Scuola d'estate? Sì, ma senza lezioni. ecco le proposte al vaglio degli esperti

Di Veronica Adriani.

Proposte alternative per aprire la scuola d'estate, ma senza lezioni tradizionali. Le proposte al vaglio per salvaguardare docenti e alunni

SCUOLA D'ESTATE

Già dopo pochi giorni dalla nomina il governo del premier Draghi aveva fatto parlare di sé in relazione alla scuola: al vaglio c'era la proposta di prolungare il calendario scolastico fino a fine giugno, per recuperare il programma lasciato indietro dalla DAD.

Erano naturalmente seguite proteste e polemiche, legate soprattutto al fatto che il contratto dei docenti si conclude prima di quella data: le lezioni da organizzare sarebbero dunque su base volontaria, con fondi extra.

SCUOLA: LEZIONI ALTERNATIVE A LUGLIO E AGOSTO

Ma il Comitato di esperti approntato dal neoministro Bianchi sta lavorando ad altre proposte: fermo restando che i docenti non lavoreranno a luglio e agosto, si sta ragionando su un piano di recuperi alternativo, che non preveda attività tradizionali ma dia supporto alle famiglie e ai ragazzi privati quest'anno di una parte importante della loro socialità. Ovvero? Ovvero lezioni di musica, arte e sport: attività, insomma, educative ma non strettamente correlate con il recupero delle lezioni.

La scuola, per Bianchi, “è sempre stata aperta in questi mesi, in presenza o a distanza”, ed è necessario “valorizzare il lavoro fatto, è un patrimonio da raccogliere e diffondere”. Ma questo non significa che non si possano prevedere soluzioni alternative: ne parla Franco Lorenzoni, uno degli esperti del team coinvolto da Bianchi, ex maestro elementare e fondatore della Casa-laboratorio di Cenci. Ecco le sue parole, riportate da Orizzonte Scuola:

Non chiediamo ai docenti di andare a insegnare a luglio e agosto. L’ottica è che le scuole si aprano anche ad altri soggetti, senza assolutamente privatizzare l’istruzione pubblica. Del resto il ministero aveva già parlato di patti educativi di comunità la scorsa primavera e il nostro Comitato si inserisce in quella linea. Dobbiamo far si che le scuole diventino sempre più centri di elaborazione culturale aperti alla città tutto il tempo, aumentando l’offerta educativa e culturale a partire dai territori più deprivati.

Un progetto che quindi vedrebbe attività alternative alla didattica tradizionale, ma si ricollegherebbe anche alla necessità esplicitata da Draghi in apertura di mandato: ridurre il divario fra diverse zone dell'Italia, purtroppo aumentato con la DAD.

Fonte: istock