità dell’Istituto fu, indubbiamente, la interdisciplinarità del suo approccio. Gli studiosi, infatti, attraverso l’apporto dell’economia, delle scienze sociali, della filosofia, della psicologia, della musica e della letteratura elaborarono una “teoria critica della società”, detta anche “ricerca sociale” o “filosofia sociale”.

Il programma della Scuola, infatti, si rifece all’elaborazione marxista, ma ne stravolse l’approccio, ripensando le teorie in accordo col mutato contesto storico e culturale. Gli interessi degli studiosi si concentrarono infatti: 

  • su una riflessione sul “potere” e l’ “autorità”, suscitata dall’avvento del regime fascista e di quello nazista;
  • sulla dimensione fallimentare dell’esperienza del comunismo sovietico;
  • sulla natura negativa della moderna società capitalista e tecnologica.

Non è difficile notare come tra gli ispiratori della Scuola figurino, oltre a Marx, anche Hegel e Freud. Del primo si valorizzò la visione dialettica della società, mentre dal secondo si mutuarono gli strumenti psicoanalitici atti a studiare i meccanismi di costruzione identitaria e la repressa aspirazione al piacere.  

Il sociologo Theodor Adorno il 28.05.1968 in un evento contro gli "Atti di emergenza tedeschi"
Il sociologo Theodor Adorno il 28.05.1968 in un evento contro gli "Atti di emergenza tedeschi" — Fonte: ansa

Se l’ambizione della Scuola era dunque decostruire la finta narrazione ottimistica della società, allo scopo di mutarla in modo radicale, le sorti personali degli studiosi si legarono profondamente alle vicissitudini di quegli anni. Dopo l’affermazione di Hitler in Germania nel 1933, infatti, l’Istituto fu chiuso e la maggior parte dei membri prese la via dell’esilio prima a Ginevra, poi Parigi e New York. 

Al termine del secondo conflitto mondiale, mentre alcuni pensatori decisero di rimanere negli Stati Uniti, altri tornarono a Francoforte e rifondarono l’Istituto. Tra i pensatori della Scuola più influenti e rappresentativi ricordiamo Max Horkheimer, Theodor Wiesengrund Adorno, Herbert Marcuse e Walter Benjamin, dei quali ripercorriamo brevemente il pensiero.   

2Horkheimer: sociologia, teoria critica e opere

Horkheimer
Horkheimer — Fonte: ansa

M. Horkheimer (1895 – 1973) è senza dubbio una delle figure più celebri e rappresentative della Scuola: già professore di filosofia all’università di Francoforte, dal 1931 divenne direttore dell’Istituto. Costretto a emigrare con l’instaurazione del nazismo, ritornò nel 1950 in Germania e, insieme ad Adorno, riaprì la Scuola. La riflessione del filosofo fu stimolata tanto dai regimi totalitari quanto dalla sempre maggiore importanza che assunsero la società di massa e i nuovi mezzi di comunicazione.

Il concetto principe della sua speculazione fu senza dubbio quello di razionalità, cardine della società moderna e da lui inteso in modo nuovo. A suo parere, esistono due tipi di razionalità: una “oggettiva”, che rappresenta un criterio universalmente utile per conoscere e agire, e una “soggettiva”, che mira unicamente a cercare i mezzi più adeguati in vista del raggiungimento di certi fini.

È la ragione della civiltà moderna e, soprattutto, di quella industriale alla base di un atteggiamento nuovo e paradossale che Horkheimer chiama “Illuminismo”. Nella famosa opera La Dialettica dell’Illuminismo (1947), composta a quattro mani con Adorno, il concetto diilluminismo” viene ampliato ben oltre il suo significato originario. Per i due pensatori, infatti, l’illuminismo caratterizza la vera e propria “logica di dominio” propria della civiltà occidentale, atta a voler sottomettere a proprio vantaggio la natura.

Un simile atteggiamento ha, però, come rovescio della medaglia un progressivo asservimento dell’uomo: col sistema capitalistico, soprattutto, l’uomo ha ampliato la ricchezza materiale e, al tempo stesso, si è ritrovato schiavo dei ritmi produttivi e del sistema economico e culturale da lui stesso creato. Il genere umano ha perso la libertà e si è negato felicità e piaceri. Per descrivere una simile condizione, i due pensatori utilizzano la metafora dell’incontro di Ulisse con le sirene, raccontato da Omero nella sua Odissea.

3Adorno: pensiero e libri

Insieme ad Horkheimer, T. W. Adorno (1903 – 1969) rappresenta l’altra colonna portante della scuola. Filosofo e grande amante dell’arte, della musica e della letteratura diresse le sue riflessioni verso una serrata critica alla società a lui contemporanea e all’ideologia che la sosteneva.

Nell’opera Dialettica negativa (1966) ragionò sulla realtà e i suoi strumenti di comprensione, a partire dal “dopo Auschwitz”. La tragedia apertasi con i campi di sterminio e i crimini nazisti, a parere del filosofo, aveva svelato l’unica verità possibile sulla storia: il suo male intrinseco e la falsità di qualsiasi affermazione positiva e ottimistica circa l’esistenza. Così, la conciliante dialettica hegeliana viene superata da una nuova “dialettica negativa” che mira a svelare il carattere contraddittorio e disarmonico del reale. Semplificando, il compito della filosofia deve consistere nello smascherare la finte armonia e far invece apparire in superficie le distorsioni e le contraddizioni dell’esistente.   

Altra tematica particolarmente cara ad Adorno è la riflessione su quello che costituisce l’aspetto più importante e invasivo della società tecnologica: l’ “industria culturale”. Con tale espressione, il filosofo intende definire l’insieme dei mezzi di comunicazione di massa (cinema, radio, tv, pubblicità, giornali ecc.) usati dal “potere” per controllare e manipolare le coscienze. L’”industria culturale” ha infatti la funzione di:

  • suscitare nel consumatore bisogni e desideri, rendendolo semplice fruitore passivo;
  • veicolare i propri valori, quali il consumismo, l’omologazione e le mode, la ricerca del guadagno e del continuo arricchimento;
  • creare assenso e consenso negli individui intorno all’ordinamento sociale, spegnendo qualsiasi prospettiva critica.

Secondo Adorno solamente l’arte contemporanea, e la musica in particolare, possono risvegliare le coscienze e costituire uno strumento di accusa e testimonianza del male e dell’infelicità presenti.

4Marcuse: pensiero, filosofia e libri

Tra tutti i pensatori della Scuola, Marcuse (1898 – 1979) è sicuramente tra coloro che hanno descritto al meglio la forza della “manipolazione” degli individui all’interno del sistema capitalistico, prospettandone una via d’uscita. 

Le influenze del padre della psicoanalisi, S. Freud, dominano la sua visione filosofica, in special modo nell’opera Eros e civiltà (1955). A suo parere, ad un certo controllo degli istinti necessario a qualsiasi forma di aggregazione sociale, la civiltà industriale ha richiesto una “repressione addizionale”. L’uomo, anziché avere come orizzonte e fine della sua esistenza il piacere e la ricerca della felicità, ha impiegato tutte le sue forze nel lavoro e nella ricerca della produttività

Herbert Marcuse (1898-1979). Filosofo ebreo-tedesco, teorico politico e sociologo e membro della Scuola di Francoforte
Herbert Marcuse (1898-1979). Filosofo ebreo-tedesco, teorico politico e sociologo e membro della Scuola di Francoforte — Fonte: ansa

Il “principio della prestazione” (cioè l’essere efficienti e dediti al proprio lavoro), continua Marcuse, non solo ha peggiorato enormemente la vita di ogni individuo, ma è avvertito anche come un “fatto naturaleimmodificabile.

Nell’Uomo a una dimensione (1964) il filosofo continua ad articolare le stesse riflessioni, denunciando la totale sottomissione e integrazione dell’individuo all’interno del sistema. L’uomo sfruttato, infelice, “a una dimensione” è colui che ha perso la prospettiva del cambiamento, totalmente appiattito nell’ accettazione di “ciò che è”.

Come superare dunque la condizione di “autorepressione” a cui ci sottomettiamo? Per Marcuse gli unici soggetti in grado di poter compiere il “Grande rifiuto” (cioè abbattere il sistema capitalistico) sono il “sostrato dei reietti e degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati di altre razze e di altri colori, dei disoccupati e degli inabili”. Gli emarginati, cioè, in quanto non “integrati” nel sistema e storditi da falsi bisogni, saranno gli unici a poterlo distruggere dalle fondamenta.

5Benjamin: pensiero e libri

Università Goethe di Francoforte
Università Goethe di Francoforte — Fonte: getty-images

W. Benjamin (1892 – 1940) non partecipò mai in modo organico ai lavori dell’Istituto, ma esercitò una grande influenza sui pensatori della scuola.

Il suo capolavoro è sicuramente L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (1936), in cui analizza la nuova funzione dell’arte nell’epoca contemporanea. Secondo il filosofo, il prodotto artistico, rispetto al passato, ha perso la suaaura”, ovvero la sua “sacralità” derivante dalla sua unicità e irripetibilità. A poter godere dell’opera d’arte c’era soltanto un pubblico ristretto, in poche e specifiche circostante. Ciò conferiva all’oggetto artistico anche un valore commerciale inestimabile.

Con l’avvento della tecnologia, al contrario, le opere diventano “riproducili” attraverso una moltitudine di strumenti (la fotografia, il video, il disco ecc.) e risultano accessibili ad un pubblico vastissimo: chiunque può diventare potenzialmente fruitore di un grande capolavoro o, al tempo stesso, autore.

Queste conseguenze hanno condotto l’arte ad assumere un forte potenziale politico, esprimibile in due direzioni:

  • è diventato uno strumento di dominio e controllo delle masse da parte del potere (ed in particolare i regimi totalitari);
  • come mezzo eversivo dell’ordine costituito.